Speciale Lazio
IL PROGETTO DI ROMA
CAPITALE IN UN LAZIO
A STATUTO SPECIALE
del sen. Mauro Cutrufo,
vicesindaco di Roma

Roma conta 2 milioni 820 mila cittadini,
e in verità raduna
sul proprio territorio
una vastissima rappresentanza
di individui,
cominciando
dagli stranieri
che sono circa 400 mila,
più dell’intera popolazione
di Bologna.
Circa 700 mila sono
i rappresentanti
di tutte le regioni d’Italia,
165 mila circa quelli
delle altre province
del Lazio, infine circa un milione 650 mila
i cittadini nati a Roma
da almeno
una generazione.
Ma se andiamo indietro
nel tempo, appena tre generazioni fa
i cittadini romani
erano soltanto 700 mila
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u Roma si sono dette e si dicono molte cose, ma in fondo è una città sconosciuta ai più, compresi coloro che hanno la fortuna di abitarla. Pochi in Parlamento, e forse nella città, sanno che Roma, con 1.290 chilometri quadrati di superficie, è la più grande Capitale d’Europa, seconda solo alla «Great London» che ne misura 1.579: vale la pena ricordare che se 14 anni fa Roma non avesse perduto Fiumicino, che costituiva il suo quattordicesimo Municipio, avrebbe la stessa estensione. Berlino, considerata dopo la riunificazione, che è un land ossia una regione ed ha, appunto, poteri legislativi, si estende per soli 892 chilometri quadrati; Madrid ne ha 606 e Parigi 105. Il territorio della Capitale potrebbe contenere nel proprio interno 9 tra i più grandi capoluoghi italiani: Milano, Genova, Torino, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Palermo, Cagliari.
Con riferimento all’Agro romano, ben noto alle cronache per motivi di carattere urbanistico - si tratta di quella parte di territorio urbano non compromesso da costruzioni e impianti, destinato ai parchi e alle ville preesistenti all’urbanizzazione intensiva - esso è pari a due terzi dell’estensione della capitale tedesca, cioè 517 chilometri quadrati, quasi quanto Madrid. Di questi 517 chilometri quadrati, 2.370 sono tutti i giorni coltivati e irrigati in quanto terreni destinati all’agricoltura. Si può dire che Roma è il comune agricolo più grande d’Europa, e se non lo è a livello mondiale è perché non può competere con i territori sterminati dell’Argentina o dell’Australia.
Roma è anche considerata in Europa la città marina dalla costa più estesa. Questa vocazione naturale, agricola e marina si aggiunge all’eccezionale presenza del 30 per cento dei beni culturali dell’intero globo. Se volessimo riassumere con semplicità, dovremmo prendere atto che siamo i discendenti, probabilmente senza meriti particolari, della Repubblica e dell’Impero romano, ossia di un popolo che più di 2000 anni fa e per quasi 500 anni ha governato tutto il mondo allora conosciuto, l’ha fatto crescere e da molti punti di vista l’ha civilizzato. Ma chi sono i romani oggi?
Da una descrizione precisa si evince che Roma conta 2 milioni 820 mila cittadini, e in verità raduna nel proprio territorio una vastissima rappresentanza di individui, cominciando dagli stranieri che sono circa 400 mila, più dell’intera popolazione di Bologna. Circa 700 mila sono i rappresentanti di tutte le regioni d’Italia, 165 mila circa quelli delle altre province del Lazio, e infine circa un milione 650 mila cittadini nati a Roma da almeno una generazione. Ma se andiamo indietro nel tempo, appena tre generazioni fa i cittadini romani erano soltanto 700 mila.
Questa descrizione analitica dei residenti a Roma serve ad individuare il necessario valore cosmopolita delle grandi Capitali nel mondo. La stessa particolare composizione anagrafica di Roma è anche propria di Londra, Parigi, Berlino e, benché non sia capitale, New York; non di Milano o Catanzaro. Il Parlamento italiano non ha mai approfondito tutto ciò e la sua netta inclinazione provinciale e provincialista ha impedito l’emanazione di leggi che riconoscano a una delle più grandi Capitali del mondo, sicuramente la più nota, una situazione e quindi una normativa che - straordinaria se riguardasse i restanti Comuni d’Italia - in realtà sarebbe ordinaria per una grande Capitale: in una sola parola, un governo adeguato.
