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Proprio nel periodo più buio i costruttori automobilistici hanno spinto sull’innovazione dei modelli, consapevoli che solo un’ulteriore accelerazione nell’aumento del valore intrinseco di quanto offerto, meglio ancora se accompagnato da un’adeguata politica dei prezzi, avrebbe potuto condurre fuori dalle difficoltà. E quindi auto sempre più sicure, confortevoli, parche nei consumi, soprattutto diesel (il 2003 è stato l’anno del «sorpasso» in Italia del gasolio sulla benzina) e in generale più «attraenti». Se questa è stata la tendenza generale alcuni però, come nella fattoria degli animali di George Orwell, sono stati più uguali (stavolta in positivo) degli altri. Ossia più veloci e più capaci di soddisfare le richieste della clientela. I numeri dicono che gli scatti in avanti più consistenti, dopo la Citroën che ha compiuto un progresso impressionante (nei primi 10 mesi del 2003 la sua quota era del 5,9 per cento, quasi il doppio rispetto all’anno prima) partendo però da una soglia più bassa, sono stati messi a segno, fra i maggiori attori del mercato, dalla Renault (+12) e dalla Ford (+11). Mentre complessivamente si è allargato il distacco fra case straniere e quelle italiane, ossia tra le prime e il Gruppo Fiat che, malgrado il presunto risveglio degli ultimi mesi, 10 anni fa aveva una quota di mercato nazionale doppia rispetto all’attuale. La diagnosi degli esperti è univoca: hanno guadagnato i costruttori che più hanno investito, mettendo in campo nuove generazioni di modelli che in comune con le precedenti hanno il nome o poco più. È il caso della Renault che, nel corso dell’anno, ha presentato l’intera nuova gamma della vettura media Mégane, sette modelli, l’ultimo dei quali, la Scénic a 7 posti, sarà disponibile in primavera; ha raccolto il frutto del gradimento riscontrato fra il pubblico dalla piccola (ma non troppo) Clio, di cui è stato operato un azzeccato rinnovamento a metà 2001; e ha rafforzato, con la presentazione della nuova gamma Kangoo, la prima posizione fra i costruttori stranieri nel mercato italiano dei veicoli commerciali (200 mila all’anno). Risultato: oggi la Renault detiene il 7,5 per cento del mercato italiano, superando la soglia del 7 per cento che l’anno scorso non aveva neppure toccato. Di fronte a questo risultato, non sorprende ciò che racconta Philippe Dauger, seduto nella scrivania che fino allo scorso agosto era occupata dal suo predecessore, Jean Jacques Osmandjian, quella di direttore generale della Renault Italia: «Il caso Italia viene oggi portato dal nostro presidente Louis Schweitzer ad esempio nel panorama europeo». Panorama che Dauger conosce bene, malgrado la sua ancor giovane età (46 anni), accentuata dall’aspetto asciutto e dall’educato fervore della sua esposizione. Con laurea in Ingegneria, diploma in Scienze economiche, master in Business Administration, alla Renault dal 1995, Dauger ha cominciato come direttore della succursale di Brest, poi è stato direttore regionale a Rennes e direttore Qualità e Servizi Francia. Dopodiché la prima esperienza all’estero, come direttore generale della Renault in Portogallo; infine dal primo settembre scorso, il salto da Lisbona a Roma. Domanda. Quali sono state le sue prime impressioni? Risposta. La prima, quella di essere arrivato in un mercato per noi strategico: dopo la Francia, l’Italia è il più importante Paese europeo insieme a Germania, Gran Bretagna e Spagna. Dunque, una sensazione di forte responsabilità. La seconda impressione è stata quella di trovarsi in un mercato particolare, complesso, connotato dalla presenza di un costruttore nazionale che, pur con le proprie difficoltà, rimane leader ed è seguito a distanza dalle marche straniere: nelle mie precedenti esperienze lavorative, invece, la Renault deteneva il primato. Ma la terza impressione è stata la più importante e, per me, più sorprendente. D. Precisamente quale? R. Quella derivante dalla qualità della rete Renault Italia. In poco più di due mesi ho visitato almeno 35 concessionarie di tutta Italia ricavandone sempre un’eccellente impressione: abbiamo una rete di partner molto professionale e motivata. D. E anche molto soddisfatta, visti i risultati ottenuti nel 2003? R. Certamente. Per me è