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LUIGI MONTELLA: UMTS, PRONTO A DIVENTARE
UN SERVIZIO DI MASSA
di Nicola Imberti



L'amministratoredelegato
della Imont fa il punto
sulla situazione del settore
delletelecomunicazionie sulle
concreteprospettivedi ripresa
favorite da nuovi investimenti.

 

 

 

l settore delle telecomunicazioni vive, ormai da qualche anno, una fase di intensa evoluzione di tecnologie e di mercato. Il livello di concorrenza è crescente e questo processo costringe gli operatori del settore a riflettere sulle politiche da mettere in campo. In questo quadro di riferimento appare necessario lanciare nuovi prodotti e servizi tecnologicamente più avanzati, che possano riaccendere l’attenzione dei consumatori. Da ciò nascono molte delle novità degli ultimi tempi: dall’accesso ad Internet a larga banda, al wi-fi, agli Mms fino all’Umts.
Dell’Umts, in realtà, si parla già da alcuni anni. Tutti ricordano, in Europa, le gare di assegnazione delle licenze che hanno generato un’infinità di polemiche per l’eccessivo esborso finanziario che hanno comportato. Il sistema Umts nasce con l’ambizione di far convergere i vari tipi di comunicazione in un unico terminale mobile che abbia la possibilità di trasmetterli in modo molto flessible e adattato alle esigenze di ogni singolo utente. In questo modo l’utente avrà la possibilità di scoprire tutte le possibilità che il mondo multimediale è in grado di offrire: dalle videoconferenze alla trasmissione di documenti, dal commercio elettronico al telesoccorso, fino al video su richiesta. Ma l’Umts sarà veramente l’innovazione del futuro? L’abbiamo chiesto all’ing. Luigi Montella, già amministratore delegato della Sirti, che ha dato vita alla Imont, società di ingegneria e management di telecomunicazioni. La Imont è un’azienda di alta qualità nel mondo delle telecomunicazioni, come testimoniano le attività svolte per i più importanti operatori e le maggiori industrie del settore.
Domanda. Lei ha lasciato la Sirti nel 1999 e ha fondato la Imont nel 2000. Come nasce l’idea di questa nuova società?
Risposta. La Imont è nata con l’obiettivo di raccogliere e mettere a frutto le professionalità e le competenze maturate durante molti anni di lavoro nei più alti livelli nel mondo delle telecomunicazioni. Con l’apertura del mercato e l’inasprirsi della concorrenza in campo nazionale e internazionale, è sempre più importante migliorare la qualità dell’offerta, associata a una forte competitività economica.
D. Oggi la Imont può contare su un consistente portafoglio clienti. Qual è il segreto della crescita così rapida di questi tre anni?
R. La Imont ha puntato ad offrire ai propri clienti competenza, esperienza e professionalità ai massimi livelli, concentrandosi solo su quei progetti per i quali esisteva la certezza di poter garantire un apporto della massima qualità. Le persone che si sono associate hanno un curriculum di elevato impegno professionale in Italia e all’estero.
D. Quali sono le competenze che la società offre alle aziende?
R. La nostra attività si concentra principalmente in tre filoni: reti fisse, reti mobili e ingegneria del traffico. In ognuna di queste tre aree possiamo contare su solide competenze sia di mercato sia tecnologiche. Questo perché la nostra società si avvale di persone che provengono da ruoli di primo piano nel settore e di giovani professionisti estremamente validi. La competenza e le capacità della squadra sono testimoniate dal fatto che la Imont è nata nel 2000 e in questo triennio, nonostante la crisi che ha interessato il settore a tutti i livelli, ha notevolmente ampliato il proprio volume di attività.
D. Quali sono le tendenze attualmente in atto nel mercato italiano delle telecomunicazioni?
R. Per dare una risposta occorre affrontare separatamente il mercato dei servizi su rete fissa, quello su rete mobile e l’andamento del traffico internazionale. In estrema sintesi, nei servizi di rete fissa rimane predominante il ruolo del gestore tradizionale, e la ragione è il forte peso, in termini di investimento, della rete di accesso in rame esistente. Il@ livello di competizione, quindi, è limitato ancora per 6-7 anni, fino a quando avverrà il vero punto di svolta con la necessità di rinnovare gradualmente le reti di accesso con nuove tecnologie radio e in cavo ottico. I servizi su rete mobile, invece, hanno già raggiunto un buon livello di stabilità competitiva fra più operatori. Diversi sono i problemi del traffico internazionale, dove è forte il peso delle grandi infrastrutture via cavo, certamente sovrabbondanti per capacità trasmissiva, e dove la concorrenza si concentra sulla fornitura di servizi ad alta qualità, soprattutto nell’area di internet. In ogni caso, prescindendo da molti dettagli, c’è ancora molto da fare nel campo dei sistemi, dei servizi, dei contenuti, dell’incremento della qualità, soprattutto in un Paese come l’Italia che possiede una forte tradizione di successo nel settore.
