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MASSIMO MASSINI:
IL MONDO CONFORTEVOLE
E SICURO DELLA
EMIRATES AIRLINES

a cura di
GIOSETTA CIUFFA


Massimo Massini,
direttore generale dell’Emirates Airlines
per l’Italia e l’ex Jugoslavia


ota in Italia non solo in quanto compagnia aerea di bandiera degli Emirati Arabi Uniti ma anche per la sponsorizzazione della squadra di calcio del Milan, l’Emirates Airlines, con base a Dubai, è stata fondata nel 1985 dal Governo che ne è l’unico proprietario. Amministratore delegato della compagnia è Sua Altezza Sheikh Ahmed bin Saeed Al Maktoum, zio del presidente del Paese, che è costituito da una confederazione di Stati. Da 8 anni il direttore generale responsabile per l’Italia e per i Paesi dell’ex Jugoslavia è Massimo Massini, che ha cominciato la carriera in qualità di assistente di scalo per diventare poi direttore di scalo a Roma e a Milano, e infine direttore generale; inoltre è presidente dell’Ibar, Italian Board Airline Representatives, associazione delle società aeree nazionali e internazionali operanti in Italia.
Domanda. Di cosa si sta occupando, al momento, in questo ruolo?
Risposta. Un problema forse poco noto, ma spesso causa di ritardi è il rifornimento di carburante con i passeggeri a bordo. L’Italia è uno dei pochi Paesi nel mondo nel quale per far ciò c’è bisogno della presenza dei Vigili del Fuoco sotto l’aereo, ma è stato dimostrato che è sufficiente che essi si trovino nei paraggi. Così potrebbero rifornirsi più aerei contemporaneamente, anche perché negli aeroporti di Roma e di Milano è in servizio solo un automezzo dei pompieri, e solo qualche volta due. Ad esempio, se sono presenti un aereo addetto ad una rotta europea e un jumbo che dovrà volare invece per 10 o 12 ore e ha bisogno di 140 tonnellate di carburante, il primo deve aspettare. Questo significa che questo aereo subisce un ritardo, i passeggeri si irritano, il parcheggio non può essere utilizzato da un terzo aereo, che va parcheggiato altrove spostando i relativi passeggeri con gli autobus. Si determina insomma una serie di conseguenze evitabili solo applicando un decreto che sembra ormai pronto, ma che è fermo su qualche scrivania. Recentemente abbiamo incontrato il sottosegretario agli Interni per accelerarne il varo, tra l’altro perché dovrà esservi un periodo di prova: anche se le compagnie aeree hanno ampiamente dimostrato che la nuova procedura rispetta qualunque limite di sicurezza. Su questo tema, infatti, non intendiamo scendere a compromessi.
D. Il Gruppo Emirates controlla l’omonima compagnia aerea, ma anche l’Emirates Holidays, l’Emirates Hotels & Resorts, la SkyCargo, la Dnata che si occupa di handling e molte altre società. Quale di esse, però, è la più importante sotto l’aspetto del fatturato realizzato?
R. Tra tutte, l’Emirates Airline è quella che registra i maggiori profitti, ma sullo stesso piano sono anche la Sky Cargo e la Dnata. L’utile netto della compagnia aerea nell’anno fiscale 2009-2010 è stato pari a 964 milioni di dollari, l’utile consolidato del Gruppo ha raggiunto un miliardo e 100 milioni di dollari.
D. Quando sarà operativo il nuovo superjumbo Airbus 380 acquistato dalla compagnia?
R. Alla fine dello scorso mese di luglio c’è stata la presentazione della nuova maglia del Milan per indicare la sponsorizzazione, in precedenza esistente soltanto sulla carta. Per l’occasione abbiamo pensato di utilizzare l’A380; ma per non sprecare carburante, l’aereo ha comunque trasportato anche passeggeri. Avendo ordinato ulteriori 32 di questi aerei, oltre ai 58 ordinati due anni fa, abbiamo voluto far provare questo modello ai nostri passeggeri perché prevediamo che in tempi relativamente brevi opererà in maniera permanente sul mercato italiano. Speriamo nel marzo 2011, prima del prossimo orario estivo.
D. Su quali rotte sarà destinato a volare il nuovo A380?
R. Ancora non è certo se da Roma o da Milano per Dubai, da dove poi proseguirà sulle altre tratte in cui adesso presta servizio, come Thailandia, Australia, Corea; man mano che gli A380 entreranno nella flotta copriranno un numero maggiore di rotte. Il nostro presidente Tim Clark ha recentemente annunciato che i vertici della compagnia intendono raggiungere almeno 100 delle nostre destinazioni con questo aereo.
