back

PAOLO FERRARI:
CINEMA, AVANTI
CON LA TECNICA
E SOPRATTUTTO
CON IL GENIO

Paolo Ferrari, presidente
dell’ANICA, Associazione
Nazionale Industrie
Cinematografiche
e Audiovisive



«La legge vigente
contro la pirateria
è all’avanguardia ma
non è applicata e forse
non c’è l’intenzione
di renderne noto a tutti
il contenuto; i mezzi
per attuarla si trovano, ma ho l’impressione
che non si sappia
che a scaricare un film
da internet si commette
un reato»


egli anni di piombo, quando la gente non osava uscire di casa la sera, la televisione contribuì notevolmente al declino del cinema: abbandonate dal pubblico, le sale cinematografiche scomparvero a centinaia, e qualcuna non è più resuscitata. In una ventina di anni però il cinema si è risollevato, industriali, produttori, esercenti hanno operato una profonda ristrutturazione adottando la formula delle multisale e riacquistando il pubblico perduto, soprattutto quello dei giovani. Ora il cinema si è vendicato della televisione, servendosene per mostrare l’eccezionale vitalità e validità di un’industria all’epoca neppure ritenuta degna di questo nome, la statura di personaggi che risultano giganti rispetto alla media odierna. Su quella crisi e sul progresso tecnologico è fiorita via via una serie di attività collaterali, il settore si è ampliato e ammodernato, e con formule nuove ha ripreso a mietere successi. Lo racconta Paolo Ferrari, presidente dell’Anica, l’associazione che raggruppa produttori, distributori, esercenti di multiplex, industrie e laboratori specializzati nella produzione di film e prodotti audiovisivi in genere. Ferrari è anche presidente in Italia di un gigante della cinematografia americana, la mitica casa di produzione Warner Bros.

Domanda. A quali traguardi è arrivata in questi ultimi anni l’industria cinematografica?
Risposta. Negli anni 70 e 80 la situazione è cambiata, si è verificata una trasformazione radicale perfino nell’aggettivazione: da cinematografico, il settore è diventato audiovisivo. Il cambiamento ha portato a una diffusione dei film molto più capillare, perché un tempo essi erano visibili solo nelle sale cinematografiche, mentre oggi, soprattutto quando una pellicola ha successo, è possibile vederla e quindi sfruttarla attraverso i video, la televisione e un’altra infinità di modi. Il problema maggiore che abbiamo davanti e che dobbiamo affrontare oggi è la pirateria. Nel 2000 il Parlamento ha varato una legge anti-pirateria, certamente all’avanguardia, una delle migliori esistenti in materia. Ma debbo dire che, purtroppo, non è riuscita, non viene applicata in maniera puntuale, e probabilmente non c’è neanche l’intenzione di renderne noto a tutti il contenuto. I mezzi per applicarla si trovano, se si vuole. Ho l’impressione che da parte di tutti non vi sia la percezione che nello «scaricare» un film da internet o nell’acquistare un dvd copiato, si commette un reato. L’aspetto più grave è che tutto avviene come se esistesse l’obbligo a carico di autori e produttori di cedere l’opera, e il diritto del pirata di acquisirla.

D. Come Associazione quale iniziativa avete preso?
R. Abbiamo discusso con rappresentanti del Governo che si sono impegnati ad affrontare il problema, quindi ci aspettiamo che qualche iniziativa sia intrapresa, e comunque anche l’industria dell’audiovisivo deve farsi carico di una campagna. Credo però che, oltre alla vigilanza e agli interventi compiuti sulla strada, come il sequestro dei prodotti contraffatti offerti in vendita nelle bancarelle dei mercatini, il problema maggiore oggi sia costituito da internet. Il prelievo di opere dalla rete è massiccio e incontrollabile. Abbiamo anche chiesto al Governo un incontro con gli operatori di telecomunicazioni per trovare una base comune, al fine di offrire al pubblico materiale lecito, nell’ambito di un’apposita politica dei prezzi; e nel frattempo di indire una grande campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di educazione anche attraverso le scuole.

D. Cosa si sta facendo negli altri Paesi, in particolare in quelli dell’Unione europea?
R. Se guardiamo fuori dell’Italia, ad esempio in Francia, lo scorso mese è stata approvata dal Senato una cosiddetta Legge Olivien, in base alla quale, una volta accertato il prelievo illegittimo di un’opera, al responsabile viene inviato un «warning», ossia un messaggio con l’avvertimento: «Attenzione, sappiamo che hai scaricato, questo non lo puoi più fare». E in caso di reiterazione, dopo l’invio di due o tre warning viene interrotto il collegamento del trasgressore ad internet. È un modo per controllare un po’ la situazione.

