|
back |
||
|
|
|
Dalla costituzione dell’Esercito Italiano sono passati 143 anni, ma la sua storia ha radici molto più lontane. Senza andare molto indietro nel tempo, si può ricordare la data del 18 aprile 1659, quando il duca Carlo Emanuele II di Savoia, volendo disporre di militari addestrati e pronti all’impiego, indisse un bando per il reclutamento di 1.200 uomini da inquadrare in un reggimento detto «delle Guardie». Quell’evento segnò il passaggio dalle milizie di ventura alle unità permanenti, organismi propri dello Stato. Il reggimento «delle Guardie» fu, dunque, il primo reparto permanente d’Europa, precursore dell’attuale Esercito di professionisti. Nel corso della propria storia l’Esercito è arrivato, dopo il Risorgimento e le due Guerre mondiali, ad essere annoverato tra gli strumenti militari più affidabili della Nato. Lo confermano le tante missioni in cui è impegnato per contribuire ai processi di stabilizzazione e di ricostruzione di regioni e nazioni in difficoltà, con l’impegno di circa 9 mila militari, uomini e donne. Bosnia-Erzegovina, Albania, Kosovo, Fyrom, Afghanistan e Iraq sono i teatri più noti, ma a essi si aggiungono Somalia, Israele, Libano ed altri ancora, nei quali i militari dell’Esercito sono presenti come osservatori dell’Onu. I soldati italiani sono dei combattenti altamente «tecnologici» e specializzati, dotati di equipaggiamenti sempre più all’avanguardia e capaci di operare in qualunque contesto sempre in massima sicurezza. Le attività che svolgono nelle missioni all’estero hanno dimostrato la loro capacità di operare efficacemente sul campo e di fornire un contributo decisivo a favore della sicurezza internazionale. Gli interventi di stabilizzazione e di ricostruzione attuati dai militari italiani sono estremamente complessi e coinvolgono vari settori: dall’«intelligence» alla componente cooperazione civile militare, dalla comunicazione operativa al contrasto contro gli attacchi nucleari, biologici e chimici, in sigla NBC, dal Genio, alla Sanità e ai Trasporti. Oltre che nella Difesa e nella Sicurezza, l’Esercito opera per la salvaguardia delle libere istituzioni e per la tutela della collettività nazionale nelle pubbliche calamità. Sono tutti compiti che assolve con entusiasmo e partecipazione, segni tangibili di solidarietà e di altruismo. Per fronteggiare le nuove, oscure minacce terroristiche, l’Esercito è impegnato anche sul territorio nazionale con l’«Operazione Domino», un’attività di vigilanza dei punti sensibili che dal 2001 continua con una media di 4 mila uomini che controllano circa 150 punti sensibili in molte province italiane. Sono quindi molteplici le competenze e le capacità dei nostri professionisti militari: l’Esercito, un tempo espressione di «capacità in potenza», è oggi una «Forza in atto» che opera efficacemente sul campo ed è in grado di fornire un contributo decisivo a favore della sicurezza nazionale e internazionale. È questa realtà che per la propria festa l’Esercito ha voluto far conoscere agli italiani, organizzando un ampio e ricco programma di manifestazioni. Preceduto dalla conferenza stampa di presentazione della prima edizione della «Decamilia», il lancio ufficiale della Festa dell’Esercito è avvenuto nella prestigiosa biblioteca di Palazzo Esercito in Via XX Settembre a Roma. L’avvio, in ordine cronologico, delle attività collegate alla festa è stato dato dal concerto nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium di Roma, nella quale la Banda dell’Esercito si è esibita con il repertorio musicale che l’ha vista protagonista nei templi dell’arte più rinomati: il Bellini di Catania, il Petruzzelli di Bari, il San Carlo di Napoli, l’Opera di Roma, la Fenice di Venezia, il Regio di Torino, il Teatro alla Scala di Milano. Oltre che al pubblico dei melomani, la Festa dell’Esercito ha dedicato attenzione agli amanti dello sport proprio organizzando la prima edizione della «Decamilia», una gara podistica promossa dallo Stato Maggiore