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STEFANO ZAPPALA': CINQUE ANNI DI PARLAMENTO EUROPEO

di Nicola Imberti


L’on. Stefano Zappalà,
vicepresidente della Commissione
per la Nato del Parlamento europeo

Unione europea sarà uno degli argomenti centrali delle agende politiche dei prossimi mesi. Il primo maggio scorso, infatti, c’è stato l’allargamento con l’ingresso di altri 10 Paesi in gran parte appartenenti all’ex»cortina di ferro»: Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lituania, Lettonia, Estonia, Slovenia, Cipro e Malta. Poco più di un mese dopo, il 13 giugno, i cittadini dell’Unione saranno chiamati alle urne per confermare o rinnovare i propri rappresentanti. Nel frattempo la tensione crescente che condiziona la scena internazionale obbliga l’Europa a porsi come baluardo contro il terrorismo, anche se ancora non si comprende se in contrapposizione o al fianco degli Stati Uniti. La causa di questa ambiguità sembra essere, secondo i principali commentatori politici, la sopravvivenza di antiche contrapposizioni che fanno dell’Unione europea un soggetto di natura semplicemente economica, del tutto privo di una linea comune di politica estera. I più maliziosi sostengono che, anche se nel frattempo venisse approvata la Costituzione europea, il problema rimarrebbe irrisolto. Sarà vero questo? L’abbiamo chiesto a Stefano Zappalà, europarlamentare eletto nelle file di Forza Italia, il quale non crede fino in fondo a quello che scrivono i giornali. In questa intervista spiega i motivi di questa convinzione.
Domanda. Si può dire che l’Unione europea esiste oppure no?
Risposta. L’Europa non solo esiste ma, nel panorama internazionale sta assumendo un’importanza immensa. Sicuramente possiamo affermare che essa oggi, come unione di Stati sovrani, deve ancora compiere un salto di qualità in termini di organizzazione istituzionale. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che stiamo parlando di un insieme di Stati - 25 -, formato da circa 500 milioni di cittadini appartenenti a un mondo che, negli ultimi duemila anni, ha creato cultura, politica, purtroppo anche guerre, ma che è stato certamente di indirizzo su scala mondiale. Come se non bastasse, questa unione di Stati sovrani dispone di una potenza economica ampiamente dimostrata dalla forza e dal valore dell’euro, moneta che, seguendo le alternanze legittime della Borsa, è in continua ascesa nei confronti del dollaro.
D. Fino a quando potrà durare?
R. Ritengo che l’ascesa si fermerà quando il valore dell’euro sarà una volta e mezzo quello del dollaro. Mi sembra che tutti questi elementi dimostrino ampiamente l’esistenza dell’Unione europea. Dal punto di vista dei singoli Stati, poi, l’Europa ormai incide profondamente anche in senso legislativo. Infatti sulle materie delegate, che ormai sono quasi tutte, negli Stati sovrani che compongono l’Unione la legislazione europea è primaria.
D. Eppure vi sono dei contrasti. Non l’ha rivelato la mancata approvazione della Costituzione europea?
R. Noi oggi parliamo di Costituzione europea, che è la legislazione primaria da cui prendono le mosse tutti gli atti legislativi. Ma in Europa abbiamo già una Costituzione: sono i trattati costitutivi dell’Unione che, in questi anni, sono stati di volta in volta modificati e integrati. Si parla della Costituzione perché si vuole compiere un’ulteriore salto riunendo, in un unico testo, una serie di principi e di norme che devono essere poste alla base dell’Unione europea.
D. Quali norme sono contenute in tali trattati e quali mancano?
R. Tutti i principi di libertà e i diritti dei cittadini sono già nei trattati, ma sono stati meglio formulati nell’accordo di Nizza. Oggi vengono riproposti in un testo integrato, che è quello proposto dall’assemblea. A mio avviso non ci sono difficoltà se non nella definizione di qualche principio, ma si tratta semplicemente di un dato politico. Mi riferisco, ad esempio, al riconoscimento della radice giudaico-cristiana dell’Unione.