D. E nel mondo anglosassone?
R. Un’analoga iniziativa è stata adottata dal Governo inglese, che ha invitato le parti in causa, ossia internet e la British Telecom, a trovare d’accordo una soluzione, in mancanza della quale sarà lo Stato ad intervenire per difendere il mercato. Del resto, se questo non avviene, la massa si convince che tutto è ammesso, quindi si copia qualunque cosa e l’opera dell’ingegno finisce completamente abbandonata a se stessa.

D. Gli Stati Uniti sono sempre il maggior produttore di film?
R. Dal punto di vista cinematografico sono tuttora il Paese più attivo. Fino a qualche tempo fa hanno dominato con una serie di attori che erano simbolo di successo, da Silvester Stallone ad Arnold Schwarznegger, e poi con i film dai grandi effetti speciali. In quest’ultimo anno, oltre al grande successo riportato da «The Dark Knight», ultimo film della serie di Batman, che solo nei primi quattro mesi di proiezione ha incassato in tutto il mondo quasi un miliardo di dollari, hanno pure ottenuto successo «Mamma mia!», adattamento cinematografico di un musical, e «High school Musical 3», anche questo una commedia musicale.

D. Quali i risultati del cinema italiano?
R. Ha registrato nel 2007 un’annata record, conquistando il 33 per cento del mercato, risultato che non si otteneva da moltissimi anni. Hanno riportato un grande successo non solo i cosiddetti «film panettone» ossia natalizi, ma anche pellicole più impegnate, di grande qualità. Anche nel 2008 mi sembra si stia ripetendo il successo dello scorso anno per cui, nonostante la crisi che colpisce un po’ tutti i Paesi, dal primo gennaio scorso ad oggi il cinema ha perduto soltanto il 4 o 5 per cento degli incassi. Se i film di Natale daranno i risultati che ci aspettiamo, dovremmo chiudere l’esercizio pressappoco alla pari con quello del 2007 che, ripeto, è stato un anno record.

D. Qual’è in Italia la quota di mercato della cinematografia americana e di altri Paesi?
R. I film Usa raggiungono il 55-60 per cento, secondo le annate; il resto è rappresentato da film di altri Paesi europei. In alcuni anni la Francia occupa una discreta posizione, in altri meno. Comunque nel complesso i film stranieri, non americani, rappresentano una quota di mercato pari al 10-12 per cento. Sappiamo bene che oggi in India si producono più film che in tutto il mondo, ma al momento, al di fuori dei Paesi asiatici, non hanno penetrazione in Europa e nel resto del mondo. Non possiamo prevedere se, con il trascorrere del tempo e con il cambiamento dei gusti del pubblico, riusciranno a penetrare anche nella nostra cultura e nel nostro modo di pensare, e quindi ad attrarre spettatori.

D. Si registrano investimenti di produttori stranieri nel cinema italiano?
R. Intanto non si registra una tendenza dei film italiani di andare all’estero; è più probabile che avvenga per qualche serie televisiva. Specialmente con la nuova legge finanziaria il Governo ha stanziato fondi per incoraggiare investimenti stranieri in produzioni cinematografiche in Italia; a sua volta la Regione Lazio rimborsa l’Iva ai produttori stranieri; sono previsti, insomma, incentivi sia per l’ambientazione di film sia per ridurne i costi di lavorazione.

D. Sono previste anche delle agevolazioni creditizie?
R. È la nota negativa. Con i tagli apportati quest’anno al bilancio dello Stato è stato falcidiato anche il credito cinematografico, per cui si manifesteranno sicuramente dei problemi in questo campo. Se 2 o 3 anni fa il contributo statale era di 500 milioni di euro, adesso è di 340 milioni. Quindi una riduzione piuttosto rilevante, per cui tutti dovranno compiere qualche sacrificio.

D. Come saranno le sale cinematografiche in futuro?
R. La grande trasformazione dell’esercizio è avvenuta attraverso la creazione di sale multiple che hanno impresso una svolta e che costituiscono la forma di fruizione preferita dai giovani, che le considerano anche luoghi di incontro. Quanto al futuro, in questo periodo si parla molto di digitale e sicuramente anche il cinema adotterà questa tecnologia passando dal sistema analogico ad esso. Un’altra novità destinata a suscitare molto interesse è il cinema 3D, ossia ad immagini tridimensionali, un sistema non nuovissimo ma, grazie anche agli esperimenti del passato, oggi tecnologicamente molto più avanzato, all’avanguardia. Inoltre, in luogo delle pellicole, i film saranno distribuiti in dischetti, ovviamente in formato digitale.

