CAMPIDOGLIO
ROMA,
CENTRO STORICO
IN OFFERTA SPECIALE, OVVERO NATALE
NELLA GIUNGLA
Importunati da nugoli di fastidiosi venditori abusivi i turisti a Fontana
di Trevi

Delitti impuniti,
aggressioni, lesioni,
stupri, rapine, estorsioni,
traffico caotico, attività
produttive ostacolate,
corruzione, servizi
pubblici insufficienti,
montagne di rifiuti
nelle aree turistiche,
arroganza e latitanza
degli amministratori
dinanzi ai problemi reali
dei cittadini, sperpero
di pubblico denaro
in manifestazioni inutili,
di facciata, a beneficio
dei soliti compagni
di laute merende
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opo una sfilza ininterrotta di brutte notizie e una quotidiana sequenza di drammatici e perfino luttuosi avvenimenti, in questa vigilia natalizia tutti i romani, e in particolar modo quelli residenti o operanti nel Centro storico, si attendevano per le Festività di fine anno una qualche buona iniziativa, o quanto meno un qualche segnale rassicurante e rasserenante. Anche se piccolo, magari una sola promessa o una prospettiva remota. Si sarebbero accontentati e avrebbero consumato con minore angoscia il panettone, il torrone natalizio e il cotechino e lenticchie di fine anno.
Cos’altro può sperare, infatti, chi a casa propria, ossia nella propria città, nel proprio quartiere o rione, o addirittura nel proprio palazzo, è costretto da anni a subire passivamente ogni affronto e offesa? Ossia criminalità impunita, libera immigrazione abusiva, dilagare del commercio illegale, occupazione illegittima di suolo pubblico, plateali connivenze e favoreggiamenti verso i trasgressori della legge da parte di funzionari, dirigenti e amministratori pubblici, attuati ovviamente non per amore del prossimo ma per pingui cointeressenze.
Delitti gratuiti e impuniti, aggressioni, lesioni, stupri, rapine, estorsioni da parte della criminalità, traffico sempre più caotico, attività produttive ostacolate, corruzione, servizi pubblici insufficienti, montagne di rifiuti nelle aree turisticamente più celebrate, arroganza dei responsabili, latitanza degli amministratori dinanzi ai problemi reali dei cittadini, sperpero di pubblico denaro in manifestazioni inutili, di facciata, a beneficio delle solite cricche di furbi, di fiancheggiatori, di compagni di partito e comunque di laute merende.
E a tutto ciò va aggiunta la mole sconfinata delle «estorsioni legali» a carico dei cittadini, poste in atto proprio dai pubblici amministratori. Tali sono da considerare, infatti, i crescenti dazi posti a carico degli automobilisti per circolare o per semplicemente sostare nelle strade quando già pagano una tassa di circolazione a favore dello Stato e degli enti locali; dazi imposti non già per punire i trasgressori, ma per battere moneta, per fare cassa, per appropriarsi di ulteriori risorse finanziarie - come se non bastassero le inique, pesanti tasse esistenti -, da destinare non al miglioramento dei servizi pubblici ma a peregrine, cervellotiche, inutili iniziative nel campo dell’effimero, a feste, spettacoli, balli, sfilate di moda per i soliti quattrocento invitati; spese variamente contrabbandate poi nella redazione del bilancio comunale grazie a giochi di prestigio e ad artifici contabili.
Intenti ormai a preparare mini-strenne di Natale - quelle che può permettersi la massa per rallegrarsi con un po’ di nastrini lucenti, dorati o colorati, dal momento che le maxi-strenne circolano solo tra i maxi-amministratori -, i romani sono stati raggiunti a fine novembre da un’altra raffica di cattive notizie, avviata dalla destituzione, da parte del sindaco Walter Veltroni, del Comandante dei Vigili Urbani di Roma per una banale, per quanto riprovevole leggerezza: sosta vietata e uso indebito di un permesso di sosta per disabili, «delitti» compiuti da chi certamente aveva ben altri mezzi per recarsi, o meglio farsi accompagnare a fare lo shopping in Centro.
Essendo intervenuta la Magistratura per far luce sul caso, ci asteniamo da qualsiasi giudizio e commento. Riportiamo solo due considerazioni: una nostra, una dell’Ospol, che è un sindacato della Polizia Municipale. L’Ospol ha messo in relazione il rigore eccezionalmente mostrato in questo caso dal Campidoglio con il parere favorevole, recentemente espresso da quel Comandante, sulla proposta di dotare di armi per difesa personale i Vigili Urbani al fine di sottrarli alla crescente sequenza di aggressioni, lesioni, insulti da parte di criminali, durante lo svolgimento dei compiti assegnati loro proprio da chi li vuole, invece, disarmati: ossia dagli amministratori comunali.