D. Da quello che dichiara, sembra di comprendere che i problemi maggiori vengano dai servizi di rete fissa. Conferma questa impressione?
R. Certamente gli operatori su rete fissa, non soltanto in Italia ma anche nel resto d’Europa e negli Stati Uniti, incontrano grandi difficoltà nel competere con l’operatore tradizionale. Si tratta di un dato di fatto che lascia spazi limitati, nell’ambito dei quali, comunque, si tende a privilegiare una politica assistenziale, sollecitando gli interventi dell’Autorità anziché esprimere forti tassi di competitività nell’area dei dati e dei servizi a valore aggiunto.
D. Il settore negli ultimi anni è stato particolarmente colpito dai rovesci borsistici. Pensa che il periodo di stagnazione continuerà a lungo?
R. Innanzitutto ritengo utile distinguere l’andamento borsistico rispetto a una rigorosa e puntuale valutazione della gestione aziendale. I due fatti sono certamente correlati, ma preferisco concentrare l’attenzione sulla valutazione dei fattori determinanti che caratterizzano la gestione dell’impresa. Il forte ridimensionamento della borsa dopo il 2000 richiede, da un lato, la definizione di più rigorose e puntuali regole di conduzione societaria e, dall’altro, una più attenta valutazione della gestione dell’impresa e dei progetti di sviluppo. La crisi della borsa ha contribuito in maniera determinante alla formulazione di piani più solidi e credibili, e la crescita dei margini operativi delle principali società di telecomunicazioni europee ne è la prova. Ora, anche in Europa, si cominciano a vedere i primi timidi segnali di ripresa del settore, sia nel comparto manifatturiero che in quello dei servizi. Il prossimo passo sarà quello di stimolare la crescita riprendendo ad investire in maniera mirata, lanciando sul mercato nuovi prodotti e nuovi servizi.
D. Si riferisce anche all’Umts?
R. L’Umts è sicuramente uno degli elementi di novità che potranno accelerare la ripresa del settore nel 2004.
D. Con l’Umts in Italia sono attivi quattro operatori mobili, dopo la scomparsa di Blu. Ritiene che il mercato possa accoglierli tutti o sono in vista ulteriori semplificazioni?
R. L’analisi dei risultati degli ultimi anni e degli ultimi mesi mostra un progressivo rafforzamento dei due principali operatori attivi nel mercato italiano, in termini di quote di mercato, di ricavi e di risultato netto. L’introduzione dell’Umts può permettere agli operatori minori di ribilanciare la propria presenza sul mercato, ma solo a condizione che sappiano investire rapidamente ed efficacemente nell’infrastruttura di rete e nella qualità dei servizi. A queste condizioni ritengo che esistano in Italia i presupposti per rafforzare il livello di competitività nel settore.
D. Perché il lancio europeo di Hutchison non ha avuto quel successo che molti si aspettavano? E perché il numero di utenti rimane basso?
R. L’Umts ha indubbiamente sofferto di alcuni problemi di avviamento che però ritengo praticamente risolti. Inoltre il lancio da parte di un solo nuovo operatore non ha stimolato la produzione di terminali, la cui scarsità è stata un freno determinante per la crescita. La «Tre», l’operatore telefonico mobile della Hutchison Wampoa che per primo ha lanciato il servizio Umts in Europa con i due operatori controllati in Italia e in Gran Bretagna, ha avuto il merito di agire coraggiosamente lanciando il servizio con grande anticipo sugli altri operatori, e ha suscitato un forte interesse nel mercato. Ora che la tecnologia Umts ha raggiunto un buon livello di stabilità e si profila un’accelerazione nella disponibilità massiccia di terminali, il sistema è pronto per divenire un ottimo servizio di massa.
D. Non è troppo fiducioso?
