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MEZZOGIORNO

IN PRIMO LUOGO TURISMO
E BENI CULTURALI
PER IL RILANCIO DEL SUD

di GIUSEPPE BORGIA
consigliere dell'Autorità
per la Vigilanza su contratti pubblici
di lavori, servizi e forniture


L'enorme ricchezza
storico-culturale che
il Meridione conserva
sarebbe in grado
di trainare la crescita
economica e sociale
delle aree interessate,
ma è imprescindibile
un'offerta turistica
e culturale di alta qualità


econdo i dati degli ultimi rapporti dello Svimez, Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno, il Sud cresce meno del Centro Nord da 7 anni consecutivi, realizzando un trend negativo che non si riscontrava dai difficili anni del dopoguerra. Il Mezzogiorno rimane segnato da quei cronici problemi che affondano le radici nella storia e che rendono l'Italia il più significativo esempio, in Europa, di un sistema economico duplice, con una drammatica disparità tra regioni forti del Nord e regioni deboli del Sud che, nell'Unione Europea crescono di meno rispetto alle altre del cosiddetto Obiettivo 1.
I fattori responsabili del mancato sviluppo sono la situazione di precarietà economica e di ridotta produttività dipendenti non solo dalla mancanza di capitale, ma anche da elementi di contesto fortemente carenti, come uno scarso senso civico della comunità, l'inefficienza delle istituzioni, il problema della legalità, la dispersione del migliore capitale umano, il deficit di infrastrutture. Eppure mai come oggi il Mezzogiorno d'Italia avrebbe incredibili chance di sviluppo che derivano dalla ritrovata importanza strategica dei Paesi del Mediterraneo come elementi di cerniera tra le fiacche economie industriali dell'Europa occidentale e la tumultuosa espansione dei Paesi orientali in via di sviluppo.
L'ipotesi del rilancio del Sud come frontiera economica e commerciale implica rilevanti potenzialità anche nel campo del turismo e dei beni culturali di cui il Paese possiede il più ampio patrimonio in campo mondiale, per cui è spesso definito un «museo all'aperto». L'enorme ricchezza storico-culturale che il Meridione conserva sarebbe in grado di trainare la crescita economica e sociale delle molte aree interessate. A tale scopo è però imprescindibile un'offerta turistica e culturale di elevata qualità, da sviluppare usando i più avanzati modelli gestionali.
In questa direzione si muovono alcune iniziative di valore attuate dal Ministero per i Beni e le Attività culturali con riferimento al Sud d'Italia, come il progetto «Poli Museali di eccellenza del Mezzogiorno» che ha individuato 17 poli museali ed aree archeologiche dislocate in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, i quali, per valore intrinseco, notorietà e unicità del patrimonio culturale, possono svolgere un ruolo di grandi attrattori turistici e culturali.
Con l'obiettivo di rendere disponibili tutti gli strumenti per un'avanzata politica di gestione dei beni culturali, l'Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici ha affiancato il Ministero per i Beni e le Attività culturali nell'elaborazione di nuovi bandi tipo e delle «Linee guida» che dovranno assistere le stazioni appaltanti interessate - Direzioni regionali e Poli museali - nelle prossime gare di affidamento in concessione dei cosiddetti Servizi per il pubblico nelle sedi museali.
Tra le attività di valorizzazione dei beni culturali i Servizi per il pubblico - essenzialmente servizi di assistenza culturale e di ospitalità per il pubblico come marketing, accoglienza, visite guidate, bookshop, bar, ristorante ecc. - hanno carattere accessorio ma grande importanza economica. I ricavi complessivi annui derivanti dai Servizi aggiuntivi nei luoghi di cultura, nei circa 400 siti statali, rivestono un ruolo strategico, con oltre 40 milioni di euro incassati rispetto a un ammontare di incassi da biglietteria di circa 100 milioni di euro.
Lo sforzo congiunto dell'Autorità e del Ministero è stato finalizzato ad aprire al mercato e alla concorrenza l'attività di valorizzazione dei beni culturali, rendendo pienamente operativi anche in questa materia i principi nazionali e comunitari in materia di appalti pubblici: libertà di partecipazione, parità di trattamento, economicità e trasparenza della gestione. Lo scopo finale è rendere disponibile alle Pubbliche Amministrazioni quel contributo di innovazione e di tecnologia che i migliori operatori economici privati possono fornire, al fine di rendere efficiente la gestione dell'elevato potenziale del settore dei Servizi per il pubblico, per la parte non ancora adeguatamente sfruttata; per ogni visitatore di sito museale si registra in Europa una spesa media per servizi aggiuntivi di oltre 12 euro, mentre quella italiana si attesta sui 5 circa.
L'obiettivo di promuovere un ruolo di perno del Meridione negli scambi culturali e commerciali tra Europa e Oriente passa necessariamente per la realizzazione di un grande progetto di infrastrutture strategiche per i trasporti, materia su cui l'Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici esercita un costante monitoraggio. Agli inizi di questo decennio è stata emanata un'apposita disciplina normativa, la legge n. 443 del 2001 cosiddetta Legge Obiettivo, poi confluita nel Codice dei contratti, che ha semplificato l'iter di realizzazione delle infrastrutture strategiche, prevedendo una procedura semplificata di valutazione di impatto ambientale e una nuova modalità di esecuzione dell'opera pubblica mediante un Contraente Generale con il compito di realizzare i lavori con qualsiasi mezzo.
