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di Serena Purarelli
Maurizio Tucci, amministratore delegato dell’Alenia Spazio |
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Napoletano trapiantato a Roma dove si è laureato in Economia e Commercio con 110 e lode, appassionato di tennis e di libri gialli - i suoi autori preferiti sono Ed Mac Bain e James Ellroy -, Tucci è abituato ad affrontare situazioni difficili e complesse anche se non nasconde la peculiarità di un’azienda in cui si mescolano assoluto valore scientifico dei progetti, delicatezza di rapporti con interlocutori civili e militari, segretezza di soluzioni, altissima qualificazione del personale e una storia di fusioni e accorpamenti che affonda le radici nell’ancor più complesso mondo delle ex società a partecipazione statale. Domanda. L’Alenia Spazio è nata dalla fusione della Selenia Spazio e dell’Aeritalia. Qual è il suo assetto attuale? Risposta. È posseduta al 100 per cento dalla Finmeccanica, a sua volta appartenente al Ministero dell’Economia, azionista di riferimento con il 34 per cento. Nel 2003 ha registrato un fatturato di circa mezzo miliardo di euro, rappresentante l’80 per cento della produzione e delle attività italiane del settore aerospaziale, nel quale è leader europea insieme all’Alcatel e all’Astrium. Capacità produttiva, base tecnologica e competenze d’avanguardia le permettono di partecipare ai più importanti programmi spaziali internazionali, in collaborazione con le Agenzie spaziali italiana ed europea e con la Nasa. L’Alenia Spazio disegna, produce e lancia satelliti di tutti i tipi, scientifici, per telecomunicazioni commerciali, per telerilevamento, per l’osservazione della terra. A Torino ha una produzione, unica nel panorama internazionale, di moduli abitati di derivazione aeronautica, in grado di essere posti in orbita come quelli della stazione spaziale o quelli, in fase di studio, di unità abitative da inviare nello spazio e richiamare a terra. Soprattutto dopo l’incidente dello scorso anno nel quale il Columbia si disintegrò al rientro nell’atmosfera e persero la vita sette astronauti, il mondo spaziale internazionale si è concentrato su veicoli di rientro di nuova concezione che dovrebbero sostituire lo Shuttle, più moderni e con caratteristiche strutturali diverse. Le nostre attività impiegano oggi 2.250 persone, di cui circa 800 a Torino, altrettanti a Roma, 350 a Milano e il resto tra L’Aquila, Napoli, Taranto Ogni sito però ha le proprie competenze: le produzioni strutturali, originariamente Aeritalia, a Torino; la direzione generale e la parte di integrazione, di ingegneria e di telecomunicazioni a Roma; la fabbrica di apparati, equipaggiamenti e antenne all’Aquila; il software a Taranto; un piccolo gruppo di ingegneri che si occupa di esperimenti sulla microgravità legati alla sezione spaziale, a Napoli. D. Qual è il livello d’istruzione dei vostri dipendenti? R. Abbiamo una delle percentuali più alte in Italia di laureati e diplomati. Circa l’80 per cento sono laureati di alto livello e di grande professionalità; lavorano con tecnici europei, russi e americani. Sono ingegneri aerospaziali o strutturali, laureati con 110 e lode; siamo gli unici ad assumere questo tipo di professionalità. Chi studia Ingegneria aerospaziale viene da noi e, una volta acquisite le competenze, è estremamente difficile sostituirlo. Per questo l’Alenia, come la Finmeccanica e l’intero sistema industriale nazionale, devono impostare piani industriali di lungo periodo. Solo così si può fare una programmazione seria. Purtroppo a causa delle ristrutturazioni degli ultimi due anni quasi 700 unità hanno lasciato l’azienda, e questo costituisce un problema. D. Perché molte aziende ad alta tecnologia si vantano del ricambio accelerato? R. Non è il caso dell’Alenia Spazio perché il ciclo produttivo di un satellite è lungo e l’esperienza delle persone si forma in una decina di anni. Ne occorrono circa tre tra ideazione, progettazione, messa