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MARIAPIA GARAVAGLIA:

TANTI TURISTI A ROMA
NON SOLO
PER IL COLOSSEO

 


Mariapia Garavaglia,
vicesindaco di Roma
e assessore alle Politiche
del Turismo e della Moda


«Nel 2007 sono
stati finanziati e appaltati
gli ultimi tratti della linea
della metropolitana;
sono stati avviati
i cantieri per
la costruzione della Città
dello Sport a Tor Vergata,
dove avranno luogo
i Campionati mondiali
di nuoto; sono state
creati in tutti i Municipi
biblioteche e impianti
sportivi; sono stati
aiutati anche
parrocchie e oratori»


otata di una profonda esperienza politica e amministrativa Mariapia Garavaglia, già ministro della Sanità nel Governo Ciampi, poi commissario straordinario e quindi presidente della Croce Rossa Italiana, fino alla recentissima costituzione del Partito Democratico ha rappresentato il secondo partito della coalizione di centrosinistra alla guida del Campidoglio, ovvero la Margherita. Da anni pertanto in qualità di vicesindaco e di assessore alle Politiche del Turismo e della Moda è al fianco del numero uno, il sindaco di Roma Walter Veltroni. E continua ad esserlo ancor più oggi dopo che, con la creazione del Partito democratico, l’elezione dello stesso Veltroni a Segretario nazionale e la sua designazione a candidato alla presidenza del Consiglio dei ministri, è lei che deve ancor più aiutarlo nella gestione amministrativa del Comune di Roma. Così l’on. Garavaglia risponde alle domande sui più scottanti problemi della città.

Domanda. Per reagire al clima di incertezza determinato dai recenti drammatici fatti di cronaca nera verificatisi a Roma che hanno nociuto all’immagine della città, quali programmi ha l’Amministrazione comunale romana per l’immediato futuro?
Risposta. Siamo alla fine dell’anno ed è possibile delineare un bilancio sia materiale che morale. La città ha continuato a svolgere il proprio compito essenziale di capitale d’Italia e in tale veste ha ospitato negli ultimi mesi una serie di eventi di rilievo tra i quali il «Family Day» del 12 maggio scorso, varie manifestazioni delle forze politiche sia di maggioranza che di opposizione, scioperi indetti dai sindacati, proteste degli studenti ecc. Ebbene che cosa è accaduto in tutto questo? Neanche un incidente, perché la popolazione romana è molto tollerante, subisce pazientemente dai blocchi di traffico alla scarsa pulizia di alcune zone. Non ci nascondiamo che tra i problemi più gravosi da affrontare anche dopo un anno di grande impegno figurano le difficoltà del traffico e la penuria degli alloggi. Nel 2007, specie negli ultimi mesi, Roma è diventata quasi l’emblema della sicurezza scomparsa. Ha assistito a fatti di cronaca inquietanti, ma non bisogna dimenticare che è una capitale, che va paragonata non a città come Mantova o Cremona, ma come Berlino, Parigi e Londra, e che la sicurezza viene costruita quotidianamente.

D. Quale livello di sicurezza registra?
R. Autorevoli istituti di ricerca come l’Università Bocconi di Milano e la Gallup Europa la definiscono ancora adesso, nel dicembre 2007, una città sicura, ponendola tra le prime del nostro continente. Questo che significa? Che dobbiamo lavorare su diversi piani. Innanzitutto dobbiamo continuare a dare risposte ai cittadini; questa Amministrazione è stata eletta con un voto ampio e dovrà rispondere con altrettanto impegno al consenso ottenuto. Che cosa abbiamo fatto in proposito? L’economia romana sta tirando. Mentre per il 2008 sembra prospettarsi a livello nazionale una crescita del prodotto interno dell’1,2 per cento rispetto al 2,1 del 2007, secondo l’ultimo rapporto presentato lo scorso ottobre dall’assessore alle Politiche economiche del Comune di Roma, Marco Causi, in vari settori, compresi quelli del capitalismo immateriale, l’economia romana cresce più di quella del Paese.

D. Cosa fa il Campidoglio per garantire la sicurezza ai cittadini?
R. Certamente a Roma vi sono problemi di sicurezza, come a Milano e in altre città. Inoltre Roma ospita circa 140 etnie, e questo significa che molti immigrati hanno figli che studiano o studieranno con i nostri e diventeranno romani, perché questa è una città ospitale. Facilitati dall’apertura delle frontiere rispetto a chi arriva in gommone dall’Africa, i rumeni sono maggiormente presenti e molti di loro delinquono. Cosa può fare Roma? Abbiamo i Vigili urbani, che non sono un organismo con compiti di sicurezza. Servono per controllare la mobilità, l’accoglienza, il commercio, l’abusivismo commerciale ed edilizio ecc. Ma il Comune non può sostituirsi allo Stato, come gli chiedono molti cittadini; può però far sentire la propria voce allo Stato in materia di programmazione degli ingressi, di permessi di soggiorno, ossia di quegli atti che non dipendono da esso.

