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In alto, che è sempre prima di morire, c’è un cielo azzurro, a volte nuvoloso, ma sempre azzurro. In alto ci sono stelle, visibili o non visibili. In alto ci sono altri pianeti. In alto c’è la luna. Qualcosa di ciò che sta in alto riesce a penetrare la nostra vista e a renderci impotenti, microbi. Piccoli come Zeta la formica nel proprio formicaio nel quale, prima ancora che nel nostro, la relatività invade le instancabili lavoratrici, proprietarie di un mondo in miniatura subito calpestabile. Alzano gli occhi al cielo, le formiche, o restano, soddisfatte, su un filo d’erba senza andare a chiedersi dove altro sia la felicità oltre quel verde? C’è bisogno di arrivare al blu o è sufficiente immaginarlo? Alzano gli occhi al cielo molti bacarozzi. I russi, per esempio, che al prezzo di circa 50 miliardi addestrano e portano a fare un giro nello spazio. Ottima trovata, sebbene necessariamente elitaria. Ma quale bacarozzo non pagherebbe perché qualcuno, dopo avergli mostrato il cielo, rigiri il suo corpaccione sfinito e gli restituisca un futuro? Gli americani a questo si sono opposti: princìpi fermi. Forse perché troppo impegnati a brevettare un contenitore per gustare la Coca Cola in assenza di gravità e a pianificare la prossima campagna pubblicitaria orbitale da dieci milioni di dollari per la Pepsi. Ad occhi all’aria restano tutti, perché c’è sempre qualche longa manus che, con un piccolo colpo, fa tornare il bacarozzo coi piedi per terra. Ma chi non vorrebbe scappare, per un po’, via dal pianeta? Forse le farfalle non godono un giorno solo di vita, dopo tanti da baco? I nostri pronipoti lo faranno. Ci saranno alberghi, chissà, e navette. Un albergo, quello della Shemizu, ha quasi già in fresco le lenzuola, che le costeranno più degli stanziati 28 miliardi di dollari: ma per staccare, nel 2020, un week-end (magari approfittando di un ponte) lo si farà in orbita a 450 mila chilometri dalla Terra. Troppo vicino? La verità è che i problemi si portano un po’ dappertutto, come in un guscio. Ed allora - è il caso di dire - dallo scarafaggio alla lumaca: qualcuno si trasferirà ad «Escargot City», la città lunare della Nishimatsu progettata sulla fusione di granelli di sabbia lunare, vetro, silicio, e sull’utilizzazione dell’anorite, minerale lunare composto da calcio, ossigeno, silicio e alluminio per la produzione di mattoni, pannelli solari, alluminio per le strutture, ossigeno per l’acqua. Mentre proprio per la ricerca di quest’ultima il progetto «Euromoon 2000» dell’Agenzia Spaziale Europea prevede l’allunaggio di un modulo scientifico presso il bacino di Aitken. La Lunarian Society offrirà in vendita, in alternativa, appezzamenti di terreno del cratere Copernico. Di animale in animale, il cielo è sempre più blu, per dirla alla Rino Gaetano, e per avvicinarsi ancora (lo scarafaggio ha manie di onnipotenza sino a che non si trova a tutti gli effetti immobilizzato per terra e, finalmente, comprende l’importanza del verde) «anche Tu puoi avere la tua stella con il tuo nome nel cielo»: lo recita uno degli slogan che, on-line, propongono «un regalo ideale» per San Valentino, Natale, compleanni, festa della mamma, onomastici, nascita di un bambino, lauree, anniversari e «ogni evento unico e irripetibile». Come non averci pensato prima? Aggiunge, fra l’altro: «I nomi delle stelle e le loro coordinate telescopiche saranno un generoso dono per le future generazioni. Il cosmo avrà un inconfondibile Tuo segno di proprietà per sempre. Il certificato sarà il segno unico e solo tuo in tutto il cielo della tua stella. Il servizio offre la possibilità di registrare il nome delle stelle (non la vendita di una stella, specifica il sito, che è patrimonio dell’umanità). Tutti i nuovi nomi attribuiti alle stelle sono inseriti nel Name a Star Book e rimangono con proprietà di copyright per sempre a favore di chi ha registrato la stella. Il libro viene aggiornato annualmente ed è depositato nella copia prima presso la Libreria del Congresso Usa». Il bacarozzo ci pensa un po’ su. In fondo non sarebbe male avere una stella con il proprio nome o fare un bel regalo d’amore. Sarà il fatto di essere stato troppo tempo capovolto, sarà stata la paura, l’impotenza di non saper reagire all’universo che gli si parava davanti, sarà il fatto di non aver bisogno di un altro pezzo di carta inutile e privo di veridicità, sarà per tutti questi motivi, il bacarozzo preferisce continuare, lento, il proprio percorso, con le zampe questa volta ben attaccate per terra, attento a non scivolare nuovamente e convinto che per l’amore ci saranno altri regali più utili, mentre per nutrire il proprio ego tante altre soddisfazioni nella vita reale. Ha osservato la scena del bacarozzo la lumaca che, nel proprio guscio, continua a trascinare problemi e soddisfazioni, tutte cose che stanno sulla Terra, ma che arriveranno presto anche ad Escargot City, nessuna esclusa. |
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