|
back |
||
|
|
|
L’Assofondi, questo il suo nome fino al 1992, era nata dopo la legge istitutiva dei fondi comuni del 1983 che il ministro Andreatta aveva voluto per rafforzare gli investimenti azionari attraverso una raccolta collettiva del risparmio. «In questi venti anni di grandi cambiamenti del mercato e delle normative, l’Assogestioni ha sempre mirato a fornire un contributo importante alla crescita ordinata, stabile ed efficiente dei sistemi del risparmio gestito, dei mercati finanziari e della previdenza complementare, assistendo gli operatori del settore e promuovendo una regolamentazione adeguata e la diffusione della cultura del risparmio gestito», spiega il presidente. Domanda. Quali sono le finalità e chi sono oggi gli associati? Risposta. Il nostro obiettivo è la promozione di condizioni normative e di mercato che favoriscano la diffusione e la tutela delle diverse forme di gestione del risparmio, anche previdenziale, a sostegno dello sviluppo dell’economia e del mercato finanziario e in un quadro di tutela degli interessi dei risparmiatori. Tra i nostri 214 associati figurano 89 società di gestione del risparmio di diritto italiano, 65 tra Sicav e Sicaf, 38 gestori esteri, 11 Sim e una decina tra banche e imprese di assicurazione. Registriamo ogni anno un aumento di adesioni anche perché la quota di iscrizione compensa i costi dei servizi che forniamo, di cui i soci riconoscono la qualità. Riteniamo di fare un buon lavoro e contiamo di crescere ancora perché la nostra struttura è ritenuta affidabile e gli associati sono soddisfatti. D. Come si articola la vostra attività? R. L’industria del risparmio gestito è costituita dalle attività di investimento delle risorse finanziarie affidate da risparmiatori individuali e da società ad operatori professionali autorizzati a svolgere la gestione collettiva o individuale del risparmio per conto terzi. Oltre a tutelare presso istituzioni ed enti gli interessi degli operatori associati, avanziamo proposte alle autorità di controllo su temi relativi alla regolamentazione del risparmio gestito, della previdenza complementare e dei mercati finanziari, e promuoviamo iniziative che possano accrescere la protezione dei risparmiatori attraverso il corretto funzionamento dei mercati finanziari. L’autoregolamentazione, che negli ultimi anni ha assunto un rilievo particolare, comprende la promozione dell’autodisciplina tra gli associati, la vigilanza sul rispetto del Codice deontologico e del Protocollo di autonomia e sulla corretta osservanza delle norme volontarie. Le attività di studio e di assistenza tecnica consistono soprattutto nell’informazione sulla normativa italiana ed europea relativa all’attività di gestione dei fondi e ai temi a questa connessi; abbiamo sviluppato anche un’area dedicata alla formazione e qualificazione professionale degli operatori del settore. Attraverso l’organizzazione di eventi svolgiamo opera di educazione degli investitori sui temi della gestione del risparmio. La prima campagna pubblicitaria istituzionale che abbiamo lanciato l’11 maggio scorso ha avuto un buon riscontro. D. Quali erano i suoi obiettivi? R. Abbiamo mirato a una maggiore diffusione della cultura del risparmio. Con lo slogan «Ecco perché nei fondi si può investire con fiducia» abbiamo inteso valorizzare le caratteristiche dell’industria del risparmio gestito e comunicare ai risparmiatori i principi di trasparenza, di diversificazione e di professionalità sui quali essa si fonda. La qualità dei servizi dei professionisti e delle aziende del settore ha consentito di tutelare i risparmi e di superare le crisi che hanno interessato il sistema finanziario. D. Determinando frequenti cambi di interlocutori finanziari, la concentrazione di banche non ostacola i rapporti? R. Il risparmio gestito in Italia è sostanzialmente in mano alle banche, ma è stato sempre seguito molto attentamente. Le fusioni tra banche hanno eliminato le duplicazioni e l’elenco dei servizi offerti è stato rivisto per adeguarli alle esigenze delle nuove banche. Da questo punto di vista non ci sono particolari difficoltà. Credo che sia interesse delle banche e delle società di gestione semplificare i fondi in un’unica gestione cui dedicare i mezzi per renderla più efficiente. D. Come si configura oggi il mercato del risparmio gestito? R. È una realtà in continua crescita che rappresenta un patrimonio di circa mille miliardi di euro e costituisce circa il 40 per cento delle attività finanziarie delle famiglie italiane. Poco più della metà delle gestioni è rappresentata da fondi comuni d’investimento, la parte restante è costituita dalle diverse forme di gestioni