back

GIANNI ALEMANNO:
QUESTA È LA ROMA
CHE DAREMO
AL MONDO

Gianni Alemanno,
sindaco di Roma
dalla fine dello scorso aprile


«Da normale
Comune Roma diverrà
un ente territoriale
speciale, dotato
di autonomia statutaria,
amministrativa
e finanziaria, e di nuove
competenze; potrà
finalmente operare
alla pari con le altre
capitali europee;
dovrà diventare
una moderna metropoli,
munita di poteri
speciali per far fronte
ai problemi di circa
tre milioni di abitanti»


opo i primi scontri e le prime vittorie riportate affrontando i più urgenti problemi della capitale, accumulatisi in tanti anni e lasciati irrisolti dalla precedente Amministrazione comunale di centrosinistra sia per i propri principi etico-sociali sia per l’attenzione riservata più agli interessi della ricca, salottiera e affaristica borghesia romana che ai bisogni della piccola e media classe impiegatizia e artigiana che costituisce la massa della popolazione, la nuova Amministrazione comunale di centrodestra guidata dal sindaco Gianni Alemanno si trova ora ad affrontare questioni di rilevanza maggiore, di carattere strutturale.
Ridotta, almeno temporaneamente, l’occupazione «militare» di spazi pubblici compiuta a tappeto da venditori abusivi, clandestini, falsi mendicanti, scippatori, guardiamacchine e lavavetri molesti, il vertice capitolino deve mettere mano a situazioni non meno gravi, fastidiose e penalizzanti per i cittadini: traffico cittadino, trasporti pubblici, degrado urbano, penuria di alloggi per le categorie meno agiate, deficit di bilancio ecc. Un groviglio di difficoltà aggravate dalla crisi economica generale destinata ad aumentare sacrifici, insofferenza, malcontento. Il centrodestra ha riportato una facile vittoria su uno schieramento politico che deteneva da 14 anni il potere, assorbito ormai da una politica di feste, spettacoli, divertimenti ed evasione dalla drammatica realtà cittadina. Dovrà ora tener fede agli impegni. In questa intervista il sindaco di Roma delinea quale dovrà essere la Roma del centrodestra.

Domanda. Che cosa è Roma per lei e come vorrebbe che fosse?
Risposta. Per me non è solo la capitale d’Italia, ma più in generale capitale della cultura, della storia, dell’archeologia, del cattolicesimo: è un grande centro spirituale universale, per cui è necessario avere un concetto diverso della sua Amministrazione. È sede di due capitali: del Vaticano e della Repubblica italiana. Ed anche del Polo Agroalimentare Mondiale, della Fao, dell’Ipam e del Pam, agenzie delle Nazioni Unite. La sua gestione è complessa. Servono poteri speciali, perché la proiezione internazionale è la sua salvezza. Paradossalmente, come capitale esclusivamente nazionale è sovradimensionata. Non bisogna rinunciare al suo ruolo di capitale della Repubblica, né al suo ruolo universale. Per tutte queste ragioni il Comune di Roma deve essere messo in condizione di soddisfare le istanze di cittadini e turisti. L’Amministrazione capitolina è la più grande azienda di servizi dell’area, con oltre 26 mila dipendenti escluse le aziende municipalizzate. Lavora per adeguare le prestazioni di questa macchina alle esigenze della collettività.

D. In che consiste la prospettata riforma denominata Roma Capitale?
R. Il Consiglio dei ministri lo scorso ottobre ha approvato un disegno di legge sul federalismo fiscale che prevede anche la delega del Parlamento al Governo a varare la riforma riguardante Roma. Dopo decenni di immobilismo è un primo passo per attuare il nuovo ordinamento per Roma Capitale. È un progetto sul quale si registra un ampio consenso nel centrodestra. Roma si trasformerà da un normale Comune in un ente territoriale speciale, detto appunto Roma Capitale, dotato di autonomia statutaria, amministrativa, finanziaria, e di nuove competenze. Finalmente potremo operare alla pari con le altre capitali europee. Roma dovrà diventare una moderna metropoli, munita di poteri speciali per far fronte ai problemi di circa tre milioni di abitanti di cui 269 mila stranieri; con un territorio di 1.290 chilometri quadrati, 370 dei quali, pari a 37 mila ettari, coltivati; e con il 30 per cento del patrimonio archeologico, architettonico, monumentale e artistico esistente nel mondo. L’approvazione della legge è oggi possibile, vista la larga intesa che si sta creando all’interno della maggioranza.