in opera e lancio, e per imparare occorre osservare quello che c’è da fare. Solo dopo un certo numero di anni si diventa produttivi. Ecco perché è importante conservare le conoscenze di persone anche non più giovani, che possiedono esperienza. Ogni satellite è un pezzo unico, quindi ogni volta c’è bisogno di chi ha esperienza. È una caratteristica della nostra attività che ha reso difficile la riduzione di personale. Debbo dare atto del grande senso di responsabilità dei sindacati con i quali non c’è mai stata conflittualità inutile, e che hanno fatto la loro parte per salvare comunque l’azienda. Oggi il turn over è di circa 250-300 persone l’anno. D. Qual’è attualmente la situazione del settore spaziale? R. Negli ultimi tre anni esso ha risentito anche in modo drammatico della crisi delle telecomunicazioni commerciali. Fino al 2001 si costruivano 25-30 satelliti l’anno, ora se ne realizzano al massimo 10. Il mercato mondiale si è drasticamente contratto accrescendo molto la competizione. Dopo vent’anni di crescita ininterrotta, gli operatori hanno smesso di ordinare e molti di essi si sono trovati con un eccesso di capacità di rete rispetto alle necessità del mercato. Dopo gli anni 90, quando sono state realizzate le grandi reti, è svanito anche il mercato della deregulation a livello mondiale, che aveva portato a un livello forse esagerato di commesse. Aziende del settore, che si erano strutturate per servire utenti che ogni anno raddoppiavano il budget, si sono trovate all’improvviso senza ordini, a lavorare con margini molto bassi, a fare i conti con una recessione senza precedenti. È svanita l’illusione che il nuovo modo di comunicare avrebbe fatto nascere un’economia parallela. Alcune aziende della new economy erano arrivate a valere più della Ford prima di chiudere un bilancio, in realtà l’economia è ancora basata su fatturati, ordini e utili, ma non quelli che potranno arrivare fra trent’anni. D. Quali sono state le conseguenze di questa crisi? R. Essa ha obbligato le aziende del settore spaziale ad essere più snelle, efficaci, reattive, ma i margini industriali ne hanno risentito e la politica di concentrazione ha provocato una rivoluzione tra gli operatori più importanti. I due colossi nordamericani Boeing e Loocked, con un fatturato di oltre 10 miliardi di dollari, pur risentendo del collasso del mercato commerciale, grazie ai grandi progetti lanciati dall’Amministrazione Clinton poi confermati da George Bush hanno potuto travasare le competenze dal settore commerciale a quello militare. In Europa e in particolare in Italia questo non è avvenuto. Solo nell’ultimo anno c’è stata una ripresa nel settore militare con il Cosmo SkyMed, grande progetto di telerilevamento ad uso civile e militare, e con il Sicral 1B, satellite militare all’avanguardia per la sicurezza del Paese. D. La vostra attività perciò è legata alle commesse del mercato istituzionale? R. Probabilmente la corsa verso Marte cambierà di nuovo il mondo così come è accaduto con il primo sbarco sulla luna, mettendo in moto nuove tecnologie e nuovi investimenti. In mancanza di clienti privati dipendiamo per l’80 per cento dalle Agenzie spaziali europea e italiana e dal Ministero della Difesa anche perché, rispetto a qualche anno fa, il satellite ha assunto un’importanza diversa.Ma il satellite oggi non significa solo attività scientifica, certamente fondamentale; ma anche comunicazione con ogni parte del mondo in sicurezza, controllo dell’ambiente, del territorio, delle coste, dei mezzi mobili in terra, acqua e aria. D. Qual è il programma di costruzione dei satelliti? R. Il nuovo programma europeo Galileo prevede la messa in orbita di una costellazione di 30 satelliti che dal 2008 cambierà il modo di lavorare fornendo un sistema di localizzazione a pagamento totalmente compatibile con quelli già esistenti, e al quale stanno aderendo i grandi Paesi, dalla Cina all’India; la Russia sta studiando l’integrazione del proprio sistema Glonas, gli americani hanno