«Ogni volta che si parla dell’armamento–ha scritto l’Ospol–, cade dall’alto una scure che, noncurante delle conseguenze e del danno che arreca alle migliaia di agenti che quotidianamente svolgono il loro servizio con serietà e abnegazione, delegittima non solo il Capo ma tutta la struttura; tanto che, dopo questi fatti, nessuno parlerà più per diverso tempo dei problemi della sicurezza in generale e delle aggressioni subite dai Vigili in particolare». L’Ospol ha accusato, inoltre, il sindaco Veltroni di voler distogliere l’attenzione dalle «vere emergenze» che la sua Amministrazione non intende affrontare: sicurezza per gli agenti della polizia municipale e soprattutto per la cittadinanza.
Ed ora veniamo alla nostra considerazione, che è poi quella di un cittadino comune. Quanti vigili urbani si recano giornalmente al lavoro con la propria auto? Dove la parcheggiano? Se in divieto di sosta, chi gli eleva una contravvenzione? Ammesso che questo avvenga, quella multa è destinata ad avere, nello stesso Ufficio in cui quel vigile lavora, lo stesso iter di un’altra elevata a un comune automobilista? Cioè sarà pagata?
Non intendiamo denunciare quanto forse avviene normalmente in tutti i Comuni d’Italia. Ma non si può pretendere rigore da lavoratori che hanno come comandanti e come esempi gente che, approfittando della propria carica pubblica, viola la legge. Nello stesso modo, però, non si può pretendere da un Comandante, che comunque è anch’egli un lavoratore e un dipendente, un estremo rigore quando, pena la perdita del posto, è costretto ad assistere a trasgressioni e violazioni ben maggiori compiute dagli amministratori, a tacere, acconsentire, non intervenire, diventare addirittura un complice.
Prendiamo il caso del suolo del Centro storico di Roma, soggetto per il suo valore a un mercanteggiamento tra esercenti di ristoranti e di bar e amministratori comunali. Visto che, alle modeste tariffe stabilite, esso consente di fare ottimi affari, i primi ovviamente hanno interesse a occuparlo e gli amministratori ad incassare il più possibile. Ma c’è anche un interesse trasversale a «sottofatturare» l’importo nel senso che, se si occupa più del dovuto, l’incasso è notevolmente superiore. L’arricchimento comporta un solo rischio, pagare una multa se si è scoperti da un vigile zelante. Ma quanti vigili, muniti di documenti, decametri e piantine sono assegnati a tali controlli? Nessuno, tranne casi eccezionali e clamorosi. Eppure oggi si potrebbero misurare lo spazio occupato e il tempo dell’occupazione tramite satellite. E che il fenomeno della sopraoccupazione ovvero della sottofatturazione dello spazio sia frequente lo rivelano i procedimenti penali aperti dalla Procura della Repubblica di Roma contro esimii esercenti che in aree pregiatissime come Via Veneto hanno ignorato la geometria, incrementato l’economia, coltivato amicizie con amministratori comunali.
Quando poi, approssimandosi ulteriormente le Festività, i romani hanno deliberatamente o inconsapevolmente se non rimosso almeno attenuato le angustie che gli procura il Campidoglio - non ultima la dissennata anzi famigerata gestione delle proprietà dei cittadini operata dalla Gerit con l’iscrizione di ipoteche sulle loro abitazioni anche per pochi spiccioli e non cancellate quando questi sono stati pagati o addirittura non sono dovuti -, è arrivata la strenna-beffa consistente nell’annuncio della scelta di Viterbo per la costruzione del terzo aeroporto di Roma.
Una beffa premeditata perché, se il Governo o qualche suo ministro aveva ed ha interesse a farlo in quel luogo, nessuno glielo impedisce come nessuno gli impedirà di farlo anche a Latina, a Rieti e a Frosinone, che rispetto a Viterbo hanno un ben maggior diritto. Ma non si dica che sarà il terzo aeroporto di Roma e dei romani, perché si rivelerà un errore, un improduttivo atto di clientelismo e soprattutto un’impresa fallimentare e una clamorosa illusione. Il terzo aeroporto di Roma potrebbe essere al massimo quello di Guidonia. Un’ulteriore beffa quindi per i romani, ancora più pesante del solito perché gliel’hanno fatta trovare, non richiesta, sotto l’albero di Natale.
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