MAURO MICCIO:
COSÌ HO RILANCIATO
IL QUARTIERE EUR
L’amministratore
della società
per azioni
che gestisce
il moderno quartiere
di Roma illustra
le rilevanti
realizzazioni
in atto e in programma, destinate a rendere
ancor più funzionale
il ragguardevole
complesso urbanistico,
patrimoniale
e architettonico

«Per storia, posizione, caratteristiche
e potenzialità, l’Eur
può rappresentare
una valida alternativa
a un Centro storico
troppo spesso
congestionato;
il nuovo Piano regolatore
di Roma lo definisce
rispondente alle esigenze
di lavoro e anche
di
turismo e di cultura»
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n realtà, l’Eur ha già cambiato volto». Il prof. Mauro Miccio, amministratore delegato dell’Eur spa, società sorta nel 2000 dalle «ceneri» dell’Ente Eur, a sua volta istituito nel 1936 per consentire lo svolgimento dell’Esposizione Universale di Roma che avrebbe dovuto aver luogo nel biennio 1941-42 e gestirne poi il patrimonio architettonico e artistico, ha appena finito di raccontare cosa diventerà, nel giro di pochi anni, il Palazzo della Civiltà Italiana, il «Colosseo quadrato» noto a tutti i romani, e non solo a loro: «Uno spazio che esalterà le principali espressioni italiane nel campo dell’audiovisivo e della multimedialità; una moderna vetrina dell’eccellenza italiana nelle arti, nelle scienze e nella cultura».
E prima di raccontare del rinnovato Colosseo quadrato, si era soffermato sul progetto di riqualificazione del Velodromo Olimpico, costruito su progetto di Cesare Ligini, Silvano Ricci e Dagoberto Ortensi per ospitare le gare di ciclismo su pista nelle Olimpiadi di Roma del 1960 e diventato, nel volgere di pochi anni, un monumento all’insipienza amministrativa e al degrado pubblico: si trasformerà da ostello di extra-comunitari alla ricerca di un tetto sicuro - ma in realtà pericolante -, in una Città dell’acquasport e del benessere, versione tecnologica dell’antico concetto delle terme romane.
E se lo stesso Miccio poco aveva parlato del Centro Congressi Italia, avveniristico edificio in acciaio, vetro e goretex firmato da Massimiliano Fuksas, è perché di questo spazio polifunzionale che sorgerà vicino alle Torri delle Finanze, e soprattutto dell’inedita «nuvola» che lo connoterà, si è scritto e detto tutto. Ma non che sarà proprio l’Eur spa a farsi direttamente carico della sua realizzazione e di quella delle strutture AD esso connesse -albergo, parcheggio di quasi 50 mila metri quadrati ecc. -, in modo da superare l’impasse creatosi con la società vincitrice dell’appalto.
«Tre grandi opere che saranno tutte inaugurate entro il 2009, anno nel quale scadrà il mandato del management della società la cui nomina è prevista nella prossima primavera», spiega Miccio. Ma che, se pure muteranno il profilo fisico del quartiere, in realtà suggelleranno un cambiamento già avvenuto nell’ultimo triennio investendo tutti gli aspetti tanto dell’Eur spa, quanto dei 300 mila metri quadrati di immobili e dei 600 mila di aree verdi che rappresentano il patrimonio immobiliare da essa gestito. E, con essi, di tutto il quartiere voluto dal regime fascista per celebrare la ritrovata potenza di Roma e dar vita, una volta finita l’esposizione che per la guerra non ci fu, al nucleo di quella «Terza Roma» che si sarebbe dilatata «sopra altri colli lungo le rive del fiume sacro sino alle spiagge del Tirreno».
Impossibile non ripartire da queste parole scolpite sul fregio del Salone delle Fontane adiacente al Palazzo degli Uffici, in Via Ciro il Grande, primo edificio permanente realizzato per l’Esposizione e oggi sede dell’Eur spa. Quelle parole riassumono l’impasto di megalomania e razionalità, di culto dell’antica Roma e di visione del futuro che portò Benito Mussolini e una squadra di valenti architetti diretta da Marcello Piacentini a concepire e avviare nel 1937 la costruzione di un quartiere modello, in cui il razionalismo moderno avrebbe dovuto evocare l’urbanistica classica. E che avrebbe dato il via all’espansione della città verso il mare sulle orme dei fasti degli avi.