D. E contrasti sui problemi reali?
R. C’è il problema della modifica del sistema di voto all’interno delle conferenze intergovernative per la ratifica di ulteriori atti che impegneranno tutti gli Stati. Il sistema del voto all’unanimità oggi esistente è tale che, se ha incontrato qualche difficoltà in un’Unione europea a 15 membri, rischia di diventare estremamente complesso in un’Unione a 25. Occorre ricercare un sistema che, nel rispetto delle autonomie dei singoli Stati, garantisca all’Unione la possibilità di adottare decisioni unitarie. L’Unione europea non è uno Stato unico né una federazione, né tanto meno una confederazione. La ricerca del miglior sistema di voto diventa un argomento importante, su cui è legittimo confrontarsi. Credo che la Costituzione si farà.
D. Quali sono gli ultimi sviluppi?
R. Nei giorni scorsi si è registrata un’ulteriore accelerazione verso l’attuazione definitiva, anche perché non potrebbe essere diversamente. La storia ci insegna che, quando i popoli mettono insieme le risorse economiche, si compie un passo irreversibile. Dopo Maastricht è stato attuato un sistema economico che identifica, nella Banca centrale europea, il riferimento unico per tutte le banche nazionali, che assumono ormai il ruolo di comprimarie. I risultati di questa scelta credo siano evidenti a tutti. Soprattutto all’Italia. Basta pensare ai crack che ci hanno colpito negli ultimi mesi: se fossimo stati in una situazione di autonomia sul piano economico, come era 10 anni fa, credo che oggi saremmo in difficoltà maggiori.
D. Quali altri argomenti sono sul tappeto all’interno dell’Unione?
R. I confronti in atto sono numerosi. Ad esempio, il sistema organizzativo attuale dell’Unione europea prevede un Parlamento eletto a suffragio universale, un Consiglio che è rappresentativo delle sovranità nazionali e una Commissione esecutiva la cui funzione è quella di attuare e verificare l’attuazione degli atti legislativi del Parlamento o del Consiglio. In alcuni casi la Commissione può anche avanzare proposte di natura legislativa. Non bisogna dimenticare, però, che la Commissione non è rappresentativa di una maggioranza parlamentare ma rappresenta gli Stati membri, tanto che gli Stati più grandi dispongono nel suo interno di due commissari, mentre quelli minori di uno solo. Perciò è legittimo che sorgano dibattiti e confronti politici tra qualche capo di Governo e qualche membro della Commissione, commissario o presidente. Peraltro la Commissione è un organo a termine, e quindi in prossimità della scadenza del mandato possono verificarsi anomalie per cui un suo presidente potrebbe guidare una coalizione nazionale, o comunque cercare di influenzare il risultato elettorale nel Paese di provenienza. Credo legittimo che qualcuno non accetti questa situazione.
D. Come sono i rapporti con gli Stati Uniti?
R. L’Europa è ormai una realtà internazionale che ha un grande dovere: assicurare pace e prosperità al mondo occidentale. Oggi non c’è un confronto, e spero che non ci sarà mai, tra l’Europa e gli Usa. Siamo nati tutti in un mondo occidentale che desidera libertà, democrazia e progresso. Certamente la situazione è molto diversa da quella di 50 anni fa. Prima esistevano solo gli Usa, oggi esistono gli Usa e l’Unione europea. I primi con una tradizione di presenza nel mondo intero, la seconda impegnata ad aumentare la propria presenza. Collabora all’interno dell’Onu, nell’interesse del mondo intero, ma certamente oggi l’Unione europea non è seconda a nessuno. Ovviamente nel suo interno vi sono Stati che hanno fatto la storia del mondo, e non ritengo uno scandalo il fatto che qualcuno ogni tanto si ricordi del proprio passato e cerchi di porsi in una posizione dominante. Purtroppo però, vista la situazione internazionale, oggi più che mai occorre attenersi a un principio di unità. È interesse generale non sottrarsi a un dovere preciso, quello di combattere il terrorismo. Dobbiamo salvaguardare la popolazione che si ritrova in guerra senza saperne il motivo, e su questo credo sia inutile dibattere.
