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MARIA ELISABETTA CASELLATI: LA GIUSTIZIA IN ITALIA FUORI DALLE STRUMENTALIZZAZIONI

a cura di
PAOLO RUSSO

Il senatore Maria Elisabetta Casellati,
sottosegretario alla Giustizia


Per la prima volta
dopo trent'anni
è diminuito di un buon
4 per cento, nei primi
mesi del 2010,
il numero delle cause
civili pendenti, con 223 mila procedimenti
in meno, un'inversione
di tendenza non casuale
ma frutto di un'intensa
attività del Governo
nella Giustizia

immagine offerta dai media di un Ministero impegnato a sfornare leggi ad personam a favore del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è vigorosamente smentita dal sottosegretario alla Giustizia, senatrice Maria Elisabetta Casellati, avvocato, docente universitario, alla sua quarta legislatura, forzista della prima ora. La respinge elencando una lunga lista di provvedimenti varati dal Governo a favore, invece, della macchina della Giustizia, che dà segnali di ripresa ma che, soprattutto nell'ambito penale, ancora non va. Riforma del processo civile, assunzioni di magistrati e di personale carcerario, investimenti per l'informatizzazione e per la costruzione di nuovi penitenziari, inasprimento dell'articolo 41 bis della legge sul trattamento penitenziario, norme sulla confisca dei beni dei mafiosi, sono solo alcuni dei provvedimenti più importanti. A questi il Governo vorrebbe farne seguire altri per dare certezza alla durata dei processi, limitare «l'abuso tutto italiano delle intercettazioni», ma anche per istituire un Tribunale della famiglia a misura di genitori e figli, o per ridurre le liti condominiali che intasano i Tribunali. Il tutto nella consapevolezza che una Giustizia funzionante favorisce le imprese che oggi, «per colpa di procedimenti troppo lunghi e bizantini, pagano una tassa di 2,6 miliardi l'anno». Lo scontro politico intorno alle inchieste sul presidente del Consiglio ha spostato su un piano squisitamente ideologico qualsiasi discorso sulla giustizia.
Domanda. Il nodo centrale resta la lentezza della macchina giudiziaria. A che punto sono gli arretrati civili e quelli penali?
Risposta. Nel settore civile abbiamo raggiunto un risultato straordinario: dopo trent'anni per la prima volta, solo nei primi sei mesi del 2010, è diminuito di un buon 4 per cento il numero delle cause civili pendenti. In pratica vi sono 223 mila procedimenti arretrati in meno. È una sorprendente inversione di tendenza, se si pensa che in passato solo mantenere l'arretrato agli stessi livelli era considerato un successo. Ma non è un risultato casuale: dietro c'è un'intensa attività del Governo che ha portato alla riforma del processo civile, agli investimenti per l'informatizzazione del sistema giudiziario, alla semplificazione delle normative sulle spese per la giustizia. A dare un'ulteriore spinta è stata poi l'eccezionale produttività dei nostri magistrati civili, che è la più alta d'Europa.
D. La tendenza alla riduzione dell'arretrato è destinata a continuare?
R. Le pendenze sono destinate a diminuire ancora al ritmo di 100 mila cause l'anno grazie al disegno di legge approvato il 9 febbraio scorso, che consentirà di incaricare 600 nuovi giudici ausiliari e che responsabilizza dal punto di vista anche gestionale i capi degli Uffici Giudiziari, che saranno così anche un po' manager del buon funzionamento della macchina giudiziaria civile. Purtroppo resta invece l'«emergenza penale», comparto in cui le pendenze sono leggermente aumentate anche in ragione dei successi ottenuti nella lotta alla criminalità organizzata toccando ormai la preoccupante quota di 3 milioni 335 mila cause. Sono i numeri a dire che per il processo penale urge una riforma sulla quale ci concentreremo nella seconda parte della legislatura.
D. Cos'è stato fatto per la lotta contro la criminalità organizzata?
R. Con uno dei provvedimenti più efficaci del Governo, in questo primo scorcio della legislatura abbiamo confiscato beni alla criminalità per un valore di 18 miliardi e mezzo di euro e compiuto 7 mila arresti. Sono successi ottenuti grazie alle Forze dell'ordine e alla Magistratura, ma anche grazie alla nostra azione legislativa che ha inasprito il regime del 41 bis sul carcere duro e reso più agevole la vendita dei beni confiscati, scardinando la rete di relazioni delle mafie che poggiano prevalentemente sul potere economico. Tra l'altro, i proventi così realizzati confluiranno nel fondo-giustizia e saranno usati per migliorare i servizi a favore dei cittadini. È questo l'aspetto etico della nuova normativa: abbiamo tolto risorse alle mafie per metterle in una sorta di salvadanaio della legalità.
D. Come pensate di intervenire nel comparto penale e nella riforma più in generale?
