QUEL
CHE GLI STARNIERI DICONO DI NOI.
QUEL CHE PENSIAMO DI LORO
di
Delfo Galileo Faroni

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taliani
oziosi, infedeli, volgari e spaghettari. Lo dicono di noi gli stranieri
con l’aggiunta di altro: aggressivi, villani, cafoni suonatori di
mandolino, per nulla idealisti, molesti, corrotti, da tenere il più
possibile a distanza e quanto altro. Bisogna essere fuori dal mondo per
non aver sentito o letto su una certa stampa straniera continue frecciate
velenose nei nostri confronti. Quello che non possiamo accettare sono,
prima di tutto, il motivo per il quale ormai da secoli alcuni stranieri
esprimono giudizi negativi e addirittura spregiativi verso gli italiani;
in secondo luogo, il comportamento di coloro, tra questi ultimi, che,
di generazione in generazione, hanno accettato, senza mai reagire, certi
giudizi e certe opinioni.
In più occasioni abbiamo potuto constatare con quale ingiustificata
presunzione certi imbecilli stranieri hanno cercato e cercano, non si
sa perché, il momento giusto per denigrarci e ingiuriarci. Questo
cinismo sprezzante viene immotivatamente manifestato da popolazioni certamente
da biasimare ma anche da compiangere. Infatti non si riesce a comprendere
come mai questi denigratori, invasati da gratuite smanie rivelatorie,
ignorino le nostre radici storiche e culturali. Non è necessario
moltiplicare le parole, basti ricordare quello che gli italiani sono stati
nella musica, nella pittura, nella poesia, nello sport, nelle scienze.
È evidente, poi, che quanti affermano di volerci tenere a distanza
hanno dimenticato di essere gli eredi dei popoli barbari dominati, nelle
loro varie ribellioni, dalla forza militare dell’Impero romano.
La verità è che desta invidia e astio la superiorità
in ogni campo dello scibile umano. La storia dimostra la superiorità
del popolo italiano in tutti i settori. Piuttosto, perché questi
illustri opinionisti d’oltre frontiera non si preoccupano di risolvere
i complicati problemi di casa propria, che sono tanti e che tutti conosciamo
bene?
O forse danno loro fastidio e destano invidia il senso di umorismo del
popolo italiano e la capacità di godere delle cose piacevoli e
gradevoli? Le panzane che raccontano sul nostro conto travisano palesemente
la realtà e si trasformano per loro in una quotidiana sconfitta.
Del resto è noto che la loro esistenza diventa sempre più
noiosa, e ciò traspare chiaramente dal loro aspetto. La loro abilità
si risolve sempre in un’autoesaltazione e in un’autocelebrazione
pur non avendo niente di cui vantarsi.
Forse non si sono accorti, o non vogliono ammettere, che gli italiani
sanno affrontare le avventure e le disavventure della vita con eroica
determinazione, senza angoscia, disperazione, tormenti, ma con quella
saggezza antica consistente nel non stupirsi mai di nulla. La nostra sarà
pure la patria dei molesti latin lover, di tangentopoli, dei maccheroni,
supplì e pizza napoletana, del Festival di Sanremo, delle barzellette
volgari, della curiosità morbosa, del cappuccino con il cornetto,
della mafia, della camorra, della ‘ndrangheta, dei servizi deviati,
degli evasori fiscali, dei bilanci infedeli, delle frodi alimentari, degli
ospedali lager, del turpiloquio, delle gare illecite, dei sindacalisti
corrotti, della festa del Santo Patrono, di grandi aziende in disfatta,
delle Brigate rosse.
Ma, vivaddio, la gente italiana spopola per allegria, giocosità,
baldanza e per sapersi mantenere in equilibrio nelle situazioni più
difficili, per prediligere il culto dello star bene a qualunque costo,
per mettere in atto una strategia vincente, per vivere sempre in un clima
festaiolo, per saper cancellare con un’Ave Maria i propri peccati
ma, soprattutto, per la fervida fantasia che non l’abbandona mai.
Detto questo, possiamo affermare che in Italia, come si dice, va tutto
bene madame la marchesa: e gli stranieri che si vantano di aver azzerato
la loro fiducia negli italiani, si preoccupino piuttosto di tanti lati
oscuri della propria esistenza. Questo è quanto pensiamo di loro;
e questo è quanto intendiamo dire a chi parla male di noi.
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