Speciale Lazio
FRANCESCO CROVATTO:
INTERPORTO ROMANO,
CITTADELLA
DEI SERVIZI
Francesco Crovatto,
direttore generale e consigliere
dell’Interporto Romano

Situato accanto
all’aeroporto
di Fiumicino
e alle autostrade
Roma-Fiumicino
e Roma-Civitavecchia,
grazie a tale favorevole
posizione è destinato
a diventare un centro
intermodale, collegato
sia via gomma sia per
ferrovia con il porto
di Civitavecchia;
il progetto prevede
i comparti Logistica,
Artigianale, Servizi e
un terminal ferroviario
|
|
na cittadina o una cittadella, o comunque un paesone, giornalmente frequentato da alcune migliaia di persone dedicate, anche quelle che vi trascorreranno tutto il tempo sedute negli uffici, al movimento o, più precisamente, alla movimentazione, come è chiamato l’invio a destinazione delle merci e degli automezzi che le trasportano. Questo sarà la struttura attualmente in costruzione a Roma, ad opera della Interporto Romano spa, su ben 750 mila metri quadrati, ovvero 75 ettari, di cui 320 mila costruiti, solcati, all’interno, da 11 chilometri di strade e circondato, all’esterno, da una fitta rete formata da autostrade, strade statali, provinciali, comunali. Una città, per di più, nella quale, grazie alla sua felice ubicazione, non si muoveranno soltanto autoarticolati, bilici, tir, autocarri, furgoni e automobili, ma treni per la presenza di linee ferroviarie, aerei per l’adiacenza all’aeroporto internazionale di Fiumicino, e navi per il collegamento autostradale con il porto di Civitavecchia, da essa raggiungibile attraverso una sessantina di chilometri di autostrada e una mezz’ora di viaggio.
15 mila metri quadrati saranno destinati a uffici popolati da almeno 500 persone; a migliaia di unità ammonterà il personale che movimenterà le merci nei magazzini, ai quali si aggiungeranno gli autisti. Vi saranno due guardianie e si potrà circolare soltanto nelle aree di rispettiva competenza. L’interporto sarà un complesso completo di tutto e autonomo. Un parcheggio all’esterno potrà ospitare 86 mezzi pesanti. L’area sarà chiusa da 4 chilometri di recinzione alta 2 metri e mezzo, illuminata da 500 sorgenti luminose, alimentata da 18 cabine di trasformazione per media e bassa tensione, lavata e dissetata da una centrale di distribuzione di acqua potabile e da 2 impianti di trattamento e immissione di acque meteoriche in canali di bonifica, purificata da 10 ettari di verde. Illustra l’esecuzione di questa grande infrastruttura il consigliere di amministrazione della società e direttore generale ing. Francesco Crovatto.
Domanda. Quali caratteristiche particolari presenta il nuovo interporto che è in fase di costruzione in prossimità di Roma?
Risposta. È costituito da un centro di raccolta-merci, nel quale saranno concentrati gli automezzi pesanti per evitare che entrino in città. Già questo costituirà un grande risultato. Situato accanto all’aeroporto di Fiumicino e alle autostrade Roma-Fiumicino e Roma-Civitavecchia, grazie a tale favorevole posizione è destinato a diventare un centro intermodale, collegato con il porto di Civitavecchia sia via gomma sia per ferrovia. A tal fine con il Cirf spa, ovvero il Consorzio Interporto Roma Fiumicino di cui Interporto Romano è un’emanazione deputata alla realizzazione della cosiddetta Piattaforma Logistica, abbiamo predisposto il progetto non solo come Interporto, ma come centro intermodale che comprende 10 capannoni per complessivi 320 mila metri quadrati, che insieme alle opere di urbanizzazione costituiscono la Piattaforma Logistica, il Comparto Artigiani costituito da un capannone da 22.500 metri quadrati, il Comparto Servizi e il Terminal ferroviario. Grazie alla posizione strategica alle porte di Roma e fra l’aeroporto e le due autostrade, attraverso l’autostrada di Fiumicino si può raggiungere rapidamente Roma e compiervi la distribuzione non più con mezzi pesanti ma al massimo con furgoni. L’eliminazione del traffico all’interno del Grande Raccordo Anulare e la sua polarizzazione nell’interporto, richiamando centinaia di mezzi pesanti al giorno, comporteranno notevoli vantaggi. Non si tratta di evitare che qualche mezzo pesante vada a Roma, ma che non ve ne vadano centinaia.
