PAOLO CUCCIA:
L’EUR OLTRE L’EUR.
E OLTRE IL MARE
a cura di
LUIGI LOCATELLI
Paolo Cuccia,
presidente
della società
Eur Spa

«Cinque i progetti
di completamento
e rinnovo del patrimonio
immobiliare: riguardano
il Velodromo, il Palazzo
della Civiltà Italiana,
le aree verdi, il Luneur
e il Nuovo Centro
Congressi,
che
sarà l’intervento più
vistoso, in un’area interna
al cosiddetto Pentagono
storico, ossia il perimetro
iniziale dell’Esposizione
Universale»
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l quartiere dell’Eur, il più moderno della capitale, è alla terza vita. Nato come Ente per l’Esposizione Universale di Roma del ‘42, era progettato modernissimo, luminoso, con grandi spazi verdi, aree libere, grandi vie di collegamento. Fu Sisto V Papa dal 1585 al 1590 ad aprire nella città le prime grandi strade con un criterio urbanistico, oltre a far erigere la cupola di San Pietro, costruire il Palazzo del Laterano, l’ala dei Palazzi Vaticani intestati a suo nome, l’acquedotto Felice, e a collocare con grandi fatiche e immenso rigore l’obelisco al centro di Piazza San Pietro: pena di morte per l’operaio che avesse pronunciato una parola nelle manovre dei tiranti che dovevano erigerlo in verticale. Uno ci fu che gridò «Acqua alle funi», ma venne graziato perché salvò le funi dal prendere fuoco per l’attrito. L’ultimo vero urbanista di Roma era stato il cardinale Federico Saverio De Merode, belga e ufficiale in Africa in gioventù e forse per questo, una volta consacrato cardinale, nominato ministro delle Armi Pontificie. Diede una scossa all’immobilismo della nobiltà romana tra il 1864 e il 1874 facendo costruire la Stazione Termini in un’area di orti che aveva provveduto ad acquistare per tempo, collegandola poi al vecchio centro con una via intitolata a suo nome, la Via Nazionale di oggi, inserita in un nuovo quartiere di grandi palazzi e strade ad angolo retto, funzionale, tra Santa Maria Maggiore, Via Torino, San Vitale e l’attuale Piazza Venezia. E Via delle Quattro Fontane sulla dirittura della Via Sistina, in omaggio all’antico Papa che la volle. Nella primavera del 1936 Benito Mussolini ebbe l’idea di tenere a Roma un’esposizione universale: sarebbe stata l’occasione per chiudere le difficoltà internazionali provocate dalla guerra d’Etiopia e soprattutto di realizzare anche a Roma quello che Albert Speer stava facendo a Berlino e a Norimberga, con strade e palazzi grandiosi secondo un’urbanistica enfatica in stile classicista. L’anno 1942 venne scelto per celebrare il ventesimo anniversario del regime fascista e il progetto fu definito con la sigla E. 42.
Gli edifici espositivi avrebbero dovuto avere carattere stabile, creando un nuovo centro residenziale di collegamento tra la capitale, allora definita l’Urbe, e il mare di Ostia, secondo la proposta di Virgilio Testa, segretario generale del Governatorato, che era il Comune: «Sarà il cuore di un grande, futuro quartiere cittadino», scrivevano le riviste di architettura. Il 21 aprile 1937 nell’area deserta contigua all’Abbazia delle Tre Fontane, allineata alla nuova autostrada per Ostia creata in meno di tre anni nel 1928 e alla ferrovia terminata in dieci anni, Mussolini piantò il primo dei grandi pini che avrebbero decorato l’E. 42, bonificando l’area malarica abitata solo da un gruppo di coloni di Ravenna. Nello stesso giorno aveva dato il primo colpo di piccone per lo sventramento della Spina di Borgo e la creazione di Via della Conciliazione; tre anni prima, in giacca borghese con stivali, pullover a quadri e basco sul capo, aveva dato il primo colpo di piccone per liberare il Mausoleo di Augusto dalle vecchie casupole che lo circondavano nell’attuale piazza Augusto Imperatore. Nel 1931 aveva dato il via a un grandioso sventramento tra Piazza Venezia e il Colosseo, creando in poco più di un anno Via dell’Impero.