R. Al Senato è fermo il provvedimento di riforma del procedimento penale sul quale la sinistra ha alzato barricate ideologiche e che, invece, consentirebbe di centrare il duplice obiettivo di accelerare i processi e di porre sullo stesso piano i diritti della difesa e quelli dell'accusa. Ci sono altre misure al vaglio del Governo come la separazione delle carriere, la riforma del Consiglio superiore della Magistratura, la riforma della Corte costituzionale, la responsabilità civile dei magistrati.
D. Per gli errori giudiziari pagheranno i magistrati?
R. A chiedere che ci sia una maggiore assunzione di responsabilità da parte dei magistrati, nel senso anche di un miglior vaglio della professionalità, sono stati i cittadini anni fa con un referendum al quale è stato dato seguito solo in parte. Oggi, infatti, a risarcire continua ad essere lo Stato e poi, eventualmente, a rivalersi sul magistrato. Insieme al provvedimento governativo ci sono vari disegni di legge in discussione alla Camera che introducono forme di responsabilità più diretta a tutela dei cittadini, e che non hanno nessuno scopo punitivo nei confronti della Magistratura, visto che la perseguibilità riguarda solo i casi di dolo o di colpa grave. Né più né meno di quanto è previsto anche per le altre professioni.
D. La prospettata introduzione nell'ordinamento del cosiddetto «processo breve», ossia la fissazione di limiti alla durata dei procedimenti penali può trasformarsi in un indulto generalizzato, anche per reati gravi?
R. Già chiamarlo «processo breve» è una presentazione mistificatoria. Stabilire che un processo, anziché dieci anni, deve durare complessivamente non più di sei, tre dei quali per il primo grado, due per l'appello e uno per la Cassazione, senza contare i tempi delle indagini preliminari, significa garantire esclusivamente una «durata certa», non un processo breve. Che è poi quanto ci chiedono l'Unione Europea e i cittadini, i quali hanno il diritto di sapere quando finisce un procedimento a loro carico. È in gioco la vita sociale ed economica delle persone, che non possono restare appese a un processo per un tempo indeterminato. Del resto è ipocrita scandalizzarsi per un provvedimento che dà durata certa ai processi quando ogni giorno se ne estinguono 465 per prescrizione, quindi solo per il passare del tempo. Del resto disegni di legge analoghi erano stati già presentati dal Governo di centro-sinistra nelle due legislature precedenti.
D. Che cosa pensa delle intercettazioni telefoniche eseguite dalla Magistratura, che il Governo intende eliminare o grandemente ridurre?
R. Il provvedimento governativo intende coniugare tre principi costituzionalmente rilevanti: le intercettazioni come mezzo di investigazione; il diritto dei cittadini alla tutela della privacy; la libertà di informazione. La norma, dunque, non vuole affatto eliminare le intercettazioni come strumento di indagine, ma intende porre fine all'abuso per cui si «intercetta» tutto e tutti, tanto qualcosa verrà fuori. Una pesca a strascico che costa allo Stato circa 300 milioni di euro l'anno. I numeri parlano chiaro: si è arrivati solo a 2 milioni di telefonate intercettate l'anno rispetto alle 18 mila della Francia e alle 7 o 8 mila degli Stati Uniti.
D. L'Associazione Nazionale Magistrati sostiene che molti reati gravi, compresi quelli di mafia, sono stati scoperti partendo da intercettazioni ordinate da chi indagava su reati apparentemente minori. È vero?
R. A me sembra che il tempo richiesto dal disegno di legge, in discussione alla Camera, per l'individuazione dei reati minori sia sufficiente e non finisca con il danneggiare le indagini per la lotta alla criminalità organizzata. Tuttavia il dibattito sul punto è ancora aperto ed è suscettibile di ulteriori modificazioni.
D. I magistrati lamentano anche di essere sotto organico e poco informatizzati. Come rimediare?
R. Attualmente sono scoperti 1.115 posti su poco più di 9 mila magistrati in servizio. Ma il Governo ha già compiuto uno sforzo rilevante nominando, nell'agosto scorso, 253 vincitori di concorso e procedendo alla correzione degli scritti di un altro concorso per 350 posti bandito nel 2009. Altri 363 posti sono stati banditi l'anno scorso, e altri ancora lo saranno nel 2012 e nel 2013. Sono interventi straordinari che arrivano dopo anni di stasi. Con norme specifiche abbiamo anche consentito al Consiglio Superiore della Magistratura di trasferire d'ufficio i magistrati nelle sedi disagiate, soprattutto nel Sud, ma finora il Consiglio non ne ha fatto grande uso. Purtroppo la struttura delle piante organiche è di 30 anni fa ed è ormai inadeguata allo sviluppo economico e sociale del Paese, con tutto ciò che ha comportato in termini di aumento del contenzioso in materie economiche, finanziarie, creditizie ed altro. Abbiamo un progetto di revisione delle piante organiche e siamo intenzionati ad attuarlo. Voglio ricordare che l'Italia è il Paese che in Europa spende di più per la Giustizia. Sull'informatizzazione siamo intervenuti da subito per razionalizzare e ammodernare il servizio della giustizia con investimenti che negli ultimi 2 anni sono ammontati a 15 milioni di euro.
