ETICA.
TUTTI NE PARLANO MA POCHI
LA PRATICANO
di Anna Maria Branca
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che il mondo sia proprio cambiato o stia cambiando velocemente, ma ciò
che più mi preoccupa è come sta cambiando. Ho sempre ritenuto
che l’umanità sia un compasso che piano piano nei secoli
va tracciando il proprio cerchio fino a tornare al punto di inizio. Quale
sia questo punto certo non possiamo ricordarlo, ma studiosi, scienziati,
filosofi, storici ci hanno insegnato che inizialmente, quando la Terra
è nata, eravamo esseri privi di intelligenza e di anima, animali
che poi sono diventati scimmie, sempre più evolute fino a trasformarsi
in uomini; si è sviluppata sempre più la materia grigia,
abbiamo cominciato a coordinare pensieri e movimenti, ad ammirare le cose,
a pensare.
È bello pensare. Un tempo il pensiero era l’artefice di tante
azioni, aiutava l’uomo a migliorare, a capire, a sviluppare i sensi
che ci portarono ad amare e, purtroppo, anche a odiare. È nata
una sensibilità in tutti i sensi e l’uomo si è sempre
più evoluto, ha creduto in un dio chiamandolo in tanti modi, Dio,
Buddha, Allah ecc., ma sempre in un essere superiore, capace di aver creato
tutto ciò che ci circonda. Abbiamo subito tutti il suo fascino,
e ancora molti lo subiscono. Grazie a questo ci sono stati dati i Dieci
Comandamenti.
Ma ora guardiamoci attorno, per considerare cosa facciamo, chi siamo,
a chi crediamo, quali sono i valori in cui abbiamo sempre creduto, le
certezze, i punti fermi su cui abbiamo costruito la nostra vita. Cosa
è rimasto di tutto questo? È cambiato il Dio, perché
ora vi si è aggiunta una parolina, «denaro»: per il
«dio denaro» qualunque cosa è giustificabile, si può
odiare, uccidere, passare sul cadavere dei propri cari, pur di raggiungere
quello scopo.
Per giustificarci abbiamo ideato il detto che «il fine giustifica
i mezzi». Dove sta più la morale, dove stanno i valori che
i nostri genitori ci hanno inculcato? Oggi ci riteniamo talmente evoluti
da non capire che tutto ciò non ha un senso logico, che ci porterà
al vuoto più assoluto, alla solitudine, alla povertà, ma
a quella vera, alla povertà dell’anima. Si parla di etica
e nulla si fa per rispettarla, eppure ci piace tanto, è un altro
modo per metterci in pace la coscienza.
Si parla di embrioni, altra parolina tanto di moda, e non si sa nemmeno
dove andremo a finire, forse in una razza perfetta, priva fisicamente
di difetti ma vuota, povera, priva dei sentimenti che rendono più
bello l’essere naturale, così come la natura vuole. Se per
tutto c’è un perché, perché allora accanirsi
se una donna non può avere figli? Questo è stato deciso
per lei, e se comunque li desidera tanto, vi sono milioni di bambini abbandonati:
per ogni donna che non può avere figli c’è una mamma
che li abbandona.
Che senso ha, dunque, accanirsi? Perché non accettare ciò
che siamo? Perché non rinunciare a ciò che non possiamo
avere? Forse queste donne sfortunate sono più fortunate di altre,
perché hanno la possibilità di rendere felice un bimbo che
altrimenti sarebbe solo e senza famiglia per sempre. Assenza di valori,
di morale, di punti di riferimento, puro egoismo e piacere personale:
a questo ci ha portato la libertà di pensiero. Oggi tutto è
concesso, la Chiesa insegna il contrario ma pochi l’ascoltano, perché
ascoltarla significa sacrificare la propria libertà, il proprio
egoismo, il proprio piacere.
Ma ora il compasso sta chiudendo il proprio cerchio, stiamo arrivando
al punto di partenza, privi di intelligenza, di sensibilità, di
morale; senza offesa per le scimmie, stiamo ridiventando scimmie umane.
Se quelle bestiole potessero parlare, chissà che non ci mostrerebbero
la loro compassione.
***
Oggi ci sono alcuni che possono impunemente sostenere tutto o niente,
ovvero niente o tutto. Prima cercano di farci credere in quello che dicono,
insistono, ricorrono a battages pubblicitari per convincerci; poi, di
colpo, smentiscono quanto hanno detto, ricominciano daccapo, affermano
il contrario, citano nuove ricerche, decantano scoperte che dimostrerebbero
l’opposto di quanto essi per anni ci hanno ammannito. Forse questi
signori del mondo, e della menzogna, ci prendono per cavie? E intanto
gli scienziati studiano, i politici spendono i nostri soldi e noi paghiamo
due volte, se non tre. Basta pensare ai prodotti farmaceutici: nel giro
di qualche anno, ma ora sempre più velocemente, anche le nuove
medicine basate sulle ultime scoperte vengono dichiarate superate, addirittura
nocive, ed eliminate dal ciclo produttivo, con grande dispendio di risorse
finanziarie.
Perché questo avviene? Forse perché si è dimenticato
il vero senso della vita, non si prova più alcuna gioia nell’aiutare
il prossimo. Il desiderio di accumulare denaro distrugge l’essere
umano inducendolo a ogni compromesso, all’ipocrisia, all’inganno,
alla frode. Qualche settimana fa un autorevole giornale annunciava: «Cancro
allo stomaco: vitamine sotto esame». E riferiva che, in base ai
risultati di ricerche in corso, l’assunzione di vitamine in pillole
non avrebbe avuto alcun effetto protettivo per lo stomaco: in particolare,
l’esame di 170 mila persone avrebbe dimostrato che l’arricchimento
della dieta con vitamine o antiossidanti non avrebbe arrecato alcun vantaggio
contro il rischio di tumori gastro-intestinali; anzi, analizzando le «cavie»,
si sarebbe addirittura riscontrato un lieve aumento del 6 per cento della
mortalità per tumore tra coloro che assumevano vitamine rispetto
a quanti assumevano placebo.
Ma la notizia era contenuta in un un trafiletto di appena 25 righe, confusa
tra tante altre, pubblicata giusto per stare in pace con la coscienza.
Un comportamento riprovevole, se si pensa ai guadagni plurimiliardari
realizzati dalle case farmaceutiche grazie agli introiti della vendita
di quelli e di altri prodotti simili. Possibile che certa stampa non si
curi del rischio che corrono tante vite umane? Che non sappia che 6 persone
ogni cento hanno perso la vita per aver assunto certi farmaci o, peggio,
per aver creduto a quanto gli era stato propinato anche dai giornali?
Non sarebbe più meritorio informare adeguatamente il lettore su
problemi così importanti, anziché dilungarsi in certi generi
di informazione insulsa, vuota, inutile, non formativa, anzi pericolosa?
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