D. Quali nuove funzioni verrebbero attribuite al Comune?
R. La tutela e la valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali, la difesa dall’inquinamento, la valutazione dell’impatto ambientale in collaborazione con il Ministero competente, lo sviluppo economico e sociale. E ancora: sviluppo urbano e pianificazione territoriale, edilizia pubblica e privata, organizzazione e funzionamento dei servizi urbani di collegamento con i Comuni limitrofi, protezione civile d’intesa con la Presidenza del Consiglio e la Regione Lazio. Ulteriori funzioni possono essere delegate dallo Stato e dalla Regione Lazio. Il Consiglio comunale assumerà il nome di Assemblea capitolina e avrà il compito di approvare il nuovo Statuto. Anche i Municipi potranno avere più poteri e autonomia. Nessun Governo in passato aveva dato tanto alla Capitale.

D. Come intendete impiegare i 500 milioni di euro annui in più, che otterrete dallo Stato?
R. Saranno usati prima di tutto per finanziare il Piano di rientro economico che ho presentato in qualità di commissario. Finalmente Roma non dovrà più elemosinare soldi ad ogni Finanziaria. Il Comune ha ereditato debiti per 8 miliardi 600 milioni di euro, e lo scorso maggio non eravamo in grado di pagare gli stipendi ai dipendenti comunali. Roma ha speso al di sopra delle proprie possibilità. Grazie al previsto aumento delle entrate e al risparmio sulle spese recupereremo i fondi destinati agli investimenti e potremo estinguere progressivamente il debito, senza aumentare le tasse e senza tagliare la spesa sociale. Dopo aver evitato il dissesto finanziario, da questo momento in poi non dobbiamo più mettere toppe al bilancio, ma pensare al risanamento.

D. Quali beni saranno trasferiti dallo Stato a Roma Capitale?
R. Un patrimonio commisurato alle sue funzioni e alle nuove competenze ad essa assegnate; a titolo gratuito beni appartenenti al patrimonio dello Stato non più funzionali alle esigenze dell’Amministrazione centrale. Ad esempio le caserme dismesse di Castro Pretorio e Via Cola di Rienzo, e altri immobili che andranno valorizzati. Vedremo ciò che sarà opportuno vendere e ciò che destineremo a funzioni pubbliche. Inseriremo questo patrimonio nella revisione del Piano urbanistico. Avremo finalmente risorse fondiarie per lanciare progetti adeguati alla dimensione di Roma Capitale.

D. Qual è il compito della «Commissione dei 50 saggi»?
R. Quello di proporre idee e progetti in una prospettiva temporale di medio termine. Insediatasi lo scorso ottobre, essa concluderà i lavori a marzo con una relazione che sarà esaminata dalla Giunta e dal Consiglio Comunale. I risultati serviranno per formulare il Piano strategico per Roma che presenteremo nel prossimo giugno. Per affrontare i problemi che oggi frenano il suo sviluppo, uscire dalle emergenze e cominciare a costruire su altre basi il futuro, Roma necessita di una visione strategica basata su politiche serie.

D. Che cosa prevede il Piano regolatore generale varato dalla passata Amministrazione di centrosinistra?
R. Sotto il profilo strettamente tecnico, fissa un sistema di regole per una riqualificazione diffusa del territorio urbano. Fondato su tre sistemi - ambiente, mobilità, centralità metropolitane -, definisce l’assetto fisico e funzionale delle città, tralasciando quello di carattere economico e sociale contenuto invece nel Piano regolatore del 1962. È una scelta che non condividiamo, perché non si può prescindere dalle istanze delle categorie economico-sociali. A titolo di esempio, il Piano prevede la costruzione di 14 mila alloggi di edilizia sociale di fronte a una domanda stimata sui 30 mila. Non si può separare la pianificazione urbanistica dallo sviluppo economico e da un sistema della mobilità e del traffico nel quale dovremo necessariamente intervenire con delle modifiche. L’iter è quello di una variante per costruire più alloggi di edilizia residenziale pubblica. Ma per accogliere queste cubature ed evitare il saccheggio dell’Agro romano serve prima di tutto una ricognizione sulla disponibilità dei privati a cedere al Comune terreni localizzati nella campagna romana, anche in aree destinate a verde privato e pubblico, in cambio di cubature sull’area che diverrà edificabile. Non sarà compromessa nessuna area autenticamente agricola o di valore ambientale, saranno scelte zone non vincolate, vicino alle fermate ferroviarie e al trasporto pubblico. Alle 35 mila famiglie in lista d’attesa per l’assegnazione di una casa popolare va aggiunta la domanda sommersa di giovani coppie, immigrati, anziani e studenti. Intendiamo usare lo strumento delle «cessioni compensative» - concessione di cubature invece che pagamento di indennizzi - perché non abbiamo i 200 milioni di euro necessari per pagare gli espropri delle aree private.