dell'Esercito in collaborazione con il Comune di Roma e con il Comitato organizzatore della Maratona della Città di Roma. Anche in questa occasione si è vista l’importanza che i militari riconoscono allo sport come strumento indispensabile per la loro formazione professionale. Alla «Decamilia», che si è svolta nella mattinata del 2 maggio scorso, aperta a tutti, ha partecipato un folto pubblico di appassionati di podismo. Il ricavato della manifestazione è servito per attivare borse di studio e corsi di lingua in favore degli orfani delle vittime e dei Caduti in servizio. Anche questo è stata la Festa dell’Esercito: un pensiero sentito per i soldati che sono morti o sono stati feriti in servizio e per i loro familiari. La consegna delle onorificenze da parte delle più alte cariche dello Stato a coloro che hanno compiuto il loro dovere a costo della vita e dell’incolumità fisica è stato uno dei momenti più intensi di tutta la cerimonia militare del 4 maggio all’Ippodromo Militare di Tor di Quinto. Qui, fin dal primo mattino, sono confluite molte persone interessate ad assistere a tutti gli eventi in programma. In apertura un lancio di paracadutisti ha tenuto il pubblico con il fiato sospeso per seguire le evoluzioni dei «soldati dell’aria». Sono seguiti la cerimonia dell’alzabandiera e l’afflusso dei reparti di militari che hanno formato uno schieramento di migliaia di uomini provenienti da tutta Italia. Al deflusso dei reparti, al termine della cerimonia militare, la scena dell’Ippodromo è stata offerta alla rappresentazione del «Carosello dell’Esercito», ideato per ricordare da un lato i «143 anni di storia in 345 anni di tradizioni» dell’Esercito Italiano e dall’altro per far vedere al pubblico il tipo di attività che i soldati svolgono nelle missioni all’estero. Le coreografie del Carosello hanno anche ripercorso alcuni tra i momenti più significativi della storia dell’Esercito Italiano, delle sue Armi e Specialità e dei suoi Corpi, richiamando alla memoria tappe importanti della vita del Paese. La storia dell’Italia, infatti, si intreccia e in molti casi si identifica anche con quella scritta dal suo Esercito. Esso ha contribuito a costruire una «cultura comune» nell’ambito del territorio nazionale, riuscendo a fondere quella degli stati preunitari. Piemontesi, toscani, lombardi, borbonici e, più tardi, triveneti e pontifici, vestendo la stessa uniforme, ebbero occasione di conoscere ed accettare usi e costumi diversi tra loro. Dal 1659 ad oggi la dedizione e l’energia profuse nella difesa della Patria e nella garanzia della sicurezza, sia nazionale che internazionale, non sono mai venute meno. Dal Libano al Mozambico, dalla Somalia a Timor Est, dai Balcani all’Afghanistan, i soldati italiani hanno dato e danno continua prova di capacità, competenza e disponibilità ad operare per la pacifica convivenza dei popoli favorendo i loro sforzi di stabilizzazione e ricostruzione. In questi compiti l’Esercito Italiano si impegna con gli Eserciti dei Paesi Alleati ed amici, alcuni dei quali hanno preso parte al Rap Camp internazionale allestito sempre nell’area dell’Ippodromo militare di Tor di Quinto. Acronimo di Campagna per il Reclutamento e Attività Promozionale, il Rap Camp ha visto la presenza di stand degli Eserciti di diversi Paesi che hanno illustrato, con immagini fotografiche e filmati, le organizzazioni militari di cui fanno parte. Il Comando dell’Armata di Reazione Rapida dell’Esercito Italiano, il cui stand è stato posto al centro del «ferro di cavallo» sul quale erano disposti quelli dei Paesi alleati e amici, ha realizzato un’attività di simulazione elettronica di quanto avviene nel corso di una missione di stabilizzazione e ricostruzione, impiegando le tecnologie più sofisticate in uso nell’Esercito. Un tocco artistico, infine, è stato dato alla Festa dell’Esercito dalla mostra di immagini di soldati italiani in missione all’estero allestita a Palazzo Barberini e curata dal maestro Pino Settanni. |
|
back |
||