patrimoniali e da forme di risparmio di matrice previdenziale o assicurativa. Quanto all’origine delle risorse affidate ai gestori, prevale la parte dei risparmiatori individuali, mentre solo poco più di un quarto proviene da investitori istituzionali quali imprese di assicurazione, fondi pensione e fondazioni bancarie. Il sistema finanziario nel complesso è ancora in evoluzione ma dal punto di vista strutturale gran parte del cammino è stato fatto. Ci sono state aggregazioni e riorganizzazioni di grandi imprese che hanno comportato passaggi di proprietà. D. L’andamento del risparmio lascia intravedere le prospettive delle imprese? R. Il capitalismo italiano si trova a fronteggiare una situazione nuova, europea e mondiale; per raggiungere l’efficienza occorre accrescere i mezzi a disposizione delle imprese. Dal punto di vista finanziario, occorre uscire dalla tradizionale configurazione dell’impresa familiare italiana, piccola o grande. I mezzi finanziari occorrenti sono molto superiori a quanto consente un patrimonio familiare e questo provoca un cambiamento degli equilibri all’interno delle imprese e un aumento dell’attenzione che le banche devono dedicare a quelle nuove. Sono considerazioni emerse nella relazione annuale del Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, che ha invitato banche e imprese a collaborare. L’invito è stato raccolto dall’amministratore delegato dell’Unicredito Alessandro Profumo, che si è dichiarato disposto a finanziare, senza garanzie reali, le imprese che si impegnano a ricapitalizzare l’azienda. Occorre consolidare la parte patrimoniale ma anche scommettere sull’impresa. Una sollecitazione ad impegnarsi per uscire da una situazione di lento sviluppo di un’economia che non progredisce. Uno sviluppo troppo lento crea problemi anche sociali. D. Quali sono state le reazioni all’invito del Governatore? R. L’accoglienza è stata positiva e sono convinto che quella strada sarà intrapresa, anche se è presto per registrare reazioni. La Confindustria, nella persona del nuovo presidente Luca Cordero di Montezemolo, ha avvertito l’esigenza di riunire le forze per far crescere il sistema industriale. Il Governatore ha accennato anche alla necessità di un quadro certo di riferimento. Occorre conoscere quali interventi si vuole avviare nei settori sociale e fiscale per consentire agli imprenditori di orientare le scelte. D. Le imprese quindi sono disposte a collaborare? R. Mi sembra diffusa la volontà di rimboccarsi le maniche, prendendo atto che senza un impegno e una responsabilità comune non si permette all’economia di svilupparsi a ritmi compatibili con quelli degli altri Paesi. I banchieri devono fare i banchieri e gli imprenditori gli imprenditori. È una grande sollecitazione perché in Italia persiste ancora, sia pure modificata e con le dovute eccezioni, la mentalità di vivere di rendita, in qualunque forma questa si manifesti. D. In quale modo è cambiata la composizione del risparmio? R. Gli ultimi dati mostrano una crescita di risparmio liquido, depositi, obbligazioni a brevissimo termine. È un segnale che le famiglie sono in attesa che qualcosa cambi e che si possa superare la sfiducia nell’investimento finanziario seguita alla fine del periodo d’oro. L’attentato alle Torri gemelle di New York dell’11 settembre 2001 è giunto quando il boom della nuova economia si stava già sgonfiando generando delusioni e ansie; poi sono sopraggiunte vicende particolari - americane, francesi, inglesi, olandesi, italiane -, che hanno creato ulteriore apprensione. D. Hanno insegnato qualcosa? R. Per lo sviluppo di una cultura finanziaria potremmo giudicarle positivamente, perché si è cominciato a comprendere che l’investimento va fatto in funzione del rischio che si intende accettare, e non di quanto si vuole guadagnare. Mancava una cultura del rischio, mentre oggi accade addirittura il contrario: la liquidità aumenta per un timore persino eccessivo del rischio. L’incidenza sul risparmio dell’impennata di prezzi dovuta all’introduzione dell’euro con la conseguente riduzione del potere d’acquisto delle famiglie è stata relativa: non c’è stata una flessione rilevante del risparmio, ma una diminuzione di quello gestito, legata a maggior sfiducia o cautela nei confronti dell’investimento finanziario. Questo spiega perché ristoranti, autostrade, aerei sono sempre affollati. Poiché la tassazione colpisce solo alcuni strati, i denari, invece di andare in direzione delle istituzioni, vanno ai consumi individuali. D. Come sono distribuite le attività dell’associazione tra Roma e Milano? R. La struttura è equamente distribuita e il fatto che il direttore generale Fabio