UIR.
INTERPORTI, QUESTE LE STRADE DELLO SVILUPPO

L’ing. Rodolfo De Dominicis, presidente dell’Unione Interporti
Riuniti. Sotto: l’esterno del Tempio di Adriano, sede della Camera
di Commercio di Roma
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ssociazione
nazionale di enti e società interessati allo sviluppo dell’intermodalità
e della logistica nel trasporto delle merci, la Uir-Unione Interporti
Riuniti ha approfondito i problemi del settore nel corso di un nutrito
convegno svoltosi a fine ottobre a Roma, nel Tempio di Adriano, sede della
Camera di Commercio romana. Presieduta dall’ing. Rodolfo De Dominicis
che è anche presidente della Società Interporti Siciliani,
la Uir svolge una preziosa funzione in favore non solo dei propri iscritti
ma di tutta la collettività. Infatti lo sviluppo e la razionalizzazione
della rete infrastrutturale e logistica, che costituiscono il suo obiettivo,
favorendo il trasporto delle merci ne diminuiscono il costo, con vantaggio
finale per i consumatori.
Nel momento in cui il Parlamento vara la legge finanziaria per il 2005,
l’iniziativa della Uir ha avuto lo scopo di ricordare al Governo
e al Parlamento i problemi del settore, da risolvere al più presto
proprio in attuazione della politica economica governativa diretta a fronteggiare
l’aumento dei prezzi e l’ondata inflazionistica in atto. Un’esigenza,
la riduzione dei prezzi, espressa in quei giorni anche dal Capo dello
Stato durante la cerimonia della consegna delle onorificenze ai nuovi
Cavalieri del Lavoro.
«Gli investimenti per l’intermodalità effettuati sino
a oggi sono stati opportuni ma bisogna completarli, non cambiare il modello
in corsa; quello attuato in Italia nel 1990 è stato riprodotto
nel resto d’Europa e cambiarlo significherebbe buttare a mare quello
che si è già speso per ricominciare da zero», ha esordito
De Dominicis. Per avvalorare questa impostazione l’Uir ha annullato
le distinzioni operate tra gli interporti in base alla legge 240 del 1990,
ha riunito soggetti provenienti dalle due associazioni esistenti fino
al 2002, ha realizzato un riequilibrio geografico per rendere possibile
la cooperazione tra le strutture del Nord e del Centro-Sud.
«Oggi gli interporti parlano una lingua unica e chiara al Governo,
al Parlamento e all’opinione pubblica, e possono farlo perché
si sono uniti sui programmi. Il processo non è del tutto compiuto–precisa
De Dominicis–, all’appello dell’Uir mancano gli interporti
del Nord-Ovest, ma il dovere e il diritto di contribuire alla crescita
dell’Italia riducono ogni giorno di più lo spazio ad egoismi,
localismi, concorrenze, diffidenze. Il nostro intento non è semplicemente
quello di bussare alla cassa con più probabilità di successo;
i nostri programmi sono dettati dalla volontà di individuare una
strategia comune, da definire con i nostri partners». Ossia costruttori
e gestori di autostrade, strade, ferrovie, porti, centri intermodali,
piattaforme logistiche; piccoli e grandi autotrasportatori, armatori società
di servizi logistici, vettori ferroviari.
Intitolato «Infrastrutture e web per aumentare il prodotto interno»,
il convegno ha visto la partecipazione dei maggiori esponenti delle strutture
interessate, comprese quelle marittime e aeree anche se rappresentano
una quota minoritaria nel trasporto delle merci. «A unire queste
aziende non possono essere che gli interporti, perché soggetti
neutri. Non hanno preferenze, non privilegiano una modalità di
trasporto a scapito di un’altra. Scelgono di volta in volta la rotta,
la modalità, le condizioni ottimali. E nel far questo contribuiscono
al miglioramento di ciascuna delle modalità possibili», ha
affermato il presidente dell’Uir.
Oltre che neutri, gli interporti sono quasi tutti soggetti pubblici, hanno
nella loro ragione sociale il compito di porsi al servizio della collettività.
Se il raggiungimento di una strategia comune tra tutti gli interlocutori
citati dimostra che nel passato si è operato positivamente, il
problema è costituito oggi, per l’Uir, dalla definizione
di un programma per il futuro. Ma qual è il futuro per l’Italia?