Un attivismo urbanistico rispondente alla logica di «imprimere a Roma l’orma indelebile della nuova civiltà fascista», come concludeva il piano urbanistico del 1931, in ogni quartiere, con demolizioni, allargamenti e nuove costruzioni sullo stile dettato dall’architetto Marcello Piacentini. Nel 1936 l’industriale veneto Vittorio Cini fu nominato presidente dell’Ente autonomo Esposizione Universale di Roma, un istituto protetto, ricco e potente. I lavori cominciarono con la prima pietra posta da Mussolini il 20 ottobre 1937, e non si interruppero con la dichiarazione di guerra: nel 1941 l’asse dell’attuale Viale Europa era in avanzata costruzione, come il lago artificiale e gli edifici dell’attuale Piazza Guglielmo Marconi. Il palazzo della Civiltà italiana era ultimato, come quello degli Uffici e molti giardini.
La guerra sembrava lontana. Arriverà nel 1943 quasi di colpo: il 16 maggio sul piazzale del Campidoglio viene smontata e rimossa dopo quattro secoli la statua di Marco Aurelio. Il 19 luglio i bombardamenti colpiscono duramente soprattutto i quartieri di San Lorenzo e Tiburtino. Per parecchi anni l’E. 42 è rimasto un grande cantiere incompiuto, recintato, forse saccheggiato per necessarie riparazioni. Pilastri emergevano dal terreno, alcuni sorreggevano inutili coperture di cemento armato, abbandonati sul terreno erano 226.130 metri quadrati di lastre di marmo, 12.113 metri cubi di blocchi inutilizzati. E sacchi di cemento, tondini di ferro arrugginito, infissi deteriorati.
Negli anni successivi segnati dalla ricostruzione e dalla nascita della democrazia, molti sostenevano che l’Eur, compresi gli edifici già completati, doveva essere demolito essendo un’opera del fascismo, e costruiti quartieri popolari. Anche gli uffici attuali del Coni e quello che oggi si chiama Foro Italico ma allora era Foro Mussolini, erano da abbattere. «Ho incontrato di recente il senatore Giulio Andreotti–ricorda l’ingegner Paolo Cuccia, oggi presidente dell’EUR spa, nuova configurazione giuridica dell’ente trasformato in società per azioni partecipata al 90 per cento dal Ministero dell’Economia e Finanze e al 10 per cento dal Comune di Roma–. Insieme abbiamo ricordato il periodo del dopoguerra e le polemiche con quanti volevano abbattere tutto ciò che poteva ricordare il fascismo. Era presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, e con un atto di intelligenza straordinaria Andreotti lo convinse dell’opportunità di completare l’Eur. Dico sempre che in quel periodo, con i morti per le strade e il Paese spaccato in due per la guerra civile, per proporre di lavorare a un quartiere voluto da Mussolini occorreva un grande coraggio».
Conclusa l’emergenza del dopoguerra, con il boom economico e la pressione dei proprietari terrieri (oltre 30 milioni di metri quadrati intorno alla città erano nelle mani di solo quattro persone) fu possibile arrivare a un compromesso tra chi voleva ripristinare quasi integralmente le situazioni prima del fascismo e chi puntava a beneficiare dell’enorme incremento di valore delle aree costruendo interi quartieri che avrebbero risposto anche alla grande fame di case. Il 9 dicembre 1948 nella sala Borromini del Campidoglio, Virgilio Testa può vedere confermata la sua vecchia proposta di espansione della città verso il mare e, in quella logica, di resuscitare l’E. 42, ribattezzandolo semplicemente EUR. Il nuovo quartiere ebbe così il compimento con l’utilizzo degli edifici esistenti e nuove edificazioni. Era necessario costruire per dare alloggio ai nuovi residenti: solo nel 1946 gli immigrati furono 40 mila, i residenti si avviavano a raggiungere i 2 milioni, il 6,6 per cento delle abitazioni erano baracche, grotte, sottoscala, il 21,9 per cento delle famiglie viveva in coabitazione.
