back

GIANCARLO MORANDI:
LA GUERRA
PER IMPEDIRE
CHE LE BATTERIE
ESAUSTE DANNEGGINO
L'AMBIENTE

 

Giancarlo Morandi,
presidente del Consorzio
per la raccolta
e il riciclaggio delle batterie
al piombo esauste


«Dal 1992 il Cobat
ha raccolto e avviato
a riciclo 2.800.000
tonnellate di batterie
esauste da cui sono
state recuperate oltre
1.500.000 tonnellate
di piombo, 130.000
di polipropilene
e 455.000 milioni
di litri di acido solforico
neutralizzato; in pratica
viene raccolta la quasi
totalità delle batterie
esauste prodotte
ogni anno, risultato
che rende l’Italia il primo
Paese nel mondo»


a vent’anni l’Italia sta combattendo una strana, tenace ma anche misteriosa guerra. Misteriosa perché non suscita ondate di passione ma la gente nota con un’intima soddisfazione che sono pressoché sparite dagli angoli delle strade quelle antiestetiche batterie di automobile che un tempo vi soggiornavano indisturbate per mesi. Il merito è del Cobat, Consorzio per la raccolta e il riciclaggio delle batterie al piombo esauste. Al piombo, ecco perché tanto pesanti, ma non sarebbe il difetto maggiore. Il peggiore è la pericolosità non solo per il decoro delle piazze, ma per la salute di passanti e non passanti. Perché il piombo è velenoso, per non parlare dell’acido solforico, capace di sciogliere, liquefare tutto. Giancarlo Morandi è il comandante generale del piccolo esercito che combatte la silenziosa ma strenua guerra contro questi nemici nascosti dentro l’indispensabile amica batteria: impallidiamo quando, mettendo in moto l’auto, ci accorgiamo che essa è scarica, magari in mezzo al traffico. In questa intervista Morandi racconta lo svolgimento della sua guerra.

Domanda. Perché esiste il problema di recuperare e riciclare i rifiuti?
Risposta. È effetto della civiltà industrializzata. Sino all’avvento della rivoluzione industriale, in un sistema economico-sociale di tipo agricolo-artigianale non vi era bene prodotto dall’uomo che non fosse riutilizzabile, riciclabile, e dall’impatto ambientale contenuto. La rivoluzione industriale, con lo sviluppo della chimica, ha compiuto una radicale trasformazione della società. Il benessere, un’economia fondata sui consumi e l’esplosione demografica hanno cominciato a produrre un volume di scarti neanche paragonabile a quello della società pre-industriale. Le scienze mettono a disposizione energie e tecnologie per ottenere dalle materie prime materie inimmaginabili: si pensi alla chimica e alla plastica. Fatalmente la civiltà industrializzata doveva misurarsi con un’adeguata soluzione del problema degli scarti che l’ambiente non elimina con la facilità con cui l’uomo li produce, e che su di esso hanno effetti tali da compromettere la salute dell’uomo. L’attenzione ai rifiuti riciclabili è una conquista recente neanche uniformemente praticata nel mondo industrializzato. Dal dopoguerra agli anni 80 un progresso economico e produttivo ha prodotto un’enorme quantità di rifiuti urbani e industriali che hanno riempito le discariche rendendone problematico lo smaltimento. Una civiltà industrializzata non può prescindere da una corretta gestione dei rifiuti che poggia su raccolta differenziata e termovalorizzazione di ciò che non è differenziabile. A questo devono accompagnarsi la riduzione degli imballaggi e la realizzazione di beni che consentano una facile differenziazione delle componenti a fine vita. Non si può non riconoscere nel Cobat un soggetto che garantisce la salvaguardia dell’ambiente e il recupero di materie - piombo, plastiche, acido solforico - per riutilizzarle.

D. Qual’è la storia del Cobat?
R. Quest’anno ne ricorre il ventennale. Prima che fosse istituito, la raccolta e il riciclo di batterie al piombo esauste erano già praticati, perché il recupero del piombo era economicamente remunerativo. Ma la raccolta era altalenante per i costi legati alla quotazione del piombo. Per svincolare l’attività economica dalla tutela ambientale il Parlamento nel 1988 istituì il Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste e Rifiuti Piombosi e per finanziarlo stabilì un sovrapprezzo nella vendita delle batterie. Con la nascita del Cobat e l’istituzione di tale sovrapprezzo il legislatore rese possibile la raccolta di un rifiuto pericoloso a prescindere da qualsiasi congiuntura economica. I soci del Cobat sono tutti gli attori della filiera delle batterie al piombo, produttori, importatori, installatori, raccoglitori e riciclatori. Nei primi anni fu indispensabile creare una rete di raccoglitori, formata oggi da un centinaio di aziende; la piena attività si raggiunse nel 1992. Da allora il Cobat ha raccolto e avviato a riciclo 2.800.000 tonnellate di batterie esauste da cui sono state recuperate oltre 1.500.000 tonnellate di piombo, 130.000 di polipropilene e 455.000 milioni di litri di acido solforico neutralizzato.

