MOSTRE,
PRESENTAZIONI, AVVENIMENTI ECC.
a cura di
GIOSETTA CIUFFA
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Rovigo-
Accademia dei Concordi
Manifesti, immagini, slogan, pubblicità in 30 artypo di
Mimmo Rotella
elle
sale dell’Accademia dei Concordi e di Palazzo Casalini, sede della
Banca di credito cooperativo San Marco di Rovigo, è stata ospitata
fino all’11 luglio la mostra «Mimmo Rotella. Artypo»,
composta da circa 30 artypo realizzati tra il 1963 e il 1975, che documentano
l’arte fotomeccanica di Rotella. Mec-Art: così l’artista
stesso definì nel 1965 la singolare e innovativa arte. Come il
termine stesso ricorda, gli artypo sono una sorta di arte tipografica:
infatti Rotella li realizza manipolando le prove qualitative di stampa
che recano tracce di scritte e colori di precedenti manifesti pubblicitari
destinati al macero, incollandoli poi sulla tela come fossero quadri.
L’effetto è quello, anche se l’artista con queste opere
intende allontanarsi proprio dall’«arte da cavalletto»
tradizionale.
I primi artypo furono esposti per la prima volta nel teatro La Fenice
di Venezia nel 1966. Il 31 maggio 1966 Rotella scrisse nell’autobiografia
«Autorotella» pubblicata nel 1972: «Fra qualche minuto
andrò al Bon Marché a comprare la juta che mi servirà
a intelaiare quattro affiches di cui mi sono appropriato a Milano negli
stabilimenti d’arti grafiche Sisar. Questi quadri, insieme ad altre
tele e affiches, saranno esposti il 28 giugno alla Galerie Zunini nell’esposizione
di art-mécanique ‘Donner à voir’. Sono quadri
fatti con prove di stampa, affiches che mi sono procurate a Milano e a
Roma. Vengono fuori immagini forti, suggestive».
I manifesti esposti mostrano, quindi, immagini e slogan, per la maggior
parte tratti da pubblicità o comunque riferibili a luoghi e prodotti
universalmente noti, sovrapposti tra loro in una curiosa mescolanza e
ripetuti in differenti artypo. Con essi Rotella si diversifica nuovamente
nel tradizionale percorso dell’artista: scopo già perseguito
dagli anni Cinquanta con le famose «affiches lacérées»,
ossia i manifesti strappati; i décollage; poi i photoréportage,
ossia i riporti di fotografie sulla tela, che portarono infine all’arte
fotomeccanica creando così un’alternativa italiana al movimento
della Pop-Art d’oltreoceano.
Nella mostra rodigina sono facilmente riconoscibili, per un pubblico già
adulto, marchi e slogan famosi che ora non ci sono più ma che hanno
popolato il mondo della pubblicità nei decenni scorsi. Questi stessi
simboli sono presenti in più manifesti, diversi però tra
di loro; e formano un interessante raffronto rispetto alla collezione
permanente dell’Accademia dei Concordi, che conserva le opere dei
più importanti autori veneti dei secoli scorsi. Nel catalogo edito
da Umberto Allemandi, che è anche la prima monografia dedicata
agli artypo con 150 opere riprodotte, Alberto Fiz ha osservato che, tramite
essi, alla frammentazione ottenuta lacerando le affiches si ribatte con
la ricostruzione di un universo caotico fatto di continue accumulazioni
e stratificazioni fino all’estraniamento dell’osservatore:
alla vacuità dello strappo del manifesto si sostituisce un pieno
di icone consumistiche e confusionarie.
Nato a Catanzaro nel 1918, nel maggio scorso Rotella ha ricevuto la laurea
honoris causa dall’Università di Architettura di Reggio Calabria.
Organizzata dalla Dadadopo di Rovigo, la mostra è stata curata
da Alberto Fiz in collaborazione con Piero Mascitti, direttore della Fondazione
Mimmo Rotella, e Antonio Romagnolo, direttore della pinacoteca dell’Accademia.