Servivano edifici non solo per le famiglie ma anche per gli uffici ministeriali e comunali e per le imprese. Con il completamento della linea metropolitana Termini-Eur-Ostia e la prosecuzione della Cristoforo Colombo dalle Mura Aureliane fino all’Eur e poi al mare negli anni 50, il nuovo quartiere diventa una realtà anche per i romani: lo attraversano nel week end e cominciano ad ammirare lo stile degli edifici, ad apprezzarne la vivibilità. Nel 1955 arrivano i primi uffici staccati del Comune, i Ministeri delle Finanze, Poste, Sanità, Commercio estero, enti parastatali, Ice, Alitalia, Inps, musei.
Paolo Cuccia è presidente dell’EUR spa dal 2004, è Corporate Executive Vice President di ABN Amro, presidente dell’Advisory Board AMSDA Bocconi. Romano, dopo la laurea in Ingegneria alla Sapienza e il master in Direzione aziendale alla Bocconi, entrò nel Gruppo Iri-Italstat passando poi nel Gruppo Citicorp come Vice President-Corporate Bank di Citibank N.A. e direttore generale della Citinvest spa, quindi nella Banca di Roma nel 1992 con vari incarichi fino alla Direzione centrale; è stato amministratore delegato dal 1998 al 2003 dell’Acea, società di servizi del Comune di Roma.
Domanda. Qual’è oggi la funzione dell’EUR spa?
Risposta. Quella di restituire all’Eur il suo valore effettivo con un’azione articolata in due direzioni: come società di gestione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico che raccoglie edifici di grande pregio dell’architettura del ‘900; come finanziaria di sviluppo per realizzare i progetti di un nuovo polo congressuale inserito nel nuovo quartiere. Buona parte del patrimonio fu realizzata in vista delle Olimpiadi del 1960: il Velodromo, la Piscina delle Rose, i campi dedicati a numerosi sport nella zona delle Tre Fontane, il Palazzo dello Sport che oggi si chiama Palalottomatica, progettato da Luigi Nervi. A proposito dei molti architetti che hanno pensato gli edifici nel quartiere, io prediligo su tutti, cosa che ho confessato anche al sindaco di Roma Walter Veltroni, Luigi Moretti, autore del progetto di quella che doveva essere la Piazza imperiale.
D. Di che cosa si trattava?
R. Di un grande parterre pedonale che avrebbe dovuto concludere, dalla parte del mare e a una quota superiore a quella stradale, il complesso degli edifici. Un’opera che non è stata mai realizzata e che oggi è la Piazza Guglielmo Marconi; è rimasta l’impostazione razionale del progetto urbanistico, con una particolare attenzione alle altimetrie pensate come connessione longitudinale delle strutture dei quattro palazzi dei musei delle Arti e Tradizioni popolari, della Scienza universale, dell’Arte antica e dell’Arte moderna. Si può dire che nella concezione brutale dei romani l’Eur sia diventato quasi più conservatore negli anni 70-80 di quanto non fosse stato negli anni 50: un quartiere di passaggio, con il palazzo dell’Alitalia e gli altri costruiti in quel periodo che hanno fatto perdere l’identità e il senso architettonico generale del progetto. Grazie a Carlo Azeglio Ciampi, nel 1999 ministro del Tesoro, l’Ente Eur è stato trasformato in società per azioni nel 2000. Così è cominciata la sua nuova storia. Io sono arrivato nel 2004, mettendo a punto come prima cosa la macchina operativa, quindi valorizzando al massimo la politica degli acquisti. Ancora oggi, con il mercato immobiliare quasi fermo, l’Eur ha tantissima richiesta e tantissime possibilità.
D. Tra queste possibilità di intervento quali progetti hanno la priorità?
R. Abbiamo messo a punto cinque progetti, potremmo dire, di completamento e valorizzazione del nostro patrimonio immobiliare storico. Riguardano il Nuovo Centro Congressi, il Velodromo, il Palazzo della Civiltà Italiana, la riqualificazione delle aree verdi, il Luneur. Il Nuovo Centro Congressi costituirà l’intervento più vistoso, in un’area interna al cosiddetto Pentagono storico, ossia il perimetro iniziale dell’Esposizione Universale. È progettato dall’architetto Massimiliano Fuksas. L’elemento architettonico principale sarà una «Nuvola» sospesa fra i 15 e i 18 metri d’altezza: la struttura sarà costituita da una membrana realizzata in un nuovo materiale che galleggerà in una teca di acciaio e vetro alta 39 metri, larga 75 e lunga 198. Il progetto interesserà un’area di circa 27 mila metri quadrati in una zona che diventerà la nostra City, con una struttura altamente flessibile in grado di ospitare eventi con una capienza di 8.500 posti tra i 1.842 dell’Auditorium sospeso e i 6.300 delle due grandi sale modulari, con alcune sale meeting minori e un sistema articolato di servizi, ristoranti, bar, spazi fitness, parcheggi interrati, un albergo di 439 camere.
