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ANNA MARIA AFFANNI:
COME TUTELARE
MONUMENTI E PAESAGGIO

Il soprintendente ai Beni architettonici e al Paesaggio
del Lazio illustra l’attività svolta
per diffondere tra gli addetti ai lavori
e la popolazione una maggiore
sensibilità verso i problemi
del settore, al fine di rafforzare
la tutela del ricco e prezioso
patrimonio laziale

«Il mio intento è portare i romani
a interessarsi dei problemi
del Lazio, che rappresenta
anche esso il ricco e prezioso
contesto in cui vivono:
Roma infatti non è avulsa
dalla propria regione,
ma è collegata benissimo
con tutte le province; la tutela
del paesaggio a Roma mi sembra
prioritaria»


ecentemente nominata soprintendente ai Beni architettonici e al Paesaggio del Lazio, l’architetto Anna Maria Affanni, grazie anche alla ricca e prestigiosa esperienza precedente maturata come soprintendente allo stesso settore in Abruzzo, ha varato nei mesi scorsi una singolare iniziativa. Per sensibilizzare un numero maggiore non solo di addetti ai lavori - architetti, ingegneri, geometri, amministratori locali -, ma di esperti e di appassionati di questo campo, ha organizzato nella prestigiosa sede di Via Cavalletti 2 a Roma, a ridosso di Piazza Campitelli, una serie di seminari per discutere la situazione del settore, i problemi, le difficoltà e le esigenze, da fare presenti al Ministero dei Beni e delle Attività culturali dal quale la Soprintendenza dipende. In questa intervista l’architetto Affanni illustra l’iniziativa e i principali problemi che deve affrontare nel proprio ambito nel Lazio, regione dotata di suggestivi paesaggi e di opere architettoniche e monumentali.

Domanda. Come è nata la sua idea?
Risposta. Queste iniziative non vengono realizzate da tutte le Soprintendenze. Io ho cominciato a L’Aquila, dove l’idea ha avuto notevole successo per cui ho ritenuto utile ripeterla nel Lazio. Ho scelto i temi che avevo proposto in Abruzzo, perché la configurazione dei due territori è abbastanza simile. Gli incontri a L’Aquila si concludevano con un tè, che contribuiva a creare un clima particolarmente caldo e accogliente. L’ambiente delle conferenze era suggestivo, si svolgevano all’interno dello storico Castello che gli spagnoli cominciarono a costruire nel 1534; si tratta di un poderoso edificio cinquecentesco a pianta quadrata che costituisce un esempio unico di architettura militare, circondato da un ampio fossato, delimitato esternamente da quattro bastioni e, dentro, da un cortile. Gli appuntamenti, che vi si tenevano il martedì pomeriggio, l’avevano trasformato in una specie di salotto; dopo il dibattito sul tema in programma, si offriva un tè agli intervenuti.

D. Quali argomenti venivano trattati?
R. Avevo ampliato abbastanza i temi da esaminare, anche perché il Ministero dei Beni culturali stava attraversando un periodo particolare, essendo in gestazione provvedimenti come il nuovo Codice dei Beni culturali e del paesaggio e la nuova legge sugli appalti pubblici. L’iniziativa aveva come titolo «Per un tè al Castello, appuntamento il martedì per parlare di...». Un po’ lungo, però l’atmosfera era diversa rispetto a quella di Roma. L’Aquila è una città culturalmente sviluppata e pone più attenzione ai problemi del nostro settore, anche perché tutto è a dimensione d’uomo.

