MASSIMO CARRARO:
OROLOGIO,
UNICO
VERO GIOIELLO
CHE L’UOMO
PUÒ PORTARE
Massimo Carraro,
amministratore
delegato
del Gruppo
Morellato & Sector

«Abbiamo varie linee,
un portafoglio di marchi
assortito, modelli che
si bilanciano perché
rivolti a target diversi:
la grande orologeria
di Philip Watch, lo sport
estremo di Sector,
il lusso contemporaneo
di Morellato, le griffes
di alta moda di Roberto
Cavalli e della moda
più giovane di Miss Sixty,
o di John Galliano
per il quale presenteremo
l’anno prossimo
una nuova linea
di orologi»
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ato a Padova, laureato in Giurisprudenza e dottorato di Ricerca nella Statale di Milano, Massimo Carraro comincia a svolgere l’attività di professore universitario di Diritto pubblico comparato e contemporaneamente la professione di avvocato. Poi scopre la propria vera vocazione, quella di imprenditore. E si dedica alla produzione di orologi. Oggi è amministratore delegato del Gruppo Morellato & Sector. Nel 2000, grazie a una sua intuizione, la Morellato crea un gioiello facile da portare, giovane, alla moda e a prezzi contenuti; nasce così il lusso contemporaneo, che porta rapidamente l’azienda al successo.
Nell’ottobre 2006 il Gruppo Morellato acquisisce il Gruppo Sector, garantendosi una posizione di leadership nel settore dell’orologeria e gioielleria moda, con 9 tra marchi di proprietà e in licenza. Nel 2007 acquisisce il 100 del cento della Diffusione Italiana Preziosi, maggiore catena europea nel settore gioielleria e orologeria con 295 punti vendita nel mondo. Nel 2007 il Gruppo, che vanta filiali commerciali in Spagna, Francia, Germania, Cina, Stati Uniti, Svizzera, Brasile e Hong Kong e conta 800 dipendenti di cui 500 in Italia e 300 all’estero, ha registrato un fatturato consolidato di circa 250 milioni di euro.
Oltreché a fare l’imprenditore, Massimo Carraro si è impegnato in campo associativo e istituzionale. È stato presidente delle Associazioni dei Giovani Imprenditori di Padova e del Veneto e degli Imprenditori e dirigenti d’Europa, della Finanziaria regionale Veneto Sviluppo, dell’Interporto di Padova, ed è stato anche parlamentare europeo dal 1999 al 2004. In questa intervista spiega l’attività, i risultati e le prospettive del Gruppo Morellato.
Domanda. Che cosa vi distingue dalle altre Case?
Risposta. Io parto dal concetto che l’elemento più importante nella vendita è il prodotto. Ripeto sempre lo slogan: prima viene il prodotto, poi il prodotto, poi ancora il prodotto. Perché il consumatore è maturo, non si lascia ingannare. Noi siamo il Gruppo più cresciuto negli ultimi 5 anni nel settore dell’orologeria e della gioielleria mondiale, in Italia siamo al secondo posto, la nostra forza è la disponibilità di una gamma di marchi assolutamente differenziati tra loro ma anche bilanciati.
D. Quali sono le vostre origini?
R. Philip Watch compie quest’anno 150 anni; primo orologio svizzero in Italia, nacque nel 1858 a Napoli, città in cui risiedeva la più antica comunità svizzera in Italia. Ho compiuto alcune ricerche e ho accertato che nell’800 Napoli e Genova erano i porti di transito verso la Svizzera; l’Adriatico non era frequentato. Proprio dalla comunità svizzera nacquero la Napoli-Portici, prima ferrovia italiana, e la Pasta Voiello, azienda avviata da un certo Vittel, svizzero, che sposò una napoletana. Da quell’antica comunità nacque il primo orologio svizzero, prodotto in Svizzera con tecnica svizzera, quindi made in Suisse ma con design italiano. Un secolo e mezzo di grande tradizione orologiera di grande qualità.
D. Cosa producete in particolare?
R. Abbiamo varie linee, un portafoglio di marchi assortito, modelli che si bilanciano perfettamente perché offrono prodotti diversi: la grande orologeria di Philip Watch, lo sport estremo di Sector, il lusso contemporaneo di Morellato, le griffes di alta moda di Roberto Cavalli e della moda più giovane di Miss Sixty, o di John Galliano per il quale presenteremo l’anno prossimo una nuova linea di orologi.
D. Cosa distingue questi marchi?
R. Hanno in comune la cura, l’attenzione ossessiva verso il prodotto, la qualità estetica e tecnologica frutto di un grande laboratorio di ricerca e di sviluppo e di un rilevante investimento nel design, attività nella quale operano sia i nostri Uffici Stile che occupano oltre venti persone, sia grandi stilisti esterni. Forse questa accuratezza costituisce il motivo per il quale il Gruppo è cresciuto più degli altri in questi anni; perché, detto in parole semplici, noi creiamo prodotti più belli, naturalmente in riferimento ai loro particolari target.