D. Qual è il rapporto costi-benefici?
R. Il Cobat garantisce la raccolta della quasi totalità delle batterie esauste prodotte ogni anno, risultato che rende l’Italia il primo Paese nel mondo. Ogni anno evita il potenziale impatto sull’ambiente derivante da quasi 200.000 tonnellate di batterie, quantità impressionante di rifiuto altamente pericoloso. Inoltre, attraverso il riciclo ogni anno l’Italia riesce a far fronte al 40 per cento del fabbisogno di piombo, con un risparmio di quasi 200 milioni di euro. Il Consorzio produce benefici occupazionali avendo tra i raccoglitori un centinaio di ditte e 7 impianti di riciclo.

D. Come si concilia tale efficienza con la situazione attuale dei rifiuti?
R. La raccolta delle batterie al piombo è meno difficile di quella di altri rifiuti. Ogni produttore o detentore di esse ha l’obbligo di legge di provvedere a un corretto recupero e smaltimento per cui il Cobat ha dato vita a una rete di raccoglitori, capillare ed efficiente, per far fronte al conferimento obbligatorio da parte delle categorie produttive (elettrauto, officine meccaniche, aziende ecc.). Le difficoltà per la raccolta dei rifiuti domestici non riguardano le batterie esauste; il Consorzio ne incontra invece nella raccolta di quelle abbandonate dal privato cittadino che ricorre al «fai da te», a sostituire da sé la batteria della propria auto, moto, imbarcazione, macchina agricola ecc. Queste batterie, pur rappresentando una frazione minima pari a circa il 2-3 per cento, a causa della loro pericolosità sono in grado di pregiudicare pesantemente l’ambiente. Avendo raggiunto alti tassi di raccolta attraverso i canali convenzionali, negli ultimi anni il Cobat ha rivolto un’attenzione particolare alle batterie esauste provenienti dal «fai da te», ad alto rischio di dispersione.

D. Qual è il loro grado di tossicità e di inquinamento?
R. La pericolosità deriva soprattutto dal piombo presente nel loro interno sotto forma di ossidi e solfati, ma anche dall’acido solforico che svolge la funzione di elettrolito e consente alla batteria di caricarsi e scaricarsi molte volte. È noto da molto tempo che il piombo ha una tossicità derivante dalla somiglianza chimica del suo atomo con quella dell’atomo del calcio tanto che, una volta entrato nell’organismo, si sostituisce al secondo. Negli organismi viventi il calcio è onnipresente e ciò rende possibile al piombo di fissarsi in modo irreversibile in molte parti del corpo, fegato, ossa, reni, cervello. Una forte intossicazione da piombo (saturnismo) può degenerare in anemia, encefalopatia, alterazioni psico-motorie e uditive, tumori. Negli alimenti il piombo può subire un accumulo attraverso la «predazione», con il rischio che in un mare inquinato la fauna ittica presenti concentrazioni in grado di danneggiare l’uomo.

D. Cosa fa il Cobat per evitare che il cittadino si liberi delle batterie esauste danneggiando l’ambiente?
R. Il Consorzio ha un Reparto (le Campagne Speciali) che si occupa dei settori del «fai da te» individuati nei Comuni, della grande distribuzione, nella nautica e dell’agricoltura; il suo fine è istituire centri di raccolta in cui i cittadini possano disfarsi delle batterie e i nostri incaricati ritirarle. Nelle Campagne Speciali il Cobat non agisce individualmente perché l’attivazione di centri di raccolta richiede la collaborazione di referenti pubblici e privati. Inoltre, tali Campagne prevedono iniziative di comunicazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini. Nei Comuni il Cobat interviene offrendo convenzioni alle Amministrazioni e ai gestori del servizio di raccolta, affinché le isole ecologiche degli stessi si dotino di contenitori gratuitamente forniti dal Consorzio. Più della metà dei Comuni, nei quali risiede il 73 per cento degli italiani, dispongono di questo servizio. Nella Grande Distribuzione ogni punto in cui sono venduti gli accumulatori al piombo è dotato di contenitori: con 10 catene convenzionate, più di 450 punti vendita sono raggiunti dal servizio.

D. E nelle città di mare e nei campi?
R. Nei porti, insieme al Consorzio degli Oli Usati, il Cobat installa strutture metalliche per la raccolta di batterie e di oli usati provenienti dal «fai da te» della nautica; sono presenti 50 isole ecologiche in 27 porti. Nel settore agricolo, oltre a fornire i contenitori ai centri di raccolta in base ad accordi adottati a livello provinciale e regionale, il Cobat sta sperimentando il servizio presso le agenzie di vendita dei Consorzi Agrari provinciali, con la collaborazione dell’associazione Assocap; grazie alle Campagne Speciali nel 2007 il Cobat ha raccolto oltre 13.000 tonnellate di batterie esauste e il settore presenta ampi margini di miglioramento.

