SALVATORE PATTI:
TRADOTTO ORA
IN TEDESCO
IL CODICE CIVILE ITALIANO
Salvatore Patti, ordinario di Diritto privato all’Università «Sapienza»
di Roma

«Se chiediamo
anche a una persona
colta di indicarci
la differenza tra
il possesso
e la detenzione,
già nella propria lingua
avrà difficoltà,
che aumenteranno
in una lingua straniera
nella quale confonderà
ancora più facilmente
questi termini;
occorre quindi
che le traduzioni
siano fatte
da esperti giuristi»
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educe dal successo riportato dalla traduzione in lingua italiana, da lui curata, del Codice civile tedesco pubblicato dalle case editrici Giuffrè di Milano e Beck di Monaco - un’impegnativa opera di 1.400 pagine utilissima non solo per il legislatore italiano ma anche per quello europeo -, nel breve giro di un paio di anni il prof. Salvatore Patti, ordinario di Diritto privato all’Università «Sapienza» di Roma e avvocato cassazionista, ha portato a termine una forse più impegnativa opera, la traduzione in lingua tedesca del Codice civile italiano. Quali esigenze l’hanno indotto ad affrontare queste due fatiche? Per quanto riguarda la prima, era stato spinto dalla constatazione che banche, assicurazioni, Camere di commercio e studi legali operanti nei rapporti italo-tedeschi usavano quotidianamente una vecchia traduzione eseguita alla fine dell’800, addirittura prima che quel Codice entrasse in vigore; un testo che era divenuto ultimamente pressoché inutilizzabile, dopo la riforma del diritto di famiglia degli anni 70 e soprattutto di quella introdotta nel 2002 nella parte relativa a contratti e obbligazioni.
Già presidente dell’Associazione italiana Alexander von Humboldt, segretario generale dell’Associazione per gli scambi culturali tra giuristi italiani e tedeschi, è membro dell’Associazione tedesca di Diritto comparato, del Comitato internazionale della Familienrechtszeitung e della Commission on European Family Law, direttore di «Familia», rivista di Diritto internazionale della famiglia e delle successioni. Autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche e insignito della Croce al merito di prima classe della Repubblica Federale di Germania, il prof. Patti è avvocato specializzato nei rapporti commerciali italo-tedeschi, con propri studi legali a Roma, Milano, Monaco e Berlino, e assiste società quali Daimler, Billfinger+Berger, Alpine, Wacker Chemie, Deustcher Ring, nonché società italiane che operano in Germania. Analoghi i motivi che l’hanno spinto a compiere l’operazione inversa, ossia la traduzione in tedesco del Codice civile italiano? Intanto, premette, il prof. Patti, in vista dell’elaborazione di un Codice civile dell’Unione europea è necessario attingere all’esperienza e quindi conoscere meglio i Codici civili nazionali, soprattutto quelli recentemente riformati, come il tedesco e l’italiano, nella parte riguardante aspetti ed esigenze della moderna economia.
Domanda. Quali sono gli altri motivi più specifici?
Risposta. I sempre più frequenti rapporti commerciali fra i vari Paesi determinano per i civilisti anche un maggior lavoro a livello internazionale e quindi un uso sempre più frequente, in sede sia di contrattazione che di controversie arbitrali ma anche giudiziali, di normative straniere, in primo luogo dei Codici di altri Paesi. E questo avviene soprattutto in campo europeo, determinando un’esigenza sempre crescente di traduzioni giuridiche, che si avverte soprattutto per la lingua tedesca. Perché, mentre il francese e l’inglese sono ormai di lettura abbastanza comune, il tedesco è conosciuto purtroppo da un numero abbastanza esiguo di giuristi. Il secondo motivo consiste nel fatto che le traduzioni non eseguite da giuristi sono pericolose perché chi non è giurista può confondere un istituto con un altro.
D. Può fare qualche esempio?
R. Se chiediamo anche a una persona colta di indicarci la differenza tra il possesso e la detenzione, già nella propria lingua avrà difficoltà che aumenteranno in una lingua straniera nella quale confonderà ancora più facilmente questi termini. Occorre quindi che le traduzioni siano fatte da esperti giuristi. Premesso questo, ricordo che esisteva già una traduzione in tedesco del Codice civile italiano abbastanza superata, perché molte parti di esso sono cambiate; eseguita dall’Athesia nel Sud Tirolo, lasciava largamente insoddisfatti. Visto il successo della traduzione del Codice civile tedesco in italiano in alcune parti superata.