D. Che farete per il traffico, il degrado, la sicurezza?
R. La mobilità romana presenta gravi problemi strutturali ereditati dalle precedenti Amministrazioni che non hanno dato risposte efficaci alle emergenze. Il ritardo ricade sui cittadini. Nei 15 anni passati sono stati costruiti interi quartieri nelle periferie, spesso erodendo aree dell’Agro romano, senza approntare le infrastrutture necessarie alla mobilità pubblica e privata. Il Piano del traffico presentato dalle precedenti Amministrazioni è rimasto sulla carta. Il problema del traffico è al primo posto nella mia agenda, perché affligge l’intera città. Andranno migliorati e potenziati il trasporto pubblico, le strade, la segnaletica, costruiti nuovi parcheggi. Dobbiamo uscire dalla logica dei divieti: i romani sono stati costretti per anni a sopportare provvedimenti coercitivi adottati da Amministrazioni che, invece di cercare soluzioni ai problemi, emanavano norme liberticide. Lo smog veniva combattuto con le targhe alterne, il traffico con la chiusura forzata del Centro storico, senza rimedi alternativi. Così i problemi si sono moltiplicati scaricando sulla collettività il peso di questo enorme fallimento. La nostra idea è di restituire il Centro ai cittadini attraverso un innovativo ed efficiente sistema urbano di mobilità. In tema di sicurezza, con la firma del Patto per Roma Sicura che comporta un finanziamento di 10 milioni di euro, siamo sulla buona strada e i dati sono confortanti: rispetto allo scorso anno registriamo un calo dei delitti di circa il 42 per cento. Per i nomadi è stato concluso il primo censimento nei campi rom e i risultati sono positivi perché è calato sensibilmente il numero delle presenze irregolari. Stiamo lavorando per riqualificare i campi autorizzati, mentre saranno chiusi quelli abusivi. Chi rispetta la legge potrà rimanere, gli altri saranno espulsi. Per raggiungere una vera integrazione, ai temi della solidarietà vanno aggiunte le istanze di legalità.

D. Come attrarre capitali stranieri?
R. È necessario stimolare l’intervento del capitale privato e di investimenti dall’estero nel settore del turismo. Roma esercita un richiamo storico-culturale ineguagliabile. Oggi più che mai è necessaria una promozione efficace, in campo nazionale e internazionale, della nostra offerta congressuale, che deve essere sviluppata con servizi di alta qualità. Il settore congressuale è importante per il fatturato registrato sia direttamente sia dall’indotto. Roma ospita in media più di 40 grandi eventi l’anno, ma il confronto con le altri capitali europee è ancora insufficiente - Vienna ne ha ospitati 154 -, e ciò dimostra che su questo versante c’è ancora molto da fare. In questa logica abbiamo in cantiere la realizzazione del Convention Bureau, organo preposto alla promozione dell’offerta congressuale e al sostegno delle candidature di Roma ai grandi eventi nazionali e internazionali. L’apertura del Nuovo Centro Congressi, alla fine del 2010, costituirà un ulteriore impulso per il rilancio del turismo congressuale capitolino. La mia idea è di rilanciare l’Eur su scala nazionale e internazionale attribuendogli il ruolo che la City ha per Londra. In funzione della nascita di un vero distretto congressuale dobbiamo rendere facilmente raggiungibile la Fiera di Roma.

D. Quale settore dell’economia va maggiormente aiutato?
R. In un momento di crisi finanziaria si deve tenere conto delle esigenze di tutti i settori che contribuiscono a sostenere l’economia. Turismo e commercio sono tra i comparti più importanti del sistema romano, ma occorrerà anche conoscere l’esito della riorganizzazione della nuova compagnia aerea sia per la sopravvivenza di molte imprese romane di servizi, sia per la sua capacità di attrarre turismo.

D. Esiste la possibilità di valorizzare la nuova Fiera di Roma ?
R. La politica di sistema che sta attuando la nuova Giunta capitolina vede il centro congressuale dell’Eur inserito in un contesto più ampio che, proprio con la Fiera di Roma e con altre attività, diventerà, dopo il Centro storico, il più importante distretto turistico della Capitale.

back