facile rispondere, visto che sono arrivato nell’ultima parte dell’anno e perciò il mio giudizio si riferisce al lavoro compiuto dal mio predecessore nonché da tutta la «squadra Renault Italia». Il 2003 rimarrà per noi un anno molto bello, da ricordare. D. Che cosa c’è stato alla base di questo risultato? R. Certamente i nuovi modelli, a cominciare dalla Mégane II. Senza dimenticare l’ottima tenuta della Clio, al primo posto metterei il «fuoco d’artificio» di lanci dei vari modelli della nostra vettura media: tre, quattro e cinque porte, Grandtour, Scénic a cinque e, nei prossimi mesi, a sette posti, Coupé-Cabriolet. Infine voglio ricordare le nuove Kangoo nelle espressioni Express e Trafic, nella gamma Van e, dalle scorse settimane il Master: tutti volti a rafforzare il nostro tradizionale primato nel settore dei veicoli commerciali. D. Oltre ai buoni prodotti occorre anche una rete di vendita all’altezza. Su questo fronte come avete operato? R. Ho già espresso il mio giudizio positivo sulla nostra rete. Aggiungo che dallo scorso ottobre è entrato in vigore il nuovo Regolamento europeo, con il quale si compie il passaggio da una distribuzione selettiva ed esclusiva ad una soltanto selettiva degli autoveicoli. D. Che cosa significa questo? R. Dal primo ottobre 2003, mentre i costruttori automobilistici possono continuare a scegliere la propria rete di vendita e di riparazione dei veicoli, gli autoconcessionari possono operare dappertutto. Ciò si traduce, a parere della Renault che su questo progetto ha lavorato molto, in un vantaggio sia per l’automobilista sia per la professionalità della nostra rete di vendita spinta, dai «criteri di selettività» da noi adottati, ad elevare ulteriormente la propria qualità nella vendita del nuovo e delle parti di ricambio, nei servizi per il cliente ecc. D. Dopo un 2003 ricco di novità, quali sono i programmi della Renault per il prossimo anno? R. Crediamo che il 2004 non presenterà cambiamenti altrettanto rilevanti. Gli analisti prevedono per il mercato italiano un livello di vendite analogo a quello 2003. In tale ambito l’obiettivo della Renault Italia è proseguire nella direzione intrapresa e rafforzare la politica di ancora più servizi ai clienti e di una sempre maggiore professionalità della rete. Il tutto per ottenere risultati commerciali almeno pari a quelli del 2003. D. Eppure la concorrenza non rimane a guardare e, seppure con ritardo rispetto alla Renault, si appresta a lanciare, a propria volta, importanti novità sul mercato. Come intendete reagire? R. La Renault si è sempre distinta per la capacità d’innovare facendo di ciò un vantaggio competitivo. Certo, in un settore così concorrenziale come quello automobilistico, i vantaggi acquisiti sono sempre provvisori. Tuttavia ritengo che la Renault non abbia finora messo abbastanza in evidenza la posizione di perdurante avanguardia che detiene in settori ritenuti prioritari dalla clientela. D. Si riferisce alla sicurezza? R. Sì. Oggi per la Renault la sicurezza è una priorità: quando cominciamo a progettare una vettura, 4 anni prima della sua messa in strada, il primo obiettivo è che risulti ai vertici della categoria per la sicurezza. Ad oggi, malgrado la concorrenza si sia anch’essa mossa su questo terreno, siamo l’unico costruttore con 5 diverse vetture insignite delle 5 stelle per la sicurezza passiva dal consorzio europeo indipendente Euro NCAP. D. Si raggiunge la sicurezza costruendo auto sempre più sicure? R. Non solo, ma anche sensibilizzando gli automobilisti a guidare nella giusta maniera. Al riguardo la Renault ha promosso un programma in ambito europeo, denominato «Sicurezza per tutti» e rivolto in primo luogo ai giovani, che in Italia è stato attuato in modo particolarmente intelligente ed innovativo. D. Che cosa intende dire? R. Non è facile parlare di sicurezza, specie ai più giovani, senza rischiare di cadere sul moralistico. Ci siamo perciò mossi in una direzione particolare, più positiva, che siamo convinti darà i propri frutti. E in un momento in cui da molte parti si sottolinea la «responsabilità sociale dell’impresa», riuscire a salvare in questo modo delle vite umane rappresenta per la Renault Italia un risultato di enorme importanza. |
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