D. Sarà un testo molto utile, quindi, agli operatori del diritto tedeschi?
R. Non servirà soltanto ai tedeschi ma anche agli italiani, che potranno esprimersi in termini corretti in lingua tedesca. In realtà, prima di intraprendere quest’opera mi sono chiesto se la traduzione di un Codice è ancora utile, dal momento che il diritto risiede ormai in molte altre leggi e regolamenti. Ossia mi sono chiesto: qual è oggi il ruolo del Codice civile nei rapporti commerciali? E mi sono dato questa risposta: per quanto riguarda il diritto dei consumatori, ormai la disciplina è quasi tutta fuori di esso, tanto che in Italia è stato compilato il Codice del consumo. Ma per i rapporti tra imprese la disciplina è ancora soprattutto quella contenuta nel Codice civile.
D. Perché questa sistemazione?
R. L’Italia ha avuto un’esperienza unica in proposito; le norme di attuazione della direttiva europea sul consumo in un primo tempo erano state inserite nel Codice civile, poi si è voluto creare un Testo unico per tutto ciò che riguarda il consumatore, per cui quelle norme sono state estratte dal Codice civile e inserite in quello del consumo. Per le imprese la disciplina più importante si trova ancora nel Codice civile; le leggi di attuazioni delle direttive comunitarie sul diritto societario si trovano nel libro V. Ma, a parte il diritto dei contratti e delle società, anche per il diritto di famiglia, dato l’enorme aumento dei matrimoni misti, fra cittadini di diversi Paesi europei, la disciplina si trova in regolamenti comunitari, ma questi riguardano soprattutto gli aspetti del diritto processuale. Per quanto riguarda il diritto sostanziale, ogni volta si deve trovare una legge applicabile di uno Stato europeo, per cui è necessario fare riferimento alla disciplina contenuta nei Codici.
D. Hanno influito nel decidere questo nuovo lavoro le case editrici?
R. Un’altra considerazione che mi ha spinto riguarda proprio il fatto che anche il Codice civile italiano tradotto in tedesco è stato pubblicato dai maggiori editori giuridici, l’italiano Giuffrè e il tedesco Beck; si può anche aggiungere che un team da me guidato sta traducendo ora anche il Codice di procedura civile tedesco che sarà pronto l’anno prossimo. È un’iniziativa che interessa molto, perché in vari ambienti, anche di magistrati, si auspica l’adozione di alcune soluzioni che sono presenti in esso e che sono più funzionali. Ad esempio, nell’ordinamento tedesco i procedimenti civili possono giungere solo in casi molto limitati alla terza istanza, che corrisponde alla nostra Corte di Cassazione, per cui non si creano gli intasamenti di decine di migliaia di ricorsi anche di valore insignificante, come avviene in Italia.
D. Che cosa avviene per le tutte altre lingue?
R. Non c’è l’esigenza di tradurre i testi normativi francesi, lingua che bene o male comprendono tutti, e lo stesso vale per l’inglese; l’ostacolo in Europa sono altre lingue, ad esempio l’ungherese e il finlandese. Sarebbe auspicabile la traduzione di testi normativi anche di altri Paesi europei, ma spesso non si trovano giuristi italiani in grado di farlo; ci si deve affidare a interpreti o traduttori che possono creare seri problemi con traduzioni poco precise; bastano un sinonimo, una virgola, per cambiare tutto, favorire un’interpretazione errata. Negli ultimi tempi è aumentata l’attenzione su questo problema; il 14 dicembre corrente sono stato invitato a partecipare a Padova a un convegno dedicato alla traduzione di testi giuridici, e un’analoga iniziativa è in programma per la fine del mese.
D. L’Unione europea non è diventata piuttosto una Babele europea?
R. Al fine di evitare pericolose confusioni e consistenti costi di traduzione, è sempre più avvertita la tendenza a non usare, in campo giuridico, le lingue di tutti i Paesi membri dell’Unione europea ma ad impiegarne solo quattro - inglese, francese, tedesco e spagnolo -, e soprattutto le prime tre. Se si dovesse usare un’unica lingua, sarebbe preferito l’inglese, anche se quella più parlata è il tedesco in quanto usata da una popolazione che tra Germania, Austria e Svizzera tedesca, supera i 100 milioni di persone; ma la lingua più diffusa è l’inglese. Qualora si dovesse arrivare a una terza o quarta lingua, gli italiani premono ovviamente per includervi anche la propria.