D. Qual è il bilancio dell’anno?
R. Pur avendo ottenuto alcuni poteri speciali nel settore della mobilità, il sindaco di Roma non ne ha avuti altri; comunque il 2007 è stato un anno importante perché, grazie anche all’intervento della Cassa Depositi e Prestiti, sono stati finanziati e appaltati gli ultimi tratti della linea C della metropolitana; sono stati avviati i cantieri per la costruzione della Città dello Sport a Tor Vergata, dove avranno luogo i campionati mondiali di nuoto; sono stati creati in tutti i Municipi, soprattutto nei più periferici, luoghi di aggregazione come biblioteche e impianti sportivi. Abbiamo aiutato anche le parrocchie e gli oratori, considerandoli luoghi di aggregazione, perché quello che un Comune può fare per la sicurezza è mettere a disposizione dei cittadini luoghi da frequentare in maniera armonica, non conflittuale. Il quartiere di San Lorenzo, per esempio, è diventato, specialmente per i giovani, un luogo di ritrovo notturno e per questo durante l’estate vi sono state dislocate bancarelle per libri e attività culturali in modo da presidiare l’area fino alla chiusura delle attività, eliminando di notte il rumore e la presenza di persone. È un esempio degli strumenti messi in atto dall’Amministrazione per tenere insieme i cittadini ed evitare che, per paura di andare in metropolitana o in auto, restino chiusi in casa penalizzando la vita sociale.

D. Come vanno i settori di sua specifica competenza?
R. È molto aumentata la produzione cinematografica proprio quando si pensava che Cinecittà avesse perso quella supremazia conquistata rispetto a Hollywood e che, protrattasi per anni, ha fatto conoscere Roma anche dal punto di vista turistico; attraverso il ricordo di Via Veneto e della Dolce Vita, infatti, la cinematografia ha attratto grandi flussi di turisti desiderosi di vedere certamente il Colosseo, San Pietro e altri monumenti, ma soprattutto la città che ha costituito la scenografia privilegiata per tante pellicole. La produzione audiovisiva è aumentata in misura esponenziale. Nel turismo vi sono momenti in cui temo di non riuscire ad assicurare l’accoglienza perché rispetto all’anno passato le presenze turistiche aumentano di mese in mese del 15-16 per cento. Anche in questo settore Roma ha trascinato l’Italia che stava segnando il passo.

D. Quali iniziative l’Amministrazione comunale ha intrapreso per elevare culturalmente la popolazione delle borgate senza costringerle a recarsi in centro e a creare nuovi problemi?
R. Nel programma elettorale di questo secondo mandato amministrativo il sindaco Walter Veltroni ha inserito l’obiettivo di costruire una città «fuoricentrica». L’assessore alla Cultura sta procedendo con impegno a riaprire nelle borgate teatri e sale cinematografiche chiuse, anche affidandole a privati a condizione che le mettano a disposizione della popolazione residente nel quartiere; lo stesso si è fatto per gli impianti sportivi, molti dei quali sono ubicati nelle periferie. Ormai anche queste ultime contribuiscono alle manifestazioni della Notte Bianca. Grandi iniziative dedicate ai giovani, come la costruzione di impianti sportivi a Tor Vergata e degli Ostelli della Gioventù a Santa Maria della Pietà, renderanno vive quelle aree, serviranno a decongestionare il centro e a valorizzare tutta la città. Non dobbiamo far diventare le periferie zone dimenticate, abbandonate a se stesse, simili a ghetti; non dobbiamo considerare cittadini di serie B le persone che vi abitano.