D. E il progetto per il Velodromo?
R. Di esso tutti ricordano le gare entusiasmanti di Antonio Maspes, per 11 volte campione italiano e per 7 volte mondiale tra il 1955 e il 1964; ma soprattutto primatista mondiale dei 200 metri in meno di 10 secondi, proprio al Velodromo olimpico dell’Eur. Chiuso per 40 anni e in profondo degrado per dissesti nella struttura dovuti a problemi di natura geotecnica, l’impianto sarà riqualificato seguendo le linee guida del progetto originale. Diventerà un centro multifunzionale a carattere sportivo, riabilitativo e ricreativo, conservando in alcuni elementi il disegno architettonico, con la realizzazione della Città dell’Acqua e del Benessere per complessivi 38 mila metri quadrati, con grandi spazi verdi, scuole, librerie, ludoteca, centro anziani e spazi per il Municipio. Ma il punto di forza sarà il centro acquatico di 5 mila metri quadrati per attività in acqua e riabilitative. La Nuova Casa del Ciclismo sorgerà al Laurentino; sarà la migliore commemorazione di Maspes e del francobollo con l’immagine del velodromo emesso per le Olimpiadi di Roma del 1960.
D. Quale intervento è previsto per il Palazzo della Civiltà Italiana?
R. È l’edificio originario che meglio degli altri esprime l’obiettivo di grandiosa monumentalità dell’intera area. È già terminato il restauro conservativo della parte esterna; e in accordo con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali saranno eseguiti restauri interni allo scopo di ospitare una mediateca, il museo dell’audiovisivo, la Discoteca di Stato e, come ulteriore ipotesi progettuale, un’esposizione permanente del made in Italy e del design italiano, restituendo all’edificio l’originaria destinazione.
D. E per il verde e il Luneur?
R. Per le aree verdi è prevista la riqualificazione con particolare riferimento al parco centrale del lago che realizza lo spirito e lo stile dei giardini del ‘900 oltre a rappresentare un polmone verde del quartiere. È stato disegnato nel 1958 dall’architetto paesaggista Raffaele De Vico e unisce la vocazione sportiva con la funzione sociale non solamente estetica. È contornato da un percorso denominato Passeggiata del Giappone per la presenza di alberature di ciliegio giapponese, che furono donate dalla città di Tokio nel segno della rinnovata amicizia fra i due Paesi. L’area, come le altre verdi, sarà dotata di nursery contigue alle aree di gioco per bambini, librerie, dog store, asili nido, servizi sportivi come vela e canottaggio, punti di ristoro. Per il Luneur, infine, in vista della prossima scadenza della concessione, abbiamo rivolto l’invito a manifestare interesse a tutte le società del settore che potrebbero essere interessate a gestire il lunapark. Prevediamo un concorso internazionale per la creazione di un grande parco di divertimenti per adulti, giovani e bambini adeguato agli standard internazionali.
D. Nel medio e lungo periodo quale sarà la funzione della società?
R. L’Eur è attraversato ogni giorno da almeno 200 mila persone, 50 mila vi lavorano, 12 mila vi abitano, ma sono in continua crescita. Con la modifica dello statuto decisa dai due azionisti Ministero dell’Economia e Comune di Roma, la società ha il compito di gestire il proprio patrimonio con possibilità di allargare il campo delle attività produttive. Limiti non ci sono più. Per la funzione iniziale dell’Eur di collegare la città al mare, si possono prevedere interventi fino al litorale di Ostia ma ci rivolgeremo dovunque sarà possibile operare nel rispetto del nostro compito. Il nostro patrimonio netto ammonta a 690 milioni di euro; nel 2006 abbiamo registrato un utile di 20,1 milioni di euro, in aumento del 150 per cento rispetto al 2005. Il piano di sviluppo punta a raddoppiare il valore del patrimonio entro il 2011, raggiungendo oltre 1,2 miliardi di euro.
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