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FRANCESCO LIBERATI:
CREDITO COOPERATIVO,
UNA BANCA TRA LA GENTE

Francesco Liberati, presidente
della Banca di Credito Cooperativo
di Roma


«Siamo presenti
nei quartieri periferici, nell’hinterland romano,
nei piccoli centri
laziali e abruzzesi;
conoscendo persone,
famiglie e imprese,
abbiamo rapporti
di fiducia ed eroghiamo
il credito con facilità
e rapidità; non solo
investiamo nelle
periferie, ma aiutiamo
le aziende a sviluppare l’economia locale
e l’occupazione»

a mia banca è diversa», afferma uno spot televisivo. E quello della diversità è davvero il tratto distintivo della Banca di Credito Cooperativo di Roma: a cominciare dalla scelta di aprire le agenzie non nel centro della città, ma nelle sue periferie e nelle piccole realtà provinciali laziali e abruzzesi. Una banca di frontiera, che è andata in direzione opposta rispetto a quella dei grandi istituti di credito, e che adesso raccoglie i frutti di quell’intuizione.

Presidente è Francesco Liberati, abruzzese trapiantato a Roma nell’aprile del 1962 proprio per vivere questa esperienza. «Sono 43 anni che vivo alle dipendenze di questa banca, ho cominciato facendo l’impiegato con la matricola 003–spiega Liberati–. Eravamo tre persone, oggi siamo 1.024. Dall’unico sportello che avevamo nel 1962 siamo arrivati oggi ad averne oltre 130, anche se il grande sviluppo si è avuto negli ultimi 15 anni. Siamo diventati grandi, è vero, ma siamo cresciuti in maniera armonica: nell’organizzazione, nella formazione del personale, nel numero degli sportelli e anche nella direzione, insomma in tutti i settori. Ma il principale fattore di successo sono i soci: ne abbiamo oltre 14.500, e la metà sono veri e propri ‘promotori’ della nostra banca, ne parlano sempre, al lavoro, con gli amici, in casa».

Costituita nel 1954, la Banca di Credito Cooperativo di Roma fa parte del sistema del credito cooperativo, composto da 440 banche locali presenti con 3.530 sportelli che registrano una raccolta totale superiore a 125 mila milioni di euro, impieghi pari a 78.400 milioni e un patrimonio di oltre 13 mila milioni. Di questo grande gruppo la Banca di Credito Cooperativo di Roma è la capofila con 99 agenzie e 34 sportelli di tesoreria, un ruolo centrale nell’economia del Lazio, un rapporto consolidato con il Comune di Roma e con le altre Amministrazioni pubbliche, e con la presenza nella nuova Banca Impresa Lazio, strumento operativo per sostenere le aziende nell’accesso al credito in vista dell’entrata in vigore delle nuove regole previste dagli accordi conosciuti come Basilea 2.

Domanda. Quali sono i vostri punti di forza?
Risposta. Certamente il localismo e la mutualità sono i pilastri sui quali abbiamo edificato il successo che abbiamo avuto in questi anni. Per localismo dobbiamo intendere la nostra vocazione a raccogliere risorse localmente e a reinvestirle nella stessa zona. Questo è il concetto valido della nostra azione. Siamo presenti in tutto l’hinterland romano con circa 35 sportelli. Oggi questi quartieri periferici sono come un grande paese, una cittadina: conoscendo le persone, le famiglie, le imprese, si crea un rapporto di fiducia e riusciamo a erogare il credito con più facilità e rapidità. Quindi non soltanto investiamo nelle periferie, ma facciamo sì che le aziende che attingono questi finanziamenti sviluppino l’attività nella zona, creando un circolo virtuoso in termini di crescita economica e sviluppo di nuova occupazione. Anche per quanto riguarda i mutui abbiamo formule che vanno nella stessa direzione, come ad esempio il «Mutuo affitto» che consideriamo un po’ il nostro fiore all’occhiello.

