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AdEPP

Professionisti:
una moderna Fondazione
per la previdenza
complementare

di Maurizio De Tilla, presidente della Cassa Forense e dell'AdEPP

esigenza di avviare virtuosamente il cosiddetto secondo pilastro della previdenza ha indotto il legislatore a introdurre nel sistema pensionistico novità di grande interesse. Tra le più importanti, l’opportunità concessa alle Casse di previdenza private per i professionisti di gestire, oltre a quella di base, anche la previdenza complementare dei propri iscritti. Per conquistare tale opportunità, da quando con il decreto legislativo n. 124 del 1993 è stata per la prima volta progettata nel nostro sistema un’ipotesi di previdenza complementare, sono trascorsi oltre dieci anni: ora le Casse professionali non possono che occuparsene in modo serio e consapevole.

Quelle aderenti all’AdEPP potranno assumere un ruolo importante per il suo decollo e sviluppo. Tale ruolo discende dall’articolo 35 della legge delega del 23 aprile 2004 n. 243, in base al quale esse possono istituire, con l’obbligo della gestione separata, forme pensionistiche complementari sia direttamente sia secondo le disposizioni di cui al comma 1, lettera a) e b). In base ai dati del 2004, le professioni regolamentate contano circa 1.732.880 iscritti a Ordini e Collegi nazionali, quelle non regolamentate una platea di poco inferiore: 1.353.850, secondo il Censis. L’aumento dei potenziali aderenti può anche scaturire dalla stessa legge 243, secondo la quale le Casse private professionali possono includere altre categorie professionali simili di nuova istituzione e prive di protezione previdenziale.

Questa disposizione consente alle Casse una politica espansiva per proteggere categorie mancanti di protezione previdenziale pensionistica. La legge del 2004 consente finalmente ai liberi professionisti di attivare forme di previdenza complementare prescindendo dai modelli del mondo sindacale, mettendo in campo le proprie capacità e professionalità. In concreto il progetto della previdenza di secondo livello potrà essere strutturato sulla base delle seguenti indicazioni di massima.

Si può, anzitutto, ipotizzare l’introduzione sul mercato di un secondo pilastro previdenziale unitario in favore di tutti i professionisti con l’istituzione di una Fondazione che abbia finalità di copertura simili per tutte le categorie professionali, al fine di usufruire pienamente di economie di scala e di fattori immunizzanti conseguenti alla gestione di un numero molto elevato di potenziali aderenti. Si stima infatti che in questo settore i potenziali sottoscrittori di una forma di previdenza complementare possano raggiungere oltre un milione, senza considerare l’allargamento alle professioni non regolamentate e l’estensione a familiari, collaboratori, dipendenti.

Di certo non si può non tenere conto delle peculiarità di ciascuna categoria professionale e del livello di copertura offerto da ciascuna previdenza di base, tuttavia è possibile attuare una prima forma di copertura complementare ispirandosi a principi in grado di conciliare le più disparate esigenze previdenziali. Con queste finalità le Casse private dovranno rafforzare tra i professionisti la cultura di una previdenza efficiente e flessibile, non frutto di uno schema predeterminato ma che derivi, in gran parte, da operazioni volontarie di risparmio e da accumuli fatti durante la vita lavorativa, finalizzati al mantenimento dello stesso tenore di vita anche dopo il pensionamento.

Affinché tale cultura si diffonda il più possibile, si può ipotizzare la creazione, da parte delle Casse di previdenza, di incentivi alla sottoscrizione di un piano previdenziale di secondo livello per i professionisti; potrebbero convogliare una percentuale della contribuzione, attualmente finalizzata alla copertura della previdenza di base, al fondo complementare da gestire da parte dell’AdEPP per i professionisti. In particolare le Casse professionali potrebbero costituire posizioni contributive a capitalizzazione versando una percentuale del contributo soggettivo o integrativo, variabile in relazione alla situazione economico-finanziaria del sistema di base, in favore di ciascun iscritto. Con ciò andrebbero stimolati i versamenti volontari che potrebbero usufruire della sia pur limitata deducibilità fiscale, ovviamente da incrementare.

Per dare maggiore incisività alla previdenza complementare bisognerà inoltre offrire, senza costi aggiuntivi o con costi estremamente competitivi, coperture accessorie per il verificarsi di eventi legati alla vita privata o lavorativa: sovvenzioni per l’acquisto e l’affitto dello studio, assistenze sanitarie integrative, possibilità di accedere a forme assicurative più complesse e già in uso nei Paesi di cultura anglosassone, quali le «Permanent health insurance», cioè rendite in favore dell’assicurato per lunghi periodi in cui non percepisce reddito, e le «Long term care», rendite in favore di individui non più autosufficienti per senescenza. In uno studio approfondito richiesto dall’AdEPP al prof. Lucio Francario, già presidente della Covip, si è delineato un quadro favorevole all’istituzione di un fondo di pensione complementare per tutti i professionisti.

1. Dopo la costituzione del Fondo di previdenza, non saranno più necessarie polizze o convenzioni con la presenza di assicurazioni. Le Casse professionali hanno competenze e capacità per svolgere attività di previdenza complementare; la conoscenza della posizione dell’iscritto per la parte obbligatoria può consentire sinergie con vantaggi per i costi del servizio complessivo.

2. La complementare va estesa a familiari, collaboratori e dipendenti. Un riferimento importante per uscire da una logica di categoria è costituito, infatti, dall’universo dei soggetti che collaborano a vario titolo negli studi professionali; nell’ambito dell’istituendo fondo potrebbero essere costituite sezioni dedicate a collaboratori e dipendenti degli studi, previa intesa con le loro organizzazioni sindacali.