D. Quale sarà il livello di operatività?
R. La struttura sarà aperta 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno; ma il livello di operatività dipenderà dal complesso degli utilizzatori. Una volta costruiti, la società Interporto Romano venderà o affitterà tutti i capannoni, mantenendo la gestione del comprensorio.
D. In pratica il sabato e la domenica, non potendo gli autocarri viaggiare, l’interporto sarà inattivo?
R. Sarà comunque accessibile, e ritengo che registrerà anche arrivi di automezzi; comunque questo dipenderà non da noi ma dai singoli operatori. Non riesco a prevedere quanti automezzi giungeranno o meno nei week-end. Noi comunque ne consentiremo l’accesso, tanto più che il servizio di guardiania sarà sempre attivo, tutti i giorni dell’anno.
D. A che punto sono i lavori?
R. Abbastanza avanti. Lo scorso gennaio abbiamo completato il primo capannone; nel corso dell’anno ne abbiamo costruiti altri due, da consegnare agli utilizzatori entro il mese corrente. Il primo da solo occupa una superficie di 62.565 metri quadrati ed è già operativo; il secondo misura 51.496 metri quadrati, il terzo 20.999. Nel frattempo, oltre ad aver realizzato questi capannoni, ne abbiamo avviato la costruzione di altri 4, rispettivamente di 45.916 metri quadrati, di 14.285, di 17.345 e il quarto di 9.388.
D. Qual è il programma e quando prevedete di concluderlo?
R. Siamo soddisfatti in quanto il programma viene regolarmente attuato. Pensavamo di completare il primo capannone entro la fine del 2007 e in effetti l’abbiamo consegnato tra gennaio e marzo del 2008. Dovevamo realizzarne altri 2 entro quest’anno e sono anche essi in consegna. Dovremo ultimarne altri 4 entro il 2009, ne abbiamo cominciato i lavori e sicuramente li consegneremo nel termine previsto. Per la primavera del 2009 è fissato l’inizio degli ultimi 3 capannoni, per i quali sin dal 10 giugno scorso abbiamo chiesto i relativi permessi, che sono in fase di rilascio; quindi siamo in discreto anticipo rispetto ai tempi stabiliti, per cui non sussiste alcun impedimento ad avviare effettivamente i lavori in primavera e consegnare i capannoni entro il 2010.
D. Avete superato le difficoltà dovute alla presenza di reperti archeologici?
R. Operando a stretto contatto con la Soprintendenza ai Beni archeologici di Ostia, abbiamo completato l’iter autorizzativo e ottenuto lo svincolo archeologico di tutta l’area. È stata una procedura complessa, ma abbiamo risolto i problemi in maniera semplice, concordando con la Soprintendenza il piano degli scavi. Abbiamo eseguito quelle che in gergo sono chiamate trincee. Una decina di archeologi, che ci assistono a tempo pieno, hanno elaborato via via la documentazione per la Soprintendenza. Dopo averla esaminata, quest’ultima decide se è necessario compiere, nelle aree scavate, approfondimenti che in gergo si chiamano allargamenti, e che, quando sono stati prescritti, abbiamo compiuto sempre assistiti dagli archeologi. Infine, se non ritiene opportuni ulteriori accertamenti, la Soprintendenza rilascia lo svincolo archeologico. Solo al termine di questo iter possiamo chiedere al Comune di Fiumicino il permesso di costruire.