Galli abbia sede a Milano indica l’importanza di quella struttura che abbiamo cominciato a sviluppare nel 1996 e che negli anni si è arricchita di nuove funzioni. Milano è la piazza finanziaria italiana e ospita il 99 per cento delle società di gestione. La nostra assemblea si svolge a Milano. Contiamo su uno staff di giuristi, economisti e fiscalisti organizzato per settori di competenza, coadiuvato da personale ausiliario e da specialisti esterni. Dal 1984 diffondiamo dati e statistiche che offrono un’immagine dettagliata del risparmio gestito. Abbiamo via via arricchito i dati sui fondi comuni di diritto italiano con le informazioni sulle caratteristiche dei sottoscrittori, sull’evoluzione dei fondi di diritto estero, dei fondi pensione aperti e dei fondi immobiliari, sulle gestioni patrimoniali e, più in generale, sulle masse gestite dai vari gruppi finanziari. Dal gennaio 2003 viene diffusa una mappa mensile che indica l’ammontare del risparmio gestito. D. Quali sono i rapporti tra fondi italiani e stranieri? R. Di estrema collaborazione. I più importanti fondi stranieri hanno trovato conveniente aderire all’Assogestioni e abbiamo loro rappresentanti nel Consiglio direttivo. Questo costituisce un vantaggio anche per i risparmiatori perché l’offerta disponibile si è ampliata e consente di cogliere interessanti opportunità. Quanti hanno investito negli ultimi due o tre anni nei mercati asiatici, ad esempio, hanno fatto bene perché vi si sono registrati tassi di interesse del 5, dell’8, del 9 e perfino del 10 per cento. Si tratta di investimenti proposti da fondi stranieri e italiani, alcuni molto specializzati, operanti in quei mercati. Dall’America Latina giunge qualche segnale positivo. In Brasile e in Argentina si è registrato un recupero notevole, anche se per quest’ultima si è ancora lontani da una soluzione del problema del debito. È in corso una trattativa, ma si tratta di concordare interessi diversi, dei creditori da una parte e dello Stato che deve pensare al futuro, dall’altra. D. Perché non decollano i fondi previdenziali integrativi? R. Registrano una crescita a ritmi molto lenti, perché questa formula è ancora affidata alla volontà dei singoli, senza alcun incoraggiamento derivante da eventuali vantaggi fiscali. La delega al Governo relativa alla riforma pensionistica e allo sviluppo della previdenza complementare dovrebbe essere varata definitivamente dal Parlamento prima delle vacanze estive e questo darebbe un forte impulso allo sviluppo dei fondi pensione perché prevede la devoluzione ad essi, sulla base del principio del silenzio-assenso dei lavoratori, delle somme accantonate dalle aziende per la loro liquidazione. Da quel momento, se il dipendente acconsente, la liquidazione non si accumulerà più nelle imprese ma nei fondi pensione. Rimane aperto il problema dell’incidenza del fisco, che rappresenta uno stimolo o un ostacolo per lo sviluppo dei fondi stessi e quindi per la costituzione di una seconda o terza pensione. D. Gli scandali nel mercato finanziario non pongono il problema etico della gestione del risparmio? R. Dieci anni fa fu affrontato questo aspetto emanando un Codice deontologico. Nel 2001 abbiamo approvato un Protocollo di autonomia cui hanno aderito il 99 per cento degli associati. Quest’anno abbiamo acquisito partecipazioni simboliche di poche azioni delle società incluse nel Mib 30 e, facendoci rappresentare da giovani esperti, abbiamo partecipato alle loro assemblee ribadendo alcune richieste avanzate un anno fa in previsione delle riforme statutarie imposte dal nuovo diritto societario: semplificazione delle condizioni per partecipare all’assemblea, nomina di amministratori indipendenti attraverso liste di minoranza, presidenza del collegio sindacale a un rappresentante delle minoranze. È stata una favorevole sorpresa constatare che il gruppo Pirelli, che aveva amministratori indipendenti nella Telecom, li ha introdotti anche nella Pirelli. D. Quali risultati avete avuto? R. I nostri suggerimenti sono stati recepiti, anche in altri casi. Alcune grandi società cominciano ad indirizzarsi verso consiglieri indipendenti e, anche se noi riteniamo che i veri indipendenti siano quelli nominati dalla minoranza, è importante che si tratti di persone competenti, in grado di dare un contributo alla società; l’indipendenza è data infatti dalla professionalità e dalla capacità. Abbiamo cominciato a verificare il funzionamento dei comitati di controllo interno. Sulla presidenza del collegio sindacale non abbiamo avuto risposte ma abbiamo ottenuto in alcuni casi una riduzione del numero di azioni necessarie per presentare una lista. |
|
back |
||