MOBITALIA:
L’ASTICELLA
DELLE
AMBIZIONI
L’on. Cesare De Piccoli,
viceministro ai Trasporti

«Cinque i progetti
di completamento
e rinnovo del patrimonio
immobiliare: riguardano
il Velodromo, il Palazzo
della Civiltà Italiana,
le aree verdi, il Luneur
e il Nuovo Centro
Congressi,
che
sarà l’intervento più
vistoso, in un’area interna
al cosiddetto Pentagono
storico, ossia il perimetro
iniziale dell’Esposizione
Universale»
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asce il Partito Democratico, sì, ma non solo. Sembra che l’Italia sia pronta ad affrontare nuove sfide, a prescindere dalle ideologie. Innanzitutto, bisogna correre di più: siamo lenti, e non ce lo possiamo permettere. Ci vengono chiesti miliardi, sottratti ad altri nostri bisogni, per un’alta velocità che ci aiuti a comunicare, a sentirci vicini. A non sentirci indietro. Poi, saliamo su un treno, e si ferma. Se parte. Poi, montiamo su un aereo, e ci fanno scendere. Poi, proviamo ad andare a trovare gli zii calabresi e ci mettiamo di più che a farci un aperitivo a New York. Insomma, bisogna attivarsi. E non politicamente. La politica c’entra poco: o meglio, c’entra eccome, ma sono i comportamenti, gli stili di vita, le teste che vanno cambiate. Va cambiato persino il modo di litigare, il rapporto tra gli schieramenti. L’unica questione non può essere il battibecco Prodi-Berlusconi e il chi la dura la vince: la questione dev’essere «impariamo a campare», a parlare, a creare. Non ad imitare, ma ad essere imitati.
L’ha ammesso anche Cesare De Piccoli, viceministro dei Trasporti, quando ha deciso di farsi avanti e costituire Mobitalia, l’associazione tematica «leggera» per la mobilità e i trasporti. La garanzia c’è ed è chiara: se si parla di mobilità, qui ci siamo già mobilitati. Mauro Moretti concorda. Anna Finocchiaro pure. Tiziano Treu è presente. Michele Meta, idem. Rispondono tutti all’appello. Il viceministro parla di «leggerezza» ma si riferisce a una cosa sola: la partecipazione. Perché non si sentano «stretti», i nostri capoccioni, quando li invitiamo a «partecipare». Qui non c’è destra né sinistra. Qui non si chiede un voto, qui si chiede solo la «capoccia», il cervello, le competenze, le intelligenze. Chi è più dotato, posi la prima pietra. Le condizioni di partenza incidono sulle responsabilità: così, chi ne sa di più, è tenuto a porre la propria ricchezza (mentale) al servizio della società.
Mobitalia è una nuova associazione, dunque, un po’ all’americana, quella in cui si «spinge», si danno suggerimenti, si diventa propulsori (veri). Interessata alla politica ma non a diventare una corrente, all’economia ma non a diventare una lobby, alla cultura accademica ma non a diventare un pensatoio. Attivarsi, ecco tutto, in un luogo di condivisione. E condividere, innanzitutto, l’urgenza, quella sentita anche nella schizofrenia di momenti in cui si pensa (quasi si sa) di non farcela e di altri in cui vi è la convinzione di poter sfruttare le potenzialità italiane. Un luogo non v’è ancora e i cittadini sono scontenti.
Si guarda fuori, sempre. Si portano esempi di Paesi lontani, prima l’America: la si voleva imitare, era l’esempio. Poi, scendere un po’, e la Spagna era il punto di riferimento. Ancora più giù, andiamo a Tangeri. E poi dopo, cos’altro? Cos’altro dovremo imitare? Dice De Piccoli: di quanto dobbiamo abbassare quest’asticella delle nostre ambizioni?
Perché ambiziosi bisogna esserlo. Magari, ottenere meno, ma puntare in alto, oltre la mela. Smettere di andare in giro per il mondo a dire come funziona Rotterdam, come funziona Shangai: cominciare a dire come funziona Genova, o come Napoli. Ambiziosi, perché con la mente possiamo arrivare ovunque, e con le azioni si può tentare di cambiare. Anche se condendole di decisioni impopolari. Come quella dell’alta velocità, che richiede tempo, denaro, ma che non può non essere accompagnata da serietà e disciplina. Da ambizione. Vogliamo essere europei? Così si fa. Si partecipa senza sfogo politico, si partecipa mettendo idee, proponendo, condividendo. La logistica, l’intermodalità, la mobilità non accettano fai-da-te: «Se sei operaio puoi mettere in piedi un laboratorio e puntare sulle tue capacità e risorse; se dal laboratorio vuoi passare all’azienda puoi farlo; ma se poi vuoi strutturarti meglio devi fare delle alleanze».
L’associazione punta a una massa critica mossa da una nuova cultura logistica, che si misuri con le esperienze quotidiane e dove le energie e le competenze si fondano. Perché il nostro diritto alla mobilità deve avere il primato negativo sulle vittime della strada? Perché città congestionate? Perché accettare questo?
Un luogo di condivisione come quello di Mobitalia è un luogo in cui la comunicazione non è più lettera morta, in cui ciò che i governanti fanno viene percepito dal cittadino, in cui la frustrazione cessi, per un momento di esistere. È l’ispirazione perché un domani si costituisca una nuova associazione, e poi un’altra e un’altra ancora, su contenuti diversi. Non più riforme concettuali, ma contenuti: ora i trasporti, domani (od oggi stesso) la salute. E tutto il resto.
Servono corpi intermedi propositivi e momenti di mediazione alta. Togliersi dalla polemica spicciola di tutti i giorni, concentrare le energie, a prescindere da ogni schieramento. Leggerezza, ma una leggerezza pesante. Forte. Che riformi il sistema portuale, risolva la situazione ferroviaria, raccolga la sfida dell’alta velocità, non su un blog ma sulla sintonia delle intelligenze e su contenuti in primo piano. Non più casualità ma previsione: abbiamo persino teorizzato che si potessero costruire le città senza piani regolatori. Non si può.
Mobitalia preme sui contenuti, sull’essere associazione tematica, e incalzerà l’azione di Governo su scelte condivise e priorità programmatiche quali: il riequilibrio modale nel trasporto delle merci a favore del trasporto ferroviario e della navigazione marittima a corto raggio; una razionalizzazione dell’autotrasporto; il riequilibrio territoriale tra il Mezzogiorno e il Nord; il rafforzamento del sistema dei collegamenti dell’Italia con la rete di trasporto europea, attraverso il potenziamento dei valichi alpini e la realizzazione dei corridoi plurimodali; lo sviluppo della portualità e dei traffici marittimi; il miglioramento dei sistemi di mobilità nelle aree urbane; la liberazione delle città dal congestionamento del traffico e dall’inquinamento; una maggiore pedonalizzazione; la razionalizzazione del sistema aeroportuale. Ma in realtà Mobitalia è molto di più: è un luogo dove si pensa, si incalza, si agisce. E dove si vuole arrivare con un autobus puntuale.
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