Turchia
Verso l’Europa
con il sostegno
dell’Italia
di Alessio Gambino

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a marcia della Turchia verso l’Unione europea è cominciata ufficialmente il 3 ottobre scorso e vedrà la propria conclusione, con buone probabilità, soltanto nel 2014. Nonostante le resistenze della Francia e dell’Olanda, il Governo di Ankara, guidato dal primo ministro Recep Tayyip Erdogan, prosegue deciso verso l’attuazione di quelle riforme indispensabili affinché l’ingresso del suo Paese in Europa non avvenga esclusivamente per fini economici, ma anche per un convinto senso di appartenenza culturale e ideologica alla grande famiglia europea.
In occasione della visita di Stato in Turchia compiuta lo scorso mese di novembre, il presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi ha ribadito il sostegno dell’Italia alla più completa integrazione di quel Paese a maggioranza musulmana con l’Europa, ma ha sostenuto che l’ingresso sarà possibile solo attraverso il rispetto, da parte della Turchia, di determinate condizioni. Quelle consistenti, in sostanza, nell’abolizione della pena di morte, nella realizzazione dell’uguaglianza tra uomini e donne, nell’introduzione nell’ordinamento turco del rispetto per la persona e di tutti quei diritti fondamentali che i Paesi occidentali riconoscono come propri, e che li uniscono sotto la bandiera comune dell’Unione Europea.
Saranno molti gli impegni e gli ostacoli che il Governo turco dovrà affrontare, ma potrà contare sull’aiuto e sulla mediazione dell’Italia, già sua alleata nella Nato e oggi sempre più partner commerciale e finanziario. A dare importanza all’incontro ha contribuito il concomitante Business Forum italo-turco organizzato dalla Confindustria, dall’Istituto per il commercio con l’estero e dall’Associazione bancaria italiana al fine di promuovere iniziative imprenditoriali italiane in quel Paese. La formula già adottata in Cina, in India e in Bulgaria ha registrato la partecipazione di tutte le istituzioni facenti parte del cosiddetto «Sistema Italia», a fianco degli oltre 600 imprenditori italiani giunti a Istanbul.
I numeri testimoniano quanto i due Paesi siano vicini dal punto di vista economico. L’Italia è al quarto posto tra i Paesi investitori dopo la Germania, i Paesi Bassi e la Francia, ed è al secondo posto come partner commerciale, preceduta soltanto dalla Germania. Nel 2004 il volume delle merci scambiate tra i due Paesi ha raggiunto gli 11,5 miliardi di dollari registrando un incremento del 30 per cento rispetto al 2003. Nel 2005 le esportazioni italiane verso la Turchia sono aumentate dell’8 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un valore pari a 4,9 miliardi di dollari.
Le opportunità di investimento non mancano, come ha sottolineato il presidente della Confindustria Luca di Montezemolo, soprattutto in vista dei prossimi bandi riguardanti la realizzazione delle grandi opere infrastrutturali e quelli relativi alle privatizzazioni. Molti gruppi italiani come l’Eni, la Fiat, l’Italcementi, l’Astaldi, la Pirelli e la Barilla già da tempo operano con successo in Turchia; anche circa 300 piccole e medie imprese sono ben insediate nel territorio, lavorando da sole o in joint venture con partner locali.
I settori sui quali puntare sono quelli su cui il «made in Italy» vanta capacità ed esperienza, ossia il tessile, la meccanica, le telecomunicazioni, le bioteconologie, l’agricoltura, l’ambiente e il turismo, per citarne alcuni. Le imprese italiane, possono sfruttare le ali di un’economia sana e in continua espansione, con tassi di crescita pari al 9 per cento, con ridotti tassi di interesse e con una contenuta inflazione, oltre a una forza lavoro giovane e preparata. Le opportunità, poi, si spingono oltre confine, con la possibilità di aprirsi le strade verso i mercati dei Paesi dell’ex Unione Sovietica, quelli del Medio Oriente e del Mar Mediterraneo.
Il Governo turco, si è impegnato, inoltre, ad aiutare gli investimenti delle imprese italiane attraverso la creazione di aree agevolate sotto il profilo fiscale e dei costi del lavoro e dell’energia. Anche il sistema bancario italiano si è mosso in questa politica di integrazione, sia a sostegno dell’internazionalizzazione degli operatori italiani sia per conquistare esso stesso il mercato attraverso la possibilità di intervenire nella privatizzazione delle banche turche.
Il presidente della Abi Maurizio Sella ha affermato, durante il proprio intervento, che il sistema bancario nel suo complesso ha messo a disposizione delle imprese una linea di credito pari a 2 miliardi 200 milioni di euro per favorire i progetti d’investimento in quel Paese. I Gruppi Unicredit e San Paolo-Imi sono già presenti e pronti ad assistere lo sviluppo attraverso opportune forme di finanziamento. L’occasione, dunque, è di quelle irripetibili. L’Italia ha tutte le carte per divenire il primo Paese partner della Turchia e porsi, non solo economicamente, come ponte di unione tra il mondo occidentale e quello islamico.
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