3. È da escludere che la costituzione di un fondo pensione possa avvenire tramite una società di gestione del risparmio. Essa comporta tempi lunghi di attuazione e una capitalizzazione che non può essere realizzata drenando capitali dalla previdenza obbligatoria. Non resta, quindi, che dare corso all’ipotesi di costituzione di una Fondazione comune istituita dalla Casse professionali. Il che consentirebbe anzitutto un’economia di scala che si può ottenere con la massima aggregazione possibile anche al di là della categoria di immediato riferimento professionale.
Tale soluzione sembra privilegiare l’adozione di un modello consortile con gestione aggregata compatibile con l’autonomia e con l’azione delle singole Casse. Questa combinazione è in grado di riservare alle Casse: la definizione delle regole di partecipazione, informazione e controllo; la costituzione di una banca dati della previdenza complementare relativa agli iscritti alle Casse; la raccolta contributiva periodica dei contributi della categoria o categorie afferenti alla Cassa, anche per i casi di inadempienza; l’erogazione delle rendite a favore degli iscritti o dei soggetti che hanno diritto alla reversibilità.
Spettano invece alla Fondazione: la costituzione di un fondo di previdenza complementare per i liberi professionisti; l’assunzione di iniziative di promozione e formazione culturale e la costituzione di una banca dati nel settore sociale, con particolare riguardo alla previdenza complementare; l’esercizio dell’attività di gestione diretta e indiretta; la stipula della convenzione con la banca depositaria; l’erogazione delle rendite a favore dei soggetti non iscritti alla Casse, anche mediante convenzione con queste ultime.

4. La proposta di costituzione di una Fondazione tende ad attribuire alle Casse un ruolo preminente nel rapporto con gli iscritti anche ai fini della previdenza complementare. Nella riflessione sul modello organizzativo non può trascurarsi il rilievo che, nelle loro espressioni organizzative, le Casse sono già frutto di aperto confronto e di vere e proprie elezioni democratiche conformi alle previsioni dei diversi statuti. Il riconoscimento delle Casse come fonte istitutiva autorizza l’idea - inserita nello Statuto della Fondazione - che anche per la previdenza complementare la volontà dei liberi professionisti si esprima attraverso l’attuale organizzazione di base delle stesse, semplificando di gran lunga le questioni operative, ampliando e non certo diminuendo il controllo sociale sull’operatività del fondo. L’organizzazione di base delle Casse resterebbe immutata, salvo l’organizzazione di servizi aggiuntivi finalizzati all’attivazione della previdenza complementare.
L’azione sviluppata dalla Fondazione si innesterebbe su quella delle Casse proponendo sinergie operative a vantaggio dei beneficiari, in quanto il Fondo unitario permette di distribuire meglio i costi, salvo far refluire i vantaggi sui conti individuali. Le Casse sono pronte per affrontare il nuovo orizzonte di attività: basta introdurre alcune innovazioni quali la tecnica della contabilizzazione per quote, oggi estranea alla loro esperienza. D’altra parte va superata una concezione rigida della mera contabilizzazione per quote: forse proprio le Casse possono suggerire al mondo dei fondi pensione opportuni accorgimenti al riguardo. Di recente la Covip aveva proposto un emendamento al disegno di legge delega mirante ad assicurare spazio anche per un’autonomia patrimoniale minima del fondo pensione o della Cassa, sia per far fronte ad eventuali responsabilità gestionali sia per meglio governare i costi generali, sia infine per gestire alcuni aspetti solidaristici.

5. Alcune riflessioni specifiche merita il profilo gestionale. La gestione delle Casse è oggi abbastanza significativa; alcune dispongono di una discreta capacità che può essere salvaguardata. Occorrono modesti correttivi che tengano conto della parte migliore dell’esperienza del mondo della previdenza complementare, salvaguardando quanto già maturato nell’ambito dell’esperienza gestionale delle Casse. Per una corretta informazione, agli iscritti saranno inviate comunicazioni periodiche sulla loro posizione previdenziale che tengano conto della posizione acquisita complessivamente in relazione sia al primo che al secondo pilastro previdenziale.

Si potrà far leva sulla fiducia acquisita nel rapporto pluriennale con gli iscritti alla previdenza obbligatoria per far pervenire le iscrizioni al fondo pensione tramite le Casse. A queste ultime competeranno la diffusione del materiale informativo, l’organizzazione della raccolta contributiva periodica, la gestione, ai fini delle informative periodiche agli iscritti, dei dati relativi alle posizioni individuali forniti dal fondo pensione della Fondazione.

La Cassa costituirà il veicolo fondamentale per la formazione della volontà dell’ente Fondazione in quanto: il Consiglio di rappresentanza di questa - cui compete l’adozione delle norme interne, l’approvazione dei bilanci e la fissazione degli indirizzi di gestione - è formato alla stregua di un’assemblea di secondo grado da un numero di delegati eletti dall’assemblea dei delegati delle Casse e degli Enti di previdenza, soci fondatori della Fondazione; le Casse si raccordano costantemente con la Fondazione per la messa a punto del sistema informativo e per assicurare alla banca dati gli elementi relativi alla raccolta contributiva, alla gestione delle rendite, alle comunicazioni agli iscritti.

Il sistema ideato consente di mettere a frutto l’esperienza maturata dalle Casse nei rapporti con gli iscritti a fini di comunicazioni, gestione della posizione contributiva ed erogazione delle rendite; ciò consentirà alla Fondazione di diminuire enormemente i costi connessi all’erogazione delle pensioni complementari da parte dei fondi pensione, riducendo il costo normalmente assorbito da imprese di assicurazione.

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