annunciato l’interoperatività tra il Gps e il Galileo. Si apre un mercato di centinaia di milioni di euro nei servizi e nelle applicazioni che cambierà il modo di lavorare, oltre alle applicazioni militari per la sicurezza del Paese. Il possesso o la possibilità di avere stazioni orbitanti in grado di dominare uno spazio superiore a quello terrestre diventa un fattore d’importanza vitale perché, al di là della ricerca scientifica, il mondo satellitare influisce su tutte le attività di un Paese. Ecco perché l’Italia non deve perdere questa competenza e deve rimanere nel novero delle potenze spaziali mondiali. D. Le risorse finanziarie a disposizione sono sufficienti? R. La crisi economica degli ultimi anni ha determinato il ridimensionamento degli investimenti per cui ne ha risentito anche la sicurezza. Ora però occorre passare ad iniziative concrete, consistenti nell’aumento delle risorse finanziarie a disposizione dell’Agenzia Spaziale e del Ministero della Difesa per le attività spaziali, in coordinamento con le attività delle varie Agenzie. Occorre un’azione diretta a far restare l’Italia settima potenza industriale del mondo e l’Alenia Spazio, che costituisce il fiore all’occhiello dell’industria spaziale italiana, è una delle ultime risorse di alta tecnologia che abbiamo. D. Ritiene necessaria un’attività di lobbing per accrescere le commesse? R. La Finmeccanica è il primo gruppo industriale italiano e il Paese è consapevole che il settore spaziale è patrimonio di tutti, ma occorre un gioco di squadra. Negli anni passati l’Italia è uscita da tanti settori strategici: telecomunicazioni civili, informatica, chimica, acciaio. Non è solo questione di prestigio internazionale ma di utilità della ricerca perché si tratta di un’attività ad alto reddito. Ogni lira investita nel settore genera 2,5 lire di fatturato indotto e il profitto industriale sulle applicazioni, sui servizi e sulla gestione di certi progetti può essere più elevato. L’Italia è stata lungimirante nel voler avere un ruolo importante nel progetto Galileo. L’Alenia Spazio con altri partner si occuperà della costruzione dei satelliti, ma il lavoro vero verrà dopo il 2006 quando i primi saranno in orbita e saranno disponibili nuovi servizi, dal monitoraggio di container, navi e veicoli ai collegamenti aerei. L’indotto del Galileo è stimato sui 10 miliardi di euro l’anno di fronte a un costo complessivo tra i 3,2 e i 3,4 miliardi di euro, con un incremento di 150 mila nuovi posti di lavoro. D. Come si articolerà il progetto? R. La fase esecutiva è cominciata lo scorso anno con la firma del contratto per i primi due satelliti sperimentali cui si aggiungeranno gli altri 28 per formare una costellazione dedicata ad applicazioni civili, un sistema di navigazione satellitare tecnicamente più avanzato di quelli esistenti, servizi più precisi e affidabili ed efficienti. Il primo satellite sarà lanciato nel 2005, l’ultimo nel 2008 e tutti saranno montati a Roma presso di noi. Il progetto si inserisce nelle linee-guida della Commissione europea per lo sviluppo sostenibile della mobilità, la sicurezza e la riduzione dell’impatto ambientale. Ma il Galileo non sarà solo un elemento chiave per la mobilità di veicoli, persone e merci, per la sicurezza dei voli o l’uso più razionale dei porti. Il suo impiego spazierà in molti campi: agricoltura, pesca, ecologia, ingegneria civile, mobilità, assistenza ai non vedenti, localizzazione e soccorso in caso di incidenti o calamità naturali. D. Sono in cantiere altri progetti? R. Forse il più innovativo nel campo dell’osservazione della Terra è CosmoSkyMed, un programma dell’Agenzia Spaziale Italiana per l’osservazione della Terra. L’Alenia è capocommessa di un gruppo di imprese tra cui Telespazio, Galileo Avionica, Laben del gruppo Finmeccanica, che impegnerà 500 ingegneri e tecnici altamente specializzati per 5 anni. Il sistema, per usi civili e militari, eseguirà il telerilevamento della Terra con immagini sempre più precise, veloci