ALFONSO MARRA: TYROLIT, SE NON CI SARANNO SORPRESE, RIPRESA EDILIZIA A BREVE
Alfonso Marra,
amministratore
delegato del
Gruppo Tyrolit

«Se dalla grande
finanza
e dalla grande
economia
non
verranno sorprese,
nei prossimi 2 o 3 anni
l'edilizia dovrebbe
avere
una moderata crescita,
ma non
riprenderà
le posizioni anteriori al 2008
prima degli anni
2014 o 2015»
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a 10 anni alla guida del Gruppo Tyrolit, produttore di utensili abrasivi appartenente al Gruppo Swarovsky e presente in quasi tutti i continenti con 25 stabilimenti in 13 Paesi, filiali commerciali e distributori in 60, 80 mila prodotti, un giro d'affari di 503 milioni di euro e 4.200 dipendenti, Alfonso Marra è responsabile diretto della divisione di punta, la Construction Industry-Stone & Glass, che fattura quasi il 60 per cento del Gruppo. Originario di Lecce, laureato in Scienze economiche e bancarie e specializzato in Finanza e Controllo, ha lavorato nelle aziende Coopers & Lybrand, Henkel, Battaglia Rangoni poi confluita nella Mortara Instruments grazie a una sua operazione di fusione. Nel 1990 è entrato nella Swarovsky e poi nella Tyrolit Italia, entrambe con sede a Milano. Ha collaborato con vari Fondi italiani e austriaci, ha trattato l'acquisto di aziende e costituito nuove società in tutto il mondo per il Gruppo Tyrolit. Nel 1994, come amministratore delegato della Tyrolit Italia, ha curato la fusione di questa multinazionale austriaca con la Vincent, tipica azienda del Nord-Est italiano. Successivamente, nel 1998, Marra è diventato Executive Vicepresident del Gruppo e dal 2005 amministratore delegato. È stato presidente della Fepa, la Federazione europea dei produttori di abrasivi; ed è stato anche membro di Giunta della Federmeccanica.
Domanda. Come può descrivere la sua azienda?
Risposta. Per quanto riguarda la proprietà, il Gruppo Tyrolit fa capo al 100 per cento alla famiglia Swarovsky; ha la sede centrale, cioè il quartier generale, in Austria, vicino ad Innsbruck, ed ha circa 25 siti produttivi nel mondo, due dei quali in Italia, in provincia di Vicenza. Nel 2010 ha registrato un giro d'affari di 503 milioni di euro e impiega circa 4.400 dipendenti. Il Gruppo è gestito da un consiglio di amministrazione e da due amministratori delegati, uno italiano e uno tedesco. L'attività è divisa in aree di mercato: gli utensili per l'industria dell'edilizia e quelli per la meccanica.
D. A quali usi sono destinati?
R. Sono usati in tutte le applicazioni e lavorazioni di metalli, quindi in acciaieria, fonderia, meccanica di precisione, produzione di cuscinetti a sfera, turbine di vario genere per l'aeronautica o per altri tipi di industrie, alberi motore e a camme per auto, settore questo molto consistente per noi, gestito dal mio collega amministratore delegato tedesco. Il settore sotto la mia responsabilità, chiamato in senso lato «dell'edilizia», fornisce utensili per la lavorazione di pietra naturale, marmi, graniti, asfalto, cemento ed edilizia in generale; si tratta di prodotti tecnici, professionali, non destinati al «fai da te». In questo caso i nostri clienti sono le maggiori utensilerie, i grandi magazzini che vendono prodotti per l'edilizia. Tranne il legno, tutti gli altri materiali prodotti e lavorati con macchine automatiche possono usare i nostri utensili abrasivi.
D. Quali sono le caratteristiche e i requisiti di questo prodotto, il diamante, che voi usate e come fate per renderlo così resistente e capace di tagliare anche l'acciaio?
R. I diamanti che si usano nelle nostre applicazioni non si trovano in natura, sono sintetici. Fino agli anni 50 veniva usato il diamante naturale, poi superato da quello sintetico che si ottiene con procedimenti chimici e di sinterizzazione, ha le stesse caratteristiche tecniche del diamante naturale, anzi più avanzate, e requisiti di durezza superiori a quelli del diamante naturale. I nostri utensili sono il risultato di un processo di sinterizzazione di metalli o di resine nelle quali viene affogato l'abrasivo che deve svolgere il lavoro di asportazione; sono costituiti da una serie di metalli con dentro punte di diamante sinterizzate a temperatura fra i 600 e i 1000 gradi, ottenendo un legante che trattiene il diamante. Una mola abrasiva o un disco da taglio, usato su una macchina fa emergere la punta diamantata che taglia e asporta.