D. Come funzionano gli impianti di riciclaggio?
R. Il piombo, per la sua percentuale in peso pari ad oltre il 60 per cento di una batteria di avviamento, rappresenta il più importante fine del riciclo; il recupero del polipropilene (plastica nobile riutilizzabile) e dell’acido solforico (in massima parte neutralizzato ma anche depurato e rivenduto) costituiscono altre fasi. Il piombo che si ottiene ha la purezza di quello del suo minerale principale, il solfuro di piombo detto anche galena, con il vantaggio che il recupero richiede meno energia del prodotto minerale, senza contare i vantaggi per l’ambiente non sottoposto ad attività mineraria.

D. Che cosa è lo Spycob?
R. Il Cobat è dotato di strumenti informatici che rendono le sue attività estremamente efficienti; è in grado di garantire l’assoluta tracciabilità del rifiuto, dalla consegna da parte del singolo produttore allo stoccaggio presso propri incaricati agli impianti di riciclo. Questo lo rende saldamente accreditato presso i soggetti preposti al controllo dei rifiuti - Ministeri, Regioni, Province, Osservatori provinciali, Apat, Arpa, Forze dell’Ordine ecc. - poiché in grado di fornire ogni informazione proveniente dall’invio mensile dei dati da parte della rete degli incaricati; tramite il software Spycob questi forniscono qualsiasi tipo di informazione, ad esempio sulla raccolta compiuta da un Comune, una Provincia o una Regione e dall’incaricato Cobat. Dal primo gennaio 2008 è in vigore il Gestionale On Line, punto di arrivo dei dati all’interno del Cobat e unica fonte fruibile sia dalla sede centrale che dai consorziati.

D. Qual’è la situazione in mare?
R. Il Cobat ha sempre rivolto una particolare attenzione agli ecosistemi più fragili come il mare e l’alta montagna. L’Italia, con i suoi 8 mila chilometri di costa, ha un altro elemento sottoposto ai rischi derivanti dall’abbandono incontrollato di batterie esauste. Il mare per sua natura è ancora più vulnerabile di altri ambienti per la possibilità che gli elementi inquinanti delle batterie esauste siano trasportati più facilmente dall’acqua e dalle correnti. Da queste constatazioni nacque nel 1999 l’idea, del Cobat e del Consorzio Obbligatorio Oli Usati, di installare nei porti isole ecologiche metalliche recintate, munite di una cisterna per l’olio usato e di un contenitore per batterie esauste. Il progetto, denominato «L’isola nel porto», varato ad Ancona con l’installazione di 8 isole ecologiche, riscosse successo; vari porti chiesero isole ecologiche e ottennero il servizio. L’iniziativa ha registrato un rallentamento dopo il 2003 per l’entrata in vigore di una normativa europea che prevede, per la raccolta dei rifiuti dalle imbarcazioni, una procedura complessa che ha paralizzato i porti italiani per la difficoltà di applicare ad essi norme adatte a porti di altri Paesi europei. Quelle norme sono state applicate solo in pochi grandi porti e l’Italia è accusata di infrazione da parte dell’Unione Europea. Questo ha rallentato anche il progetto «L’isola nel porto», e i due Consorzi hanno deciso di adattarlo ai porti destinati ad imbarcazioni da diporto, dati in concessione ad aziende private non soggette a tale normativa. Così è nato l’accordo con la società Italia Navigando del Gruppo Sviluppo Italia, cui fa capo una rete di porti turistici nei quali il progetto è in fase di rilancio. Si stanno individuando altri porti turistici interessati.

D. Siete soddisfatti dei risultati?
R. Siamo soddisfatti di aver contribuito a creare un’organizzazione capace di garantire all’Italia un posto di eccellenza nel settore ambientale, di vederla primeggiare a livello mondiale per le dimensioni e la qualità della raccolta e per il basso costo richiesto al consumatore, di rappresentarla negli incontri internazionali dove, dopo un primo scetticismo, gli altri hanno dovuto riconoscere il nostro primato. Siamo orgogliosi del successo ma preoccupati per il futuro. Il Cobat è nato in un periodo di basse quotazioni del piombo; oggi con prezzi internazionali superiori del 200 per cento a quelli del passato il Cobat non riesce a conciliare gli interessi di tutti gli operatori. Conservando gli ottimi risultati ambientali, l’impegno è rendere il Consorzio capace di far fronte a situazioni economicamente contrastanti.

D. Sarà cambiata quella normativa europea che ha bloccato l’attività di recupero nei porti?
R. Dovrà essere correttamente interpretata dal Governo e siamo certi che questo avverrà nei tempi dovuti. Bisogna rivedere il modus operandi del Cobat, per non disperdere le esperienze dei nostri collaboratori per e riconoscere il ruolo dei produttori e degli importatori di batterie. Per le batterie al piombo siamo in linea con i traguardi futuri della normativa europea; per gli altri tipi il Cobat sta svolgendo test in Lombardia e nel Parco del Gran Paradiso; già nel passato ha effettuato raccolte di batterie dei cellulari per conto di aziende private e raccoglie altri tipi di esse mescolate con i normali rifiuti: un’esperienza pluriennale che mettiamo a disposizione del Governo, sicuri di ottenere ottimi risultati.

back