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PAESI DELL'EST: MULTINAZIONALI ANZICHE' SVILUPPO AUTONOMO
di IVANO BARBERINI
presidente dellíAlleanza Cooperativa Internazionale e dellíAssemblea Nazionale della Legacoop



 

 

 

e elezioni europee hanno riservato non poche sorprese ma la più impressionante è forse quella del voto dei Paesi dell’Est, da pochi mesi divenuti membri dell’Unione. L’adesione all’Unione Europea è stata in generale voluta dai Governi di quei Paesi come una via maestra per risolvere i loro problemi economici, suscitando grandi aspettative in popolazioni alle prese con difficoltà economiche, nuove incertezze e inedite disuguaglianze. La scarsissima affluenza ha reso evidente che la svolta epocale impressa all’Europa con l’allargamento è vissuta dagli elettori con scetticismo e indifferenza. È un fenomeno che rende ancor più difficile e complesso il processo di costruzione della nuova Europa.
Il presidente polacco Aleksander Kwaniewski ha rivolto parole durissime ai propri concittadini, accusandoli di «immaturità civile e irresponsabilità rispetto alle scelte politiche di fondo». Va aggiunto che si riscontra un sia pur contenuto euroscetticismo anche in altri Paesi, per convinzioni antiche e nuove che si incontrano e si sommano. La discussione sui problemi e sui progetti europei, quasi inesistente nella campagna elettorale del giugno scorso, è probabilmente destinata a divenire più intensa, in vista dell’approvazione della Costituzione e delle questioni relative all’economia e alla politica estera.
Lo sviluppo democratico, basato sulla partecipazione responsabile e consapevole dei cittadini, è un processo lungo e difficile, tanto più in una fase in cui la democrazia è in crisi anche nei Paesi di antica tradizione democratica. Per dare slancio e vigore non bastano le volontà politiche delle Istituzioni pubbliche. Una democrazia funziona attraverso processi interattivi ai quali le persone devono poter concorrere avendo libero accesso alle informazioni, alimentando la discussione pubblica e aprendosi alla comprensione delle esigenze stesse della democrazia. È essenziale il concorso delle organizzazioni sociali, la loro capacità di stimolare l’impegno civile.
Nei Paesi che hanno da poco più di un decennio abbandonato la lunga e devastante esperienza del socialismo reale non si può limitare il senso sociale all’idea di carità. Come dice il cardinale Ersilio Tonini, l’impegno sociale è un’altra cosa. Esso si fonda sulla costruzione di reti di responsabilità, di solidarietà e di fiducia, tra persone e tra organizzazioni, che costituiscono una risorsa ineguagliabile per la creazione di «capitale sociale», con il suo portato di sviluppo economico, di coesione sociale e di apertura al cambiamento.
L’attitudine del sistema cooperativo a costruire queste reti rappresenta un «valore aggiunto» per l’Europa, un contributo all’integrazione nel rispetto delle differenze e nel perseguimento di uno sviluppo economico inscindibilmente collegato alla crescita degli standard di vita e alla partecipazione attiva delle persone. La rete cooperativa ha storicamente dimostrato la propria utilità per creare e diffondere il sapere, per imparare a intraprendere e per gestire la complessità.
L’idea democratica e quella cooperativa hanno radici comuni e hanno seguito strade interrelate in tutte le vicende degli ultimi due secoli. La cooperazione si è fortemente sviluppata nei Paesi in cui la democrazia è cresciuta in modo continuativo e solido, come in nel Nord-Europa, in Inghilterra, in Francia, negli Stati Uniti, nell’Italia del secondo dopoguerra, nell’India dopo l’indipendenza, in vari Paesi dell’ America Latina dopo la fine delle dittature.
La cooperazione è stata distrutta, emarginata o trasformata in qualcosa d’altro, quando la democrazia si è indebolita o è stata piegata da sistemi totalitari, da un rigido statalismo o da un liberismo selvaggio. A sua volta la cooperazione ha concorso allo sviluppo democratico creando un tessuto associativo che rappresenta l’ambiente più favorevole allo sviluppo dell’imprenditorialità diffusa e dell’economia. Quello che è risultato evidente, nelle vicende che hanno caratterizzato il secolo scorso, è il nesso tra «vera» democrazia e «vera» cooperazione: esistono insieme o non esistono. La cooperativa è molto più della formale associazione di persone e dello svolgimento di attività economiche: per essere vera deve basarsi sulla libera adesione e sull’autogoverno dei soci.
Si poteva sperare che i Paesi dell’Europa orientale, dopo aver riconquistato la libertà, adottassero un sistema economico aperto alla collaborazione delle organizzazioni cooperative, nell’interesse generale. La cooperazione non è una panacea. Ma di fronte alle grandi difficoltà del periodo di transizione le cooperative, ridate in proprietà ai loro soci, potevano concorrere efficacemente alla soluzione di alcuni problemi rilevanti sul piano economico e qualificanti sul piano sociale. L’impresa cooperativa è il prodotto naturale del liberismo economico e del bisogno di limitare gli abusi della libertà, unendo l’etica all’attività economica e introducendo la solidarietà nel mercato.
I vari Governi costituiti dopo il crollo dei regimi socialisti hanno invece spalancato le porte alle multinazionali emarginando le imprese nazionali, particolarmente quelle cooperative. In questi ultimi anni la cooperazione ha saputo trovare le vie per il proprio rilancio, anche facendo leva sulle antiche tradizioni sopravvissute ai regimi autoritari. La cooperazione è una «scuola» di democrazia che comprende l’educazione alla pace, allo sviluppo economico, alla civile convivenza.
Si tratta di un compito fondamentale, nel mondo odierno. Il rischio di affermazione di «democrazie illiberali», cioè di non democrazie, appare tutt’altro che remoto in questo turbolento inizio del XXI secolo. Ciò significherebbe aggravare le prospettive di sviluppo economico e minare la speranza di vincere la povertà estrema e di creare condizioni di vita accettabili per milioni di persone. In fondo al percorso può esservi un futuro di pace durevole o di guerra, di sviluppo sostenibile o di distruzione progressiva delle condizioni di vita sul pianeta. Dipende da quanto la libertà degli individui è garantita e da come si traduce in responsabilità.
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