COW BOYS DELLE PRATERIE
DEL WEST PIOMBATI
NELLE AULE PARLAMENTARI
di
Delfo Galileo Faroni

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n fenomeno per il quale non abbiamo molta simpatia è la mischia politica. In Italia, sia a destra che a sinistra non escludendo il centro, questa mischia è causata da alcune star della politica, figure di basso rango, litigiose, grottesche, gesticolanti, presuntuose, arroganti; più che politici, specialisti in menzogne, dotati di astuzia volpina e del culto dello star bene. Privi di stile e personalità, in discorsi e atteggiamenti palesano un profondo disagio intellettuale. Il solo vederli o il solo ascoltarli, invasi da spirito fazioso e dominati da sentimenti egoistici e selvaggi, provoca un’istintiva repulsione.
Le loro facce banali e inespressive costituiscono per il cittadino un penoso martirio e suscitano in lui una reazione che a stento riesce a trattenere. Di fronte a certi loro comportamenti c’è da rimanere sgomenti. La nostra non è certo una delle migliori classi politiche, ma alcuni suoi esponenti in particolare, pochi per fortuna -, sono proprio quelli che si meritano alcuni italiani i quali, non bisogna dimenticarlo, come possono, si spellano le mani per applaudirli e si fanno venire i calli alla lingua per osannarli; e lo fanno con profondo convincimento. Una realtà allucinante.
Questo Paese si distingue per l’obbedienza pedissequa a una classe politica notoriamente impegnata a tutelare solo i propri interessi. Non possiamo negare che anche l’attuale Governo, che regna ormai da un’intera Legislatura, abbia esercitato il potere con una certa presunzione, affrontando i problemi economici e sociali con soluzioni insufficienti, con decisioni approssimative, con compromessi dannosi: basta pensare alla riforma della Costituzione. Impostazioni che hanno costretto i cittadini a subire di tutto e a rassegnarsi all’onnipotenza del loro potere che, in più occasioni, ha penalizzato le risorse migliori per gettarsi in una desolante serie di iniziative fondate su principi assurdi: metodi di Governo che a lungo andare compromettono la stabilità economica e sociale del Paese.
Non intendiamo accusare nessuno in particolare, ma questo Governo è stato protagonista di episodi che hanno messo a nudo innumerevoli incongruenze. Nessuno può negare che una parte degli italiani prediligono la ricchezza, bramano il piacere, desiderano a ogni costo il lusso, lo sfarzo, il divertimento, l’agiatezza; ma questa esasperata e scandalosa logica del profitto e del benessere economico offende la parte molto più numerosa degli italiani che si affannano per far quadrare il bilancio di fine mese, e costringe molti cittadini a subire stenti e privazioni.
Il popolo ama gli aspetti semplici della vita: la pizza napoletana, la partita di calcio, la settimana bianca, la gita di fine settimana, l’automobile, le ferie ecc., e a privarsene, nonostante le difficoltà economiche, non ci pensa affatto. È un fenomeno inspiegabile, e da tempo abbiamo rinunciato a comprendere come questa nostra sgangherata economia si regga ancora in piedi. Tornando a certi esponenti politici, c’è da notare come il confronto tra schieramenti opposti si riduca spesso in un vortice di accuse, offese, insulti volgari, oltraggi e provocazioni.
Una visione d’insieme mette in evidenza un delirio di potere basato sulla incomunicabilità e sinonimo di incultura politica. Il risultato di questo comportamento di alcuni è sotto gli occhi di tutti. Federico il Grande sosteneva che l’impresa più difficile per l’uomo è mantenere il senso della misura. L’eccessiva animosità e il perenne stato di rissa costringono spesso i responsabili a disattendere i loro veri compiti istituzionali. Ma dove sono finiti quegli uomini politici solenni e silenziosi degli anni passati?
Troppi deputati e senatori sembrano cow boys piombati dalle praterie del West nelle aule parlamentari. Contrasta con la cultura, con l’educazione, con la morale il comportamento di certi esponenti politici che si avventurano, al di là di certi limiti, in difficili e incomprensibili giravolte politiche e sociali. Sono atteggiamenti che li privano della capacità di rappresentare quella parte della società che li ha eletti e gli impediscono di mantenere gli impegni che hanno assunto al momento del voto.
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