D. Quali saranno le differenze con la televisione?
R. Penso che il cinema avrà sempre una propria strada mentre il prodotto televisivo, che negli ultimi tempi è stato di ottima qualità, rimarrà confinato alla tv. Molti sostengono, e forse è vero, che questa ha salvato il cinema. L’Italia però è stata un caso particolare. Il cinema ha impiegato molto tempo a trasformarsi, anche perché negli anni 60, 70 e anche 80 ha avuto interpreti che l’hanno fatto diventare grandissimo, e perché ha coltivato sempre vari filoni. L’industria cinematografica, infatti, non si regge sui prototipi, ma sui «generi», tipo spaghetti western, commedie all’italiana, film mitologici ecc. La struttura di base era quindi molto solida. Oggi tornare a quella formula non è più possibile, a causa della concorrenza della televisione che offre prodotti competitivi con il cinema. Quindi, se non si fa qualcosa di particolare è difficile competere. Tuttavia si è completato un ricambio generazionale per cui oggi il cinema dispone di una serie di nuovi registi e anche di qualche nuovo produttore.

D. Non si possono produrre film a basso costo, fortemente competitivi con le costosissime produzioni televisive?
R. Non si può più parlare di film realizzati con quattro soldi. Tutto costa molto di più, ma ritengo che l’aumento dei costi registratosi nella produzione cinematografica, in particolare per i cast, ossia per gli attori, sia eccessivo rispetto a quelli della tv. La televisione ha avuto il merito di migliorare la produzione, ma ha massificato i gusti del pubblico. Un tempo si producevano moltissimi film rispetto ad oggi, operavano molti più produttori; oggi molti sono assorbiti dalle produzioni televisive. Delle due cinematografie un tempo attivissime, l’italiana e l’americana, quest’ultima si è rinnovata attraverso la televisione perché ne ha tratto personaggi come Steven Alan Spielberg, Ivan Reitman, John Adam Belushi; al contrario, la tv italiana ha tratto dal cinema gli interpreti di rilievo, non ha fatto grandi scoperte. Il cinema italiano ha maturato una grande esperienza nel creare novità, pensiamo alle commedie all’italiana, ma anche ai film un po’ scollacciati che però hanno avuto un grande merito, quello di aprire una finestra su un mondo nuovo.

D. Come sono oggi i tecnici e le maestranze?
R. Forse le migliori in assoluto. I nostri direttori della fotografia sono richiestissimi in tutto il mondo, fanno scuola; lo scenografo Dante Ferretti e la moglie Francesca Lo Schiavo hanno vinto due Oscar. Sulla scenografia e sui costumi siamo competitivi con tutto il mondo.

D. Com’è strutturata l’Anica?
R. Comprende una sezione con una quarantina di produttori, una con una trentina di distributori, una terza con circa 150 industrie tecniche; aderiscono ad essa l’Associazione produttori indipendenti e l’Associazione degli esercenti di sale multiple. Le industrie tecniche sono dislocate per il 60 per cento nel Lazio, il resto in tutta Italia, ma il grosso è a Roma, poi vengono Milano, Torino e altre località.

D. Quali attività svolge la Warner Bros?
R. È presente in tutti i settori del mercato, quindi anche nella distribuzione. L’ultimo film italiano presentato, «Si può fare», ha riportato un ottimo successo nel Festival di Roma. Abbiamo anche un circuito di sale multiple, che rappresenta il 9,5 per cento del mercato ed è forse il più rappresentativo perché diffuso in tutta Italia. Abbiamo multiplex a Torino, Milano, Roma, Firenze; e in Veneto, Puglia, Calabria, Sicilia. In questi ultimi tempi negli sfruttamenti successivi dei film c’è stata una grande trasformazione, si è passati dalla videocassetta al dvd, adesso la nuova frontiera è il blue ray, un sistema di alta qualità e che potrebbe ancora migliorare. Vedremo dove si andrà a finire. È tutto in evoluzione. Ora c’è anche il video on demand, bisognerà vedere quanto velocemente si svilupperà ma intanto ne nasceranno altri, con un’evoluzione velocissima. Non c’è dubbio che tutto ciò richiede consistenti investimenti. Le innovazioni sono frutto di studio, di applicazione ma anche di capitali. È anche vero che capitali da investire ve ne sono sempre, mentre non si può racchiudere in una scatola e conservare il genio. Chi ha una visione diversa dagli altri e quindi una marcia in più cercherà sempre di far emergere il proprio genio e le proprie idee.

back