D. In quale lingua vengono inizialmente scritte le direttive e i regolamenti europei?
R. Secondo un’indagine accurata, poco più della metà, ossia il 52 per cento, viene scritto in inglese, il 44-45 per cento in francese, il 3-4 per cento in tedesco. Nelle altre lingue le direttive e i regolamenti vengono tradotti dopo, anche in tedesco, che non viene usato quasi mai come lingua base. Quindi le lingue dominanti negli atti sono inglese e francese.
D. Come è stata accolta la traduzione in italiano del Codice tedesco?
R. Ha riportato un’accoglienza estremamente positiva sia per il livello tecnico della traduzione sia per la diffusione commerciale, tanto che si pensa di pubblicarne l’anno prossimo una seconda edizione, giustificata anche da qualche mutamento normativo introdotto nel Codice tedesco e dal fatto che entrambe le case editrici sono rimaste soddisfatte.
D. Ci sono state osservazioni da parte degli operatori?
R. Da quello che mi risulta, il Codice è stato acquistato anche da studi legali che non lavorano costantemente con la Germania; se si ha una minima conoscenza del tedesco, esso è di grande aiuto; inoltre è stato acquistato da Istituti universitari, Camere di commercio, Istituto del Commercio con l’estero, addetti commerciali di ambasciate ecc. Lo stesso potrà dirsi della traduzione in tedesco del Codice civile italiano: ai commercianti e agli imprenditori tedeschi sarà molto utile, perché in un certo senso contiene più del corrispondente Codice civile tedesco perché dopo la riunificazione del 1942 del Codice civile e del Codice di commercio disciplina anche buona parte del diritto commerciale.
D. Moltiplicandosi le traduzioni di Codici e la loro conoscenza, aumentando la legislazione comunitaria e le convenzioni, quale sarà la situazione fra 20-30 anni?
R. Innanzitutto i Codici europei presentano già un certo grado di armonizzazione nelle parti che costituiscono l’attuazione di direttive europee. Già oggi la disciplina delle società per azioni in Italia non è così diversa da quella vigente in altri Paesi perché si sono dovute recepire le relative direttive. L’interrogativo riguarda casomai i modelli seguiti da queste ultime. Quello dominante in molte materie, è inutile nasconderlo, è il tedesco perché a livello politico la Germania ha un’influenza maggiore della Spagna e dell’Italia. Ci si può chiedere perché compiere questo sforzo di traduzione dei Codici nazionali che finiranno in soffitta quando si avrà un unico Codice europeo redatto in più lingue. La risposta è che non sappiamo quando questo avverrà, fra 20 o 30 anni. In quel momento il codice civile nazionale andrà in pensione come vi andarono i codici dei vari Staterelli italiani e dei Länder tedeschi; la storia si ripeterà.
D. Ma il diritto canonico non è sopravvissuto?
R. Appartiene a un mondo a parte, sopravvive soprattutto per le cause matrimoniali. Sono membro della Commissione europea per il diritto della famiglia e delle successioni e così partecipo al grande processo di unificazione che dovrebbe portare al Codice civile europeo; sono l’unico rappresentante italiano, i tedeschi e gli spagnoli hanno due rappresentanti, tutti gli altri Paesi solo uno. La Commissione, che ha sede ad Utrecht in Olanda, è finanziata con fondi non solo europei, ma anche dell’Università di Utrecht che ci ospita e sovvenziona riunioni e viaggi. Speriamo che, nonostante le difficoltà, si giunga a un codice civile europeo che renda più facile il commercio e migliori anche i rapporti sociali e familiari.
D. È lo stesso per il Codice penale?
R. Il penale è più legato al territorio nel quale viene commesso il reato. Nel diritto civile i rapporti sono molto più intensi, pensiamo al matrimonio, a tutti i negozi giuridici. Il civile è più spinto all’unificazione, tanto che il processo è andato molto più avanti, perché sollecitato dallo sviluppo economico. L’Europa è nata come unione economica, l’economia e il commercio esigono regole comuni. Oggi anche restando a casa possono aversi rapporti commerciali con tutta l’Europa; il regolamento degli accordi deve essere comune, e questa è la maggiore spinta all’unificazione. L’Italia è il primo partner commerciale della Germania, ma si assiste alla contraddizione che, a causa della lingua, abbiamo maggiore difficoltà a conoscere le leggi del partner al quale siamo più legati.
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