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LAZIO: UNA REGIONE TRAINO
PER L'ECONOMIA ITALIANA

di Andrea Miglionico

 

Nonostante il lungo periodo di difficoltà interne e internazionali, l'economia laziale registra una crescita del prodotto interno lordo maggiore
di quelle di regioni ai vertici
della produttività

onostante i recenti dati macroeconomici non siano del tutto positivi in una prospettiva di lungo periodo, l’economia della Regione Lazio ha segnato una controtendenza, mettendo in rilievo ancora una volta l’ottimo stato di salute registrato già in precedenza. L’economia laziale, quindi, resiste alla crisi. E non è affatto sorprendente il fatto che nel 2003 il prodotto interno lordo della regione sia cresciuto dello 0,6 per cento, il doppio rispetto alla media nazionale, depurato il dato dell’inflazione. Ad andare bene sono stati soprattutto il comparto hi-tech, il terziario, il mercato immobiliare. Una vitalità dimostrata anche dall’andamento della natalità imprenditoriale: nel dicembre 2003 sono risultate iscritte alle Camere di Commercio del Lazio oltre 538 mila imprese, il 2,6 per cento in più rispetto all’anno precedente. Ma non solo: nel Lazio ricorrono all’innovazione più del 95 per cento delle imprese.
Le imprese registrate a Roma alla fine dello scorso anno erano 387.828, con un tasso di sviluppo pari a 2,9 per cento rispetto al 2002. Una crescita superiore a quella del resto del Paese, che ha registrato un tasso medio di sviluppo pari al 2 per cento. A Roma risultano presenti 7.103 imprese capogruppo che controllano 18.584 unità, quasi tutte localizzate nel territorio della provincia. Il quadro economico positivo, se da un lato ha reso soddisfacente il lavoro svolto, dall’altro deve essere uno stimolo per accelerare tutte quelle iniziative che possono permettere di cogliere il vento della ripresa nel momento in cui l’economia ripartirà.
Sono questi alcuni dati emersi nell’assemblea generale delle Camere di Commercio del Lazio, nel corso della quale si è fatto notare come la regione sia cambiata negli ultimi anni, trasformandosi da assistita e dissipatrice a virtuosa sul piano europeo ed efficiente sul piano interno. Il modello di Roma funziona: cresce l’economia anche grazie alla grande vitalità imprenditoriale che produce anche più posti di lavoro. I dati evidenziano come il sistema produttivo del Lazio presenti, all’interno di un contesto economico nazionale che non ha registrato progressi di rilievo, una buona salute: la crescita del numero delle imprese registrate nella capitale, l’incremento dell’imprenditoria femminile e di quella extracomunitaria, il miglioramento nel quadro dei livelli occupazionali.
Si è in presenza di un sistema imprenditoriale dinamico e flessibile, che ha voglia di investire e che guarda al futuro con ottimismo. Il trend del 2003 fa ben sperare per gli anni a venire; il modello della collaborazione fra tutti i soggetti che operano per lo sviluppo del sistema economico ha funzionato. L’attività imprenditoriale presente nel Lazio ha bisogno di sostenere progetti che incidano nello sviluppo economico del territorio e che siano per questo qualitativamente stimolanti. Attraverso le risorse del Fondo sociale europeo, la Regione punta su un sistema integrato di formazione dinamica alle imprese. Rispetto al generale smottamento dell’economia nazionale, la Regione Lazio insiste di più e meglio. In questi ultimi anni si sono raggiunti due importanti obiettivi: qualità produttiva e buona occupazione. Il sistema è vivo, il confronto con i dati nazionali è positivo; per questo l’economia nella capitale e nella regione non si ferma.
Un ulteriore riscontro della politica economica laziale è stato il conferimento, alla fine dello scorso aprile, di un assegno di 70 miliardi delle vecchie lire per aver speso in maniera adeguata le risorse del 2003; un premio agli investimenti compiuti attraverso i fondi dell’Unione europea e che pongono ogni anno la regione Lazio tra le prime 200 d’Europa per l’aggiudicazione del titolo ai rimborsi comunitari. E non basta: mentre la media nazionale del rapporto tra imprese che aprono e imprese che chiudono è aumentata del 2 per cento, nel Lazio questo rapporto è del 3 per cento e nessun’altra regione ha registrato dati migliori. È certamente un’ulteriore attestazione dell’affidabilità e della solidità dell’economia e della politica condotta fino a questo punto dal presidente della Giunta regionale Francesco Storace.
Non si può più parlare di un vero e proprio miracolo, ma di una realtà che da quattro anni è diventata ormai il traino dell’economia italiana superando ogni previsione e attesa. Oggi la regione Lazio vanta una crescita, in termini di prodotto interno lordo, maggiore di regioni quali la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, il Piemonte, storicamente ai vertici per la produttività. I dati economici lusinghieri devono essere, però, uno stimolo a fare sempre meglio, aumentando la competitività e la liberalizzazione del mercato e ponendo le basi per una crescita strutturale delle imprese.
La perdurante crisi che attanaglia l’intera economia internazionale non deve scoraggiare i piccoli imprenditori, ma deve portare alla produzione di nuove risorse e capitali in modo da superare questo momento di stagnazione congiunturale. La Regione Lazio si è mossa in questa direzione già da tempo ed è per questo che è diventata un modello di politica sociale ed economica per il Paese. Solo attraverso scelte mirate, investimenti oculati e strategie convincenti si può puntare in alto e raggiungere risultati importanti.
Amministrare bene significa avere uno stato sociale buono; il che è certo una spesa ma anche e soprattutto una risorsa; le recenti politiche di spesa condotte in maniera razionale e mirata hanno dimostrato l’ottimo sistema di sviluppo condotto finora nel Lazio. Questa è la Regione Lazio, questa è la politica del suo presidente Francesco Storace.
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