Margheritine, stelline, piccolini...
LA QUESTIONE DELLA PASTA PER BAMBINI
di MASSIMILIANO DONA
segretario generale
dell’unione nazionale
consumatori

Margheritine, stelline,
piccolini: sono questi
alcuni dei nomi usati
per un tipo di pasta
che si trova negli scaffali dei supermercati
e che viene venduta
in confezioni colorate,
le quali spesso riportano
i disegni di cartoni animati con claims del tipo «la
magia di essere piccoli».
Dai nomi sembra
una pasta per bambini,
ideale per lo svezzamento
e dalle forme giocose.
Ma non lo è...
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argheritine, stelline, piccolini: sono alcuni dei nomi usati per un tipo di pasta che si trova sugli scaffali dei supermercati di tutti i giorni. Commercializzata in confezioni colorate che spesso riportano i disegni di cartoni animati con claims del tipo «la magia di essere piccoli», sin dai nomi sembra una pasta per bambini, ideale per lo svezzamento e dalle forme giocose. Ma non lo è. È un prodotto tale e quale, tranne che per la forma, ad uno per adulti: stessa composizione, stessi ingredienti. Ed infatti si trova negli scaffali accanto alla pasta tradizionale e non nei comparti dedicati ai prodotti dietetici rivolti a categorie particolari.
Essendo una pasta come le altre, può contenere, nelle stesse quantità, delle muffe che si insidiano nell’ingrediente principale di cui la pasta è fatta: il grano. La contaminazione da micotossine (questo il nome di tali muffe) è abbastanza nota, tanto da spingere il legislatore ad affrontare il problema predisponendo una serie di monitoraggi e controlli sulla loro pericolosa presenza nel prodotto finito. Per la normativa in questione la quantità di queste micotossine è ammessa soltanto in piccolissime dosi, e i livelli di sicurezza tollerati si distinguono in due categorie: un livello per adulti e uno, nettamente inferiore, per i bambini.
La delicata questione nata con riguardo alla pasta per bambini si riferisce proprio ad alcuni controlli compiuti su campioni di prodotto risultati rispettosi del limite imposto dalla legge, ma di quello «per adulti». La domanda che ci si pone quindi è questa: perché nei campioni di pasta per bambini analizzati le industrie alimentari osservano i limiti più alti indicati per gli adulti? Semplice: perché la pasta in questione non è una pasta per bambini. Si tratta di una normale pasta solo con un formato particolare che però è pubblicizzata con toni che inducono a pensare che si tratti di prodotti studiati per l’infanzia. Ma non è così.
Le aziende alimentari si difendono precisando che i loro non sono prodotti dietetici dedicati alla prima infanzia. Solo questi ultimi infatti debbono contenere il limite prescritto dalla legge per i bambini, perché sono «destinati ad un’alimentazione particolare» e quindi sottoposti a leggi particolari. Le industrie spiegano che il marchio di fantasia giustifica il formato del prodotto e non la composizione merceologica. In sostanza la normativa più stringente è applicata solo per le linee dietetiche dedicate alla prima infanzia. Si tratta infatti di una categoria di prodotti «destinati a un’alimentazione particolare», comunemente e genericamente definiti «dietetici», che comprende una gamma piuttosto ampia di prodotti selezionati in base alle loro finalità o alla loro composizione. Si differenziano dai prodotti alimentari di consumo corrente per la specifica destinazione cui sono orientati, pur essendo rivolti sia a individui con problemi di assorbimento o di metabolismo o in condizioni fisiologiche particolari, sia a soggetti in buona salute (lattanti, bambini, sportivi): l’obiettivo è consentire o facilitare il soddisfacimento del fabbisogno nutrizionale.
In quanto componenti di una dieta alimentare diversificata, tali prodotti devono rispondere ai seguenti requisiti: distinguersi nettamente dagli alimenti di consumo corrente; essere adatti all’obiettivo nutrizionale indicato; essere commercializzati indicando la loro conformità a tale obiettivo. Tutto ciò non può non apparire rilevante ai fini dell’etichettatura che li accompagnerà nella circolazione. Delicata è, infatti, la problematica concernente l’etichettatura e la comunicazione pubblicitaria dei prodotti dietetici: è qui che si annida il nocciolo della questione sulla pasta per bambini, di consumo corrente ma venduta con marchi di fantasia che richiamano i giochi dei piccoli. Nulla di illegale, è più piccola o in confezioni colorate per renderla più appetibile.
Ciò ingenera pericolo di confusione: il consumatore potrebbe credere che siano prodotti per l’infanzia. Occorre renderlo consapevole che, se somministra questi tipi di pasta a un bambino, gli dà un cibo per adulti; legale, ma per adulti.
Un consumatore informato dovrebbe sapere che i prodotti per bambini si trovano in un reparto a parte e recano etichette in cui è scritto che sono per la prima infanzia. Ma un consumatore mediamente attento potrebbe anche non sapere che la pasta da lui consumata può nascondere la presenza di muffe tossiche, e che il limite ammesso, anzi tollerato, è diverso per adulti o per bambini. Occorrerebbe dunque informare correttamente il consumatore, dandogli la possibilità di scegliere: comprare una pasta «normale» (anche se in una forma più giocosa) o acquistare le linee dietetiche specificatamente dedicate all’infanzia, più costose certo, ma che rispettano i limiti più rigorosi imposti dalla legge. Questi, e solo questi, sono infatti i prodotti creati specificamente per i bambini.
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