D. Non ha mai incontrato difficoltà?
R. Veramente, nonostante l’interesse per gli argomenti trattati, l’afflusso di pubblico era reso un po’ difficile dalla necessità di raggiungere il Castello, che distava una decina di minuti dal centro della città attraversando un parco a piedi. Occorreva creare un’iniziativa per attirare il pubblico ogni settimana. Il risultato è stato positivo. A Roma la situazione non è la stessa. Innanzitutto perché l’ambiente è molto diverso, in secondo luogo perché è molto più difficile raggiungere la sede della Soprintendenza, che è in pieno Centro storico, alle falde del Campidoglio; e inoltre perché è diversa la struttura istituzionale amministrativa: contrariamente a quel che avviene in altre regioni in cui la Soprintendenza ha giurisdizione su tutto il territorio, quella da me diretta ha sede a Roma ma non è competente per questa città; per i beni architettonici e paesaggistici esistenti nel Comune di Roma - come del resto anche per quelli archeologici -, esiste un’altra Soprintendenza specifica; dalla mia dipende il restante territorio regionale, che comunque è molto vasto e ricco. Questo comporta che è più difficile richiamare a Roma un pubblico folto e interessato.

D. Non interessa a tecnici, ingegneri, architetti, amministratori pubblici romani quanto avviene fuori della loro città?
R. Il mio intento è proprio quello di portare i romani a interessarsi del Lazio che rappresenta, anch’esso, il ricco e prezioso contesto in cui vivono: Roma non è avulsa dalla propria regione, è collegata benissimo con tutte le province. Il problema della salvaguardia del paesaggio, che a L’Aquila ho affrontato operativamente e non solo tramite i convegni, a Roma mi sembra ancora più prioritario. Bisogna occuparsene perché, pur avendo sempre avuto, questa Soprintendenza, grande attenzione verso di esso nella propria attività autorizzatoria e anche con la nomina in passato di un’apposita Commissione, a mio parere mancano un’adeguata sensibilità e una sentita partecipazione da parte di molti sindaci e delle strutture degli enti locali. Un’analoga situazione si riscontra anche in altre parti d’Italia, ma nel Lazio è più marcata. E alla fine non si rispetta come si dovrebbe il paesaggio, e lo affermo con cognizione di causa avendo lavorato per 20 anni in questa regione. Pur assistendo alla grande attenzione che pongono al problema gli architetti della Soprintendenza, in altri ambienti istituzionali l’interesse è poco diffuso.

D. A che è dovuta questa insensibilità?
R. Innanzitutto da parte delle istituzioni locali non c’è molta disponibilità a comunicare. Per interessarle maggiormente abbiamo invitato a partecipare ai nostri incontri tutti i sindaci dei 380 Comuni della regione; ne sono venuti pochi, non mi aspettavo la partecipazione di tutti ma sicuramente un’affluenza maggiore visto che i problemi che proprio loro devono affrontare, per quanto riguarda sia i centri storici sia il paesaggio, sono complessi e pesanti, e richiederebbero da parte loro una maggiore dedizione. Comprendiamo i loro impegni, ma avrebbero potuto farsi rappresentare da tecnici del Comune. Mi rendo conto che non bastano uno o due convegni per suscitare attenzione e partecipazione, e per questo abbiamo in programma di sviluppare questa iniziativa.

D. Quali argomenti sono stati trattati a L’Aquila?
R. Ho ritenuto importante la tutela anche dell’architettura moderna, della quale sono presenti meravigliose testimonianze. Per questo abbiamo dedicato vari convegni all’argomento. A Roma e nel Lazio, invece, si è prestata attenzione all’architettura moderna sin dagli anni 80, e io stessa me ne sono occupata personalmente nei vari anni che ho trascorso nella Soprintendenza di Roma. Per cui conosco bene quello che è stato fatto nel Lazio, tanto più che all’epoca esisteva un’unica Soprintendenza. In particolare sono stati compiuti vari interventi, come l’imposizione a Sabaudia e ad altre città laziali di recente fondazione di vincoli architettonici. Inoltre svolgiamo la tutela attraverso l’esame delle domande di nulla-osta.