Sono passati sessant’anni. Di «Terza Roma» non si parla più, il quartiere, pieno di marmi e di verde, ha subito prima una frettolosa rimozione intellettuale, spesso condita di disprezzo, riservata a tutte le opere del Ventennio; è stato considerato, dalle decine di migliaia di persone che di giorno ne frequentavano gli uffici, un quartiere laboratorio, nel senso che ci si andava solo per lavorare abbandonandolo alle sei del pomeriggio; ebbe una rivitalizzazione nella seconda metà degli anni 50 quando alla costruzione dei suoi palazzi e grattacieli, fra cui quello verde dell’Eni, si affiancò, in previsione delle Olimpiadi, quella di alcuni dei migliori esempi di architettura italiana del dopoguerra, a cominciare dal Palaeur di Pierluigi Nervi, dal Velodromo e dalla Piscina delle Rose.
Ma la comprensione della giustezza delle ragioni che erano alla base della nascita dell’Eur è venuta solo negli anni più recenti. Quando l’espansione spontanea verso il mare ha imposto la trasformazione in una direttrice di sviluppo della città: basti pensare all’inaugurazione della nuova Fiera a Ponte Galeria lungo la Roma-Fiumicino, in programma per il prossimo Natale di Roma, il 21 aprile. E quando si è capito che il Pentagono dell’Eur - la forma caratteristica del quartiere ideato da Piacentini -. non è solo uno straordinario esempio di funzionalismo architettonico novecentesco: oltre a quello di Piacentini si possono fare i nomi di Gaetano Minnucci, creatore del Palazzo degli Uffici, Adalberto Libera, progettista del Palazzo dei Congressi, e di Giovanni Guerrini, Enzo Bruno La Padula e Mario Romano, vincitori del concorso per la realizzazione del Palazzo della Civiltà Italiana.
L’Eur può e deve essere un quartiere flessibile e polifunzionale, parte integrante della capitale di cui rappresenta la propaggine meridionale, con una forte vocazione affaristico-lavorativa contemperata dall’attenzione verso lo sport, l’ambiente e la cultura. Insomma un esempio di terziario avanzato, sinonimo di qualità di vita e di lavoro per chi lo frequenta e lo abita. E, nello stesso tempo un generatore di ricchezza per la società che ne gestisce il patrimonio e per i suoi azionisti: il Ministero del Tesoro per il 90 per cento e il Comune di Roma per il restante 10.Costituisce un’impossibile quadratura del cerchio questa conciliazione delle ragioni dell’economia con quelle dello sviluppo dei servizi ai cittadini? «Al contrario, un obiettivo doveroso del cui raggiungimento si sono poste in questo triennio solide basi», risponde Miccio che, con il presidente Paolo Cuccia, ha guidato l’Eur spa nel triennio in corso, 2003-2006.
Romano, prima di ricoprire l’attuale incarico all’Eur spa Miccio è stato amministratore delegato dell’Agenzia della moda, consigliere dell’Ente Cinema oggi Cinecittà Holding spa, e presidente di Cinecittà Multiplex. Ha fatto parte dei Consigli d’amministrazione di Rai, Enel e Acea. Ha presieduto la Federazione relazioni pubbliche e l’Interassociazione della comunicazione d’impresa. Oggi è membro del Direttivo e della Giunta dell’Unione Industriali di Roma e vicepresidente della Piccola Industria; insegna Comunicazione pubblica e d’impresa all’Università Roma Tre.
Domanda. Com’è stato il 2005 per l’Eur spa dal punto di vista economico?