D. Vi sono altri vincoli nella zona interessata?
R. Ve ne sono molti altri, tanto che occorre tutta una serie di pareri positivi di vari organi, come, per citarne alcuni, la Riserva Statale Naturale del Litorale Romano, l’Assessorato all’Ambiente della Regione Lazio, il Consorzio di Bonifica del Tevere e dell’Agro Romano, l’Assessorato all’Urbanistica della Regione Lazio, la competente Azienda Sanitaria Locale. Una volta ottenuti tutti questi nulla-osta, unitamente allo svincolo archeologico, si può sottoporre al Comune di Fiumicino la richiesta dei permessi di costruire e finora li abbiamo ottenuti per 7 capannoni sui 10 previsti; e, come detto prima, siamo in attesa dell’imminente rilascio degli ultimi.
D. Avete trovato dei reperti archeologici di qualche rilievo?
R. Abbiamo rinvenuto la cosiddetta diga delle anfore, lungo la quale la Soprintendenza ha imposto una fascia di rispetto di 50 metri, per cui l’interporto è tagliato diagonalmente da questa grande fascia verde che potrà diventare una specie di parco, con alberi, panchine, passeggiate. La diga delle anfore serviva nell’antichità per separare dalla terra ferma l’acqua di mare, o comunque salmastra, che veniva raccolta in canali e inviata alle saline; era una struttura formata da anfore capovolte e infisse nel terreno. La sua apertura a visitatori esterni sarà però problematica perché, essendo gli interporti nel mirino di possibili malintenzionati a causa della grande quantità di merci in deposito e in transito, i controlli dovranno essere molto severi. L’ingresso al pubblico andrà quindi studiato a fondo, mentre potranno sicuramente usufruire della fascia verde operatori e lavoratori dell’Interporto. Rimane il fatto che l’interporto, nonostante consista in un ambiente prettamente industriale, disporrà di molto verde.
D. Quale posto occuperà fra gli interporti italiani?
R. Non mi sento di dire che sarà il più importante, perché ognuno pensa che tale sia il proprio; l’importanza può però individuarsi sulla base dell’attività commerciale registrata. Dei 320.554 metri quadrati di capannoni di cui l’Interporto è costituito, abbiamo già venduto o abbiamo stipulato contratti preliminari di compravendita, o abbiamo ricevuto lettere di intenti per 190 mila metri quadrati, il che è una grande dimostrazione d’interesse da parte del mercato, anche considerando che non siamo neanche a metà della realizzazione. Quindi abbiamo raggiunto un ottimo risultato, superiore perfino alle aspettative, la qual cosa, ribadisco, rileva come questa struttura sia considerata più che positivamente dagli operatori del settore.
D. Che cosa la pone in posizione privilegiata rispetto a realizzazioni simili?
R. Un fattore rilevante è costituito dal possibile collegamento ferroviario con l’aeroporto di Fiumicino. Qualora la Regione Lazio confermi la pubblica utilità del terminal ferroviario a servizio dell’interporto, da questo potremmo installare, come prevede il progetto finale, un binario fino alla Cargocity dell’aeroporto; si potrebbero in tal modo collegare porto di Civitavecchia, interporto, Ferrovia, aeroporto, creando una sinergia completa. Insieme al Comune di Fiumicino abbiamo studiato il terminal ferroviario proprio allo scopo di creare uno scalo che eviti lo stazionamento delle merci nella stazione di Maccarese; dall’interporto un binario potrebbe raggiungere il settore Cargo dall’aeroporto di Fiumicino per il carico e scarico di carri mobili o di containers. Verrebbe ridotto al massimo, e cioè a solo qualche decina di metri, il trasporto su gomma tra il terminal ferroviario e l’area dell’interporto riservata alle merci destinate agli utilizzatori di questa struttura. Devo tuttavia precisare che al momento non stiamo attribuendo a questo argomento priorità assoulta, perché il nostro impegno attualmente è concentrato soprattutto sulla fase più importante del centro intermodale, quella relativa alla realizzazione della Piattaforma Logistica.