Lerici:
arte contemporanea nel castello san Terenzio
«Luoghi d’osservazione» è il progetto,
nato per volontà dell’Associazione Luoghi per fornire momenti
di riflessione nell’ambito dell’arte contemporanea e riqualificare
lo spazio storico del castello di San Terenzo a Lerici, inserendolo in
un circuito di eventi artistici e recuperandone così la vocazione
espositiva. La prima mostra è stata dedicata agli artisti Tiziano
Campi e Sauro Cardinali; seguono fino al 25 luglio Franco Ottavianelli
e Karl Hartwig Kaltner, a cura di Paolo Thea; dal 3 al 19 settembre Stefano
Bonacci e Klaus Münch, a cura di Aldo Iori. Un catalogo raccoglierà
le immagini delle mostre e i testi dei curatori. La mostra è visitabile
dalle ore 18 alle 20 da venerdì, a domenica, o tutti i giorni su
appuntamento da fissare con mail luoghi@oparts.net o telefonando al 349/1367.557.
Inoltre dal 21 maggio scorso la terrazza panoramica del parcheggio «Il
campo», a Siena, ospita permanentemente l’opera «Tra
alba e notte» di Sauro Cardinali, allestita dalla Siena Parcheggi.
L’artista ha cercato di unire la modernità architettonica
del parcheggio con il panorama medievale della città mediante una
grande opera rivestita per una superficie di 80 metri quadrati da 4.200
piastrelle di ceramica dipinte, ognuna delle quali costituisce un pezzo
unico.
Fondazione
Ratti: concluso a Como il Corso Arti visive
Per il 22 luglio nell’edificio dell’ex-Ticosa di
Como è fissata l’inaugurazione delle due mostre che concludono
il Corso superiore di Arte visiva organizzato dalla Fondazione Antonio
Ratti, quest’anno svolto dal «visiting» professor Jimmie
Durham. La sua mostra personale «Stones rejected by the builder»,
che si concluderà il 5 settembre, costituisce un progetto specifico
realizzato con l’apporto degli studenti: accanto ad alcune opere
degli ultimi anni figurano cinque lavori realizzati appositamente a Como.
Nella mostra di fine corso sono esposti pure, fino al 5 settembre, i lavori
dei 25 studenti. Le opere sono state progettate, sperimentate e realizzate
sotto la guida di Durham.
Torino:
a Palazzo Bricherasio dèi e demoni dell'Himalaya
«Dèi e demoni dell’Himalaya» è
il titolo della mostra sull’arte buddista tibetana allestita a Palazzo
Bricherasio di Torino fino al 19 settembre. Il nucleo centrale dell’esposizione,
che andrà a costituire parte del Museo di Arte orientale di prossima
apertura, è dato dalla collezione di thang-ka ossia tempere su
tela, di tavole lignee intagliate e dipinte (copertine dei volumi del
Canone buddista), e di sculture in varie leghe a base di rame, impreziosite
con argento, oro e gemme. Altro notevole gruppo di opere è quello
della Nyinjey Lam Collection, di proprietà privata ma in deposito
presso l’Ashmolean Museum di Oxford, che comprende circa 80 piccole
sculture in rame, bronzo, argento e oro dal IX al XVI secolo. Tra le opere
in mostra: una statua di Bodhisattva in bronzo dorato, con il marchio
dei laboratori imperiali cinesi del periodo Yongle (XIII secolo), opera
assai rara proveniente dal Museo Cernuschi di Parigi; un màndala,
ossia un cosmogramma con la raffigurazione idealizzata dell’universo;
alcune thang-ka nere, rappresentazioni delle divinità terrifiche
del pantheon tibetano; un Buddha in rame dorato, seduto nella posizione
del loto e nell’atteggiamento precedente l’Illuminazione;
il testo completo di un volume del Canone buddista tibetano dell’inizio
del XV secolo, scritto in oro su grandi fogli di colore blu-nero, con
12 miniature a colori.
Eroi
etruschi e miti greci nel Castello di Vulci
A «Eroi etruschi e miti greci» è dedicata la mostra
ospitata a Vulci nel Museo archeologico del Castello della Badia: fino
al 26 settembre per la prima volta il pubblico può vedere gli affreschi
restaurati e montati su una ricostruzione a grandezza naturale della tomba
François, sepolcro ipogeo scavato nella roccia, scoperto a Vulci
nel 1857 da Alessandro François e articolato in sette camere funerarie.
