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ià soltanto per il fatto che, appena giunto al Governo, ha abolito l’Ici sulla prima casa, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha fatto un triplo favore alla stragrande maggioranza degli italiani: i proprietari di case e i loro familiari che sono decine di milioni, molti di più degli elettori che hanno votato per il centrodestra. Il consistente risparmio dovuto a tale provvedimento va, infatti, a beneficio anche di chi ha votato per il centrosinistra. Il primo favore pertanto consiste nel fatto che l’attuale Governo, a prescindere dalle idee politiche, ha ridotto l’ingente esborso cui sono sottoposte le famiglie a causa di un fisco sempre più rapace e ingordo. Nessun politico precedente aveva chiarito, ad esempio, che l’implacabile aumento del prezzo della benzina e dell’inflazione causata da quest’ultimo e da altri fattori, frutta al fisco un gettito crescente di Iva; infatti più aumentano i prezzi dei prodotti, le tariffe dei servizi, le parcelle dei professionisti e i compensi degli altri lavoratori autonomi, più s’ingrossa il fiume di Iva che, applicata ad essi, finisce in mano al fisco, o meglio ai politici che decidono a chi e a cosa destinarla.

Secondo favore: con il taglio dell’Ici si torna a rispettare quello che prescrive la Costituzione sulla proprietà privata e a riscoprire un Paese democratico, perché tra Irpef, Ici, Addizionali ecc. la pressione fiscale era giunta a un livello tale da costituire un vero e proprio canone di affitto da pagare per immobili ufficialmente propri, ma di fatto dello Stato e dei Comuni; i quali ultimi sono gestiti non dalla popolazione ma da una ristretta nomenklatura peggiore di quelle dei regimi comunisti. I quali, quando abolivano la proprietà privata, erano più onesti perché lo facevano ufficialmente e non surrettiziamente ingannando i cittadini. Almeno con i proventi dell’Ici si costruissero case per chi non può permettersi di comprarle e neppure di pagare l’affitto. Imponendo l’esiguo contributo Gescal, i vituperati regimi democristiani un po’ di case per i meno abbienti le costruirono.

Terzo favore: quello di tagliare, in particolare agli amministratori pubblici locali, entrate da questi destinate non a soddisfare i bisogni essenziali dei cittadini, ma ad alimentare sprechi e spese inutili. Qualche esempio: quelle per supporter, consulenti e società fittizie create per stipendiare gli entourages; quelle per inconcludenti Commissioni di studio, per Comitati di festeggiamenti, per gemellaggi con città straniere utili per gite gratis di familiari e galoppini; quelle per i viaggi degli stessi amministratori, con folti stuoli di provocanti indossatrici, starlets e disinibite accompagnatrici, in Paesi più o meno esotici, Cina, India, Giappone, Brasile, Usa, per promuovere il turismo e il commercio di Comuni sperduti e sconosciuti; le spese per notti bianche e feste del cinema, nonché per sagre rionali, feste patronali, bande, fuochi d’artificio; e quelle per sfilate di moda, pranzi, balli e trallallà vari, funzionali al relax degli affaticati amministratori.

Invece di sostenere lo sviluppo della provincia, la passata Amministrazione provinciale di Roma si dette a organizzare «eventi» nella propria sede di Palazzo Valentini in pieno centro di Roma, per il divertimento di mogli di politici, stiliste di alta moda, grandi bottegai, generone romano. Per tali occasioni venivano ogni volta montate costose strutture temporanee nell’ampio cortile interno; data la frequenza dei trastulli, gli oculati amministratori pensarono di risparmiare erigendo su quasi tutta la superficie del cortile una struttura inamovibile, in acciaio e cristallo, perché forse intendevano istituzionalizzare pranzi, feste, balli, sfilate di moda per lo scelto pubblico di due o trecento «provinciali» romani.

Ma invece di affrontare questi argomenti, cioè le iniziative a favore della gente normale - eliminazione delle Comunità montane e delle Provincie ma anche dell’inutile e costosissimo Cnel, Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro -, che si mettono a fare magistrati e opposizione? I primi, in particolare il Consiglio Superiore della Magistratura, emette giudizi sulla costituzionalità delle leggi varate o annunciate dal Governo; il che non è proprio il suo compito. Esistono altri organi, appositamente e lautamente pagati, per rilasciare fondati pareri su tale questione. Ci sono le due Commissioni Affari costituzionali della Camera e del Senato; il presidente della Repubblica che, qualora ritenga incostituzionale una legge, può rifiutarsi di firmarla rinviandola al Parlamento per farla correggere; solo se gli viene rispedita tale e quale, deve firmarla. C’è la Corte costituzionale che ha un potere fulminante: se dichiara incostituzionale una legge, questa è automaticamente abolita.

A sua volta l’opposizione parlamentare accusa Berlusconi di fare le leggi a proprio uso e consumo, per evitare imminenti condanne penali per suoi presunti reati. In uno Stato di diritto, se un cittadino è stato democraticamente eletto dalla maggioranza dei cittadini, ha ottenuto da questa anche il potere di modificare la legge che avrebbe impedito la sua elezione; e che viene strumentalmente invocata dalla minoranza non per disinteressati motivi di giustizia ma per eliminare politicamente l’avversario vincitore. Per perseguire i reati che possono compiere i governanti - capi di Stato e di Governo ecc. - nell’espletamento delle proprie funzioni come l’attentato alla Costituzione, esistono complicate leggi e procedure non modificabili dalla sola maggioranza.

Gli illeciti attribuiti a Berlusconi sono di altra natura; sono quelli che una società e la sua rappresentanza parlamentare una volta può ritenere reati, un’altra opere di bene. Un tempo l’esportazione di capitali era consentita, di colpo divenne un grave reato, successivamente fu di nuovo permessa, perfino incoraggiata. Così la guida con patente scaduta per dimenticanza: era un reato penale, oggi è un semplice illecito amministrativo. I veri problemi che oggi interessano gli italiani sono altri, estremamente chiari. Ma c’è chi, in primis la tv, non fa che imbrogliarli.

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