Risposta. Positivo, in sé e come coronamento di un triennio di gestione: il fatturato è aumentato da 23 milioni di euro ad oltre 31 milioni nel 2005, e si prevede supererà i 35 milioni a fine anno. Un risultato legato all’affitto degli immobili di pregio architettonico e storico che costituiscono gran parte del patrimonio dell’Eur. Inoltre sono stati ridotti i costi operativi agendo in primo luogo sul personale, sceso da 135 a 86 unità. Per la prima volta nel maggio 2004 l’Eur spa ha distribuito dividendi agli azionisti, 5 milioni di euro che diventeranno 10 nel maggio prossimo e che si prevede arrivino a 15 nel 2007, al netto degli investimenti. Ciò vuol dire che nel triennio il management della società ha portato a termine una svolta significativa gestendo nel modo migliore, ossia più economico, il patrimonio immobiliare. Un obiettivo raggiunto malgrado il mercato delle locazioni abbia avuto una fase di stabilità. Con l’avvio della costruzione del nuovo Centro Congressi, che abbiamo rilevato dal concessionario e che realizzeremo, insieme con le strutture connesse, si pongono le condizioni per aprirci a nuove iniziative.
D. Come opera la società?
R. L’Eur ha cominciato a ragionare da spa e non più da ente pubblico, e a creare le condizioni per affacciarsi nel complesso mercato immobiliare. Con il recente cambio di statuto è stata formalmente riconosciuta, oltre all’attività di gestione, quella più tipica per una società immobiliare, di sviluppo e compravendita del patrimonio, anche al di fuori del pentagono originario. Sono state create due Divisioni: la Divisione Patrimonio, che cura la locazione immobiliare e i servizi, e di cui fanno parte le Direzioni Commerciale, Tecnica e Sicurezza; e la Divisione Sviluppo Strategico, che mira a valorizzare gli edifici e le aree verdi di proprietà attraverso progetti di sviluppo; di questa fanno parte la Direzione Progetti Speciali e lo staff del responsabile del Procedimento per il nuovo Centro Congressi Italia. Sono state istituite nuove funzioni fra le quali il Servizio Audit che, in collaborazione con il Consiglio d’amministrazione, verifica la regolarità e la trasparenza delle procedure e dei documenti aziendali. I bilanci dell’Eur sono certificati e pubblicati sul nostro sito, i nostri azionisti ricevono trimestralmente una documentazione analoga a quella di una società quotata in Borsa.
D. È soddisfatto del lavoro compiuto?
R. Siamo convinti di essere riusciti ad assolvere, nei limiti delle possibilità normative e statutarie consentite, il mandato di gestire nel modo più redditizio il patrimonio immobiliare di proprietà secondo le regole della redditività economica e di contribuire alla riqualificazione e al rilancio del comprensorio dell’Eur facendone non solo un quartiere più vivibile, ma un polo d’attrazione nel quale cultura e tempo libero sono protagonisti.
D. Cosa rappresenta l’Eur per Roma?
R. Per storia, posizione, caratteristiche e potenzialità l’Eur può rappresentare una valida alternativa a un Centro storico troppo spesso congestionato. Il nuovo Piano regolatore di Roma lo definisce uno dei centri della città e può rispondere alle esigenze non solo di lavoro ma anche di turismo e di cultura. In tale direzione ha raggiunto già risultati significativi: riapertura del Palaeur di Nervi, ribattezzato Palalottomatica e tornato ad ospitare grandi manifestazioni sportive e musicali; avvio della ristrutturazione del Palazzo della Civiltà Italiana; inaugurazione del programma di promozione turistica Eurtour con l’organizzazione di visite guidate ai tesori storico-architettonici del quartiere; recente trasferimento del Planetario al Museo della Civiltà Romana con la nascita di un «teatro astronomico» per la proposizione di immagini, modelli, ricostruzioni planetarie, animazioni ecc.
