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Ecco cosa c’è in questa storia, oltre a uno spiccato senso civico (inaspettato per un bambino): la lingua che cambia e continua a cambiare sulle labbra dei più giovani, che si stravolge e che, nelle sue molteplici forme, ritrova una propria ragione d’essere. In questo caso quella che le viene attribuita tra i banchi di una scuola elementare nella costruzione di un mondo a parte. E per unire l’utile al dilettevole, il Minidizionario Cinciunfrai è stato prezzato a un euro, una somma più che equa per saziare la curiosità dei passanti e per premiare i due ragazzi. Linguaggi originali, quelli che si trovano sulla bocca di tutti. Non c’è bisogno di arrivare sui marciapiedi di Monza per scoprire che la maggior parte delle persone, anche adulte, utilizza termini coniati, nuovi, inventati, azzardati, e si crea un mondo alternativo nel quale evadere. Sono, solitamente, linguaggi bilaterali, conosciuti, cioè, da non più di due (o tre) persone: cerchie ridotte nelle quali si distinguono personaggi che prendono forma e finiscono per essere reali ed esistere davvero. Si trovano nelle case di tutti e si nutrono delle loro fantasie. Solo fino a quando queste saranno attive e la voglia di giocare prevarrà su quella di ragionare, allora queste lingue e questi personaggi resteranno al loro posto. Nella maggior parte dei casi destinati a scomparire con la scomparsa dei loro creatori. Per questo si possono immaginare, oltre al nostro, oltre a quello regolare, routinario, razionale, mondi paralleli dotati di pari validità: forse maggiore, se è vero che il luogo nel quale si fugge è più amato di quello dal quale si è fuggiti. Solo un modo per allontanarsi un po’, dialoghi incomprensibili per chi non fa parte del gioco, esseri invisibili che danno sostegno. Qualcosa di simile accade nei giochi di ruolo: il più classico, «Dungeons and Dragons». Tra gnomi, draghi ed esseri stregati, dotati ciascuno di propri poteri peculiari che bisogna essere in grado di domare alla perfezione, bivaccano le menti stufe di giovani e meno giovani, che in quel gioco diventano qualcosa di diverso e per anni compiono insolite gesta, non visti, con le quali sentirsi speciali. Hanno poteri che non possiedono nella vita reale, e perciò sono in grado di fare ciò che altri - i razionali - non possono fare: con il risultato di alimentare immaginazione ma anche di acquisire nuovi e impensati strumenti per superare, prima ancora che il giro, gli ostacoli della vita reale. Il gioco di ruolo è più che impegnativo e non va sottovalutato. Libera le menti e nello stesso tempo le convoglia in una dimensione nuova, diversa, che nel corso degli anni diviene una vera e propria dimensione parallela, fatta di propri linguaggi e di nuovi rapporti. Insegna valori e sostiene l’animo, spesso annichilito da vite troppo razionali e (ir)responsabili. Permette anche all’adulto di continuare a giocare. Responsabilizza. I personaggi che circolano non sono pericolosi. Sono il frutto di una fantasia pulita che non fa male. Combattono proprie battaglie e perdono e vincono proprie guerre. Mentre il mondo reale stuzzica e cambia le persone, i ruoli restano fermi: l’irrazionalità li frena e frena i loro linguaggi rendendoli immutabili, una resistenza mai sperimentata sull’uomo, molto più fragile della sua stessa invenzione. L’esistenza di mondi paralleli è quanto di più non detto dell’essere umano. Costituisce patrimonio unico e irripetibile di ciascun individuo. Un linguaggio non rivelato, un personaggio a volte intravisto solo dai più attenti osservatori ma impresentabile. Quello che c’è di più intimo e importante in coloro che sanno ancora giocare e se ne danno il tempo. Lingue e personaggi destinati a morire con i propri creatori, nella maggior parte dei casi, salvo volerli razionalizzare e quindi darne diffusione in qualche modo (un fumetto, un libro, un dizionario). Ma proprio in questo caso, pur garantendo loro una vita più lunga, se ne disfa l’intimità e, con essa, la stessa esistenza. Proprio per salvarli, si finisce per ucciderli. Bisogna rassegnarsi, allora: per chi possiede ancora immaginazione, per chi non si accontenta di quella massificata dai mezzi di comunicazione e propinata alle menti passive, per chi riesce ancora ad essere un drago o un folletto in certe ore, per chi parla una lingua personalissima di cui, anche, si vergogna, per chi ogni tanto si lascia sfuggire una parola inesistente e per chi sembra possedere poteri particolari, non c’è futuro. Ma c’è un grande, insostituibile, presente. |
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