Vista l'importanza delle opere assoggettate alla Legge Obiettivo, l'Autorità ha avviato una costante attività di monitoraggio; nella relazione al Parlamento per l'anno 2009 sono stati presentati i dati raccolti dall'Osservatorio in relazione allo stato di attuazione dei singoli interventi e alle procedure di affidamento adottate, ossia prevalentemente strumenti di partenariato pubblico-privato: concessione, finanza di progetto e contraente generale. Un quadro riassuntivo più generale in merito allo stato di attuazione del Pis, il Programma Infrastrutture Strategiche, è stato elaborato con il quinto rapporto per l'VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera dei deputati, redatto in collaborazione con l'Autorità nel luglio scorso.
In particolare sono stati analizzati gli effetti del Pis sui singoli territori, evidenziando come il valore complessivo del programma, attualmente di 358 miliardi, sia ripartito per il 61 per cento per opere che interessano le regioni del Centro-Nord e per il 39 per cento per opere del Mezzogiorno. Tuttavia, se si considerano le sole opere oggetto di deliberazioni da parte del Cipe, si accentua la differenza di valore in quanto le regioni del Centro-Nord riguardano opere per un valore pari al 70 per cento del totale rispetto al 30 per cento del Mezzogiorno.
Se si analizza, invece, la distribuzione del programma tra le singole regioni, quella con il valore delle opere programmate più elevato è la Calabria, seguita da Lombardia e Sicilia; in essa si concentra gran parte degli investimenti previsti per l'autostrada Salerno-Reggio Calabria, per la strada statale jonica e per il raddoppio della linea ferroviaria dell'Alta Velocità che dovrebbe collegare il Sud con il resto del Paese, non ancora avviata. Occorre inoltre ricordare che i progetti per lo sviluppo del Mezzogiorno sono in gran parte finanziati dai Fondi strutturali europei, come il Fesr, Fondo europeo di sviluppo regionale, stanziati nell'ambito della programmazione per gli anni 2007-2013, dei quali una cospicua parte è assegnata a progetti gestiti direttamente dalle Regioni.
È evidente, quindi, il ruolo centrale attribuito all'ente regionale: in particolare Sicilia, Campania e Puglia raccolgono circa il 70 per cento delle risorse stanziate dai Fondi europei in quanto, insieme alla Calabria, sono tutelate dal progetto europeo per lo sviluppo delle regioni più arretrate, il cosiddetto Obiettivo Convergenza. Tuttavia, questo rilevante ammontare di risorse risulta in gran parte non ancora concretamente usato a causa dei notevoli ritardi nell'attuazione dei programmi di investimento. I motivi di questo ritardo cronicizzato derivano proprio dalla necessità di recuperare le inefficienze pregresse: in prossimità della chiusura dei programmi di finanziamento del precedente periodo di programmazione, gli enti locali si concentrano nell'attuazione di questi ultimi e ritardano ogni delibera di impiego dei fondi stanziati dal programma di finanziamento attuale.
Il rispetto dei tempi di programmazione e soprattutto di concreto impiego delle risorse è sempre stato un problema cruciale nell'uso di questi fondi: la percentuale di risorse effettivamente impegnate e spese risulta ancora molto ridotta in tutte le regioni meridionali, e denota uno stato di avanzamento effettivo dei lavori molto modesto, ciò che mette a rischio i livelli obbligatori di spesa da raggiungere per non perdere il finanziamento europeo. Tuttavia, secondo i dati del Ministero dello Sviluppo economico, nel primo semestre 2010 anche i programmi regionali dei Fondi strutturali hanno avuto una notevole accelerazione come nel caso della Basilicata, che si conferma la regione meridionale più virtuosa con il 100 per cento delle risorse già assegnate a progetti.
Infine occorre rivedere il criterio sul quale si sono basate per anni, in maniera un po' dogmatica, le politiche di sviluppo, in base al quale si riteneva che la competitività delle regioni meridionali fosse essenzialmente determinata dalla quantità di risorse stanziate dai fondi strutturali europei. Recenti analisi economiche svolte in merito al processo di riunificazione della Germania hanno dimostrato che il cospicuo ammontare di risorse stanziate dal Governo federale all'indomani della riunificazione ha ridotto il divario strutturale tra Est ed Ovest, ma non è stato il fattore determinante del successo delle politiche della riunificazione.
Il maggior volano di spinta economica di cui ha beneficiato la Germania dell'Est, e che si ritiene fondamentale per lo sviluppo del Sud d'Italia, è stata la celere attuazione di una cornice di leggi e regole certe che hanno tutelato il buon funzionamento della concorrenza e del mercato, di un sistema legale efficiente e di un potente incentivo allo sviluppo di un capitale umano di elevata qualità.

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