LINO DUILIO:
FINANZIARIA 2008
ECCO PERCHÉ
È A FAVORE
DELLE IMPRESE
Lino Duilio,
presidente
della Commissione
Bilancio, Tesoro
e Programmazione
della Camera
dei Deputati

«Dopo la manovra
del 2007 condizionata
dall’esigenza di risanare
il bilancio, la Finanziaria
2008 è diretta in modo
marcato a rafforzare
la ripresa e consolidare
la competitività
delle imprese;
tre le misure adottate
a loro favore:
semplificazione
amministrativa e fiscale,
riduzione dei costi
della burocrazia e nuovi
sistemi di incentivi»
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ativo di Centola in provincia di Salerno ma residente a Milano, laureato in Economia e Commercio e già direttore delle sedi Inail di Sesto San Giovanni e di Milano Nord, Lino Duilio ha svolto vari incarichi nel proprio partito e nell’attività politica. Già iscritto al Partito Popolare Italiano, è stato segretario regionale in Lombardia, membro dell’Esecutivo nazionale con l’incarico di responsabile del Dipartimento Politiche sociali. Eletto alla Camera nel 1996 e rieletto nel 2001, ha fatto parte di varie Commissioni - Lavoro pubblico e privato, Agricoltura, Controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, Bilancio, tesoro e programmazione, Commissione d’inchiesta sul «dossier Mitrokhin» e sull’attività di intelligence italiana. Particolarmente esperto pertanto in materia economica e finanziaria, rieletto nel 2006 alla Camera nella lista dell’Ulivo è stato chiamato a presiedere, nell’attuale legislatura, proprio la V Commissione permanente, competente in bilancio, tesoro e programmazione. In questa intervista il presidente Duilio illustra le misure contenute nella Finanziaria 2008 interessanti le piccole e medie imprese.
Domanda. La stragrande maggioranza degli imprenditori, e in particolare di quelli medi e piccoli, è solitamente impegnata a gestire di persona la propria azienda, e non ha molto tempo per seguire il lungo e complicato dibattito sulla legge finanziaria. Può riassumere le misure adottate a loro favore dal Governo e dalla maggioranza?
Risposta. Dopo la manovra dell’anno scorso che è stata fortemente condizionata dalle esigenze di risanamento del bilancio, la manovra di quest’anno è ispirata in modo marcato dall’esigenza di rafforzare la ripresa e consolidare la competitività delle imprese. L’essenza delle misure a favore delle imprese si condensa in tre punti: semplificazione amministrativa e fiscale, riduzione dei costi della burocrazia attraverso la razionalizzazione della spesa pubblica e nuovi sistemi di incentivi. L’Ires, l’imposta sulle persone giuridiche, passerà dal 33 al 27,5 per cento e l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, dal 4,25 al 3,9 per cento. Tra le novità, è stata prevista per le imprese la possibilità di dedurre una quota degli interessi passivi che si formano a seguito dei ritardi dei pagamenti della Pubblica Amministrazione. Anche le piccole imprese e le società di persone che versano l’Irpef potranno scegliere l’aliquota del 27,5 per cento se più conveniente, ma solo per la parte di utili reinvestiti. Per quanto concerne il «forfettone», le microimprese con fatturato fino a 30 mila euro potranno optare per un’imposta forfettaria sostitutiva del 20 per cento.
D. E sul piano dell’occupazione?
R. Torna l’incentivo per le assunzioni a tempo indeterminato nel Sud. I datori di lavoro che nel 2008 incrementeranno il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato in Calabria, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise, avranno diritto per gli anni 2008, 2009 e 2010 a un credito di imposta pari a 333 euro al mese per ciascun lavoratore. Il credito d’imposta salirà a 416 euro nel caso di assunzione di donne. Viene confermato anche un disegno nazionale di rafforzamento dei settori ad alto contenuto di conoscenza attraverso il programma «Industria 2015». Non dimentichiamo, poi, che da quest’anno diventa operativa la programmazione delle risorse comunitarie e che questo Governo ha compiuto sforzi significativi per integrare le risorse con il Fondo Aree Sottoutilizzate, che vale 100 miliardi di euro, con le risorse dei fondi strutturali. Abbiamo anche definito un quadro organico sulla disciplina in materia di aiuti di Stato. In altre parole, la Finanziaria mobiliterà il 2 per cento delle risorse complessive del bilancio dello Stato, e conferma diverse scelte di peso a favore delle imprese che trovano il loro corpo completo nella programmazione ordinaria.
D. E quali sono le misure adottate dal Governo e dalla maggioranza, che vanno a costituire, invece, un aggravio per le aziende?