D. Quali progetti avete per lo sviluppo del mercato italiano?
R. L’Italia sta ricoprendo un ruolo sempre maggiore all’interno della nostra rete, è per noi il Paese più importante dell’Europa dopo l’Inghilterra e la Germania. Stiamo ottenendo i risultati che a Dubai si aspettano, inoltre il top management crede nel nostro progetto e quindi stiamo sviluppando l’attività in Italia anche perché occupa la seconda posizione per quanto riguarda l’introito prodotto generato nell’Europa continentale. In relazione al costante aumento della domanda abbiamo raddoppiato i voli prima da Milano e poi da Roma; inoltre ve n’è uno da Venezia. In tutto cinque al giorno, ma l’obiettivo è giungere a 9 voli quotidiani entro il 2013.
D. Avete anche promosso i «recruiting days», a Roma e Milano, per la ricerca del personale. Quali risultati avete ottenuto?
R. Avendo ordinato questo cospicuo stock di aerei, abbiamo organizzato i «recruiting days» per selezionare il personale idoneo da una parte a far volare gli aerei, dall’altra ad assistere i passeggeri. Finora abbiamo conseguito degli ottimi risultati e stiamo procedendo con i colloqui. Ogni volta che pubblichiamo un’inserzione in qualche giornale, riceviamo migliaia di richieste. Quello nell’Emirates risulta un posto di lavoro molto ambito.
D. Può compiere una rapida descrizione delle principali aziende che fanno parte del Gruppo?
R. Dnata è la società di handling, ossia dei servizi a terra; ha registrato un utile annuo di 167 milioni di dollari e negli ultimi anni ha cominciato ad espandere la propria attività anche al di fuori degli Emirati grazie agli eccellenti servizi che anche gli aerei di altre compagnie ricevevano quando giungevano a Dubai, tanto da richiederli essi stessi. Per esempio le aerolinee di Inghilterra e Filippine. L’Emirates Holidays svolge attività di tour operator; l’Arabian Adventures è invece una società di organizzazione e servizi a destinazione operante a Dubai oltreché per passeggeri singoli, per tour operators e per società di meeting incentive e congressi. Il loro compito è organizzare le visite in città, i safari nel deserto, gli incentive. Un esempio di come l’Emirates e le altre società del Gruppo operino d’intesa è fornito dalla Jaguar che qualche anno fa doveva presentare la XJ a Dubai; il programma era ambientato in un castello con le auto poste sulle torri. Il castello non esisteva, ma un mese dopo era stato costruito e sopra di esso è stato realizzato l’evento. Il castello è ancora lì. Un’altra società, la SkyCargo, svolge attività di trasporto con partenze una volta alla settimana dall’aeroporto di Malpensa trasportando un paio di auto tra Ferrari, Lamborghini e Maserati, oltre a cibi, abiti di stilisti e oro dai distretti produttivi del Nord Italia.
D. Come si trova nel particolare ambiente degli Emirati Arabi?
R. Mi trovo bene perché nell’Emirates si dà spazio all’iniziativa di ognuno e, quando un cliente chiede qualcosa, si è sempre portati ad esaudirlo. Molto spesso ci si riesce, e per chi lavora è molto stimolante evitare di rispondere sempre no, di cozzare contro un muro di cose impossibili. Essere a Dubai è gratificante perché si assiste da una parte alla lungimiranza del Governo, dall’altra alla volontà del Paese di stupire il mondo e di attrarre sempre più persone. Quindi si finisce con l’essere senz’altro facilitati da tanto interesse e da tanta attenzione.
D. Lei ha accennato all’interesse della Emirates nei riguardi dell’ambiente. Come si manifesta e in che cosa consiste?
R. Viene quotidianamente eseguita, per esempio, la raccolta differenziata di tutti i rifiuti a bordo dei nostri aerei, e stiamo cercando di eliminare sempre più l’uso della carta. A tal fine stiamo sviluppando un progetto finalizzato a mettere sugli schermi la rivista di bordo e il catalogo del duty free: ciò eviterà l’uso di carta fino a 6 tonnellate l’anno in ogni aereo. Credo e spero che questo progetto sia realizzato, anche se in maniera non completa, entro la fine dell’anno; ciò è consentito anche dalla versatilità e dagli enormi vantaggi offerti dal nostro sistema di intrattenimento a bordo denominato Ice, ovvero Information communication entertainment. Già nel 1986 i nostro aerei avevano lo schermo personale su tutti i sedili, anche nella Classe Economy, quindi siamo partiti prima rispetto agli altri. Quando citiamo l’Ice parliamo di 600 film, più di 50 videogiochi, 6 mila canzoni, informazioni sul volo, notizie e sport, il tutto aggiornato dalla BBC ogni 20 minuti; ovviamente telefono, email, sms.