D. E per la riqualificazione architettonica e monumentale?
R. Dobbiamo riqualificare le periferie con adeguati monumenti sul modello dell’area di Tor Tre Teste ove la Chiesa del Dio Padre Misericordioso progettata dall’architetto americano Richard Meyer, uno dei più conosciuti nel mondo, è meta di turisti e di visitatori. Il problema da superare è come arrivarci, perché non è servita dalla metropolitana. Altre opere di rilievo sono la Chiesa progettata dall’architetto Pierluigi Spadolini, un po’ meno famosa, la nuova Fiera dell’architetto Tommaso Valle. All’Eur sorgerà il nuovo Centro-congressi; l’Amministrazione sta lavorando per far diventare anche il turismo congressuale una delle prime voci dell’economia della città. Inoltre abbiamo lanciato tre concorsi per la progettazione delle scuole più belle del mondo; vi hanno partecipato oltre 30 architetti. Non si verrà più a Roma per vedere solo il Colosseo, ma anche le opere di Meyer, le nuove scuole, le nuove strade, i nuovi ponti. È una scelta che va controtendenza rispetto a quanti si scandalizzano ogni volta che nel panorama archeologico romano si inserisce un’opera di architettura contemporanea. Ritengo che dobbiamo continuare a fare quello che si è sempre fatto e che ci ha lasciato una Roma così bella. La sua bellezza e autenticità sono derivate dalla sedimentazione di tutto ciò che una volta era nuovo e contemporaneo.

D. Ci sono risorse per i monumenti?
R. Scarsissime. Fortunatamente, dall’inizio di questa legislatura grazie all’accorpamento dei Ministeri di Beni culturali e del Turismo abbiamo una regia nazionale, grazie alla quale le opere da realizzare sono interamente finanziate. Negli ultimi anni il budget del Comune di Roma ha subito tagli rilevanti, ma non si è voluto mai ridurre il bilancio sociale, che costituisce un altro valido fattore di sicurezza perché attenua le situazioni di maggior sofferenza. Comunque, in attesa di maggiori finanziamenti il Comune deve mobilitare le risorse locali. La Camera di Commercio di Roma ha partecipato a tutte le ultime grandi iniziative amministrative, sociali e culturali. La realizzazione dell’Auditorium e della nuova Fiera ha coinvolto l’imprenditoria privata, che non risponderebbe positivamente se non sapesse di operare in un contesto di iniziative anche sociali.

D. Quali sono i programmi per le aziende pubbliche?
R. Abbiamo 26 aziende partecipate o pubbliche, risultato del drastico dimagrimento attuato dalle 42 del 2001. Sulla base del recente decreto Lanzillotta, abbiamo ridotto il numero dei consiglieri di amministrazione. Se fosse approvato dal Parlamento anche il disegno di legge dello stesso ministro diretto alla privatizzazione di tali società, non avremmo difficoltà ad applicarlo; e se fossimo obbligati, cederemmo ai privati anche le aziende sane. Comunque abbiamo conservato le aziende erogatrici di servizi tradizionali, come quelle dei trasporti e della distribuzione di acqua. Nelle società di cui deteniamo una compartecipazione il rapporto con l’azionariato privato è abbastanza equilibrato.

D. Nel 1976 le prime Giunte rosse in Campidoglio eliminarono definitivamente i «borghetti» e tutti quegli insediamenti abusivi e degradati nati durante e dopo la guerra per ospitare sfollati, bombardati, sfrattati, poveri, emarginati. Ma a causa degli immigrati dopo trent’anni a Roma si è riprodotta una situazione ancora peggiore. Questa gente si integrerà, i figli dei primi venuti si sentono già italiani. Cosa fa l’Amministrazione per far comprendere questo ai romani? Come favorisce l’integrazione?
R. Le migrazioni sono sempre avvenute e Roma è sempre stata una meta per immigrati. Ora abbiamo più benessere da difendere, abbiamo il mondo in casa, basta pensare alla televisione e a internet, per cui temiamo che chi sopraggiunge può toglierci qualcosa. A pensarci bene, se con una bacchetta magica potessero liberarsi tutti i posti di lavoro occupati dagli immigrati, la nostra città e tutto il Paese impoverirebbero di colpo. C’è bisogno di maggiore informazione sull’utilità degli immigrati; e di una più rigorosa programmazione degli arrivi per non illudere chi pensa di venire e di trovare la fortuna ma si ritroverà senza casa e senza lavoro in una baracca lungo il Tevere, disdicevole per la sua dignità e fonte di problemi per noi. L’immigrazione non si fermerà mai; non ci pensammo 50 anni fa quando cominciammo a fare l’Europa unita; dovevamo prevedere che un’Europa ricca avrebbe attirato chi muore di fame. Se si avvererà la previsione di uno scrittore americano secondo il quale nel 2100 gli italiani saranno ridotti a soli 6 milioni, questo avverrà perché non avremo fatto adeguate politiche demografiche, non avremo aiutato le famiglie e i bambini, non avremo attuato nel Servizio sanitario la prevenzione, oltre alla cura. Le politiche demografiche costituiscono una grande risorsa anche per governare il fenomeno dell’immigrazione.

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