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REGIONE LAZIO. CRESCONO LE PICCOLE AZIENDE EDILIZIE
di Andrea Miglionico



Francesco Storace, presidente
della Regione Lazio

er la prima volta dopo anni sembrano continuare nel Lazio gli effetti di un ciclo espansivo. Si segnala un forte aumento degli addetti e delle imprese. Per i primi, le rilevazioni dell’Istat relative al terzo trimestre del 2003 indicano a livello regionale un aumento complessivo medio del 7,1 per cento suddiviso così: 11,9 per cento gli indipendenti; 4,7 per cento i dipendenti. Aumento che è proseguito anche quest’anno in base ai dati delle Camere di Commercio: il saldo positivo nel settore delle costruzioni, tra nuove imprese iscritte e imprese cessate, dimostra l’appetibilità di quest’attività. Infine il livello dei salari nell’edilizia nel 2003 è stato superiore all’indice Istat del costo della vita, evitando di annullare così gli effetti degli aumenti del contratto nazionale.
Intanto le piccole imprese edili laziali aumentano: tra il 2001 e il 2002 sono cresciute di 1.137 unità. La quasi totalità delle imprese operanti in tale settore è rappresentata da micro imprese con un numero di addetti che va da 1 a 5. Si tratta di una realtà uniforme in tutte le province laziali, e che si è ormai consolidata a livello regionale. La forbice si allarga nella capitale, dove le imprese con un numero di dipendenti da 1 a 5 costituiscono il 69 per cento. La punta massima si registra a Latina e a Viterbo, con tassi che superano il 90 per cento.
Aumentano anche gli addetti iscritti alle Casse edili. Nel 2002 sono stati 55.881 i lavoratori iscritti alle Casse edili delle cinque province del Lazio, mentre nel 2001 erano 49.900; rappresentano il 37 per cento degli addetti totali del comparto industriale. L’aumento del numero degli addetti è legato, però, più che a una situazione di natura congiunturale, in parte all’effetto della regolarizzazione degli immigrati legata alla legge Bossi-Fini. Più della metà dei lavoratori edili nel Lazio, infine, ha un’età media tra i 26 e i 45 anni. La maggior parte una qualifica di operaio comune. Consistente è anche il numero degli operai qualificati o specializzati.
Infrastrutture lente nella regione. La crescita delle infrastrutture è lenta nel Lazio. L’edilizia ha registrato un momento di forte sviluppo con le opere realizzate in occasione del Giubileo del 2000; esaurita quella vena, il sistema delle opere pubbliche nel Lazio ha rallentato il proprio corso. Per quanto riguarda le infrastrutture, a più di un anno e mezzo dalla delibera del Cipe - Comitato Interministeriale della Programmazione Economica - del 21 dicembre 2001, alcune opere sono ancora in cantiere. Sono ancora fermi i finanziamenti pari a 5 miliardi di euro per la realizzazione di alcune opere inserite nella legge obiettivo. L’investimento complessivo tra risorse pubbliche e private ammonta a quasi 2 milioni di euro, una massa finanziaria destinata a comportare un effetto occupazionale consistente nella creazione di oltre 4 mila posti.
Il Testo Unico sull’Urbanistica: un testo per mettere ordine. È pronto alla Regione Lazio il nuovo Testo unico sull’urbanistica, che in 168 articoli recepisce circa 20 leggi regionali. Sul provvedimento, elaborato dalla Commissione guidata da Sabino Cassese, saranno chiamati a pronunciarsi tutti i soggetti interessati: enti locali, Ordini professionali, imprese e sindacati.
La sicurezza, un valore non riconosciuto. Prevenzione, formazione e informazione sono i temi su cui è impegnato il sindacato degli edili. La sfida per il futuro è quella di vedere la formazione come la strada più idonea per garantire la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Nel Lazio la vigente legislazione in materia di salute e sicurezza nei cantieri non viene debitamente rispettata: la sicurezza ha un costo ritenuto non sopportabile specie nelle piccole imprese di subappalto. La situazione di illegalità è sotto gli occhi di tutti. Il personale addetto alla vigilanza nei cantieri non è sufficiente per garantire un controllo a tappeto in tutto il territorio laziale. Anche se la task force voluta dal prefetto di Roma e composta dall’Ispettorato del Lavoro, dalla Guardia di Finanza, dalla Questura e dal Comando dei Carabinieri sta dando i propri frutti, c’è ancora molto da fare. Lo testimonia il numero degli incidenti sul lavoro nel 2002 e i primi dati del 2003.
Immigrazione tra integrazione e sfruttamento. Nel Lazio i settori economici in cui gli immigrati trovano maggiormente lavoro sono i servizi, l’edilizia e il commercio. L’edilizia è secondo per numero assoluto di posti offerti a stranieri. Si può dire che in questo settore ben tre nuovi posti di lavoro creati sono appannaggio di lavoratori immigrati. Una recente ispezione nei cantieri laziali ha rilevato che ben il 40 per cento degli immigrati ha un’irregolarità contributiva; e tra un quarto e un quinto dei lavoratori immigrati nelle aziende ispezionate è sprovvisto di permesso di soggiorno. Le città in cui si registra il maggior numero di presenze di lavoratori edili immigrati sono quelle del Nord, ma nel Centro è soprattutto Roma a fare da polo di attrazione per i lavoratori immigrati, seguita da Firenze, Perugia, Latina, L’Aquila.
A Roma in due anni sono transitati nella Cassa edile oltre 14 mila immigrati. Negli ultimi due anni sono transitati nella Cassa edile 14.055 lavoratori immigrati. Dall’ottobre 2001 al settembre 2002 il totale degli iscritti ad essa è stato di 36.090: di questi 7.238 erano stranieri. Nei sei mesi successivi, dall’ottobre 2002 al marzo 2003, sono stati erogati dalla Cassa edile solo 900 assegni a lavoratori immigrati. Dai dati statistici si scopre che c’è stata una notevolissima impennata delle iscrizioni di operai stranieri, a ridosso dell’entrata in vigore della legge Bossi-Fini, ma questi numeri si riferiscono ai transiti di extracomunitari nella Cassa edile.
Lavoro irregolare: il Lazio è al quinto posto in Italia. Il Lazio è, secondo i dati Istat, al quinto posto nella graduatoria del lavoro irregolare; si stima inoltre che ben il 40 per cento dei lavoratori irregolari siano impiegati in edilizia. Il fenomeno del lavoro nero nel settore delle costruzioni è diffuso soprattutto nel comparto dell’edilizia privata, poiché più facilmente sfugge ai controlli. In questo campo si stima che ben 2 terzi dei lavori siano in nero. I lavoratori senza regolarizzazione sono circa 40 mila. Oltre al risanamento della posizione contributiva di imprese e lavoratori, l’emersione di queste situazioni garantirebbe ampie e migliori prospettive occupazionali. Il fenomeno del sommerso rimane una piaga nel settore. Solo nella provincia romana si investono all’anno sui 250 milioni di euro per attività di manutenzione, ristrutturazione e recupero, che vengono realizzate quasi totalmente in nero, senza alcuna tutela e sicurezza dei lavoratori.
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