D. Avete una risposta di mercato soddisfacente dal momento che ogni target di acquirenti trova il modello che gli piace?
R. Esattamente. Abbiamo addirittura team creativi distinti. Ogni marchio ha un team di persone che si occupano solo di esso e non degli altri. Personalmente sono persuaso che bisogna essere molto concentrati per lavorare bene; pensare a troppi progetti si sbaglia. Inoltre sono convinto che oggi la cultura è il presupposto dell’impresa; solo grazie ad essa è possibile interpretare i cambiamenti in atto, l’evoluzione della società, dei suoi bisogni, dei gusti dei consumatori; quindi avvertire le nuove esigenze, svilupparle e fornire ad esse una pronta risposta.
D. Quale marchio vende di più e quale vende di meno?
R. I volumi dei vari marchi si equivalgono, anche se alcuni hanno una produzione maggiore, altri minore. Ma il volume della produzione è legato al target cui essa è destinata. Per Philip Watch il numero di pezzi è certamente minore, ma si tratta di prodotti di alta qualità. Oggi il fatturato del Gruppo Morellato deriva per il 45 per cento dagli orologi e per altrettanto dai gioielli, per cui le due aree si equiparano; il restante 10 per cento proviene dai cinturini, la cui fabbricazione cominciò nel 1930 con il marchio Morellato che ne è tuttora leader mondiale. La produzione di cinturini è poi diventata una branca a se stante. Nel tempo il Gruppo ha aggregato marchi storici una volta separati, quindi Morellato, Sector, Philip Watch. Non amo fare paragoni pretenziosi, ma nel Gruppo Morellato è accaduto quanto si è verificato per altre fabbriche di orologi come Omega, Tissot, Longines.
D. Quindi negli anni 30 l’azienda aveva già intuito quello che nel settore sarebbe successo nel futuro?
R. Ovvero quello che sarebbe diventato l’orologio. A chi ci chiede come abbiamo pianificato lo sviluppo, spiego che siamo un’azienda imprenditoriale che vive grazie alla passione di chi vi lavora. Non vorrei sembrare un personaggio desueto, ma sono convinto che quello che ci ha assicurato in questi anni la crescita nel cinturino, nel gioiello, nelle acquisizioni di marchi e nel loro rilancio, è stata la grande passione nutrita per Philip Watch, un marchio meraviglioso, con 150 anni di storia vissuta tra Napoli, Milano e la Svizzera per Sector, Morellato e tutti i marchi che interpretiamo.
D. Un’azienda industriale gestita con la stessa passione che distingue i grandi atelier di alta moda, nei quali c’è sempre un protagonista, ovvero uno stilista che compie un’attività economica ma per passione?
R. Credo che questa sia la vera molla. Inoltre i risultati economici sono soddisfacenti. L’anno scorso abbiamo registrato una crescita del 20 per cento rispetto all’anno precedente; quest’anno nei mercati americano e sud-europeo, in particolare in Italia e in Spagna, si è assistito a un rallentamento dei consumi. Ma questo sta provocando anche una selezione in base alla quale risultano premiati i prodotti migliori, i marchi che hanno una storia e non quelli improvvisati. Per l’anno in corso, al 31 maggio eravamo comunque in crescita del 10 per cento sullo stesso periodo dello scorso anno.
D. In che modo avviene questa selezione?
R. Se nel 2007 siamo cresciuti del 20 per cento e quest’anno stiamo crescendo del 10, interpreto questo come un risultato comunque estremamente positivo, perché forse vale di più il 10 per cento di quest’anno che il 20 di quello passato. Chi continua ad acquistare i nostri prodotti evidentemente ha la possibilità di farlo; non risente neppure psicologicamente dell’andamento dell’economia, è sempre sensibile verso la grande marca, il grande prodotto.
D. Quali sono i mercati di maggiore diffusione?
R. A New York, nella Quinta Strada, in uno dei negozi di lusso più prestigiosi del mondo, si trova Philip Watch; a Londra si trova Morellato. Oltre all’Italia, i nostri principali mercati sono Stati Uniti, Francia, Spagna, Germania. Una grande crescita in questi ultimi anni si sta registrando nella Federazione Russa e nel Medio Oriente; una promettente diffusione si prospetta in Cina e in India, dove siamo già presenti con nostre consociate. In Giappone lavoriamo bene ma siamo molto più presenti nei mercati occidentali e in quelli emergenti. Ma oggi quelli che crescono di più sono il Medio Oriente e la Russia, il primo perché dispone da sempre di grandi possibilità finanziarie, la seconda perché le sta acquisendo ora. Sono i mercati ai quali le risorse finanziarie arrivano dalle materie prime, il cui prezzo cresce nella misura cui purtroppo assistiamo tutti i giorni.