D. In sostanza quali sono i vostri prodotti?
R. Gli utensili abrasivi che vanno montati sulla macchina, cioè la mola abrasiva o il disco diamantato da taglio, con cui si può tagliare tutto, anche una parete. Con un disco diamantato montato su una speciale macchina chiamata «tagliaparete» possono tagliarsi muro, cemento, cemento armato con tondini di ferro dentro, addirittura le fondamenta degli edifici. Possono eseguirsi tutti gli interventi di ristrutturazione di appartamenti e di edilizia civile; tagliare ponti per spostarli o ristrutturarli con il sistema della «demolizione controllata», evitando in questo modo metodi molto più invasivi come la dinamite o i martelli pneumatici. Nel 2009 con i nostri utensili e con le nostre macchine abbiamo demolito un'intera centrale nucleare in Bulgaria; in tali casi occorre lavorare in condizioni di sicurezza estreme, non si possono usare acque per non contaminare le falde, bisogna sapere dove si taglia; i nostri esperti, i nostri utensili e le nostre macchine hanno compiuto un lavoro eccezionale, hanno tagliato a fette e portato via tutto un blocco della centrale nucleare.
D. Quando e come siete arrivati a produrre utensili di grandi dimensioni per applicazioni estreme?
R. Il nostro gruppo è tra quelli storicamente più presenti nel mercato; è stato fondato nel 1919 come un ramo dell'azienda della famiglia Swarovsky, ed ha apportato sempre innovazioni nelle lavorazioni industriali. Negli ultimi 20-30 anni abbiamo interpretato le nuove tendenze e sviluppato nuovi utensili. Un esempio è l'utensile diamantato per il taglio a secco o a umido dei materiali dell'edilizia; un altro fiore all'occhiello sviluppato nei primi anni 2000 è il disco da taglio abrasivo supersottile dello spessore di un millimetro; raggiungiamo la massima precisione nella produzione di utensili per la creazione della giusta rugosità nelle pareti di turbine destinate ad alimentare motori di aerei, che non devono presentare una seppur minima percentuale di errore.
D. L'attività di ricerca deve essere sempre in atto?
R. Abbiamo un settore di ricerca e sviluppo in Austria e una sezione in Italia, con oltre 100 ingegneri nelle varie aree di applicazione. In questo momento vendiamo prodotti realizzati con il massimo della tecnologia disponibile, ma stiamo sviluppando quelli della prossima generazione. La ricerca continua riguarda materiali, applicazioni, progetti che elaboriamo insieme ad università fondamentalmente in Germania ma anche in altri Paesi e in Italia.
D. Seguite le esigenze che esprime il mercato?
R. Certamente. Il compito dei nostri ingegneri è quello di essere il trait d'union tra il massimo sviluppo teorico di uno sviluppatore o ricercatore di base e la necessità del mercato; producendo utensili che vanno applicati su macchine automatiche, dobbiamo capire quali sono le prestazioni possibili con macchine automatiche e migliorare i risultati per il cliente.
D. Nelle cave di pietra sono usati i vostri utensili?
R. Il nostro campo di applicazioni è molto ampio, siamo ai primi posti nella produzione di utensili per le cave dove, per tagliare i blocchi di marmo o di granito, da tanti anni non si usano più gli esplosivi, ma macchine da taglio che montano un filo diamantato, ossia un cavo di acciaio sul quale vengono montate delle perline diamantate; inserito in fori praticati nella roccia, il filo la taglia. In molte cave del mondo si seziona il granito con macchine che usano il filo Tyrolit. Con questo sistema si riduce l'inquinamento atmosferico; non usiamo niente che possa creare problemi di carattere ambientale, il filo diamantato è un sistema chirurgico di taglio ad acqua, quindi non solleva polveri. Inoltre in caso di rottura il filo ha efficaci protezioni, in quanto la parte diamantata è ricoperta con plastica, resina o gomma.
