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AFFARI E CULTURA.
MOSTRE, PRESENTAZIONI, AVVENIMENTI ECC.


a cura di Romina Ciuffa

 

 

 

Nel restaurato
Castello di San Giusto
torna il Medioevo triestino

Sopra, il Castello di San Giusto di Trieste. Sotto: «San Giusto regge il modellino della città», affresco, del 1380 circa conservato nella cappella di San Giovanni presso la cattedrale di San Giusto

San Giusto torna alle proprie origini. Il Castello che con l’omonima Basilica domina la città di Trieste e che di Trieste è simbolo, in questi anni è stato oggetto di un radicale intervento di restauro. A presentare il Castello ritrovato una mostra, dal 30 luglio al 25 gennaio del 2009, per vedere e capire com’era Trieste in epoca medioevale, con particolare attenzione al Trecento, secolo che segnò in modo decisivo i destini di questa città sconvolta in età moderna dalla sua stessa espansione. L’itinerario riveste anche un valore turistico: si sviluppa, infatti, dal Castello di San Giusto verso il centro della città, attraversando luoghi caratteristici e suggestivi. «Medioevo a Trieste. Istituzioni, arte, società nel ‘300» presenta le immagini urbanistiche e le planimetrie, le opere d’arte, le oreficerie, le armi e le suppellettili di uso comune; le epigrafi e le monete si accompagneranno ad una raccolta di documenti, dai più solenni codici ad atti di natura privata, lettere diplomatiche e registri delle pubbliche amministrazioni, non solo di Trieste ma anche di Venezia e delle cittadine del Patriarcato di Aquileia.

Il vero reporter è quello
che in guerra c’era davvero.
Ennio Iacobucci a Roma


Ennio Iacobucci, «Cambogia: i Khmer rossi
fanno il loro ingresso a Phnom Penh», 1975

Sono 120 gli scatti di guerra del fotografo Ennio Iacobucci esposti in occasione della mostra «Iacobucci, fotografie di guerra (1967-1975)» nel Museo di Roma in Trastevere fino al 14 settembre prossimo. Per chi ha vissuto quell’epoca le immagini appartengono alla memoria, per i giovani sono storia del passato unita con un filo di continuità al presente. Scatti come «Striscia di Gaza, sospetto terrorista arabo in attesa dell’interrogatorio» del 1967, e «Soldati sudvietnamiti in posa dopo l’uccisione di un guerrigliero» del 1972, immediatamente richiamano alla mente immagini di guerre più recenti. Nel marzo 1972, quando ancora non esistevano mezzi rapidi di comunicazione, Iacobucci consegnò per primo all’ufficio dell’Agenzia France Presse di Saigon la notizia della sconfitta americana di Quang Tri, battendo le potenti agenzie concorrenti americane. Un vero corrispondente di guerra, un fotoreporter che per anni, durante la guerra del Vietnam, ha raccontato il conflitto nel Sud Est asiatico sulle pagine dei giornali di tutto il mondo con notizie autentiche, raccolte nei luoghi stessi in cui i fatti accadevano, come si soleva fare prima che la tecnologia divampasse e la notizia non divenisse altro che un download, insieme alla verità.

Jappelli e l’architettura civile



Sopra: Michele Fanoli,«Ritratto di Giuseppe Jappelli.
Sotto: Vincenzo Gazzotto, «Gli artefici del Caffè
Pedrocchi», in cui compaiono Antonio Pedrocchi,
Bartolomeo Franceschini e Giuseppe Jappelli

A Padova, nei Musei Civici agli Eremitani fino al 4 novembre, il ricchissimo cartolare patavino di Giuseppe Jappelli, una delle figure più caratteristiche della cultura progettuale italiana della prima metà dell’Ottocento e il più importante professionista attivo a Padova in quegli anni. La mostra «Giuseppe Jappelli e la nuova Padova. Disegni del Museo d’Arte» rappresenta anche la «ricostruzione ideale» del capoluogo veneto attraverso gli ambienti culturali d’impronta illuminista e giacobina, frequentati dall’architetto che ha ideato lo storico Caffè Pedrocchi. Oltre cento tavole grafiche corredate da documentazione storica e descrittiva, ed anche la cassetta da disegno.