R. Non intravedo misure di aggravio. Probabilmente nel momento in cui rispondo occorre riflettere più a fondo sulle norme relative alla indeducibilità degli interessi passivi oltre la soglia del 30 per cento, per non rischiare di danneggiare le imprese che sono in crescita anche se in presenza di un alto livello di indebitamento. Come pure si dovrà ragionare sulla disciplina di soppressione degli ammortamenti anticipati e accelerati, al fine di non deprimere le decisioni di investimento in tecnologie ad alto profilo di veloce obsolescenza. Su quest’ultimo punto, in particolare, si dovrà, più organicamente, e in tempi ragionevoli, operare per una revisione delle tabelle di ammortamento che sono ferme al 1988. Ciò detto, la riforma si muove nella direzione dello sviluppo e del rilancio del Paese a partire dal tessuto produttivo. Del resto dati confortanti giungono da molti organismi internazionali che plaudono all’operato del Governo. Cito la classifica stilata ogni anno dalla Banca Mondiale sui Paesi nei quali è più facile svolgere attività d’impresa, che pone l’Italia al 53esimo posto rispetto all’82esimo dell’anno precedente grazie alle riforme apportate da questo Governo; e il Report di fine ottobre della Commissione Europea sulla Competitività, che vede una seppur lenta ripresa nella crescita della produttività reale dell’Italia. Con questo non si chiude certamente la partita degli interventi. Molto c’è ancora da fare, in particolar modo per il rilancio del Mezzogiorno che porti ad un recupero del gap tra macroaree, come è avvenuto in Germania, in Irlanda e in Spagna.
D. Ogni anno, in occasione del dibattito sulla Finanziaria si varano una serie di norme che, sia pure utili o necessarie ai fini della politica economica e finanziaria del Governo e della maggioranza, modificano la legislazione vigente. Questo crea un’incertezza continua per le aziende, perché altera i risultati della gestione rispetto alle previsioni. Non si può evitare questa altalena di provvedimenti, spesso dipendente perfino dagli umori di singoli componenti della maggioranza o da esigue minoranze nell’ambito della stessa?
R. In realtà una linea ferma di Governo è leggibile e ben marcata nell’azione che si sta portando avanti con il complesso delle iniziative già approvate, in itinere o di prossima approvazione: il decreto-legge sulle liberalizzazioni e il disegno di legge Bersani; i disegni di legge Nicolais sulla modernizzazione e sull’efficienza della pubblica amministrazione; il disegno di legge Amato che introduce nuove norme sulla cittadinanza; il disegno di legge Lanzillotta di riordino dei servizi pubblici locali; e il disegno di legge Turco sulla semplificazione degli adempimenti amministrativi connessi alla tutela della salute; fino ad arrivare all’ultimo testo della Finanziaria per il 2008 che raccoglie un po’ i temi attuali di discussione. Il Governo si sta proponendo per attuare una serie di semplificazioni, liberalizzazioni e creazione di regole chiare, semplici e trasparenti per il rafforzamento della competitività del Paese. Il nuovo scenario normativo, introdotto dalla Finanziaria, migliora comunque il quadro fiscale esistente e, grazie alle semplificazioni operate, muove nella giusta direzione di un contesto di certezze che finora è mancato. La frontiera su cui investire, del resto, è proprio quella auspicata nella domanda, anche al fine di incidere sulla diffidenza che tuttora caratterizza il rapporto tra il cittadino e l’Amministrazione.
D. Nella Finanziaria per il 2008 c’è qualche norma che semplifica la moltitudine degli adempimenti a carico delle aziende, spesso inutili, superflui o di utilità estremamente limitata, e la cui osservanza non è poi neppure sottoposta ad alcun controllo? Un esempio: l’obbligo, derivante dalla legge sulla riservatezza, di comunicare agli aventi diritto il contenuto della stessa, solitamente adempiuto tramite invio di lettere di posta ordinaria anziché raccomandata, con aumento dei costi senza alcuna certezza sul ricevimento da parte del destinatario.
R. Nella manovra 2008 sono compresi interventi volti a rendere il fisco più semplice per i piccoli imprenditori. Per le piccole imprese solo un forfait. Si paga un’imposta sostitutiva sul reddito pari al 20 per cento. Un milione di imprenditori con un giro di affari inferiore a 30 mila euro lordi l’anno, che non hanno realizzato investimenti superiori ai 15 mila euro nel triennio e senza dipendenti, potranno scegliere di aderire, se lo ritengono conveniente, a un regime semplificato che prevede la franchigia dall’Iva e dalla relativa documentazione, l’esenzione dall’Irap e un solo adempimento per l’Irpef. A sostanziale parità di gettito complessivo per il fisco, il risparmio in termini di costo degli adempimenti e di tempo impiegato per tenere in regola la documentazione fiscale è enorme per le imprese. La semplificazione delle regole fiscali per le imprese è essenziale per garantire chiarezza del carico tributario e certezza degli adempimenti, ma anche per ridurre in modo drastico gli oneri per la gestione amministrativa delle imprese.
D. Dopo il varo della Finanziaria 2008 da parte del Senato, qualche giornale ha scritto che la manovra per le imprese è diventata più leggera in quanto ha attenuato la stretta sulla deducibilità di interessi passivi e ammortamenti, e corretto l’ampliamento della base imponibile Ires proposto dal disegno di legge licenziato a fine settembre dal Consiglio dei ministri. Moltissimi lettori sono stati tratti in errore perché la stretta, seppure attenuata rispetto a quella proposta, c’è stata. Non ritiene che questo modo di comunicare generi confusione non solo nel comprendere la politica della maggioranza, ma anche nel gestire le aziende?