D. Quando pensate di potervi dedicare a tale progetto?
R. Dopo aver portato la Piattaforma Logistica a un’attività di routine, affronteremo più nel dettaglio i progetti relativi ai comparti di contorno riguardanti le attività artigianali, i servizi, il terminal ferroviario. Per il comparto artigianale abbiamo già ottenuto il nulla-osta archeologico, per quello dei servizi il rilascio è previsto entro il prossimo gennaio, per il terminal ferroviario abbiamo già compiuto alcuni sondaggi e una parte dell’area è già svincolata.
D. C’è collaborazione tra Regione, Comuni, Ferrovie dello Stato?
R. Per il Terminal ferroviario abbiamo collaborato con il Comune di Fiumicino, oltre che con l’Assessorato ai Trasporti della Regione Lazio; è stato redatto un progetto e sono state presentate alcune osservazioni che siamo in attesa di approfondire. Per quanto concerne la Piattaforma Logistica, a fine ottobre è stato definito un accordo con la Regione Lazio, con i Comuni di Roma e Fiumicino, con l’Anas e la società Autostrade. Con esso il Consorzio Interporto Roma Fiumicino si è impegnato a realizzare a proprie spese la rampa di reingresso sull’autostrada Roma-Civitavecchia in direzione di Roma. Il progetto per lo svincolo completo, da e per Roma e da e per Civitavecchia, è stato approvato nel 2006 dal Cipe, il quale ha anche assegnato alla Regione Lazio la relativa realizzazione. Ma i tempi di esecuzione dell’appalto pubblico per lo svincolo completo possono non essere in linea con le esigenze operative dell’interporto, e pertanto abbiamo chiesto ed ottenuto l’autorizzazione ad anticipare la rampa in questione.
D. Se l’interporto risultasse insufficiente, potreste ampliarlo?
R. A sud esistono terreni in parte già acquisiti e in parte in fase di acquisizione da parte Consorzio; nell’eventualità remota che non si dovesse realizzare il Terminal ferroviario, potrebbe convenire un’espansione a nord. Essendo però fisicamente separate dall’interporto, seppur attigue, entrambe queste aree, più che un ampliamento, costituirebbero dei satelliti destinati presumibilmente a corrieri espressi, spedizionieri e artigiani. Nell’interporto infatti, dei 320 mila metri quadrati complessivi, 290 mila sono riservati alla logistica pura e solo 30 mila a spedizionieri-corrieri espressi, per cui in caso di nuove realizzazioni ci si dovrebbe appunto indirizzare a questi ultimi.
D. Quanti posti di lavoro ha creato finora e creerà in futuro l’interporto?
R. Oltre al personale che opererà nell’ambito del comparto Logistica, almeno 2 mila unità, il progetto nel suo complesso attirerà sicuramente, nell’ambito del cosiddetto Comparto Artigiani, operatori del settore, e in tal senso già oggi disponiamo di numerose lettere di interessamento; il Comparto Artigiani sarà comunque «limitato» a una struttura da circa 22.500 metri quadrati. Obiettivamente di maggior rilievo, da un punto di vista occupazionale, saranno il Centro Direzionale e il Centro Servizi propriamente detto. Il primo sarà sostituito da un complesso ad uso uffici, di 25 mila metri quadrati, situato all’interno del perimetro dell’interporto, che potrà ospitare all’incirca un migliaio di persone, mentre il secondo, ad oggi ancora in fase impostativa, consisterà in circa 50 mila metri quadrati e comprenderà sicuramente un albergo, un centro distribuzione carburanti, un ristorante, un supermercato contornato da servizi di prima utilità come bancomat, lavanderia, edicola, rivenditoria tabacchi, calzoleria, ecc., e coinvolgerà varie centinaia di persone.
|