D. Come fa il pubblico a conoscere e a rispettare le numerose e complicate regole vigenti nel settore?
R. Ritenendo che l’informazione è alla base della diffusione delle regole e della cultura in generale, quando ero soprintendente in Abruzzo mi sono preoccupata di richiamare l’attenzione sui rischi che corrono il paesaggio e le opere architettoniche promuovendo iniziative culturali per far conoscere a un pubblico più ampio della categoria degli addetti ai lavori l’immenso patrimonio monumentale esistente. Ho avviato pertanto la pubblicazione di un «quaderno» per aprire la Soprintendenza verso l’esterno, per diffondere una conoscenza sempre più approfondita dei temi relativi alla tutela, alla valorizzazione, al restauro, alla manutenzione e alla salvaguardia del paesaggio in genere.

D. Può ricordare qualche altra iniziativa specifica di rilievo?
R. Nell’ambito della «Settimana dei beni culturali 2003» abbiamo aperto al pubblico i più importanti cantieri di restauro della regione: l’abbazia di San Clemente a Casauria, un tempo addirittura più importante di Montecassino; l’Eremo di Santo Spirito presso il monte Morrone vicino Sulmona, dal quale prese il nome l’eremita Pietro da Morrone destinato a diventare Celestino V, il papa del «gran rifiuto», ovvero l’unico nella storia del Papato che si dimise dall’alta carica; la Basilica di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila, dove riposano le sue spoglie. Nella Settimana del patrimonio europeo 2003 abbiamo realizzato una mostra e un convegno nel Castello dell’Aquila sulle trasformazioni urbanistiche avvenute tra il 1920 e il 1940 e sulla conservazione dell’architettura moderna. La mostra poi è stata ripetuta a Tagliacozzo, a Celano, a Pescara nella casa di Gabriele d’Annunzio, arricchita da materiali d’archivio e da fotografie dei luoghi. Negli incontri del martedì al Castello si è parlato dei restauri di monumenti realizzati a L’Aquila e nelle altre province, della salvaguardia del paesaggio, del nuovo Codice sui beni culturali, delle nuove norme sugli appalti pubblici. Abbiamo realizzato un sito web per fornire agli utenti dei servizi informazioni sulle procedure amministrative concernenti le autorizzazioni e sulle iniziative culturali promosse dalla Soprintendenza; è stata attribuita ai singoli funzionari la responsabilità di precisi ambiti territoriali; sono stati fissati nuovi orari di apertura al pubblico degli uffici e dei monumenti. Il sito facilita anche i rapporti con gli Enti locali, ancora difficili in una regione come l’Abruzzo che ha 280 Comuni. Per facilitare le procedure di approvazione dei progetti è stata inviata agli stessi una circolare con indicazioni procedurali per i beni paesaggistici.

D. Quali risultati sta dando il nuovo Codice dei Beni culturali?
R. La sua applicazione non può essere che graduale. Stiamo cercando di farlo, ma non è possibile attuare di colpo lo snellimento cui tende. Per ora siamo in fase di rodaggio.

D. Quale attività la Soprintendenza da lei diretta ha svolto nel Lazio nel 2005?
R. Un’attività molto intensa, malgrado fossi stata nominata da poco tempo. In marzo abbiamo partecipato al seminario della Regione Lazio su «Acque azzurre e acque chiare» con un intervento sul Codice Urbani e sulle competenze dei Ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali. In maggio abbiamo realizzato, nell’ambito della VII Settimana della cultura, visite guidate ai più importanti siti del Lazio; inaugurato la mostra dello scultore Pericle Fazzini nella Villa d’Este a Tivoli; svolto, in un convegno a Genzano, un intervento sul ruolo delle Soprintendenze e dei Comuni nel restauro dei Centri storici. In giugno abbiamo partecipato al convegno della Pontificia Università Lateranense sui beni culturali della Chiesa e presentato un intervento sul ruolo delle Soprintendenze in rapporto a tali beni; illustrato l’attività della Soprintendenza e i finanziamenti destinati al restauro di Villa d’Este; organizzato incontri sul paesaggio. In settembre, per le Giornate del patrimonio europeo, abbiamo organizzato un convegno sul paesaggio del Lazio. Abbiamo concluso l’anno, durante le festività natalizie, organizzando il Concerto a Natale con melodie classiche napoletane.

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