EROI
DI IERI E DI OGGI:
IN IRAK, SUL GRAPPA
O NELL'ISOLA DEI FAMOSI
di
Delfo Galileo Faroni
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proprio
vero che in questo bel Paese qualunque evento, di qualunque genere esso
sia, diventa argomento di discussione. Anche nelle scorse settimane, prima
con il sequestro in Irak e poi con la liberazione delle due volontarie
Simone, si è dimostrata questa antica attitudine, ma in misura
eccessivamente smodata, anzi deteriore. Poiché è nostra
abitudine andare oltre le apparenze, non potevamo non ficcare il naso
anche in quell’oscura vicenda a lieto fine, consapevoli che la nostra
reazione tutto sommato è soltanto una forma di ironica provocazione,
tuttavia condivisa da una grande massa di gente.
L’abbiamo già fatto in occasione del rientro in Italia dei
tre connazionali sequestrati, pure in Irak, alcuni mesi prima. Visto che
la vicenda si è ripetuta, e per di più in termini poco seri,
con il sequestro e la liberazione delle due volontarie, diciamo subito
che a nostro avviso in questo caso si è trattato di una commedia
strappalacrime abilmente orchestrata, nella quale visibilmente risaltava
la discordanza tra l’aspetto florido e ridente delle due ex sequestrate
e i segni di sofferenza e tristezza che normalmente lascia sull’aspetto
dei prigionieri una lunga segregazione, e che nel caso particolare mancavano.
Tanto da indurre telespettatori e lettori di giornali a chiedersi che
cosa fosse veramente successo, e come e perché fosse successo.
È bene dire subito che il caso manterrà a lungo aspetti
misteriosi. Non dubitiamo di quanto raccontano politici, burocrati, servizi
segreti e altri: considerando la mentalità dei presunti sequestratori,
siamo convinti che difficilmente sarà possibile conoscere la verità.
Si tratta di un argomento che inquieta soltanto a parlarne, ma non poteva
sfuggire lo stato di fibrillazione in cui versavano le nostre autorità,
i politici, gli addetti ai lavori, i loro volti congestionati nella spasmodica
attesa dell’aereo che riportava in Italia le due Simone. Uno spettacolo
piuttosto deprimente.
Vorremmo descrivere minuziosamente l’atteggiamento e i comportamenti
delle persone presenti, strappargli la maschera di circostanza indossata
per l’evento, ma forse è meglio di no, altrimenti verrebbe
alla luce una classe dirigente non solo impreparata ma tuttora permeata
di conformismo ipocrita e dedita alla pedissequa ripetizione di stantii
riti comportamentali. Comunque è un’ardua impresa negare
che dai loro volti, non troppo avviliti, traspariva l’assoluta mancanza
di senso umanitario, massicciamente sostituito da calcolo, ambiguità,
smania di far colpo sulla massa di ingenui italiani attaccati ai teleschermi
per assistere alla fine della telenovela.
Un’occasione ghiotta che, come al solito, certi politici non si
sono fatti sfuggire. Rigorosamente vestiti di scuro da sembrare uno sciame
di calabroni, destavano una sensazione penosa e umiliante; nel gruppo
spiccava una nutrita rappresentanza di burocrati i cui avvilenti atteggiamenti
di adulazione verso i potenti rivelavano massicce dosi di cinismo.
Era una situazione in un certo senso un po’ buffa: i dettagli della
messa in scena da una parte rivelavano una specie di delirio carnevalesco
impossessatosi delle autorità convenute in massa, si sa per quali
motivi, a ricevere le due eroine all’aeroporto di Ciampino; dall’altra
contrastavano con lo stato di benessere fisico e psichico delle due ex
prigioniere, che sembravano provenire non certo dalle mani di una banda
di tagliatori di teste, caso mai da ospitali e confortevoli ambienti in
cui non era stato necessario insaccarle in camicie di forza.
Comunque l’antifona è la solita: anche in questo caso, non
passa giorno che non si organizzi una qualche manifestazione festaiola
per le due gloriose Simone. Ovvero per storie che comunque restano velate
di fosche tinte e intessute di discusse operazioni politiche, compreso
il finale tentativo di convincere il popolo a nutrire, per protagonisti
e coprotagonisti, una specie di rispetto reverenziale. Ma come pretendere
che questo avvenga se invece di commemorare, come un tempo si usava il
4 novembre, i 600 mila veri eroi caduti nella prima guerra mondiale (e
quelli di tutte le altre guerre), la tv e conseguentemente i giornali
oggi propinano alla massa quelli fasulli e ridicoli dell’Isola dei
famosi?
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