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L’on.le
Alberto Michelini, rappresentante |
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Domanda. Come Ë nato il Piano di azione per líAfrica? Risposta. Bisogna parlare prima di tutto della Nepad, termine che significa Nuova alleanza per lo sviluppo dellíAfrica. Si tratta di una novitý essenziale: líiniziativa Ë partita da un gruppo di leaders africani che, con coraggiosa e lungimirante visione dello sviluppo del Continente, hanno rivolto al G8 líinvito ad interessarsene. Il Comitato direttivo della Nepad Ë costituito dai rappresentanti personali dei capi di Stato e di Governo del Sud-Africa, Nigeria, Senegal, Algeria ed Egitto. A questi si aggiungono i membri del Comitato di sviluppo della Tunisia, Mali, Camerun, Gabon, SaotomË e Principe, Isole Maurizio, Ruanda, Botswana e Mozambico. In pratica due Paesi per ognuna delle cinque grandi regioni africane. » soltanto líinizio di un processo che puÚ innescare il vero sviluppo del Continente. D. Su quali azioni in particolare si basa líazione del Nepad? R. Sono tre i suoi punti di forza: la ´enhanced partnershipª, partnership rafforzata tra il G8 e líAfrica; la ´owner-shipª, cioË líassunzione di responsabilitý della leadership; la ´peer-reviewª, la verifica tra pari. » uníiniziativa tutta africana, avviata nel vertice di Lusaka dellí11 luglio 2001 e presentata a Genova 10 giorni pi˜ tardi, nellíincontro ´out-reachª del Summit. » un peccato che i riflettori non abbiano pi˜ avuto luce per questo avvenimento. D. PerchÈ il G8 ha preso in considerazione la proposta africana? R. I capi di Stati e di Governo del G8 hanno voluto dare una risposta positiva e immediata allíiniziativa africana per incoraggiare lo sforzo di immaginazione che Ë alla base del Nepad. LíOccidente risponde, cosÏ, con una serie di impegni concreti a quelli assunti dai leaders africani. Si tratta di uníoccasione storica per affrontare insieme i problemi che da sempre bloccano lo sviluppo dellíAfrica: povertý, fame, malattie, guerra, malgoverno e corruzione. Gli 8 Grandi non solo apprezzano líiniziativa, ma si impegnano in alcuni settori strategici, insieme e individualmente. D. Che cosa si impegnano a fare? R. Oltre a sostenere gli sforzi africani sui problemi prioritari, il Piano prevede che la metý dellíaiuto aggiuntivo deciso a Monterrey nel marzo 2002, pari a 12 miliardi di dollari annui, vada allíAfrica; poi cíË líimpegno a istituire una forza di pace, tutta africana, che questíanno dovrebbe operare nello Zaire e nel Sudan e consolidare la pace nellíAngola e nella Sierra Leone. Si passa, poi, allo sradicamento della polio entro il 2005 e allíistruzione per tutti i bambini africani entro il 2015. Un miliardo di dollari aggiuntivi sono destinati ai Paesi pi˜ deboli per la remissione del loro debito. Infine Ë prevista la conclusione dei negoziati di Doha sul commercio entro il 2005. D. Quale voce ha avuto e cosa ha fatto finora líItalia? R. Abbiamo chiesto e abbiamo ottenuto che fossero inserite in esso lí´e-modelª per la governabilitý e la trasparenza; il pi˜ facile accesso ai farmaci essenziali; il gemellaggio tra Universitý, Centri di ricerca e Sistemi sanitari regionali; líimprenditoria agricola dalla produzione al mercato. E infine, lo dico con particolare orgoglio, abbiamo chiesto il pieno riconoscimento dei diritti della donna, a cominciare da quelli in campo sanitario. Oltre alla remissione e alla conversione del debito, operazioni che sono state giý realizzate dallíItalia per oltre un miliardo di dollari, e allíinformatizzazione della Pubblica Amministrazione, i campi di azione nei quali si intende continuare ad operare sono in particolare la sanitý, líeducazione, líagricoltura, le