D. E allora perché, proprio sul tema della guerra, si registrano oggi i dibattiti e i contrasti più accesi?
R. L’Unione europea ha competenza in quasi tutte le materie. Purtroppo mancano ancora tre aspetti: un progetto di difesa comune, un sistema di giustizia comune e una politica estera comune. Tre materie in cui si stanno facendo progressi enormi. Recentemente è stato costituito il primo contingente militare europeo sotto il comando del generale italiano Rolando Mosca Moschini. Si sta avviando un progetto di giustizia comune ed è già stato nominato il procuratore generale, anche se non è facile uniformare duemila anni di storia del diritto. Per la politica estera comune, bisogna vedere se gli Stati membri saranno disposti a privarsi della propria autonomia che in questo momento è assoluta, e si vede. In questa situazione è chiaro che ognuno cerchi di portare avanti il proprio punto di vista. In generale, però, credo che il mondo occidentale, e il mondo in generale, non possa sottrarsi dal dovere di assicurare la sicurezza ai cittadini. E questo non si fa pensando che l’Afghanistan e l’Iraq siano lontane e non ci interessino.
D. Quale soluzione ritiene proponibile per quell’area?
R. Non credo che sia quella di compiere atti sconsiderati di repressione sul posto. Sono convinto che occorre evitare l’estremismo. Le guerre di religione nascono dall’ignoranza, dalla fame, dalle difficoltà di sopravvivenza, per cui è necessario che tutti investano per elevare il livello di vita delle popolazioni interessate. Dobbiamo superare il gap che ci divide dalle popolazioni più svantaggiate. Credo che, se riusciremo a farlo, i problemi diminuiranno.
D. L’Unione europea può contribuire a ristabilire la pace nel mondo?
R. Può diventare una leva per generare la pace. In quest’ottica l’allargamento ad altri Stati è importantissimo. Se noi portiamo in Europa i Paesi dell’Est europeo, se riusciamo a portarvi Israele e la Palestina, credo che guadagneremo in pace e che, soprattutto, questi Paesi avranno più equilibrio interno. Si tratta di dar vita a una grande alleanza che abbia come obiettivi la pace e lo sviluppo.
D. Intende dire che occorre anche ripensare l’utilità di organismi come l’Alleanza atlantica?
R. Certamente l’importanza della Nato in questo momento si è molto ridotta. Dopotutto, nacque come patto di mutuo soccorso nell’immediato dopoguerra tra due sponde dell’Atlantico. Oggi credo che la Nato potrebbe subire qualche modifica. Ad esempio, potrebbe diventare il sistema di difesa comune dell’Unione europea, o un sistema di difesa generale in mano all’Onu. Su questo argomento stiamo già discutendo.
D. Si avvicinano le elezioni europee. Può delineare un bilancio dei suoi 5 anni da parlamentare europeo?
R. Ritengo l’attività svolta nel Parlamento europeo molto qualificante dal punto di vista professionale e umano. Per me è stata quasi il completamento di un’esperienza di vita, perché mi ha portato a lavorare in diversi campi. Ho avuto modo di affrontare temi e di conoscere situazioni di portata vastissima. Sono stato membro della Commissione giuridica, responsabile dell’area del Caucaso e sono vicepresidente della Commissione per la Nato. Inoltre sono stato relatore della direttiva sulla riforma degli appalti, e sono relatore per la riforma delle qualifiche professionali e per la libera circolazione dei professionisti. Quindi ho avuto modo di confrontarmi su base giuridica, sociale e politica con gli interessi che ruotavano intorno a questi argomenti. Ma ho anche avuto modo di confrontarmi con i Governi e con i colleghi dei vari Paesi su argomenti che interessano, e molto, la totalità della popolazione dell’Unione europea. Gli appalti muovono infatti ogni anno in Europa 1.300 miliardi di euro, un importo equivalente all’intero debito pubblico italiano. Quanto ai professionisti, in Italia esistono circa 5 milioni di lavoratori autonomi, in Europa varie decine di milioni; e coinvolgono in generale tutta la popolazione perché ognuno di noi ogni giorno ha rapporti almeno con un professionista.
D. Può ritenersi, quindi, soddisfatto del lavoro svolto?
R. Per quanto mi riguarda è stato un salto di qualità che a priori incuterebbe timore a chiunque, ma che dà grandi soddisfazioni. Credo di aver lavorato bene e lo dimostra anche il fatto che la direttiva sugli appalti è ormai legge a tutti gli effetti, mentre quella sulle professioni è stata approvata in prima lettura l’11 febbraio scorso. Per il resto ho avuto e ho ancora modo di essere invitato dal mondo imprenditoriale e professionale a partecipare a convegni europei e nazionali. Mi sembra un segnale evidente del buon lavoro compiuto.
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