ripetute, con risoluzione sempre più alta. Poi ci sono i satelliti militari della famiglia Sicral. Uno è già in orbita e stiamo lavorando al Sicral 1B, dotato di una serie di innovazioni tecnologiche tra cui la protezione contro le esplosioni nucleari. Siamo leader mondiali nella costruzione di antenne di telecomunicazione che si fabbricano all’Aquila e abbiamo una competenza particolare nelle infrastrutture per moduli pressurizzati abitati. Ma vorrei ricordare anche che l’Alenia Spazio ha realizzato i radar per le due sonde europee Mars Express che è andata su Marte, e Rosetta, lanciata in febbraio per studiare il nucleo della cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko. Una nostra controllata, la Label, costruisce per questi satelliti strumenti scientifici che vanno a fare misurazioni nell’universo. D. Sono in atto collaborazioni con le industrie dei Paesi dell’Est? R. Con la società russa equivalente della nostra Telespazio abbiamo firmato di recente un contratto per la fornitura di «payloads» di satelliti di classe piccola per telecomunicazioni. La Finmeccanica collabora da molti anni con la Russia e le eccellenti relazioni possono offrire molte opportunità. L’Agenzia spaziale russa ha già partecipato, con l’Esa, con il Giappone e con il Canadà, alla realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale. Sono appena rientrato da un viaggio a Pechino con una delegazione guidata dal commissario europeo per la ricerca scientifica Philippe Busquin, cui hanno partecipato le più importanti aziende aerospaziali europee. D. Le aziende aerospaziali sono in stretto collegamento con il settore militare. Quali i risvolti di uso civile? R. Dopo il Sirio, il primo satellite italiano realizzato negli anni 70, ne abbiamo lanciati molti le cui applicazioni hanno molti contenuti di uso civile. Con la società Trenitalia abbiamo avviato un progetto sperimentale di internet sui treni; abbiamo collegato tutte le sedi dei Vigili del fuoco grazie allo SkyPlexNet, innovativo sistema digitale che apre la strada ai nuovi servizi interattivi «a due vie», in vista di un’integrazione maggiore con le reti terrestri a larga banda fisse e radio. Sono applicazioni che hanno una forte incidenza sulla qualità di vita perché i servizi bidirezionali saranno aperti a tutti, in un mercato diversificato che va dalle reti urbane per i pubblici servizi a quelle private per aziende e privati. Per questo è essenziale una comunicazione corretta e completa sulle nostre attività. D. Quale ruolo possono svolgere i satelliti in occasioni di calamità? R. Il recente terremoto in Molise abbatté pali e centrali dei sistemi telefonici fisso e mobile e per circa 3 ore, finché non giunse il primo mezzo dei carabinieri, il Comune di San Giuliano rimase isolato. Portare un sistema a banda larga in tutti i Comuni, anche i più sperduti, eliminerebbe questo rischio, perché il satellite funziona in qualunque caso. Bastano una parabola e un ripetitore. La rete europea a banda larga satellitare fa parte della lista dei 18 «Quick and start projects» stilata dalla Commissione europea, quasi tutti riguardanti ferrovie, strade, porti. L’incidenza sulla vita dei cittadini di questi progetti è di particolare rilievo ma in Italia quello della banda larga non è stato ancora avviato. Il Governo sta valutando se realizzarlo o meno e se dotare l’Asi dei finanziamenti necessari. Ma il tempo è un elemento di primaria importanza perché il Paese che partirà per primo avrà le migliori possibilità di essere capofila in tutta Europa. D. Qual è il suo personale bilancio dopo un anno e mezzo all’Alenia Spazio? R. Siamo riusciti nel corso de 2003 a riportare il margine operativo lordo in leggero attivo e per il 2004 prevediamo di fare ancora meglio. Vorremmo avere più progetti e abbiamo bisogno di discutere con l’Asi una pianificazione almeno triennale. In Italia non abbiamo concorrenti ma all’estero siamo in concorrenza con tutti. |
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