STILE:
AI POLITICI SI ADDICE LA MODERAZIONE,
AI TRIBUNI LA RIVOLUZIONE
di
Delfo Galileo Faroni

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onorevole
Luciano Violante deve consentirci di dirgli, in tutta franchezza, che quando
si mostra un poí depresso e soprattutto privo di umorismo e di ironia, ci
appare poco simpatico. E suscita in noi la convinzione che soffra per qualcosa
che Ë distante dai suoi desideri. Si sa che i desideri non soddisfatti a
volte determinano uno stato di insofferenza. Forse Ë questo il vero motivo
che gli fa assumere un aspetto decisamente sconfortante. Vorremmo rammentargli
che il desiderio istintivo di potere e di autoritý che alberga nellíuomo,
e che si rivela specialmente in politica, puÚ spingere talvolta líindividuo
a commettere qualche errore. Líonorevole Violante non Ë pi˜ quel Pubblico
Ministero appartenente alla corrente sindacale di Magistratura Democratica;
e non indossa pi˜ quella toga che gli consentiva di affermare quello che
voleva, anche quando non era necessario. I nostri giudizi si basano sullíanalisi
critica delle azioni, dei comportamenti e delle affermazioni delle persone,
ossia su un metodo grazie al quale non ci Ë possibile allontanarci dalla
realtý. Allora veniamo al dunque. Recentemente alla Camera dei deputati,
presumibilmente con una certa malizia, líonorevole Violante ha detto: ´La
mafia uccide solo se necessario, se costretta. Oggi non lo fa. Non lo fa
perchÈ non ha motivo di aver paura, e questo non Ë per la responsabilitý
delle forze dellíordine e della magistratura, ma del presidente del Consiglioª.
Facciamo fatica a comprendere i motivi di questíaccusa pesante e carica
di acredine nei confronti del capo del Governo Silvio Berlusconi il quale,
sebbene compia delle scelte discutibili, non puÚ certo essere accusato di
essere un protettore della mafia. » evidente che la tensione cui Ë giunta
la politica italiana non Ë pi˜ misurabile. LíItalia sembra ormai un Paese
in preda al caos politico, con un sistema economico e sociale in balia di
una profonda crisi alimentata da una deprecabile sfiducia; una situazione
nella quale i politici pensano soprattutto ad odiarsi e a demonizzarsi a
vicenda, usando talvolta un linguaggio sconveniente. Questo non ci sembra
il modo migliore per fare politica in un Paese democratico. Ma dobbiamo
purtroppo ammettere che la nostra situazione non rispecchia tanto una crisi
del sistema quanto un modello tutto italiano. Torniamo allíonorevole Violante
il quale in qualitý di ex magistrato -ma anche perchÈ ha ricoperto uníimportante
carica istituzionale come quella di presidente della Camera dei deputati
-, dovrebbe essere abituato a soppesare le parole. Siamo díaccordo che le
frasi che si gridano sempre pi˜ forte sono quelle cui si crede di meno,
ma questa volta con tale affermazione líonorevole Violante ha oltrepassato
un poí il segno. Líunica possibilitý di giustificarlo Ë ipotizzare che egli
possa aver ignorato ogni limite a causa del disappunto provato quando Berlusconi
dichiarÚ che per essere magistrati bisogna essere ´mentalmente disturbatiª.
Comunque Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti non si sarebbero mai affrontati
in questi termini. Berlusconi, senza dubbio, Ë un personaggio discutibile,
criticabile, contraddittorio, ma le sue lacune sono giustificate dal fatto
di non avere uníesperienza politica che lo induca ad aggiustare il tiro
e a mantenere un contegno pacato dinanzi a travisamenti e a trasformismi
politici, improntati spesso ad uníimperante malafede. Ma il supposto risentimento
di Violante e il suo reale avventurarsi in accuse pesanti annullano ogni
possibilitý di dialogo e fanno immaginare motivazioni oggettivamente criticabili.
Ci rendiamo conto che un ex magistrato puÚ considerare largamente diffusi
nella societý il sospetto, il tradimento, la sfiducia e altri non edificanti
comportamenti, ma continuiamo ad essere convinti che sempre nella vita,
e soprattutto nella lotta politica, Ë necessario mantenere uníalta dose
di moderazione, una scarsa smania di protagonismo, una forte riluttanza
ed anzi una decisa avversione a travisare la realtý, soprattutto per rabbia
o per invidia. Altrimenti si continua a rovinare líimmagine dellíItalia.
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