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| RETROSPECCHIO
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La ricerca di soluzioni per realizzare imbarcazioni sempre migliori ha spinto i Cantieri di Sarnico a sviluppare il prototipo di una nuova barca, seconda in pochi mesi dopo lo Spider V. Il modello ha lo scopo di sperimentare la costruzione di scafi con prestazioni e comfort superiori agli attuali. Il prototipo prende il nome Arcidiavolo dalla barca da corsa ideata da Renato Sonny Levi nel 1972 per Giorgio Tognelli, e ne ripete la tipologia della carena. È un modello fatto per attraversare il mare ad alta velocità ma in totale sicurezza. La priorità è data alle qualità dinamiche ma senza rinunciare agli spazi abitabili, sebbene abbiano un’importanza ridotta. La carena a trimarano presenta una stabilità superiore a quelle dei monoscafi. La spinta è data da due motori turbodiesel Yanmar da 480 cavalli, cambio di velocità a due rapporti e le stesse trasmissioni che hanno vinto il campionato del mondo Powerboat 2006. Il disegno del prototipo è firmato dallo studio Victory Design. La linea è moderna ma ricca di richiami allo stile retrò. Pur avendo toni marcatamente sportivi, dispone di aree abitabili nel pozzetto e a poppa, e di un rifugio sottocoperta che ne rendono possibile la trasformazione in barca da diporto e l’eventuale produzione in serie. Era il 1972 quando l’imprenditore Giorgio Tognelli partecipò alla Bellaria-Opatja, prima gara offshore dell’Adriatico con un cabinato da diporto monocarena in compensato marino, costruito dal cantiere Acquaviva di Bellaria e dotato di due motori entrofuoribordo da circa 100 cavalli l’uno. Vinse la gara, partecipò alla seconda e vinse ancora, partecipò a tutte le successive gare di quella stagione e si laureò campione italiano offshore classe 2. Nello stesso anno assisté con Antonio Soccol alla mitica Cowes-Torquay, 200 miglia nella Manica; in Inghilterra i due incontrarono Renato Sonny Levi, progettista di imbarcazioni, e in tre cominciarono a pensare a una barca più veloce, senza cabina, rivoluzionaria. Decisero per una carena a trimarano, e il cantiere Acquaviva costruì l’Arcidiavolo, senza flap e casse di zavorra. Noie tecniche non scoraggiarono Tognelli che decise di costruire un altro Arcidiavolo, più leggero e con murate più basse. Continuarono le noie finché nel 1976, nel Gran Premio di Roma, l’Arcidiavolo giunse al traguardo per primo nella sua classe. Si decise di sfidare il record di velocità Offshore Classe 2: a Sarnico il 20 agosto 1976 l’Arcidiavolo stabilì il nuovo primato mondiale della classe con 67,69 nodi di velocità media sul miglio. Da allora, sino ad oggi, nessuno ha mai più utilizzato quella carena.
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