R. La nostra comunicazione va, certo, migliorata, ne siamo consapevoli e ci stiamo provando. Nei giorni scorsi, è stato riportato molto chiaramente, in molte testate nazionali, che l’intervento di abbassamento dell’aliquota Ires dal 33 al 27,5 per cento è un gioco a somma zero e sarà quindi ispirato al principio di invarianza del gettito che prevede, di fronte alla riduzione dell’aliquota, un allargamento della base imponibile che si ottiene con la già richiamata revisione dei criteri di deducibilità degli interessi passivi e l’abrogazione della possibilità di calcolare, ai fini fiscali, ammortamenti anticipati o accelerati; l’allungamento della durata minima dei contratti di locazione finanziaria ossia dei leasing, al fine di poter usufruire della deducibilità dei canoni; la revisione del regime delle plusvalenze realizzate su partecipazioni esenti; la semplificazione della deducibilità delle spese di rappresentanza e la modifica del regime del consolidato fiscale. Ritengo, comunque, di dover sottolineare che le norme in questione non vanno lette nella considerazione di un inasprimento o di una stretta fiscale, ma come utile strumento per contrastare l’annoso problema dell’elusione e dell’evasione fiscale che affligge il nostro Paese.
D. È giusto che la Finanziaria, che costituisce la legge più importante per il funzionamento dello Stato, per lo sviluppo dell’economia e per le condizioni di vita delle famiglie, sia così complicata e inattuabile da parte di una massa di lavoratori autonomi come artigiani, commercianti, professionisti, imprenditori, da obbligarli a servirsi di esperti - ragionieri, commercialisti, tributaristi, avvocati, consulenti del lavoro ecc. -, con aggravio dei costi e riduzione dei redditi?
R. La Finanziaria è, in effetti, la legge più importante per il funzionamento dello Stato, una legge in cui convergono molteplici interessi, nazionali e locali, e a cui è demandato, grazie alla certezza dei tempi della sessione di Bilancio, l’onere di districare importanti nodi decisionali per il futuro del Paese. Man mano negli anni, poi, essa ha finito per essere percepita come lo strumento più rapido per approvare norme su materie diverse. Tutto questo, unito alla frammentazione degli interessi e alla proliferazione dei soggetti politici, ha reso questo strumento fondamentale di politica economica uno «specchio» della complessità del Paese. Anche da questo discendono l’obiettiva complessità della sua struttura e la comprensione delle difficoltà, sia del Governo che del Parlamento, a costruirla e approvarla. Ciò detto, personalmente ritengo sia utile che il Governo mantenga una linea di politica economica ben chiara, che non venga deviata da interventi emendativi che poco hanno a che fare con le leggi di spesa e di entrata del bilancio dello Stato. Per rispondere più specificamente alla domanda, stiamo comunque operando lungo il sentiero della semplificazione. Le scelte fatte sugli Studi di settore e sul cosiddetto forfettone, ad esempio, sono state fatte per rendere immediatamente applicabile questo principio.
D. Dopo alcuni anni di esperienza non proprio positiva, negli ultimi tempi sono emerse proposte di tornare al vecchio sistema di approvazione del bilancio dello Stato, sia pure rivisto. Qual è il suo giudizio? È prevedibile una riforma nel settore?
R. Nei mesi scorsi, subito dopo l’approvazione della Finanziaria dell’anno scorso, abbiamo lungamente lavorato congiuntamente, come Commissioni Bilancio di Camera e Senato, per mettere a fuoco i nodi principali dell’attuale sessione di bilancio e le linee per una sua semplificazione. La conclusione è stata quella di dover apportare sicuramente modifiche alla situazione in atto, sia sul contenuto proprio della Finanziaria che sui restanti strumenti della sessione e dei regolamenti che, oggi diversi tra Camera e Senato, la disciplinano. Abbiamo concordato inoltre con il Governo l’opportunità di modificare sin da quest’anno lo stesso Bilancio dello Stato, rendendolo più intellegibile attraverso una sua scrittura cosiddetta «per missioni e per programmi», facendo sì che ne sia facilitata la lettura da parte dei cittadini e lo stesso Parlamento abbia più chiaro lo spettro delle scelte - spesso in concorrenza tra di loro - che è chiamato a fare. La stessa Finanziaria sarà scritta sempre più con questa impostazione, sicuramente preferibile. Non si tratta, per concludere, di tornare a prima. Anche perché la normativa preesistente era stata cambiata proprio perché presentava dei limiti. Stiamo solo cercando di far tesoro dell’esperienza accumulata dai diversi Governi e Parlamenti al fine di trovare la soluzione più adeguata. Potrei terminare dicendo che ormai la diagnosi è chiara. Si tratta di lavorare alla necessaria terapia.
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