R. Nei 10 anni che vanno dal 1990 al 2000 l’Italia è stata il Paese leader nella diffusione delle comunicazioni mobili con i sistemi Tacs e Gsm. Le ragioni di quel successo sono da riscontrarsi principalmente in un mix di innovazione e di investimenti. Infatti in Italia, più che in altri Paesi, si è assistito alla nascita di un’organizzazione commerciale capillare, e nello stesso tempo le aziende del settore hanno investito moltissimo in copertura e qualità. Inoltre l’utenza ha potuto usufruire di offerte commerciali flessibili. Ricordo, ad esempio, i contratti «family» e «business» o le carte prepagate. Infine, la nascita di nuovi operatori ha permesso, grazie a un meccanismo virtuoso di concorrenza, di raggiungere ogni nicchia di mercato. Oggi, però, questa situazione è vicina alla saturazione e nei prossimi anni il numero di utenti di telefoni mobili in Europa tenderà verso una crescita zero. Non bisogna sottovalutare, poi, la costante diminuzione dei ricavi medi per utente in ragione della diminuzione dei prezzi. Secondo una nostra elaborazione sui dati di 20 tra i principali operatori dei Paesi europei, la partenza dell’Umts, favorendo l’aumento del traffico dei dati, rappresenta un’opportunità per rilanciare la crescita dei ricavi. Questi in Italia, per gli operatori maggiori, raggiungono ormai i 30 euro al mese per utente, ma c’è uno spazio, valutabile in circa il 20 per cento, per una crescita nei prossimi quattro o cinque anni.
D. Perché allora la Wind, la Tim e Vodafone sembrano ancora timidi nell’adottare il sistema Umts?
R. Intanto questi operatori stanno investendo nella rete Umts e stanno cominciando ad avviare in campo la sperimentazione con l’utenza amica. È vero comunque che è giunta l’ora, per gli operatori, di unire all’ottimismo della ragione, l’ottimismo della volontà, rilanciando gli investimenti per accelerare la diffusione della nuova tecnologia. Il 2004, con l’avvio da parte di più operatori del servizio Umts, potrebbe essere per l’Italia l’inizio di una nuova affermazione a livello internazionale.
D. Non ritiene che una politica di nuovi investimenti, dopo le cifre pagate dagli operatori mobili per le licenze Umts, possa non essere ben vista dagli stessi?
R. L’esborso economico per l’acquisizione delle licenze è stato senza dubbio elevatissimo, ma certo il risparmio non può essere ricercato a posteriori. Anzi ora è il momento di sviluppare la rete per mettere a frutto quanto si è acquisito a caro prezzo. Il problema, semmai, è decidere come investire. La costruzione della rete «ex novo» costituirebbe certamente un nuovo, onerosissimo fardello; per questo sarebbe opportuno che almeno alcuni operatori individuassero progetti comuni per ridurre i costi di costruzione; ad esempio, con accordi di «network sharing», in cui la copertura di alcune zone viene suddivisa fra più operatori garantendo agli altri la possibilità di accedervi in «roaming».
D. Lei avrà seguito i problemi della società Ipse e la sua necessità, vista la sua inevitabile liquidazione, di cedere le frequenze acquisite con la licenza nel 2001. Come valuta questa eventualità?
R. Si tratta di un problema aperto, che va inquadrato in una logica di mercato. Da un lato la prevedibile forte espansione dei servizi Umts potrà far ritenere molto utile, nei prossimi anni, la disponibilità di nuove frequenze, ma dall’altro prevedo che queste potranno essere acquisibili in vari modi. Mi riferisco al riutilizzo delle frequenze Gsm che saranno liberate, o alla disponibilità di ulteriori bande di frequenza che oggi sono riservate ad usi militari. È in questa situazione di mercato che può trovare soluzione il problema.
D. Lei ha tralasciato quella che sembra la tecnologia del futuro: il wi-fi, ossia la possibilità di connettersi alla rete senza fili. Non crede che possa essere un elemento di novità che aiuterà la crescita del mercato?
R. In base alla mia esperienza, dò molto credito alla tecnologia radio, vista in un rapporto di complementarietà con quella via cavo. Sul wi-fitendo a dire che è troppo presto per considerarlo un servizio di massa importante per la diffusione e di ricavi, almeno nello spazio dei prossimi 3-5 anni. Per il momento è prevedibile un uso di nicchia in ambienti a forte concentrazione di utenza affari, soprattutto per l’uso dei computer portatili: aeroporti, alberghi, stazioni ferroviarie sono i punti di maggior uso, ma comunque i dati di traffico e dei ricavi rimangono marginali.
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