D. Quali le vostre iniziative nel settore turistico e alberghiero?
R. Alcuni anni fa, volendo fare qualcosa di tangibile per il deserto che perdeva poco a poco territorio a favore della città, il nostro amministratore delegato Ahmed bin Saeed Al Maktoum aveva donato alla Emirates una parte di esso grande quanto il 5 per cento dell’intera area di Dubai - in proporzione come l’Irlanda del Nord rispetto al Regno Unito - diventata la Dubai Desert Conservation Reserve, a patto che si ripristinassero la flora e la fauna che lui ricordava esistere quando era giovane. Per fare questo bisognava reperire i fondi, per questo è nata Al Maha Resort & Spa, residenza incantata al centro del deserto, con 42 suites dotate ognuna di piscina privata, nelle quali si gode della massima privacy. Ora la struttura può accogliere anche piccoli congressi, meeting, incentive. Ovviamente è tutto ecocompatibile e l’area è stata popolata con flora e fauna. A questo punto, visto il particolare e ottimo rapporto che l’Emirates e Dubai hanno con il Governo australiano, quest’ultimo ha chiesto alla compagnia aerea di ripetere il progetto a Wolgan Valley, vicino alle Greater Blue Mountains, a 10 chilometri da Sidney. Il Wolgan Valley Resort & Spa è stato inaugurato lo scorso mese di ottobre. La stessa cosa è avvenuta per la realizzazione del Cap Ternay Resort & Spa alle Seychelles, anche questo progetto realizzato con materiali riciclati, autosufficiente dal punto di vista energetico grazie alla produzione di elettricità da fonti rinnovabili, quanto di più oggi esiste all’avanguardia nell’ecosostenibilità.
D. Avete programmi di espansione? In quale direzione?
R. L’aver ordinato altri 32 Airbus 380 e altri 30 Boeing 777 credo sia esemplificativo dei nostri piani di espansione e di quanto desideriamo che si realizzino. Siamo sempre attenti a ogni possibilità di aprire rotte che portino nuovo traffico o incrementino quello esistente, come abbiamo fatto in Italia dove abbiamo aumentato i voli su rotte che erano già attive. Per il numero e l’importanza delle rotte al primo posto è sempre l’Inghilterra, seguita alla rinfusa da Italia, Germania, Stati Uniti e Sudafrica: ovviamente non possiamo paragonare gli Stati Uniti a un Paese europeo.
D. Come avete fronteggiato le conseguenze dell’attuale crisi economica e finanziaria mondiale?
R. Con un’attenzione spasmodica al contenimento dei costi, tranne quelli che elevano la qualità dei servizi ai passeggeri: se prima della crisi, per fare un esempio, in aereo si serviva un piattino con cinque olive, anche durante la crisi sono rimaste comunque cinque olive. Ovviamente in questo periodo siamo stati molto attenti sulle assunzioni del personale; sono state eseguite quelle strettamente necessarie e che sicuramente avessero prodotto maggiori introiti alla società. L’aspetto gratificante dell’appartenenza all’Emirates consiste nel fatto che ognuno di noi lavora come se fosse la propria azienda. Individualmente abbiamo risparmiato perfino sulle telefonate, sull’uso delle penne, della cancelleria ed altro. Inoltre avere una flotta di aerei di ultima generazione favorisce il bilancio perché le prime due voci dei costi delle compagnie aeree consistono nella manutenzione e nel carburante; per cui più gli aerei sono nuovi, meno carburante consumano e di minore manutenzione hanno bisogno. Abbiamo una flotta mista di Airbus e Boeing, siamo la compagnia aerea che dispone del maggior numero di Boeing. Il fatto di avere aerei di tipologie e capacità diverse ci permette di usarli sempre nel modo migliore; riusciamo infatti a impiegare l’aereo idoneo al tipo di rotta e al periodo. Questo significa contenere i costi in misura rilevante.
D. Che ha prodotto l’abbandono di Malpensa da parte dell’Alitalia?
R. Per noi non ha comportato vantaggi né svantaggi. Non prestiamo attenzione a quanto fanno gli altri, abbiamo un nostro programma nel quale crediamo e che cerchiamo di attuare fedelmente migliorando sempre. Siamo nati con la competizione dentro casa, da sempre Dubai ha attuato la politica dell’«open sky». Quindi qualunque compagnia aerea può volare a Dubai come, quanto e quando crede. Nel 1985, quando l’Emirates era una piccola compagnia con soli tre aerei in leasing, e doveva combattere contro i mostri sacri dell’aviazione civile, capimmo che per sopravvivere e primeggiare in questo settore occorre piuttosto occuparsi di fornire eccellenti servizi e prodotti e di ottenere il gradimento dei passeggeri. Pertanto difficilmente ci dedichiamo a capire quello che fanno gli altri.

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