Oggi la lotta politica che alcune forze politiche vogliono innescare per allontanare la tanto sperata riforma per Roma, cioè l’applicazione con una legge ordinaria del comma 3 dell’articolo 114 della Costituzione, spinge la stessa a sostenere l’inattuabile progetto di ampliare i confini della Capitale ad altri 120 Comuni, annullando di fatto la continuità territoriale dell’intera Regione Lazio che risulterebbe divisa dall’Abruzzo, e creando ope legis una nuova Capitale e una governance con rappresentanti di territori distanti dalla cultura, dalla storia e dalle vere esigenze dei cittadini romani. Non solo. L’ordinamento di Roma Capitale è diretto a garantire il migliore assetto delle funzioni che Roma è chiamata a svolgere quale sede degli organi costituzionali nonché delle rappresentanze diplomatiche degli Stati esteri, ivi presenti presso la Repubblica italiana, presso lo Stato della Città del Vaticano e presso le istituzioni internazionali.
Al comma 3 dell’art. 114 è chiaramente detto che Roma è la Capitale d’Italia. Se giustamente si parla dell’esigenza ormai chiara ed evidente sul piano intertrasportistico, urbanistico, infrastrutturale e intercommerciale - pensiamo al fenomeno del pendolarismo -, si può ragionare sull’interconnessione dei servizi di un’area ancora più vasta.
Quest’area vasta, come abbiamo dimostrato con i numeri e con i fatti, non è la Provincia di Roma, ma l’intera Regione Lazio. La nostra proposta definitiva riguarda Roma Capitale nei propri confini, com’è ovvio e come detta la Costituzione con norma modificabile solo con un’altra legge di livello costituzionale. Quindi la Provincia di Roma si chiamerà Provincia del Lazio centrale, e la Regione Lazio, composta dalle 5 Province e dalla Capitale, per quest’ultimo motivo sarà Regione a Statuto speciale come la Sicilia, la Sardegna, il Trentino e la Valle d’Aosta.
La riforma di Roma capitale nel disegno di legge
L’articolo 114 della Costituzione, nel suo terzo comma, statuisce che Roma è la capitale della Repubblica e ne delega l’ordinamento alla legge dello Stato. Nella seduta del 3 ottobre 2008 il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega sul federalismo fiscale che prevede un articolo (il 13esimo) sulla riforma di Roma Capitale. Oltre a quelle che ha già attualmente, tale articolo attribuisce al Comune di Roma le seguenti ulteruiri funzioni amministrative:
- tutela e valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali, fluviali;
- difesa dell’inquinamento; valutazione dell’impatto ambientale in collaborazione con il Ministero competente;
- sviluppo economico e sociale di Roma Capitale con particolare riferimento al settore produttivo e turistico;
- sviluppo urbano e pianificazione territoriale;
- edilizia pubblica e privata;
- organizzazione e funzionamento dei servizi urbani e di collegamento con i comuni limitrofi, con particolare riferimento al trasporto pubblico ed alla mobilità;
- protezione civile, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei ministri e la Regione Lazio.
Oltre a queste, ulteriori funzioni possono essere delegate al Comune di Roma dallo Stato e dalla Regione Lazio ai sensi dell’art. 118, secondo comma, della Costituzione.
MUNICIPI COME
CAPOLUOGHI
La superficie del territorio di Roma è pari a quella complessiva di 9 capoluoghi (cartina a lato). La popolazione dei Municipi romani è paragonabile a quella di alcuni tra i maggiori capoluoghi: il primo Municipio ha 122.106 residenti, come Pescara e Siracusa; il quarto 202.791, come Taranto e Trieste; il decimo 180.989, come Parma, Modena e Reggio Calabria; il quindicesimo 153.710, come Ravenna, Foggia, Cagliari; il diciassettesimo 74.356, come Asti, Caserta, Grosseto. |