Nel 1863 i pannelli che componevano il ciclo furono staccati per iniziativa
del principe Torlonia e, dopo un primo restauro, furono conservati a Roma,
sempre in proprietà privata, prima nel Museo Torlonia di Via della
Lungara poi a Villa Albani dove si trovano tuttora, accessibili solo agli
studiosi.
Siena:
interventi di artisti di oggi su tre ville storiche
Per il Quartiere 4 di Firenze il Palazzo delle Papesse di Siena ha realizzato
un’esposizione, visitabile fino al 29 agosto, sugli interventi progettati
per le Ville Vogel, Strozzi e Pandolfini dagli artisti Chema Alvargonzález,
Filippo Fròsini, Timet & Stefano Passerotti, Vittorio Corsini.
Le prime due Ville sono oggetto dell’intervento di Chema Alvargonzález:
apparentemente vuoti e inutilizzati durante il giorno, i loro ambienti
rivelano via via una nuova veste dal crepuscolo alla notte, bagnati dalle
luci sapientemente dosate dall’artista catalano. Il parco di Villa
Vogel vede, in un’opera di Filippo Fròsini, la realizzazione
di un paradosso: un insetto grande come un dinosauro. Per il parco di
Villa Strozzi, invece, il gruppo di musicisti e artisti visivi Timet,
in collaborazione con Stefano Passerotti, ha progettato un intervento
in cui si intrecciano storia, botanica, musica e arte elettronica. Villa
Pandolfini ospita un’opera di Vittorio Corsini che si inserisce,
in chiave contemporanea, nell’architettura del salone e tra i famosi
personaggi ritratti sulle pareti da Andrea del Castagno. Sono in programma
inoltre interventi di scrittori contemporanei che leggono alcuni estratti
dalle proprie opere «dentro» l’opera di Corsini: dopo
Aldo Nove e Alessandro Fo, il 13 luglio è la volta di Paolo Nori.
Pechino:
in mostra i reperti della civiltà Romana
Il Museo nazionale della Cina, a Pechino, ospita fino al 3 novembre la
mostra «Antica civiltà romana», successivamente visitabile
nel Museo di Henan a Zhenghzou e poi nel Museo di storia a Xi’an.
Realizzata dalla Sovrintendenza ai Beni archeologici di Napoli e Caserta
in collaborazione con quella di Roma, la mostra presenta la storia della
civiltà romana dalle origini al tardo Impero attraverso documenti
archeologici quali affreschi, sculture, oggetti d’uso quotidiano,
suppellettili, oreficerie approfondendo aspetti quali casa, arredamento,
vita militare, mondo femminile - cosmesi, igiene personale, ornamenti
e monili -, i giochi, il rituale funerario.
Sono oltre 170 reperti di grande valore documentario, in gran parte provenienti
dalle collezioni del Museo archeologico nazionale di Napoli, che nell’autunno
2005 ospiterà a sua volta l’esposizione «Meraviglie
dell’arte cinese: la Cina nel periodo Tang». Tra gli oggetti
in mostra a Pechino si segnalano il busto in argento dell’imperatore
Galba, da Ercolano (nella foto); la statua del «barbaro inginocchiato»,
proveniente dal Foro di Traiano, appartenente alla collezione Farnese;
numerosi affreschi pompeiani. Corredano i materiali archeologici documenti
fotografici, calchi, modelli e riproduzioni. La mostra è regolata
da un accordo tra il Museo nazionale della Cina e il Ministero per i Beni
e le Attività culturali italiano.
Genova:
Mandylion, ovvero il sacro volto
Si conclude il 18 luglio la mostra «Mandylion. Intorno al Sacro
Volto», nel Museo Diocesano di Genova. Il Mandylion è l’icona
del Sacro Volto di Gesù custodita nella chiesa di San Bartolomeo
degli Armeni, giunta in città nel tardo Trecento come dono dell’imperatore
bizantino Giovanni V Paleologo al capitano e poi doge genovese Leonardo
Montaldo, che la destinò al monastero di San Bartolomeo; per la
leggenda sarebbe l’impronta del viso di Cristo apparsa sopra un
panno da Lui usato per asciugarsi. Intorno al Mandylion sono una preziosa
cornice paleologa, altre cornici aggiunte a Genova, tessuti bizantini
e locali, gemme e gioielli. La storia del Mandylion è narrata nelle
formelle della cornice, unico esempio di tecnica che combina argento dorato,
sbalzato e intagliato, smalti, niello.