D. Il malfunzionamento della Giustizia non costituisce una tassa sulla crescita della nostra economia?
R. È una tassa. Sproporzionata e ingiusta, se si calcola che pesa per 2,6 miliardi di euro: 380 euro l'anno per ciascuna delle imprese italiane, che sono 6 milioni. Per questo abbiamo inserito la riforma del processo civile nel provvedimento sullo sviluppo economico. Ad esempio le aziende straniere non investono perché temono procedimenti giudiziari lunghi e bizantini. La Banca mondiale attesta che i fidi bancari aumentano del 27 per cento laddove il sistema giudiziario funziona.
D. L'altra emergenza della Giustizia è quella delle carceri che esplodono. Cosa avete fatto e avete in programma per il sovraffollamento e per la sicurezza?
R. Abbiamo nominato un commissario straordinario cui sono attribuiti ampi poteri per gestire l'emergenza, scegliendo la strada più difficile rispetto al passato quando si preferivano soluzioni contingenti come l'amnistia e l'indulto. Il Governo ha puntato su soluzioni strutturali con un'azione multidirezionale. In primo luogo con il Piano Carceri abbiamo avviato la costruzione di 11 nuovi penitenziari e la ristrutturazione di 20 padiglioni già esistenti, creando in due anni e mezzo 2.200 posti in più, ossia quanto fatto in 10 anni dai Governi precedenti. In secondo luogo abbiamo assunto 1.800 operatori di Polizia penitenziaria. In terzo luogo, tenendo conto che la popolazione carceraria comunitaria ed extracomunitaria è pari al 40 per cento, abbiamo responsabilizzato l'Europa, stabilendo che i detenuti comunitari possano scontare la pena nei loro Paesi di origine; intese che vogliamo estendere anche al di là dei confini europei. In quarto luogo abbiamo approvato una normativa che consente ai detenuti per reati lievi di scontare l'ultimo anno di pena agli arresti domiciliari. Si possono adottare anche altre misure: penso ad esempio che i tossicodipendenti che non si siano macchiati di delitti più gravi e che costituiscono il 30 per cento del totale dei detenuti, possano scontare la pena in una comunità di recupero.
D. Lei ha parlato di riforma del Tribunale di famiglia. In che consiste?
R. Si tratta di un provvedimento al quale tengo molto e che sto curando personalmente. L'idea è quella di aggregare in un unico Tribunale di famiglia competenze oggi disperse tra Tribunali ordinari e dei minori, che interessano la sfera delle affettività e dei rapporti personali e che, per questo, richiedono sensibilità particolari da parte sia dei giudici sia degli avvocati. Chi tratta i problemi di un parcheggio abusivo non può occuparsi anche di temi delicati come l'affidamento di un minore o la separazione dei coniugi. Unificare le competenze in un unico Tribunale consentirebbe di avere una giurisprudenza più uniforme, una specializzazione delle competenze e dei procedimenti più snelli. Sul tema della famiglia è molto importante il provvedimento governativo, di grande valore morale e civile, che equipara il trattamento giuridico dei figli naturali a quello dei figli legittimi. I figli non possono subire discriminazioni per le scelte compiute dai genitori. Sono figli e basta.
D. Intanto arrivano anche le nuove norme per ridurre le liti in condominio. Come sarà la pax tra condomini?
R. In alcuni casi e a particolari condizioni, come ad esempio per le nuove destinazioni d'uso, non sarà più necessaria l'unanimità per le delibere. Vi saranno procedure accelerate per i lavori urgenti, l'amministratore dovrà agire contro i condomini morosi altrimenti sarà solidalmente responsabile con chi non paga; si introduce l'obbligo di assicurazione e il registro degli amministratori presso le Camere di commercio per individuare figure professionali valide. Nell'insieme è un provvedimento, ormai in dirittura d'arrivo, che porterà a una notevole riduzione del contenzioso civile, considerata l'alta incidenza delle cause condominiali. Anche queste sono norme rilevanti perché interessano ben 40 milioni di italiani, i quali meriterebbero di essere informati su temi che riguardano la loro vita quotidiana anziché su argomenti futili e demagogici fuori dalla realtà.

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