D. Cosa ospiterà il Palazzo della Civiltà Italiana dopo la sua cessione al Ministero per i Beni e le Attività culturali?
R. Il Ministero ha individuato in esso la sede del Museo dell’Audiovisivo, di una Mediateca, degli Archivi audiovisivi della Discoteca di Stato, nonché di propri uffici e laboratori. Saranno inoltre presenti alcuni importanti organismi quali le Teche Rai e l’Istituto Luce. Ferme restando queste esigenze, il nostro progetto è di farne un più vasto centro polifunzionale di educazione e di intrattenimento, che ospiterà varie attività culturali, spazi espositivi, mostre permanenti e temporanee, istallazioni multimediali e tecnologicamente all’avanguardia, in grado di attrarre l’attenzione di un pubblico giovane e internazionale. Nel Palazzo non solo sarà mostrata ma vivrà la civiltà italiana in tutte le sue manifestazioni.
D. In quale modo?
R. Le attività previste saranno ispirate alla produzione creativa, culturale, industriale, artigianale, enogastronomica del Paese. Ognuno dei sei livelli dell’edificio avrà una specifica funzione: si passerà dall’audiovisivo al design, all’arte. I due piani superiori, compresa la terrazza panoramica, avranno carattere più consumistico ed enogastronomico, anche per garantire la vitalità economica del progetto e il rientro del consistente investimento che richiederà. Vi sorgeranno spazi commerciali, wine bar e altro. La terrazza ospiterà, dietro parere favorevole della competente Soprintendenza, un grande ristorante panoramico affacciato da un lato verso il mare e dall’altro verso i monti, com’era stato pensato dai suoi progettisti. Un contenitore rimasto per troppi anni vuoto ritornerà alla vita.
D. Resusciterà anche il Velodromo?
R. Rimarrà forte il legame con il passato, dal punto di vista sia architettonico, con il mantenimento di alcuni elementi qualificanti dell’immagine originaria, sia delle discipline sportive olimpioniche, carattere che sarà accentuato ed esteso alla città attraverso la creazione di spazi esterni attrezzati con percorsi e superfici acquatiche dedicate allo sport e al benessere. Ma ciò che farà di questo impianto un polo di attrazione unico nel proprio genere sarà il connubio fra le tecnologie moderne e l’organizzazione ispirata ai centri termali di Roma antica.
D. Come saranno le terme moderne?
R. Il progetto prevede la costruzione di una «Casa del ciclismo» in zona Laurentino 38 su un’area di 38 mila metri quadrati collegata alla rete ciclabile esistente attraverso un nuovo percorso di 6,9 chilometri, e dotata di una pista velodromo esterna con un anello di 333,333 metri, secondo la normativa sportiva vigente, con annessi servizi; la realizzazione nell’area del Velodromo di un complesso multifunzionale di 32.500 metri quadrati, che ospiterà sport acquatici, palestre, centro medico per la riabilitazione sportiva e per persone con ridotta capacità motoria, centro commerciale connesso, uffici, parcheggi, aree verdi e 5.500 metri quadrati destinati alla biblioteca, asilo-nido, scuola materna, ludoteca e spazi per il Municipio.
D. Non hanno ragione i residenti a temere compromessa la loro tranquillità?
R. La riqualificazione del Velodromo è di grande significato sociale ed economico per il quartiere. A chi teme la prospettiva di un consistente afflusso di giovani che praticano sport, rispondo che la costruzione terrà nel massimo conto la compatibilità con l’ambiente circostante. In ogni caso, giovani praticanti vari sport sono da preferire all’attuale degrado, protrattosi per troppo tempo.
D. Le piacerebbe portare a compimento l’opera nel prossimo triennio, fino all’inaugurazione delle tre grandi opere previste per il 2009?
R. Sono soddisfatto della rilevante parte di lavoro compiuto insieme alla squadra dell’Eur spa. L’opera va proseguita e completata: all’interno, provvedendo, una volta conclusa la ristrutturazione, a immettere personale nuovo e qualificato di cui l’Eur spa ha bisogno; all’esterno, seguendo via via l’attuazione delle tappe fissate, fino alla conclusione dei lavori prevista entro la fine di questo decennio. Non mi dispiacerebbe concludere il compito cominciato, ma sono consapevole del valore di quanto finora aggiunto. Ricordo una frase di San Paolo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. È giunto il momento di sciogliere le vele». Vedremo se e quando riannodarle e ripartire per il mare aperto.
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