Riccioli da scultore


Andrea Riccio, «Pastore che munge la capra Amaltea», particolare. Sopra: Giovanni Bellini o Alvise Vivarini,
«Ritratto di umanista»

Castello del Buonconsiglio, a Trento: dal 4 luglio al 2 novembre 2008 «Rinascimento e passione per l’antico. Andrea Riccio e il suo tempo» mette in luce la straordinaria congiuntura artistica venutasi a creare fra Padova e Venezia intorno all’anno 1500, quando i modelli elaborati da personalità come Donatello, Mantegna e Bellini cedono gradualmente il passo alle novità che si vanno affermando con Giorgione e il giovane Tiziano. Qui per la prima volta esposto anche il grande ma poco noto scultore rinascimentale Andrea Brioso detto Riccio - forse per i riccioli della sua capigliatura - con la sua produzione in bronzo e in terracotta e pezzi provenienti dall’Italia e dalle più prestigiose istituzioni straniere.

Vulcanicamente
Torre Archirafi

Due immagini delle proiezioni del Volcano Film Festival

Giunto alla terza edizione, il Volcano Film Festival - festa del cinema artigiano – crea dal 6 al 10 agosto, in un borgo di pescatori alle pendici dell’Etna, una nuova dimensione di fruizione cinematografica: uno spazio di scambio, di condivisione e di sperimentazione visiva con l’obiettivo di riappropriarsi di opere che altrimenti resterebbero di nicchia o fuori mercato. Tre le sezioni del festival: Escursioni sul vulcano, Lapilli, Sul bordo del cratere. Lo stupendo borgo di Torre Archirafi, però, resta il vero set cinematografico.

L’arte dei 33 e 45 giri jazz. A Siena

La copertina dell’album «Bitches Brew» di Miles Davis, e quella di «Back together again» di Coryell Mouzon

Dal 21 giugno al 15 settembre a Siena, nel complesso museale Santa Maria della Scala, una mostra tutta dedicata alle copertine del jazz: oltre 500 pezzi provenienti dall’archivio di Arrigo Polillo, indimenticato direttore della rivista  «Musica Jazz», che ha disegnato eleganti copertine per 45 giri ormai rari. Da Andy Warhol a Guido Crepax, da Francesco Tullio Altan ad artisti, fotografi, illustratori che hanno firmato le copertine dei vinili a 33 e 45 giri in mezzo secolo di jazz.

Dal Nilo al Tevere, sfingi e lupe

Sopra: Grandjacquet, «Iside»
Sotto: Romano Pasquale, «Sfinge»

Quale città, oltre Roma, ha un rapporto così intenso e secolare con l’Egitto? In quale altro luogo troviamo così tanti obelischi? Tutta la cultura romana porta il segno di questa indelebile influenza e ne dà atto la mostra «La Lupa e la Sfinge», a Castel Sant’Angelo dall’11 luglio fino al 9 novembre, con opere che documentano - con qualche straordinaria eccezione - l’ampio arco cronologico che va dal I secolo a.C. fino alla Età dei Lumi, quando l’Egitto da «Egittomania» si trasforma in «Egittofilia».


Il Sol Levante è in bianco e nero

Due foto
di Andrea Quattrini
 

«Diario giapponese. Immagini di oggi tra ieri e domani», mostra fotografica di Andrea Quattrini nella Sala Santa Rita di Roma dal 19 giugno al 31 luglio, è un racconto per immagini in bianco e nero tratte dalla vita quotidiana, colte da occhi europei. 32 foto - stampate manualmente su carta baritata - testimoniano un’esperienza artistica nel Paese del Sol Levante tra Kyoto, Tokyo e la sua provincia, scattate sulle metropolitane, nei treni e nelle scuole di campagna, nelle strade caotiche e nel silenzio dei templi. Sacralità e nevrosi, dolcezze e solitudini, l’armonia del vecchio e le fughe del nuovo; al centro l’uomo. Tra passato e futuro, contraddizioni del tempo presente: un passato lontanissimo che resiste e un futuro ancor più distante, il Giappone di ieri e di domani.

Fluttuanti chiodi di garofano

Due installazioni di Ernesto Neto nel Macro. 


Fino al febbraio 2009 il Museo d’Arte Contemporanea di Roma presenta un progetto dell’artista brasiliano Ernesto Neto, realizzato appositamente per il Macro Hall: una grande installazione occupa l’intera superficie della galleria vetrata dell’edificio con un’architettura fluttuante, dalle forme organiche e floreali, agganciata alle capriate in ferro della galleria e sospesa fino a un metro da terra. Le parti in lycra contengono grandi quantità di spezie macinate - pepe, cumino, chiodi di garofano, zenzero, curcuma - e danno vita a un’esperienza multisensoriale creando «un’arte che unisce e che mostra il limite, inteso non come un muro ma come un luogo di sensazioni, di scambio e di continuità».

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