SALUTE E SANITÀ
MEDICINA DI GENERE:
ECCO PERCHÉ È NECESSARIA
di
CRISTIANA DEL MELLE

La maggior parte
della ricerca
è condotta sull'uomo,
indagini
e terapie
vengono
traslate alla donna
in
molti casi senza prove, considerando l'uomo
il riferimento normale
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Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che entro il 2030 il numero delle donne ultracinquantenni nel mondo raggiungerà un miliardo 200 milioni circa. La medicina e la scienza progrediscono di continuo: nuove scoperte, la conoscenza del genoma umano, le superspecializzazioni, la possibilità di modificare il corso della vita e di determinarne l'inizio, con i relativi aspetti etici, le terapie calibrate sulla genetica individuale. Eppure l'attuale scienza medica ha una carenza paradossale: la maggior parte della ricerca alla base degli atti medici è stata condotta sull'uomo e indagini e terapie vengono quotidianamente traslate alla donna in molti casi senza prove, considerando l'uomo il riferimento normale.
Qualche esempio: la malattia che prevale nel mondo occidentale e che provoca più del 50 per cento delle morti è quella cardiovascolare: infarti, ictus, aneurismi. Gli studi epidemiologici sulle cause di questa malattia fin dagli anni 50 sono stati condotti sugli uomini. Oggi invece sappiamo che la malattia coronarica, considerata una tipica malattia maschile, è più frequente nella donna che nell'uomo. Perché? Non solo perché la donna invecchia di più, ma anche perché i fattori che provocano questa malattia hanno un impatto molto diverso nella donna rispetto all'uomo, e allora le azioni di prevenzione sono state condotte probabilmente in modo sbagliato.
Il risultato è che nella donna le malattie cardiovascolari non sono diminuite come nell'uomo nel corso degli ultimi 30 anni, anzi sono in aumento. Altre differenze di genere: la cosiddetta «aspirinetta», caposaldo della prevenzione dell'infarto, nella donna non funziona; il diabete è molto più grave nella donna, provoca infarto 3 volte più che nell'uomo; l'infiammazione provoca aterosclerosi nella donna più che nell'uomo; il colesterolo totale ha un diverso significato nella donna. La frequenza cardiaca è più veloce nella donna anche durante il sonno; nella donna l'aterosclerosi colpisce in prevalenza i piccoli vasi dell'albero coronarico, nell'uomo invece i grossi vasi. La coronarografia può non essere l'esame giusto nel sesso femminile.
La malattia cardiovascolare è la maggiore causa di morte per le donne. Viene diagnosticata tardivamente perché ha una sintomatologia anomala: nausea, vomito, iperacidità, senso di peso retrosternale, dolore che irradia al collo con nevralgia mascellare, stanchezza, astenia, sudorazione, ansia. I sintomi di infarto possono essere profondamente diversi nella donna rispetto all'uomo. Inoltre di crepacuore muoiono solo le donne: si chiama sindrome di tako-tsubo, ossia trappola per polipi in giapponese, per la strana forma che assume il cuore colpito dalla malattia.
Ha bassa incidenza, circa l'1 per cento, ma colpisce solo le donne e può essere indotta da un'acuta e grave sofferenza come la perdita di un familiare o un forte litigio. E così in molti altri campi: il cancro del polmone nella donna è periferico e quindi causa meno sintomi. Il cervello nell'uomo è più grande e ha più cellule, cioè neuroni. Il cervello della donna, invece, ha più connessioni intracellulari. Rispetto all'uomo, la donna ha metà deidrogenasi alcoolica, l'enzima che metabolizza l'alcool. Quindi, a parità di alcoolici introdotti, la donna si sbronza il doppio. È anche più sensibile alla morfina e alle droghe in genere.
La composizione della bile è differente nei due sessi e per la donna è più facile avere calcoli. Molti farmaci hanno azioni diverse nell'uomo e nella donna, con conseguente diverso metabolismo. Ma sono stati studiati in grandissima prevalenza nell'uomo. La realtà è che non si conosce quale effetto abbiano nel genere femminile tutti i farmaci in vendita sugli scaffali delle farmacie. Il mondo scientifico - epidemiologi, biologi, medici - nei confronti del mondo femminile è stato colpito dalla sindrome del bikini: gli studi sulla donna negli ultimi decenni si sono concentrati sull'apparato riproduttivo e sulla mammella. Ecco la nascita e la necessità della «medicina di genere», che non è quella che studia le malattie che colpiscono prevalentemente le donne rispetto agli uomini, ma è la scienza che studia l'influenza del genere maschile e femminile sulla fisiologia, fisiopatologia e clinica di tutte le malattie per giungere a decisioni terapeutiche basate sull'evidenza sia nell'uomo che nella donna.
La medicina di genere, che vede oggi nascere istituti, cattedre e centri in tutto il mondo, è quindi una scienza multidisciplinare che vuole dedicarsi alla ricerca per: descrivere le differenze anatomo-fisiologiche di tutti gli organi e sistemi nell'uomo e nella donna; identificare le differenze nella fisiopatologia delle malattie; descrivere le manifestazioni cliniche eventualmente diverse nei due sessi; valutare l'efficacia degli interventi diagnostici e terapeutici e delle azioni di prevenzione; sviluppare protocolli di ricerca che trasferiscano i risultati delle ricerche di genere, specifiche, nella pratica clinica.
La scienza moderna sta mettendo a fuoco le differenze anatomo-fisiologiche di genere. Nascono così nuovi filoni di ricerca scientifica dedicati alla donna, al suo cuore, al suo metabolismo, al suo cervello. Di fatto la scienza medica ha studiato solo il genere maschile: la maggior parte dei lavori epidemiologici sono stati condotti sugli uomini, così come la maggior parte delle sperimentazioni cliniche, dei test farmacologici, degli esami di laboratorio e della diagnostica per immagini. Tutte indagini nelle quali le variabili di genere sono state scarsamente considerate.
Oggi la scienza medica ha capito che si deve occupare seriamente dei problemi sanitari femminili se vuole allontanare quella che, nel giro di pochi decenni, potrebbe annunciarsi come la più grande disfatta della medicina: milioni di donne al mondo affette dalle temibili malattie cardio-cerebro-vascolari, polmonari, metaboliche, neurodegenerative; donne bisognose di cure e di assistenza con costi sociali, sanitari ed economici di portata enorme, insostenibile anche per le società più evolute. Per non parlare dei costi umani e delle inevitabili rotture di delicati equilibri che, all'interno della famiglia e della società, solo la donna riesce a gestire nel modo migliore.
In realtà già nel 1988 l'O.M.S. aveva lanciato un Gender Challenge a nazioni e organizzazioni internazionali per una migliore valutazione dei fattori di rischio che coinvolgono la salute della donna e lo sviluppo di sistemi di prevenzione mirati al genere femminile.
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