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KENIA. L'AIUTO ALLO SVILUPPO DA UN COLLEGIO COOPERATIVO
di Ivano Barberini, presidente dell' ACI



 

 

 

on distante dal centro di Nairobi, e vicino a quella che fu la residenza di Karen Blixen, divenuta famosa per il film «La mia Africa», si trova il Collegio cooperativo del Kenya. È uno degli otto Collegi cooperativi operanti in Africa Orientale ed è probabilmente quello che ha mantenuto una maggiore continuità e linearità formativa. Immersi nello splendore delle piante tropicali, i suoi edifici possono ospitare fino a 250 studenti per corsi residenziali. Quando nacque nel lontano 1967, era un piccolo istituto promosso e gestito dal Governo per la formazione sia di funzionari governativi sia di dirigenti e manager delle cooperative.
Da allora molte cose sono cambiate. Il processo democratico in Kenya ha messo radici solide, anche se permane il bisogno di rafforzare la credibilità delle istituzioni e di sradicare la povertà che affligge una parte rilevante della popolazione e rivela la presenza di grandi ineguaglianze sociali. In quella nuova realtà il sistema cooperativo ha grandi potenzialità di crescita, avendo raggiunto una dimensione consistente e assunto un ruolo sociale ed economico di riconosciuta utilità. I soci sono oltre 5 milioni, pari a circa il 70 per cento delle famiglie del Paese.
La Banca Cooperativa e l’Assicurazione Cooperativa si collocano tra le maggiori imprese nazionali, mentre un numero rilevante di piccole e medie cooperative agricole, di credito e di abitazione, agiscono in contesti di forte disagio sociale e povertà, misurandosi con indubbie difficoltà ma con rilevanti capacità innovative e risultati incoraggianti. La cooperazione di abitazione organizza i propri associati alla trasformazione delle loro poverissime baracche in case, certo povere ma più vivibili.
Anche sulla base di queste esperienze il Parlamento e il Governo considerano le imprese cooperative una risorsa da impegnare per creare sviluppo sostenibile e lavoro dignitoso. La costituzione del Ministero della Cooperazione e del Marketing è un fatto significativo, ma soprattutto rappresenta una condizione importante per l’avvio di politiche utili a creare un ambiente favorevole allo sviluppo cooperativo.
La cooperazione in Kenya si trova dunque di fronte a impegni decisivi per il proprio futuro e radicamento sociale. Questo rende improrogabile un salto qualitativo, particolarmente nella formazione di personale che sappia interpretare il nuovo scenario globale e gestire imprese produttive e reti efficaci. È rilevante il fatto che il presidente della Repubblica abbia di recente sollecitato i cooperatori a rafforzare la collaborazione tra cooperative per creare sinergie, esercitare un ruolo più incisivo e costruire imprese capaci di creare valore per i soci e la comunità.
In questo contesto il Collegio cooperativo prepara un nuovo profilo di manager cooperativi, dotati di una cultura di impresa e di competenze idonee per affrontare la competizione nel mercato e per rafforzare l’identità cooperativa. Sulla base di una deliberazione adottata dal Parlamento nel 1995, il Collegio beneficia di una sostanziale anche se non piena autonomia rispetto al potere pubblico. Il Consiglio di amministrazione è composto da 11 membri, 8 dei quali eletti dalle cooperative aderenti alla Federazione nazionale e 3 designati dal Governo. Ne deriva una gestione più flessibile e coerente con i progetti di sviluppo delle cooperative nei vari settori economici e sociali. L’attività è intensa e si realizza attraverso corsi residenziali di durata variabile, da tre a 12 mesi, e con programmi di formazione a distanza.
Il 10 per cento dei posti disponibili è riservato a studenti internazionali prevalentemente provenienti dall’Africa centrale, orientale e meridionale, in particolare da Namibia, Botswana, Etiopia e Sudan. Seguendo un corso di tre anni si ottiene il diploma in Management cooperativo. Questo corso consente di trovare occupazione nell’ambito delle imprese cooperative o del mercato del lavoro in genere, specialmente in organizzazioni non governative impegnate in programmi di micro-finanza. Alla guida del Collegio sono due donne: direttrice è Esther Gicheru, membro del Direttivo dell’Alleanza Cooperativa Internazionale e vicepresidente del Comitato risorse umane della stessa, affiancata dalla vicedirettrice Cecilia Kiongo.
Il Collegio agisce in stretta relazione con i settori addetti alla formazione della Federazione nazionale cooperative del Kenya; insieme all’Ufficio dell’Alleanza cooperativa internazionale per l’Africa orientale con sede a Nairobi, sviluppa un consistente programma di seminari e giornate di studio. Un contributo allo sviluppo dell’attività del Collegio viene anche dal Centro cooperativo svedese particolarmente attivo in Kenya.
Con l’Organizzazione Internazionale del Lavoro intrattiene una collaborazione che ha portato alla costituzione del Comitato nazionale di coordinamento per lo sviluppo delle risorse umane, strumento efficace per armonizzare le attività svolte dalle istituzioni cooperative ai diversi livelli. Questo insieme di relazioni consente al Collegio di ampliare l’attività formativa e di estenderla a nuovi campi, in particolare alle tecnologie dell’informazione. Il Collegio è l’esempio di una realtà africana in movimento, che ha scelto la democrazia, la partecipazione attiva dei cittadini e la formazione delle risorse umane come condizioni essenziali per lo sviluppo economico e la coesione sociale.
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