D. Quali sono i nuovi orizzonti per le tecnologie applicate agli orologi?
R. Le tecnologie sono due. Il nostro Gruppo le possiede entrambe. La prima riguarda il comparto dell’orologio meccanico, che è patrimonio di Philip Watch; nel suo ambito stiamo studiando un nuovo meccanismo che dispone di otto giorni di carica nonché l’impiego di nuovi materiali come il silicio, il titanio e altri elementi di questo tipo. L’altro comparto, quello dell’orologio elettronico al quarzo, è affidato ai nostri laboratori di ricerca per l’area sportiva; nel suo ambito abbiamo appena lanciato la nuova collezione di orologi Marathon con nuovi movimenti al quarzo, sviluppati in esclusiva e brevettati da noi. È un orologio dotato di tutte le funzioni utili a chi compie lunghe maratone; è stato elaborato insieme a Stefano Baldini, campione olimpico italiano di maratona, che lo porterà al polso nelle prossime Olimpiadi di Pechino. Insieme a lui abbiamo deciso di inserirvi tutte le operazioni che possono servire al maratoneta, ossia i dati su pendenza della strada, numero dei passi, pressione sanguigna, battiti cardiaci, distanza dal traguardo, velocità ecc.
D. Dov’è il vostro laboratorio?
R. Abbiamo due laboratori completamente diversi perché quello in cui si progetta e realizza l’orologio a movimento meccanico ha regole completamente diverse da quelle del laboratorio elettronico. Anche fisicamente sono ubicati in luoghi diversi, il meccanico, a Napoli dove continua la grande tradizione di Philip Watch, l’altro, elettronico, a Milano.
D. Dal momento che l’orologio elettronico è destinato a svilupparsi sempre di più, prima o poi quello meccanico ci lascerà?
R. Sono prodotti diversi. Credo che oggi un appassionato di orologi debba avere un Philip Watch dal movimento meccanico per occasioni importanti, serate eleganti ecc.; e un Sector elettronico con le varie funzioni per lo sport, il tempo libero e altre circostanze; li definirei il primo «giacca», il secondo «maglione», nel senso che occorrono tutti e due perche nella giornata esistono momenti diversi. Comunque l’orologio è l’unico vero gioiello che l’uomo possa sempre portare.
D. Arricchite alcuni tipi di orologi inserendovi anche delle pietre preziose?
R. Philip Watch ha un gamma vastissima di orologi in oro e con diamanti. Questi ultimi vanno molto bene quest’anno sia in Europa che in America. Cresce la tendenza verso un prodotto più elegante, più sofisticato, con diamanti. Alla recente fiera di Basilea abbiamo lanciato la nuova collezione Swiss made di Roberto Cavalli chiamata Diamond Time proprio perché usa il diamante. È un prodotto per donna ma anche uomo.
D. Gli stilisti e i disegnatori che utilizzate lavorano solo per voi?
R. Nel nostro laboratorio interno lavorano 20 persone, i designer che creano esclusivamente per noi: non solo tutti italiani, sono giovani e provengono anche dall’Inghilterra e dalla Francia. Accanto a questo «zoccolo duro» come possiamo definire questo staff, ci avvaliamo di rapporti di collaborazione con grandi designers su progetti specifici che, però, si inseriscono sempre nel lavoro che svolge il nostro team interno. Non ho timore nel dire che ritengo questa un’area del design dell’orologeria e della gioielleria tra le migliori del mondo.
D. Come fate conoscere la vostra produzione al consumatore?
R. Destiniamo consistenti risorse finanziarie agli investimenti in comunicazione, stampa, televisione e, da un paio d’anni, anche internet, sempre legate però all’esperienza e alle caratteristiche del prodotto. Ricorriamo al revival di vecchi modelli inserendone alcuni elementi in quelli nuovi, modernissimi. Per celebrare il 150esimo anniversario, nel prossimo settembre presenteremo la nuova collezione «Anniversary» di Philip Watch, che riprenderà le linee del primo orologio da tasca e della prima collezione di orologi da polso di Philip Watch.
D. Quali sono le produzioni più recenti?
R. La nuova collezione Philip Watch chiamata «Avalon», che riprende una bellissima collezione Philip Watch del 1926. Per fare ciò ci rifacciamo sempre, nel nostro lavoro creativo, ai nostri archivi, alle nostre bibliografie, alla storia, proprio perché, disponendo di questa straordinaria miniera di orologeria, sarebbe un peccato sprecarla; perché conferiamo ai nuovi prodotti un certo fascino. Proviamo a pensare cosa è stato nella storia, dall’800 ad oggi, il design italiano abbinato alla tecnologia svizzera: un matrimonio molto felice, anche perché è stato casuale. Tante volte le grandi storie nascono per caso e crescono per la passione degli uomini.
D. Come si trova in questo mondo lei che aveva cominciato la carriera come uomo di legge?
R. Ho seguito un dottorato di ricerca, ho fatto il professore universitario, poi mi è venuta voglia di costruire qualcosa. Quando ci penso mi viene da sorridere, perché quest’altra occupazione mi diverte molto di più.
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