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GIUSTIZIA
FEDERAZIONE ANARCHICA INFORMALE

di Antonio Marini


FEDERAZIONE ANARCHICA INFORMALE

La forza dell'anarco-insurrezionalismo sta nell'assenza di una
struttura verticale interna, nell'esistenza di una struttura orizzontale
e informale e nella presenza di taluni aspetti pragmatico-operativi
che rendono difficile l'azione di contrasto e impossibile qualunque
infiltrazione o ricostruzione di rete

el dicembre scorso è ricomparsa sulla scena eversiva una sigla ispirata alla Federazione Anarchica Informale, protagonista dal 2003 al 2007 di una serie di attentati. Esattamente il 23 dicembre 2010 due pacchi bomba sono esplosi presso le sedi delle ambasciate svizzera e cilena a Roma, causando il ferimento di un paio di impiegati. L'operazione è stata rivendicata dalla Federazione Anarchica Informale, che ha lasciato un messaggio vicino a uno dei pacchi bomba esplosi: «Abbiamo deciso di far sentire di nuovo la nostra voce con parole e con i fatti. Distruggiamo il sistema di dominio. Viva la FAI, viva l'Anarchia».
Nella rivendicazione si fa riferimento alla cellula rivoluzionaria Lambros Fountas, nome di un militante greco ucciso dalla polizia nel marzo 2010 ad Atene e membro del gruppo anarchico Lotta Rivoluzionaria, coinvolto nell'attentato che ha causato nel giugno scorso la morte di uno degli assistenti del ministro dell'Interno della Grecia. La mattina del 27 dello stesso mese è stato rinvenuto, presso l'ambasciata greca, un analogo plico esplosivo che, solo per un puro caso, non è deflagrato. Secondo quanto si è appreso, il pacco era stato recapitato nei giorni precedenti ma non era stato aperto a causa della pausa natalizia.
Ciò conferma i legami esistenti tra gruppi anarco-insurrezionalisti greci e italiani; legami che risalgono al 1988, quando una ventina di esponenti di spicco dei gruppi anarchici greci parteciparono in Piemonte ai funerali di Edo Massari, detto Baleno, l'anarchico suicidatosi in carcere. Quanto alla Svizzera, è bene ricordare che in quel Paese sono detenuti due anarchici, arrestati lo scorso 15 aprile con l'accusa di aver preparato un attacco contro una sede dell'IBM: nella loro auto sarebbero stati trovati ingenti quantitativi di esplosivo.
È bene anche ricordare che nel 2003 la Federazione Anarchica Informale ha rivendicato l'operazione Santa Klaus, una serie di plichi esplosivi inviati ai presidenti della Banca centrale europea e del Partito popolare europeo, all'Europol e all'allora presidente dell'Unione Europea Romano Prodi. Nel 2004 due pacchi bomba, indirizzati al Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, furono disinnescati in tempo dagli artificieri, che trovarono ancora una volta la rivendicazione di una cellula della FAI.
La Federazione ha fatto poi esplodere tre ordigni a Milano nel novembre del 2004 senza causare per fortuna vittime, e ha inviato nel 2005 altri pacchi bomba contro le forze dell'ordine sempre nel capoluogo lombardo e a Genova. Nel luglio del 2006 un plico esplosivo è stato inviato anche al sindaco di Torino Sergio Chiamparino, ma anche in questo caso è stato individuato in tempo dagli impiegati del Comune. Per gli analisti la Federazione Anarchica Informale rappresenta uno dei segmenti più pericolosi del circuito anarco-insurrezionalista. Gli aspetti maggiormente preoccupanti appaiono la tendenza a «personalizzare» la minaccia e la crescente proiezione internazionale della lotta contro lo Stato. Obiettivi prediletti sono le strutture e i rappresentanti delle Forze dell'ordine e le figure del sistema penitenziario e giudiziario, ritenute espressione della «repressione».
Nella pubblicistica di area spesso si indicano gli agenti di polizia da colpire, diffondendo le immagini di alcuni di loro; ovvero si avviano campagne di reclutamento, esaltando l'omicidio degli agenti. Basti pensare alla famigerata campagna «Shot the cop in winter», ovvero «Spara al poliziotto in inverno». Nella ragnatela dei rapporti internazionali merita segnalazione la proposta, diffusa sul web, di estendere il patto di mutuo appoggio della FAI «fuori dagli angusti confini di un singolo Paese». La strada è quella di collegare tra di loro i gruppi stranieri nelle iniziative transnazionali di solidarietà «per esprimere la vicinanza ai compagni colpiti anche all'estero dalla repressione». La maggiore preoccupazione è che gli anarco-insurrezionalisti italiani che si riconoscono nella FAI possano sviluppare sinergie operative con militanti stranieri al fine di compiere azioni violente sia in Italia sia all'estero.
Peraltro, la forza dell'anarco-insurrezionalismo sta nell'assenza di una struttura verticale interna, ovvero nell'esistenza di una struttura «orizzontale» e «informale», e nella presenza di taluni degli aspetti pragmatico-operativi che rendono difficile l'azione di contrasto e impossibile qualunque infiltrazione o ricostruzione di rete. I gruppi o singoli elementi della FAI non sono, infatti, tenuti a conoscersi, la comunicazione avviene attraverso l'azione e le rivendicazioni.
L'analisi dell'organizzazione strutturale e degli aspetti operativi pone in evidenza la diversità con le precedenti realtà eversive brigatiste, organizzate in strutture centralizzate e gerarchiche per la lotta armata. Nel brigatismo, inoltre, le fasi di prassi e teoria hanno pari dignità e necessitano di un continuo dibattito diretto fra i militanti; diversamente nell'anarco-insurrezionalismo, la prassi ha un'indiscussa supremazia sulla teoria e la progettualità è libera; solo se seguita da altri attraverso l'azione si ha la conferma di una condivisione.
Insomma la Federazione Anarchica Informale, cui aderiscono varie sigle anarco-insurrezionaliste, rappresenta una concreta minaccia eversiva proprio perché fondata su un progetto federativo basato sui «gruppi di affinità» e sull'azione diretta, con l'obiettivo di richiamare alla lotta armata tutte le forze anarchiche, privilegiando sinergie e connessioni tra le varie realtà nazionali e internazionali.

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