D. In che cosa consiste quest’ultima vostra formula?
R. Offriamo al cliente la possibilità di accendere un mutuo pagando sempre la stessa rata fino al giorno in cui lo estinguerà. Quindi non è legato al tempo, a 15 anni o a 20 anni, ma a una durata che può cambiare in base alla variazione dei tassi di interesse: se scendono, viene estinto prima, altrimenti continua per un altro breve periodo. In cambio offre la certezza che la sua rata è costante e può essere programmata in anticipo. Un’altra offerta che stiamo lanciando è il Progetto Giovani, un finanziamento destinato al sostegno di nuove attività, concesso sulla fiducia, sulla bontà del progetto. Abbiamo già fatto molto in questa direzione in passato, e adesso vogliamo rilanciare questo strumento.

D. Chi sono i vostri clienti?
R. I nostri clienti tradizionali sono le piccole imprese. Ma ci rivolgiamo in maniera particolare anche alle persone, alle famiglie: questo rapporto particolare, direi questo modo di lavorare, è per noi un fatto naturale, che arriva da lontano e ci contraddistingue. Naturalmente come clienti abbiamo anche le istituzioni, Comune e Provincia di Roma, Regione Lazio e anche alcune Asl.

D. Quali servizi fornite al Comune di Roma?
R. Intratteniamo rapporti per tutte le iniziative dell’Amministrazione capitolina: per il Piano urbano dei parcheggi, l’Ornato cittadino, i Punti verdi di qualità, l’imprenditoria nelle periferie con i contributi della legge 266 del 1997, i mutui agevolati per l’acquisto di immobili di proprietà comunale in vendita, la mobility card per favorire l’accesso ai mezzi di trasporto delle persone disabili, il progetto Forever per la trasformazione in diritto di proprietà delle aree edificate concesse in diritto di superficie. Siamo inoltre soggetti attivi nei programmi per opere a scomputo: in dieci anni abbiamo seguito e garantito i progetti di urbanizzazione relativi alle opere primarie dell’hinterland romano per oltre 700 miliardi di lire.

D. Quali vantaggi derivano dalla partecipazione al progetto di Banca Impresa Lazio?
R. Si tratta di un nuovo strumento operativo importantissimo soprattutto in vista dell’entrata in vigore dei nuovi criteri dell’accordo Basilea 2, che non consentono l’accesso al credito alle imprese che non hanno un capitale idoneo. Su questo tema, peraltro, abbiamo avviato un’altra iniziativa per le imprese cooperative poiché il 73 per cento sono sottocapitalizzate. Insieme al Fondo per lo sviluppo della cooperazione abbiamo stanziato 2 milioni di euro, che poi diventano 4 perché 2 sono a carico dei soci, per sostenerne la capitalizzazione. Questo significa che le cooperative saranno agevolate nell’accesso al credito quando entreranno in vigore le nuove regole dell’accordo Basilea 2.

D
. Più di tre milioni di famiglie italiane e moltissime di immigrati non hanno alcun rapporto con il sistema bancario. Come ovviare a questo problema?
R. Stiamo lavorando con le associazioni degli immigrati per facilitare loro l’accesso alla banca. Esiste una sorta di prevenzione da parte degli istituti di credito verso queste persone. Noi stiamo cercando non solo di offrire i soliti servizi agevolati per l’accesso al credito, ma anche di facilitarli nelle altre operazioni, come ad esempio nelle rimesse. Abbiamo già oltre 4 mila clienti immigrati, dei quali circa 800 rumeni.

D. Perché il sistema creditizio italiano ha costi per la clientela superiori alla media europea?
R. Noi cerchiamo di contenere questi costi. Secondo le nostre statistiche interne, un conto corrente nella nostra banca costa mediamente di meno rispetto al resto del sistema bancario. Questo si spiega con il fatto che istituzionalmente non siamo una banca che ha finalità di lucro: l’utile per noi è uno strumento di sviluppo per rendere più efficiente la nostra organizzazione, ma soprattutto serve perché nelle periferie e nei quartieri nei quali operiamo non svolgiamo soltanto l’attività di intemediari finanziari o di finanziatori, ma cerchiamo di unire il fine dell’impresa con le esigenze sociali di quelle zone. E su questo non possiamo essere smentiti perché ogni anno presentiamo un bilancio sociale in cui diamo conto del nostro impegno per agevolare parrocchie e associazioni che si interessano degli aspetti sociali, che fanno volontariato, che si occupano delle fasce deboli della società. E lo facciamo ovunque siamo presenti. La differenza maggiore che vedo è questa. Naturalmente adesso tutti parlano di responsabilità sociale e di bilancio sociale, ma sono molti anni che svolgiamo questo lavoro. Le nostre radici provengono da questo tipo di esperienze.

