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Speciale Lazio

ROMA CAPITALE.
LA CITTÀ METROPOLITANA
COMPIE 18 ANNI
(MA NON È MAI NATA)


Dobbiamo riconoscere agli attuali amministratori di Roma
la concretezza e la sincerità verso
gli elettori romani, provinciali
e italiani: Roma è la capitale
d’Italia e come tale va
trattata, anche senza città
metropolitana. Se si ricomincia
a parlare di questa, non si otterrà
né la Roma Metropolitana
né la Roma Capitale


l 1990 fu un anno importantissimo, soprattutto perché fu un anno spartitraffico. Quello in cui finì la cosiddetta Prima Repubblica e cominciò a vagire la Seconda. La classe politica ormai stava sul chi vive: nell’anno precedente, il 1989, era avvenuto un cataclisma politico mondiale che nessuno avrebbe immaginato, la caduta del Muro di Berlino, lo sfaldamento del sistema comunista sovietico. Nel sistema politico italiano cominciarono a mancare alcune certezze fondamentali che avevano resistito per quasi mezzo secolo: non c’era più necessità di stare uniti per difendere il Paese dal comunismo, non valeva più la cosiddetta «ragion di Stato»; non bisognava più, come aveva sostenuto fino ad allora Indro Montanelli, «turarsi il naso e votare Dc». Tutto era possibile, i rischi per la classe politica erano diventati enormi, le Procure della Repubblica erano in fermento, Antonio Di Pietro stava arrotando i Codici, penali ovviamente.
Diventate timorose e preoccupate le arroganti Segreterie dei partiti si diedero a ideare i possibili parafulmini per il temporale che si avvicinava minaccioso. E il Parlamento si mise freneticamente a fabbricarli. Nacquero così a raffica due leggi, la 142 e la 241 destinate possibilmente a bloccare la tempesta o comunque ad attenuare - proprio nel senso di attenuanti -, la tempesta giudiziaria. Soprattutto la prima, con la quale i politici cercarono di addossare ai dirigenti della Pubblica Amministrazione, centrale e locale, la responsabilità degli atti; con la 241 cercarono, invece, di rabbonire l’opinione pubblica esasperata dai cattivi esempi di corruzione politica promettendole una fantomatica trasparenza. Ma per camuffare l’operazione parafulmini si dette alla 142 il significato di una riforma istituzionale, destinata a beneficare le masse cittadine, a cominciare da quelle, pericolose, delle grandi città.
Per nove di queste, le maggiori, si pensò di coinvolgere la popolazione in un processo di rinnovamento prospettando l’istituzione delle città metropolitane: vi si sarebbe dovuto creare un Super-Comune che avrebbe inglobato decine o centinaia di Comuni dell’hinterland, razionalizzando la gestione di molteplici settori ormai sviluppatisi enormemente in mezzo secolo: l’urbanistica, i trasporti pubblici, la viabilità, la sanità, l’istruzione ecc. Approvata la legge, cominciarono subito a discuterne pochi ingenui per applicarla, molti scaltri per affossarla. E questi ultimi vi riuscirono benissimo; del resto non era difficile, e non è arduo capirlo se si conosce bene - non come lo presenta la televisione -, il funzionamento del meccanismo politico.
La realizzazione della città metropolitana avrebbe potuto arrecare grandi benefici alla collettività consistenti soprattutto nella riduzione del numero degli amministratori locali, nella razionalizzazione delle spese, nel taglio di molte iniziative effimere, frivole e inutili, in un risparmio per le finanze pubbliche, in una minore tassazione a carico di imprese e famiglie. Un sogno. Ma molti amministratori locali erano (e sono) anche nazionali, mentre quelli che non erano (e sono) anche nazionali speravano (e sperano) di diventarlo; nessuno di essi desiderava (e desidera) certo il suicidio politico-amministrativo. Guardiamo le Province: si parla tanto di abolirle o di accorparle, ma il risultato è che politici e amministratori locali riescono sempre ad inventarne e crearne qualcun’altra.
Di colpo però oggi si riparla di area metropolitana. Perché? Non certo per realizzarla. Ma vanno riconosciute agli attuali amministratori del Comune di Roma la concretezza e la sincerità verso gli elettori romani, provinciali e italiani: Roma è la capitale d’Italia e come tale va trattata. Anche senza città metropolitana. Se si ricomincia a parlare di questa, non si otterrà né la Roma Metropolitana né la Roma Capitale.

(Victor Ciuffa)

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