«È quello di un Paese che ha eliminato il proprio gap infrastrutturale
realizzando tutte le grandi opere necessarie, spesso di portata sovranazionale–ha
spiegato l’ing. De Dominicis–. È bene valutare con
grande attenzione il ruolo svolto dalla legge-obiettivo che ha consentito
di mettere in cantiere opere di interesse strategico non più rinviabili.
In questo scenario dobbiamo però indicare una strategia aggiuntiva».
Strategia che per il presidente dell’Uir significa far ripartire
il Paese da quello che ha, migliorare l’uso e la gestione di ciò
che esiste; realizzare, in sostanza, il Sistema logistico nazionale, ossia
l’insieme degli oggetti e dei soggetti che svolgono attività
di trasporto e di logistica.
«La costruzione del Sistema logistico nazionale è una via
obbligata, non siamo noi a dirlo, sono i fatti, i numeri. Il Governo italiano
denunciava già nel 2002, nelle parole del ministro Pietro Lunardi
al Parlamento, la perdita di un valore per il Paese pari al 2 per cento
del prodotto interno a causa della mancata integrazione del sistema. E
la Confetra poche settimane fa ha rilanciato l’allarme. Abbiamo
enucleato la strategia aggiuntiva da queste analisi autorevoli, da tante
altre, dalle nostre verifiche, dal lavoro del nostro comitato tecnico-scientifico,
dalla sensibilità di chi opera sul campo, dalle intuizioni simili
che provengono da tutta l’Italia», ha spiegato De Dominicis.
Ma in pratica? Si tratta da un lato di costruire opere fisiche classificate
«interconnessioni» per differenziarle dalle grandi opere di
interesse nazionale e sovranazionale, precisamente piccole opere spesso
di respiro apparentemente locale ma capaci di generare effetti enormi
in tutta la rete nazionale; dall’altro di migliorare la gestione
delle infrastrutture esistenti mentre procede la costruzione delle grandi
opere. Inoltre, di creare un sistema in base al quale i dati relativi
a ogni merce vengano inseriti, al momento della partenza, in un sistema
informatico satellitare che segue la stessa per tutto il percorso fino
alla destinazione; per far questo è necessario istituire punti
di conglienza e di gestione dei dati, adeguatamente distribuiti nel territorio.
Per l’Uir è indispensabile il controllo in rete delle merci,
ossia la tracciabilità e la rintracciabilità. Ma nelle condizioni
attuali, per i produttori italiani costruire un sistema di tracciabilità
dei propri prodotti rappresenta un costo tale da far aumentare il prezzo
fino a renderlo non competitivo. Il web rende possibile un controllo satellitare
rendendo sicuro il movimento delle merci. Occorre trovare le risorse:
De Dominicis ha stimato in 200 milioni di euro il costo del Sistema Logistico
Nazionale, che farebbe risparmiare circa 7 miliardi di euro l’anno.
Secondo il presidente della Federtrasporto prof. Gian Maria Gros-Pietro,
l’Italia occupa una posizione non secondaria nella globalizzazione
del trasporto e della logistica. Dopo un periodo di colpevole abbandono
dovuto principalmente all’inefficienza e costosità dei porti,
ha ritrovato una funzione come «porta da Sud» verso l’Europa
per i flussi tra Asia, Europa e Nord-America. Inoltre è un importante
bacino di produzione e di consumo che, anche per la conformazione del
territorio, esprime un’elevata domanda di trasporto e di logistica.
La favorevole posizione territoriale comporterà un notevole incremento
dei flussi di trasporto attraverso le frontiere e una quota crescente
di traffico di puro transito dai nostri porti al resto d’Europa.
La soluzione al traffico di attraversamento è costituita, anche
per il medio e lungo termine, dal ricorso al trasporto ferroviario, con
l’incremento del trasporto intermodale dei container di provenienza
marittima e del trasporto combinato di casse mobili e semirimorchi, sino
ad arrivare alle forme estreme della «autostrada viaggiante».
L’Italia è un Paese lungo e i suoi scali marittimi costituiscono
dei punti obbligati di rottura del carico; inoltre esistono difficoltà
nell’attraversamento delle Alpi per le regole dirette a scoraggiare
il transito stradale; altre stringenti regole nazionali e comunitarie
riguardano i tempi di guida e di riposo nell’autotrasporto, infine
c’è la necessità, soprattutto nel Mezzogiorno, di
maggiore sicurezza.