D. Siete presenti nelle aree poco raggiunte da altri istituti di credito: le periferie, le province laziali e abruzzesi. È più difficile operare in queste zone?
R. Per noi è naturale, perché è insito nella nostra attività. Da anni siamo presenti in zone nelle quali nessuna banca era andata perché non lo riteneva vantaggioso. Quando nel 1991 andai a cercare un locale a Tor Bella Monaca per aprire uno sportello e trovai una struttura di 700 metri quadrati, fui considerato pazzo. Così oggi abbiamo il privilegio di essere molto conosciuti e abbiamo una delle agenzie più importanti. È il nostro quartiere, lì si parla molto di Credito Cooperativo. Successivamente si sono insediati altri istituti di credito che hanno una vita difficile, non perché non sanno operare, anzi possono essere considerati migliori sotto molti aspetti, ma noi abbiamo un modo diverso di porci nei confronti dell’ambiente sociale e delle persone. Ad esempio, finanziamo da anni una comunità di disabili: la popolazione conosce e apprezza queste azioni; è chiaro che se arriva un’altra banca viene guardata con diffidenza. Mi entusiasmo a parlarne perché quella di Tor Bella Monaca è stata una scommessa vinta contro tutto e tutti.

D. Gli scandali Cirio e Parmalat hanno evidenziato responsabilità delle banche nella gestione del risparmio. Come evitare che si ripetano episodi simili?
R. Sicuramente servirà la nuova normativa che sta per essere approvata, noi da questo punto di vista abbiamo sempre osservato principi etici. Non abbiamo mai forzato la persona anziana ad acquistare titoli a rischio. Ci siamo sempre regolati e ci regoliamo in maniera molto prudente. Teniamo molto alla nostra immagine; quella di molte banche è danneggiata proprio perché non si sono preoccupate di chi stava al di là del bancone.

D. Quali caratteristiche hanno i vostri prodotti finanziari?
R. Innanzitutto quella della sicurezza con un rendimento più basso, ma anche un basso rischio. Sono due fattori proporzionali fra loro. Se il rischio è alto, il rendimento sarà più alto e viceversa. Di conseguenza occorre molta prudenza, pertanto non cerchiamo di vendere tanto per vendere. Il nostro personale è stato abituato a questo modo di gestire i rapporti con la clientela.

D. Il sistema bancario ha vissuto un’estate piuttosto turbolenta, con tentativi di scalate, inchieste giudiziarie e vicende che hanno investito anche la Banca d’Italia. Può succedere anche al vostro gruppo?
R. Noi non siamo condizionati né apparteniamo a quegli istituti di credito che possono essere scalati. Facciamo parte di un nostro movimento, che è quello del Credito cooperativo, che in Italia è primo per numero di sportelli, terzo per patrimonio e quarto per depositi. Siamo un sistema di 440 banche tutte autonome, raccolte in un Gruppo che fornisce tutto ciò che da sole le banche non possono fare, ad esempio i servizi finanziari e quelli informatici. Il Gruppo bancario è diventato anche una componente del sistema perché finanzia le banche in relazione alla domanda che arriva dalla clientela, a prescindere dal volume dei risparmi raccolti. Inoltre stiamo pensando a un nuovo sistema di «garanzie incrociate» in cui ogni banca di Credito cooperativo singolarmente garantisce l’altra. Oggi il 70-80 per cento delle banche del circuito emettono obbligazioni garantite al 100 per cento dal Fondo di sistema, un fondo nazionale costituito da tutti gli istituti. Questo meccanismo di garanzie incrociate ci permetterà di aspirare a ottenere un’alta valutazione di sistema. Con una punta di orgoglio posso dire che di questo sistema siamo la prima banca in Italia, la più grande.

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