infrastrutture e gli investimenti privati. In questíultimo settore líAfrica si impegna a creare le migliori condizioni possibili, dal punto di vista fiscale e normativo, particolarmente favorevoli alle nostre piccole e medie imprese. D. Quali sono le iniziative particolari che prevede il Piano? R. Ad esempio, i progetti che coinvolgono: líIstituto Superiore di Sanitý per il vaccino contro líAids, da produrre con líindustria farmaceutica americana Chiron; líIstituto Agronomico per líOltremare, per il sistema di mappatura satellitare e informatizzata del territorio; il Polo P.I.S.A. per líindustria agroalimentare; altre istituzioni e organizzazione non governative operanti in Africa. D. Quali sono le linee approvate dal vertice del G8 svoltosi ad Evian? R. I capitoli principali sono 8 ed ognuno prevede una serie di interventi. In generale, per citarne solo alcuni, si tratta di azioni per promuovere la pace e la sicurezza; fornire assistenza tecnica e finanziaria; eliminare le mine anti-uomo; rafforzare le istituzioni; assicurare processi elettorali trasparenti; promuovere líuguaglianza tra i sessi, líemancipazione delle donne e líistruzione assicurando líaccesso ad essa di donne e bambine; favorire il commercio, gli investimenti, lo sviluppo economico ecc. D. Si puÚ affermare che con questo Piano si apre una nuova epoca per il Continente africano? R. In un mondo globalizzato e in difficoltý nessuno, tantomeno líAfrica, puÚ rimanere ai margini dello sviluppo. Il Continente africano negli ultimi ventíanni ha visto aumentare la povertý, la fame, le malattie, e nello stesso tempo decrescere lo sviluppo, in uníinvoluzione che rischia di compromettere la stabilitý di uno scacchiere giý gravido di incognite. A Genova nel 2001 Ë nata una speranza. Il vertice del G8 con la presidenza italiana ha accolto líappello di un pugno di capi di Stato e di Governo africani di passare da una forma di solidarietý rivelatasi sterile a un vero e proprio partenariato con pari dignitý attraverso il progetto della Nepad. Nord e Sud cominciano a lavorare insieme su iniziative degli stessi africani, disposti ad assumersi le proprie responsabilitý e pronti a verificare i progressi negli obiettivi che si sono posti: cioË soluzione dei conflitti, buon governo, lotta alla corruzione, alle malattie, alla povertý, rispetto dei diritti dellíuomo. D. Quale sarý il risultato finale? R. Se tutto ciÚ si avvererý, saremo davanti a una rivoluzione di prima grandezza. Líoccasione Ë unica perchÈ, come ha detto il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi agli altri leaders, dopo il passato confronto fra líEst e líOvest, líimpegno consiste oggi nel colmare il fossato che divide il Nord dal Sud del mondo. E líAfrica Ë proprio il banco di prova di tale azione. D. Quali sono i prossimi passi? R. Dopo il primo rapporto sullíattuazione del Piano da noi presentato al G8 di Evian, dobbiamo preparare il prossimo rapporto per il vertice a presidenza britannica che si svolgerý nel 2005. In occasione dellíAssemblea generale delle Nazioni Unite dello scorso settembre, il presidente francese Jacques Chirac, in una riunione informale tra quattro capi di Stato e di Governo del G8 e i cinque dello Steering Committee della Nepad, ha sostenuto che per i prossimi anni il G8 dovrý dare uno spazio allíAfrica. ´In un mondo interdipendente e con líeconomia globalizzata non si puÚ pi˜ lasciare il Continente ai margini dello sviluppo‚ha detto‚. Il fallimento della nostra azione si ripercuoterebbe negativamente in tutto il mondo, a partire della nostra vecchia Europa. Dobbiamo guardare allíAfrica in positivo e far emergere tutte le sue grandi potenzialitýª. |
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