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Il direttore
generale della Fondazione |
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Il nuovo obiettivo che intende perseguire e che annuncia, come sempre, pubblicamente, è quello di trasformare un piccolo Ente ricco di storia come l’Enpaia in un soggetto operativo a garanzia di tutti i lavoratori del comparto agricolo. Con compiacimento Mori enuncia i numeri; ottocentomila lavoratori a tempo determinato, centomila lavoratori a tempo indeterminato, cinquecentomila lavoratori autonomi ossia i coltivatori diretti, sedicimila imprenditori agricoli. «Occorre garantire–afferma Mori–, a tutti costoro e alle loro famiglie la certezza che lo Stato, la comunità solidale autorganizzata e l’impegno dei singoli determinino condizioni di vita dignitose in un comparto che costantemente è messo a rischio dalla globalizzazione, dall’avventurismo biotecnologico, dalla disinvoltura di finanzieri senza scrupoli». La Fondazione Enpaia oggi gestisce per legge il trattamento di fine rapporto degli addetti all’agricoltura, un fondo di previdenza e gli infortuni sul lavoro. Garantisce le prestazioni con la riscossione dei contributi e con le rendite dei beni mobili e immobili. Il bilancio consuntivo del 2003 evidenzia una rendita netta, derivante dagli investimenti gestiti direttamente dalla Fondazione, pari al 5,02 per cento, che migliora il già splendido risultato del 2002 che è stato del 4,86 per cento. Questa performance è certamente testimonianza di una capacità di gestione finanziaria accorta e lungimirante. «Dobbiamo garantire–spiega Mori–le prestazioni ai lavoratori e, non godendo di interventi pubblici, è dovere morale lavorare con il massimo impegno per onorare i diritti maturati dai nostri iscritti». I rappresentanti dei sindacati e delle organizzazioni datoriali che siedono nel Consiglio di amministrazione sottolineano con piacere la razionale, efficiente ed efficace organizzazione del lavoro dell’Enpaia. Con molta convinzione il direttore generale sottolinea che l’informatizzazione molto spinta nei processi di lavoro ha consentito di conseguire risultati importanti, come quello di riscuotere l’88 per cento dei contributi delle aziende, una percentuale che per gli altri enti previdenziali sfiora il 60 per cento. Di fronte a questa elevata capacità di riscossione vi è anche l’impegno dell’Ente di liquidare le prestazioni in tempi che non superino i 60 giorni. Il direttore generale ricorda questi successi con soddisfazione, ma la sua voce si ravviva quando delinea il futuro. «La legge delega sulla previdenza ha accolto gli emendamenti richiesti dall’Enpaia, che diviene così soggetto istitutivo di Fondi complementari pensionistici e titolare di Fondi sanitari integrativi per tutti i lavoratori del comparto». Con puntigliosità Mori enuncia la consistenza degli importi finanziari che dovranno garantire le future pensioni complementari. «Solo l’apporto del trattamento di fine rapporto al Fondo potrebbe raggiungere 300 milioni di euro, cui potranno sommarsi 170 milioni di euro di contribuzione volontaria dei lavoratori autonomi. Il bacino di utenza dei lavoratori agricoli, le modalità di applicazione della legge che prevede il silenzio-assenso, la credibilità dell’Enpaia nel comparto e la sua solidità finanziaria sono presupposti certi per dare vita al più grande fondo del Paese». Per chi conosce le difficoltà di avvio degli altri Fondi, i dati ricordati dal direttore generale possono essere considerati ottimali. E mentre Mori ricorda le proprie esperienze nelle fasi di avvio di Cometa e di Arco, i Fondi dei metalmeccanici e dei lavoratori del legno, arriva sul terrazzo lo stridore delle sirene di un’autoambulanza. «Ecco–osserva Mori–, nel nostro futuro vi è anche la costituzione del fondo per l’assicurazione sanitaria integrativa che, in tempi di ristrettezze finanziarie del Servizio sanitario nazionale, potrà garantire prestazioni non sopportabili dai singoli cittadini». |
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