Filo conduttore della mostra è il viaggio: secondo la tradizione,
il Mandylion fu inviato da Cristo in persona al re Abgar di Edessa; nel
944 la reliquia fu trasferita a Costantinopoli e quattro secoli dopo raggiunse
Genova. Quest’ultimo viaggio è ripercorso nelle sale medievali
del Museo, nelle quali è inoltre esposto il Dittico di Abgar, proveniente
dal monastero di Santa Caterina sul Sinai e dipinto verso la metà
del secolo X, all’epoca cioè della traslazione del Mandylion
da Edessa a Costantinopoli. Il Dittico, che rappresenta re Abgar con i
tratti dell’imperatore bizantino Costantino VII Porfirogenito, era
originariamente un trittico la cui parte centrale doveva raffigurare un
Sacro Volto, dalle misure corrispondenti a quelle del Mandylion di Genova.
L’esposizione comprende un’analisi archeologica del Mandylion
in quanto oggetto sacro che si racconta e si disvela attraverso un esame
lento che parte dalla cornice, passa attraverso i tessuti, arriva alla
tavola stessa, lungo un itinerario espositivo che s’identifica con
un percorso di riflessione. I due «viaggi» che portano all’incontro
del Mandylion genovese con le tavolette del Sinai sono accompagnati da
manoscritti miniati dei secoli XI e XII sulla storia e sulla leggenda
dell’immagine, e da reliquiari bizantini arrivati anticamente in
Occidente - tra cui la Croce degli Zaccaria -, che collegano il tema del
Volto di Cristo a quello della Croce. Le ultime sezioni presentano aspetti
fondamentali della vita politica e religiosa del Mandylion a Genova, dalla
copia apposta sopra una porta della città nel primo Cinquecento
alla sua valutazione liturgica e storiografica nel periodo della Riforma.
Roma:
il riuso di spazi e monumenti antichi
Presso le Olearie Papali è in corso la mostra «Roma: il riuso
dell’antico», curata da Gabriele Borghini, Paola Callegari
e Leila Nista. Aperta fino al 15 ottobre 2004, è frutto di una
collaborazione tra l’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione,
la Sovrintendenza per i Beni archeologici di Roma e il Centro sperimentale
di cinematografia. L’esposizione nasce dalla constatazione che Roma,
più di ogni altra città, è in grado di rappresentare,
attraverso il riuso degli spazi urbani, dei monumenti e degli apparati
decorativi antichi, una continuità funzionale e culturale che si
adegua, tuttavia, all’evoluzione storico-sociale della città.
La mostra si propone di illustrare questo straordinario fenomeno, attraverso
una ricca selezione di immagini fotografiche relative alle collezioni
storiche dell’Istituto centrale per il catalogo.
L’esposizione parte dal monumento-simbolo del concetto del riuso
in Roma antica, l’Arco di Costantino, e segue un percorso topografico
che dal centro storico porta alle Terme di Diocleziano, illustrando i
più importanti complessi monumentali. Un aspetto significativo
per l’occupazione degli spazi urbani e per le loro trasformazioni
è rappresentato dalle fasi tardo-antiche e alto-medievali, durante
le quali il potere papale si riappropriò dei monumenti rivitalizzandoli
ideologicamente e contribuendo alla conservazione e alla trasmissione
del patrimonio artistico. Una seconda sezione è dedicata ai palazzi
dal Rinascimento all’Ottocento, al loro arredo, alle immagini di
obelischi, acquedotti, ponti, porte e vie consolari che concludono l’itinerario
cominciato con l’Arco di Costantino. Una terza sezione è
dedicata al Centro Sperimentale di Cinematografia come riuso degli spazi
urbani in ambito cinematografico.
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