Tra i fattori che limitano la competitività del sistema produttivo
italiano figura la dotazione infrastrutturale che, oltre a presentare
forti squilibri regionali, risulta sottodimensionata rispetto a quella
dei Paesi concorrenti. «Per decollare l’economia italiana
ha bisogno di strade e autostrade efficienti, moderne e sicure, che facilitino
gli scambi con l’Europa e che riducano le distanze tra il Nord e
il Sud del Paese–ha sostenuto l’ing. Francesco Sabato, direttore
generale dell’Anas–. Strade poco sicure e collegamenti difficili
significano ritardi negli spostamenti e maggiori costi per imprese e cittadini».
Da quando nel 1975 la legge n. 482 vietò la costruzione di nuove
autostrade, la rete autostradale italiana è cresciuta solo del
62 per cento, da 4mila a circa 6.500 chilometri mentre il traffico è
aumentato di circa 7 volte; lo stesso per la rete stradale. Questa situazione
si è tradotta in maggiori costi per le imprese: l’Italia
ha un costo-chilometro per il trasporto delle merci di 1,233 euro, la
Francia di 1,225, l’Olanda di 1,172, la Grecia di 0,951, la Spagna
di 0,948. Il gap infrastrutturale - 15 per cento rispetto ai concorrenti
comunitari - deve essere colmato da grandi opere pubbliche. Nell’ultimo
triennio è stato fatto molto, nel 2003 gli investimenti in costruzioni
sono ammontati a 112 miliardi di euro.
Un contributo determinante, ha ricordato l’ing. Sabato, è
giunto dal ministro Lunardi con le riforme normative del settore, i finanziamenti
assicurati agli enti appaltanti e il varo della legge-obiettivo che ha
snellito le procedure per il rilascio di autorizzazioni relative a opere
strategiche. Ha aiutato a sbloccare la situazione anche il ruolo della
nuova Anas che ha profondamente rivoluzionato la struttura interna: dal
gennaio 2001 al giugno 2004 ha approvato 328 progetti esecutivi nel settore
autostradale per un valore di 4,434 miliardi di euro. I lavori in corso
in tale comparto riguardano 202 opere, per 4,787 miliardi di euro. Attualmente
i cantieri Anas aperti in Italia sono 481, per un importo complessivo
di 7.637,68 milioni di euro.
Secondo Agostino Melani, senior vice president della Logistic Services
della Finmeccanica, l’Italia deve investire in infrastrutture per
aumentare la competitività e soddisfare la crescente domanda di
mobilità di persone e merci, la crescente intolleranza verso saturazioni,
ritardi e scarsa qualità dei servizi di trasporto, l’effetto
negativo dei costi logistici appesantiti dall’elevata frammentazione
degli operatori. Un elemento imprescindibile dovrà essere lo sviluppo
di un sistema logistico che servirà a diminuire i costi, a informatizzare
il sistema, a offrire servizi di qualità, a proporsi come il baricentro
dei traffici non solo nel Mediterraneo ma anche tra Est e Ovest; a ridurre
i danni causati all’ambiente dal trasporto. In quest’ambito
la Finmeccanica, ha osservato Melani, può rivestire un ruolo fondamentale:
oltre alla tradizionale presenza nello sviluppo di sistemi di trasporto
ferroviario con l’Ansaldo Trasporti, il Gruppo dispone di varie
aziende dedicate allo sviluppo di tecnologie indispensabili per una piena
efficienza logistica; inoltre fornisce servizi logistici e indirizza gli
sforzi delle proprie aziende nella realizzazione di poli tecnologici e
di sistemi complessi. Può fornire un contributo in varie aree:
trasformazione degli interporti esistenti in rete integrata; applicazione
di tecnologie in logistica avanzata; piattaforme per l’integrazione
dei dati e la pianificazione dei bisogni; sistemi di sicurezza; nascita
di compagnie miste operanti nei nuovi poli di servizio; sostegno alla
formazione, alla ricerca e allo sviluppo. Su questi temi la Finmeccanica
è impegnata anche nell’ambito di grandi programmi internazionali.
Recentemente ha assistito il Comitato dei Giochi Olimpici Invernali di
Torino del 2006 nella progettazione di sistemi di sicurezza, monitoraggio
delle coste, gestione del traffico, prevenzione e repressione di attività
illecite. Varie iniziative dimostrano l’attenzione che la Finmeccanica
dedica al settore logistico.
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