D. Avete risentito del calo dell'edilizia in questi due anni di crisi?
R. Il settore dell'edilizia, della lavorazione del cemento, dell'asfalto, della pietra naturale e della ceramica, ha risentito molto in Europa e negli Stati Uniti. Abbiamo reagito alla contrazione del mercato riducendo costi e sprechi, chiudendo fabbriche e concentrando l'attività in quelle migliori, ma anche offrendo ai clienti nuovi prodotti, maggiori prestazioni e assistenza tecnica. I nostri clienti sono società specializzate che assumono appalti e hanno bisogno non solo di comprare gli utensili, ma di svolgere il lavoro nel miglior modo, e la nostra assistenza ci ha consentito di resistere. Il 2010 non è stato un anno esplosivo ma migliore rispetto al 2009; vediamo il 2011 con maggior fiducia ma non ci attendiamo un miracolo perché, mentre il settore della meccanica cresce bene in Usa, Germania, Inghilterra e Francia, in Italia la situazione non migliora.
D. Il settore che vi dà più lavoro è quello meccanico o quello edilizio?
R. Il nostro fatturato proviene per il 60 per cento dall'edilizia e dalla pietra, per il 40 dalla meccanica. Produciamo in tutti i continenti e abbiamo filiali commerciali in quasi tutti i Paesi. In Europa chiaramente i Paesi più interessanti per noi sono Germania, Italia, Francia e Inghilterra; siamo un gruppo a forte presenza europea e negli Stati Uniti, dove nel 2009 abbiamo acquisito un'azienda e stiamo beneficiando della ripresa del settore meccanico. Nel Sud America abbiamo buone posizioni in Brasile e in Argentina, mentre comincia a dare frutti l'investimento compiuto negli ultimi anni in Medio Oriente e nelle aree asiatiche.
D. Il vostro settore risente delle tendenze della massa?
R. Non direttamente, perché noi forniamo aziende che producono oggetti in metallo come cuscinetti a sfera, mattonelle di ceramica o lastre di granito. Ne risentiamo in un secondo tempo perché, se va di moda un tipo di lavorazione delle mattonelle di ceramica a Sassuolo, i nostri clienti, che sono le maggiori industrie ceramiche, ci chiederanno determinati tipi di utensili per fare le rifiniture sulle mattonelle. Un altro esempio è il settore dell'auto: forniamo i maggiori produttori ma, secondo i casi, questi spostano le loro capacità produttive da un prodotto all'altro, da un motore a un altro; ne risentiamo, perché hanno bisogno di utensili diversi per le diverse lavorazioni. Dobbiamo adeguare i nostri prodotti.
D. Il personale dipendente deve essere specializzato?
R. Nelle fabbriche sì, occorrono persone con specializzazioni ed esperienze; abbiamo bisogno di chimici, ingegneri metallurgici, personale pratico di alcune tecnologie. In passato abbiamo avuto difficoltà nel reperirlo, specialmente in Italia dove siamo presenti nella zona di Vicenza, con tassi di occupazione quasi totale. Negli anni 90 e 2000 ho dovuto cercare operai nel Sud, reperire per loro le case e farli venire nel Nord, dove non trovavo più manodopera. In Austria la situazione è diversa, non c'è tanta disponibilità ma la situazione è più fluida. In Italia è più a pelle di leopardo: zone in cui non c'è disoccupazione, altre dove la disoccupazione è estrema e mancano conoscenze tecniche per cui spesso si trova manodopera non adatta e generica. In Austria la situazione è un po' diversa, si trova meglio la manodopera anche un po' più istruita e specializzata.
D. Fate anche formazione?
R. Moltissima, di tutti i tipi, sui sistemi informatici per gestire la produzione, sulle lingue perché siamo una multinazionale, sulla struttura marketing e commerciale perché su questa si basa il vantaggio competitivo; il nostro prodotto può essere il migliore, ma è inutile se non si riesce a comunicarlo in un mondo così sofisticato, veloce, esigente. Spesso i nostri clienti che vengono in Austria restano stupiti perché non immaginavano una Tyrolit così grande e presente in tanti settori.
D. Quali rapporti intrattenete con tutte le altre società del Gruppo, che producono il famoso cristallo Swarovsky?
R. I due gruppi sono completamente separati, non esiste alcun punto di contatto. L'unico è il loro bisogno dei nostri utensili per lavorare il cristallo. Lavoriamo molto, infatti, anche per il vetro auto, vetro piano, tavoli, specchi, vetro tecnico per elettrodomestici.
D. Prevede una ripresa a breve scadenza dell'edilizia?
R. Se dalla grande finanza e dalla grande economia non vengono fuori delle sorprese, nei prossimi 2 o 3 anni l'edilizia dovrebbe registrare un moderato trend di crescita, ma non potrà raggiungere i volumi registrati anteriormente al 2008 prima degli anni 2014 o 2015.
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