PENSIONI:
LA PROPOSTA
DEL GOVERNO VA CORRETTA,
ANZI COMPLETATA
di IVANO BARBERINI
presidente dellíAlleanza Cooperativa Internazionale e dellíAssemblea
Nazionale della Legacoop

|
|
ra
i fattori che concorrono a determinare líequilibrio del sistema pensionistico
vi sono le tendenze demografiche, in particolare líinvecchiamento della
popolazione e líimmigrazione straniera. LíItalia si colloca ai primi posti
per la longevitý e líinvecchiamento della popolazione: le speranze di vita
sono mediamente pari a 75,5 anni per gli uomini e a 81,9 anni per le donne;
gli abitanti sotto i 15 anni sono il 14,3 per cento, quelli con etý superiore
ai 65 anni il 18,1 per cento della popolazione: uno scarto di oltre 2 milioni.
LíItalia Ë in posizione sfavorevole rispetto ad altri grandi Paesi europei.
La Francia, ad esempio, ha aspettative di vita leggermente inferiori per
gli uomini (75,2 anni), e di quasi un anno in pi˜ per le donne (82,8 anni),
ma il tasso di natalitý Ë pi˜ alto rispetto alla mortalitý; di conseguenza
la popolazione con etý inferiore a 15 anni Ë pari al 18,7 per cento e quella
superiore a 65 anni Ë pari al 16 per cento: uno scarto positivo di oltre
1,5 milioni di persone. Se a questi dati si aggiungono quelli relativi allíampiezza
del debito pubblico, al pi˜ generoso sistema pensionistico e al livello
sensibilmente inferiore del tasso di occupazione, si vede che líItalia Ë
tra i Paesi che pi˜ hanno necessitý di coraggiose riforme strutturali, ispirate
a principi di fondo: equitý, rigore, efficacia. La riforma pensionistica
del 1995 Ë stata da molti giudicata positivamente per gli effetti prodotti
nel breve periodo e, soprattutto, per i risultati raggiungibili nel lungo
periodo, dopo il 2035. Il punto dolente Ë rappresentato dagli squilibri
finanziari previsti per i prossimi decenni - la famosa ´gobbaª -, oggetto
di monito da parte della Commissione europea. Di fronte a questo quadro
un intervento complessivo sulla disciplina pensionistica appare inevitabile.
Fin qui le opinioni sono abbastanza convergenti. Le divergenze si manifestano
entrando nel merito delle proposte e delle modalitý con cui attuarle. Lo
scontro in atto con i sindacati dei lavoratori, nuovamente compatti su questo
tema spinoso, ne Ë uníeloquente riprova. » certamente positivo che si abbia
la volontý e il tempo necessario per sviluppare un confronto di merito,
in grado di affrontare il difficile intreccio dei problemi e trovare risposte
che siano ritenute dai pi˜ come giuste ed efficaci. Líintervento sulle pensioni
deve proporsi di completare quelli avviati nello scorso decennio, difendendo
il principio contributivo e mantenendo ferma la libertý di scelta dellíetý
di pensionamento; garantendo líadeguatezza dei trattamenti anche per i lavoratori
discontinui e sviluppando le funzioni assistenziali e gli ammortizzatori
sociali. La riforma puÚ trovare la necessaria accettazione sociale a patto
che si proponga di garantire trattamenti pensionistici sufficienti alla
generalitý dei lavoratori; che determini situazioni di maggiore equitý tra
le generazioni e tra le diverse categorie; che risulti chiara e certa la
destinazione delle risorse risparmiate al rafforzamento di altri istituti
del sistema di protezione sociale; che renda pi˜ evidente la separazione
tra le prestazioni previdenziali e quelle di natura assistenziale. Nel merito
della proposta elaborata dal Governo, la Legacoop ha osservato che il meccanismo
del sistema degli incentivi fino al 2007 e líinnalzamento repentino dal
2008 del requisito contributivo per líaccesso alla pensione, finiscono per
aumentare la disparitý tra le generazioni vicine. In alternativa e attraverso
la pratica (da ritrovare) della concertazione, devono essere individuate
soluzioni per incrementare progressivamente il requisito contributivo e
quello anagrafico insieme allíestensione generalizzata, pro-rata, del meccanismo
di calcolo contributivo. In questo contesto deve essere realizzata una progressiva
convergenza delle aliquote contributive tra i vari tipi di rapporti di lavoro.
Appare inoltre essenziale promuovere líeffettivo decollo della previdenza
complementare, distinguendo nettamente il secondo pilastro della previdenza
collettiva dal terzo della previdenza individuale, e ricorrendo al ´silenzio-assensoª
per quanto riguarda il conferimento delle rate future del trattamento di
fine rapporto ai fondi pensione. » indispensabile prevedere giuste compensazioni
per le piccole e medie imprese e per quelle ad alta intensitý di lavoro.
La struttura industriale italiana Ë fortemente caratterizzata dalle piccole
imprese (con una media Ë di 9 addetti per impresa), con forti e oggettivi
limiti nella creazione di fondi pensione. Non va infine ignorato che il
problema del sistema previdenziale riguarda líEuropa, nei singoli Paesi
e nel suo complesso. La Germania, ad esempio, deve rimettervi mano appena
due anni dopo quella che era stata definita ´la riforma del secoloª. Negli
ultimi 20 anni vi sono state in Europa solo 10 riforme strutturali delle
pensioni, che hanno ridotto in modo permanente la generositý dei sistemi
pubblici. Il tema dellíadeguatezza, equitý e sostenibilitý dei sistemi pensionistici
Ë stato posto come questione di interesse comune al summit dellíUnione europea,
tenutosi a Goteborg nel 2001, mentre il Consiglio europeo nelle riunioni
di Lisbona e di Stoccolma ha delineato misure per líallungamento della vita
lavorativa e líaumento dellíoccupazione, nel quadro di nuove politiche economiche
e sociali. » ora essenziale un orientamento comunitario che consideri la
relazione tra queste politiche e la riforma dei sistemi pensionistici. In
Italia non possiamo ignorare che oltre il 50 per cento anche dei recenti
pensionamenti di anzianitý Ë dovuto a scelte forzate o a incentivi allíuscita.
Senza una crescita economica reale e una politica che ampli gli spazi per
líoccupazione ogni riforma pensionistica Ë destinata allíinsuccesso. |